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La vecchia Paura Rossa? Sanders, il socialismo e l’anticomunismo dei Democrats

bernsandersdi C.J. ATKINS

Lo sapevate che Bernie Sanders è sul punto di distruggere il Partito Democratico? O che la sua dichiarata preferenza per un socialismo democratico e una ‘rivoluzione politica’ volta al contenimento delle classi dominanti sono in realtà i pericoli maggiori per il progresso in America? Sapevate anche che se votando per lui come candidato democratico fondamentalmente di consegna la vittoria ai repubblicani?

Se non sapete queste cose, allora non avete visto la tv via cavo nelle ultime 48 ore. Da quando i sondaggi danno Bernie Sanders in continua crescita, in particolare nel New Hampshire e nell’Iowa, sembra che molte figure dalla burocrazia Democrat abbiano improvvisamente scoperto la grave minaccia che la sua campagna pone alla nazione. Per il presunto bene del partito e del paese, un certo numero di Democratici di spicco sono balzati sotto i riflettori dei media per mettere in guardia tutti noi su quali cose terribili accadranno se Sanders ottenesse la nomination. Alcune cose piuttosto spaventose e, a dire il vero, non tutte potrebbero essere fatte.

Il problema dell’eleggibilità è stato finora l’argomento principale con cui la maggior parte dei democratici vicini alla Clinton hanno affrontato la campagna contro la loro spina nel fianco, Sanders. Questo quando era sotto di circa il 15 o il 20 per cento nei sondaggi nazionali, qualche mese fa, ed era la loro unica vera preoccupazione. Ma ora che si inizia a sondare la possibilità che possa vincere in alcuni stati, o anche per l’eventualità di qualche colpo di fortuna nella nomination, comincia a cambiare la natura delle domande poste. Non è più solo una questione di semplice eleggibilità, ma se lui e la sua ideologia pericolosa mettano a rischio le possibilità di tutto il partito a novembre. Ed è qui che questa gara imprevedibile comincia a prendere una piega vecchia, brutta e purtroppo fin troppo prevedibile.

Ci si addentra in un sentiero ben conosciuto, che ha portato alla morte di molte coalizioni e movimenti progressisti nella storia del nostro paese. Entra in scena un classico strumento della politica reazionaria: la persecuzione del rosso. Nel loro panico per i sondaggi e le primarie, sembra che alcuni sostenitori della Clinton abbiano deciso che è arrivato il momento giusto per paventare il buon vecchio pericolo rosso. Giocando d’anticipo sui repubblicani potrebbero ricorrere a questa tattica e più di qualcuno nell’establishment Democratico ha scelto di batterli sul colpo.

Il duo del Missouri, il governatore Jay Nixon e la senatrice Claire McCaskill, sono stati tra i più importanti nell’agitare lo spettro rosso negli ultimi due giorni unendosi nel tentativo di versare acqua sul fuoco che Bernie ha acceso nella base. Come ha detto il governatore Nixon al New York Times: “Qui nel paese profondo preferiamo i nostri politici di punta e lui non lo è, è un socialista”. Idee radicali come il college a prezzi accessibili, l’assistenza sanitaria per ogni persona o le tasse più pesanti per gli speculatori di Wall Street sono apparentemente insostenibili per l’americano medio. “Ha il diritto alle sue posizioni e questo è un partito aperto” ha detto Nixon, “ma per quanto riguarda averlo in una posizione apicale, significherebbe un tracollo elettorale.” La senatrice McCaskill vuole anche che sappiate che il socialismo non è qualcosa con cui i Democratici dovrebbero giocare. “È molto difficile per la maggior parte degli americani immaginare come il socialismo potrebbe risolvere i problemi che stiamo affrontando in questo momento.” Il 43 per cento dei potenziali elettori dell’Iowa che di recente ha detto al Des Moines Register di considerarsi socialistra potrebbero differire da lei, ma non divaghiamo.

Bernie Sanders sarebbe un candidato ideale per il Partito Repubblicano, dice la McCaskill. Il GOP (Grand Old Party, i repubblicani ) è solo in attesa che Sanders possa battere Hillary in modo da poterlo poi avere come avversario nelle elezioni generali. “I repubblicani non lo attaccheranno, perché non vedono l’ora di pubblicare un annuncio con una falce e martello”, sostiene McCaskill. Per quel che vale, lei probabilmente ha ragione. David Brock, leader del Political Action Committee “Correct the Record” e pro Clinton era ancora meno lucido nelle sue osservazioni: “E ‘un socialista … Ha una storia di 30 anni di affiliazione con un sacco di partiti e di idee bizzarre. Pensate a quello che potrebbero fare i repubblicani in autunno con il fatto che lui è un socialista.”

