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Il nuovo fronte del NO: la legge elettorale

legge-elettoraledi Alfiero Grandi

Voto subito o più avanti ? Il nuovo fronte del NOQualunque risposta rischia di schiantarsi sulle convenienze di alcuni partiti. Per evitare questa insidia occorre ripartire dal 4 dicembre, dalla vittoria del No. Il tentativo di rimozione della vittoria del No è evidente. Chi è stato sconfitto non riesce a farsene una ragione e continua come prima. Tra chi ha partecipato alla vittoria del No c’è chi pensa di andare all’incasso prima possibile. 

Sappiamo che hanno contribuito alla vittoria del No soggetti molto diversi tra loro, con differenti motivazioni e obiettivi. Nessuno può parlare a nome di tutti o – al contrario – sconfessare chicchessia, anche se è evidente il rischio di un’eccessiva strumentalità.

Il Comitato per il No, noto come quello dei gufi e dei professoroni, ha dall’inizio una sua posizione originale, condivisa con il Comitato gemello contro l’Italicum.

Il punto fondamentale è che la campagna referendaria contro le deformazioni della Costituzione faceva tuttuno con l’opposizione all’Italicum, da realizzare con il ricorso alla Corte sull’incostituzionalità della legge e la raccolta di firme per arrivare a due referendum abrogativi.

I due Comitati hanno sempre sostenuto che andavano respinti insieme le deformazioni della Costituzione e l’Italicum, in quanto parti di un unico disegno istituzionale e politico autoritario e accentratore, per questo vanno respinti entrambi.

Non a caso Renzi, nella campagna elettorale, ha cercato di tenere al riparo l’Italicum, ma il 4 dicembre è risultato evidente che la vittoria del No aveva dato un colpo anche alla legge elettorale.

Perché il doppio binario: incostituzionalità e referendum abrogativi ?

Perché l’incostituzionalità era evidente e la furbata di approvare l’Italicum, con ben tre voti di fiducia, prima delle modifiche della Costituzione non poteva impedire il giudizio della Corte solo perché la legge non era ancora entrata in vigore.

La Corte ha respinto la richiesta di inammissibilità del Governo e ha cancellato il ballottaggio che, non va dimenticato, era la bandiera renziana per eccellenza. Più difficile capire il riferimento costituzionale che ha portato  la Corte a lasciare il sorteggio per decidere il collegio dove collocare il capolista pluricandidato.

Comunque la Corte giudica con criteri diversi dal giudizio politico ed è per questo che i referendum avrebbero dovuto fare entrare in campo gli elettori su premio di maggioranza e parlamentari nominati. Purtroppo la raccolta delle firme non è arrivata alle 500.000 richieste. Questi problemi politici restano tutti da risolvere.

L’Italicum è accettabile malgrado le mutilazioni della Corte ? E’ accettabile votare con due sistemi elettorali diversi, che potrebbero portare a maggioranze diverse nelle due Camere e a massimizzare il ruolo del Ghino di Tacco di turno che al Senato potrebbe fare pesare i suoi voti come mai è accaduto prima ?

L’Italicum è inaccettabile perché in nome della governabilità regala 90 deputati a chi arriva al 40 %, che si aggiungono ai 100 capilista nominati. Questo è il cuore del problema. Una legge si giudica per i contenuti non per la speranza che le norme non scatteranno. Se esistesse la pena di morte si potrebbe lasciare correre nella speranza che non venga eseguita ? Del resto proveranno ad arrivare al 40 %, questo è sicuro. Continueremmo ad avere un parlamento in gran parte di nominati, che è l’origine del suo discredito attuale, perché i comportamenti non rispondono ai cittadini ma al capo.

Premio di maggioranza e parlamentari nominati sono i problemi irrisolti e questi due aspetti debbono essere cambiati prima di votare. Questo è coerente con il referendum.

L’attuale parlamento, pur eletto con l’incostituzionale porcellum, ha il dovere con un sussulto di dignità di approvare una nuova legge elettorale omogenea per Camera e Senato, fortemente proporzionale e con la scelta dei parlamentari da parte degli elettori. Le elezioni politiche non sono un esercizio astratto ma, rispettando i principi costituzionali, per dare vita ad un parlamento legittimo, che risponda del suo operato agli elettori. Il 2017 è l’anno in cui l’Europa deciderà sul fiscal compact e se abbandonare la cieca austerità attuale. L’Italia pensa di poter affrontare questo tornante storico con un parlamento non rappresentativo ?

Il miracolo democratico di oltre i 2/3 di votanti del 4 dicembre potrebbe lasciare spazio, di nuovo, ad una rabbia sorda, ad una sfiducia inarrestabile, mentre ora è un giudizio politico duro ma instrinsecamente democratico, che pure si cerca di ignorare.

Per questo i due Comitati referendari hanno deciso di restare in campo, forti del rapporto stretto con la rete di Comitati territoriali cresciuta durante la campagna referendaria. Non un partito in costruzione, ma un insieme civico, di cittadini che vogliono restare in campo e battersi non solo contro le deformazioni della Costituzione ma anche per aiutare la democrazia italiana a ritrovare un rapporto tra cittadini e loro rappresentanti. Montanari l’ha definita un’accozzaglia felice.

Per questo presto partirà una petizione di massa sulla legge elettorale, su cui costruire inziative, avviare una raccolta di firme, inoltre verranno sostenuti i referendum della Cgil e le iniziative del mondo della scuola, perchè in sostanza chiedono l’attuazione della Costituzione.

Attenzione a sbeffeggiare la volontà di contare dei cittadini. Le risposte possono essere severe sia nelle future elezioni, sia promuovendo di nuovo referendum abrogativi sulla futura legge elettorale, perchè oggi, dopo il voto del 4 dicembre, si possono raggiungere le firme necessarie e costituire così una pesante ipoteca sulla legittimità di un parlamento eletto con quel che resta dell’italicum, non solo alla Camera ma, come viene proposto, anche al Senato.

(da Il Fatto Quotidiano del 4-2-17)

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