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La genealogia della governance. Dal liberalismo all’economia sociale di mercato. L’ordoliberalismo tedesco

genealogia_della_governance-giuliana_commissodi Giuliana Commisso

La governance è l’espressione storica attuale del modo in cui si configurano i rapporti di forza nell’assetto del capitalismo neoliberale finanziarizzato. In questo testo ricostruisco la sua genealogia dal liberalismo fino all’Economia sociale di mercato.

Sostengo che l’Economia sociale di mercato, i cui principi sono riconducibili all’ordoliberalismo tedesco degli anni Trenta del Novecento, non è una strada alternativa al neoliberalismo ma una sua specifica declinazione, che serve a spostare il peso della legittimazione delle pratiche di governo dal quadro costituzionale-parlamentare a quello dell’attività di gerarchie politiche e di organismi non eletti né controllabili, i quali nella veste di gestori-esperti reagiscono ai movimenti e agli imperativi del capitale.

La governance plasma la società civile come dispositivo di controllo sociale, non potendo più giustificare, nella condizione di crisi persistente, la promessa della “crescita e della prosperità per tutti” – formula con cui L’Economia sociale di mercato ha guadagnato il consenso nella Germania Occidentale del dopoguerra, tanto da venir estesa a principio ordinatore dell’Unione europea.

La governance è la modalità neoliberale della governamentalità, concetto che definisce l’insieme di meccanismi e di procedure destinati a dirigere la condotta degli uomini. “Nessun potere è accettabile e assolutamente e definitivamente inevitabile”, afferma Foucault, trattando del campo di analisi delle procedure e delle tecniche attraverso cui si instaurano le relazioni di potere che, di volta in volta, qualificano il rapporto tra governanti e governati, definendo le posizioni, i concetti, e gli oggetti da governare.

Nel quadro generale della governamentalità, analizzo la nascita della ragion di Stato nel XVII secolo non come teoria o rappresentazione dello Stato, ma come razionalità che elabora la pratica stessa di governo; la formazione della società civile e la costituzione del mercato fino al neoliberalismo americano e tedesco (ordoliberalismo), non come teoria economica o dottrina politica, ma come una certa arte razionale di governo intrinsecamente legata a un certo regime di verità, cioè alla produzione di discorsi accettati come veri.

Questo piano di riferimento risponde alle tre questioni fondamentali poste dal neoliberalismo: come preservare il carattere globale del governo; come assicurare che la ragione economica non sia soggetta al governo, come garantire la continuità tra governo giuridico e governo economico. Le risposte che dà consistono nel porre l’economia imprenditoriale come modello universalmente valido di regolazione sociale e come elemento costitutivo della sovranità politica. Nelle condizioni attuali di crisi persistente del valore, la governance opera mediante regole e procedure che servono a ridisegnare gli elementi costitutivi della società civile. Alle nozioni di “protezione sociale”, di “diritti sociali”, di “benessere della popolazione”, di “democrazia materiale”, che avevano retto l’ordine sociale interno delle economie occidentali nel liberalismo, sostituisce i criteri normativi della “protezione della persona”, le formule dell’universalismo dei “diritti umani” e del civismo, per proteggere i pochi segmenti capitalistici in grado di riprodursi.

 


Giuliana Commisso insegna Governance e sviluppo nel corso di Laurea Magistrale in Scienze, Cooperazione e Sviluppo del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università della Calabria. Ricercatrice confermata in Sociologia dei processi economici e del lavoro, è responsabile del Gruppo di ricerca su Governance dei Processi Economici. In passato ha avuto la titolarità dell’insegnamento di Teoria sociale dei rapporti capitalistici, ed ha svolto attività di ricerca comparata sull’industria automobilistica in Italia e in Gran Bretagna. Tra le pubblicazioni, il volume “Soggettività al lavoro. Operai italiani e inglesi nel post-fordismo” (Rubbettino 2004).

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