Molti di questi attacchi contro Sanders sono le scintille dei dibattiti su ciò che la parola socialismo significhi veramente. la questione è importante. Immaginare cosa potrebbe essere un’alternativa socialista al sistema attuale è certamente un esercizio che merita di essere il tema di un ampio dibattito nazionale, ma questo non è ciò di cui si sta discutendo, almeno non ora. Sollevando la questione del socialismo di Sanders come uno spauracchio, i sostenitori di Clinton stanno facendo più di un semplice abbracciare le tattiche riprovevoli di diffusione della paura e demonizzazione. Stanno giocando un gioco pericoloso che potrebbe danneggiare le possibilità di chi sarà il candidato definitivo. Anche se possono vedere la loro campagna allarmistica contro Sanders come una tattica politica a breve termine, si pone una minaccia a lungo termine per tutto il movimento per il progresso.

Il Pericolo rosso e l’anticomunismo

Purtroppo, l’aggiramento del dibattito sostanziale e il ricorso alla diffamazione di un avversario con l’etichetta di socialismo, rosso, pinko (espressione usata dalla stampa americana negli anni venti per indicare le persone vicine al Partito Comunista, ndr), radicale o comunista non è una novità nella politica americana. È successo molte volte nel corso della nostra storia, ogni volta che un’ampia coalizione popolare per il cambiamento si è affacciata sulla scena politica. Si cerca sempre di dipingere i leader e movimenti con un pennello straniero e di sollevare sospetti di antiamericanismo per i programmi di riforma.

Negli anni in cui era forte il movimento dei lavoratori durante la Prima Guerra Mondiale, un periodo che ha visto l’organizzazione di grandi scioperi da parte del sindacato IWW (Industrial Workers of the World) e la fondazione del Partito Comunista, i reazionari alimentavano una combinazione di paura e di forza per mandare in cortocircuito le crescenti sfide all’ordine dominante. Il primo Red Scare tra i 19 e il 21 ha portato attacchi feroci ai movimenti progressisti su tutta la linea. Il procuratore generale A. Mitchell Palmer diresse la deportazione di centinaia di dirigenti sindacali e di vari esponenti della sinistra.

Durante la Depressione, quando la forza unita del lavoro e il People’s Front spinse Roosevelt a portare avanti il New Deal, Wall Street passò all’offensiva. Cercarono di bollare Roosevelt come socialista e denunciarono la crescita del CIO (Congress of Industrial Organizations, la federazione dei sindacati dei lavoratori dell’industria) come un complotto rosso per minare l’America. Gli attacchi si intensificarono dopo la seconda guerra mondiale, quando militanza operaia era in aumento e l’influenza della sinistra stava crescendo a livello internazionale. Con il lancio della guerra fredda all’estero e le liste nere McCarthy a casa, la paura rossa è entrata nel suo periodo più minaccioso. Anche se gli anni di McCarthy sono stai i più discussi per il “pericolo rosso”, certamente non sono stati gli ultimi. La persecuzione e il razzismo si sono riuniti, come spesso accade, quando Martin Luther King Jr. e molti leader dei diritti civili sono stati accusati di influenza socialista e comunista negli anni 50 e 60, anche molti attivisti che si opponevano alla guerra in Vietnam furono toccati dall’infamia antisocialista.

Si potrebbe pensare che con la caduta del muro di Berlino e la fine dell’Urss la persecuzione possa aver perso la sua attualità. Ma chi può dimenticare gli attacchi del Tea Party sul presunto socialismo del presidente Obama o gli attacchi sull’assistenza sanitaria? Van Jones è stato cacciato dal suo posto di lavoro come consulente alla Casa Bianca nel 2009 per le accuse di collegamenti socialisti. Ed è stato solo pochi anni fa, che il Repubblicano Allen West della Florida, in una imitazione del vecchio Joe McCarthy, agitava un pezzo di carta e sostenendo il Congressional Progressive Caucus (la più grande assemblea dei comitati democratici USA di orientamento progressista) altro non era che un gruppo di comunisti. Come è stato detto, la prima volta è una tragedia, la seconda una farsa. In tutti questi casi, la tattica del pericolo rosso – più propriamente inteso storicamente come anticomunismo – è stata una manna per le forze della reazione e di una resistenza alle forze di progresso.

Si tratta di una strategia di divide et impera che divide sinistra e al centro e nega al popolo americano la possibilità di lavorare insieme per creare un cambiamento democratico. Perché ora? Anche se gli attacchi di McCaskill, Nixon, Brock hanno poco a che vedere con gli attacchi rabbiosi che alcuni persecutori hanno impiegato in passato, sicuramente strizzano l’occhio ad alcuni di questi personaggi storici sgradevoli. Costoro dovrebbero pensare due volte a ciò che stanno introiettando.

La campagna Sanders è in crescita proprio al momento giusto nei sondaggi. Questo, naturalmente sta facendo innervosire molti sostenitori della Clinton; si preoccupano di una ripetizione del 2008, quando il loro candidato sembrava avere la nomination in tasca e questo è comprensibile. Sollevare dubbi sulla eleggibilità di Sanders negli stati tradizionalmente Repubblicani è senza dubbio un argomento legittimo per il dibattito e naturalmente c’è spazio per dubbi sulla fattibilità politica di alcune delle sue proposte, dato il potenziale ostacolo di una destra dominante nel Congresso. Ma dipingere Bernie come un rosso radicale è davvero una cosa responsabile per sostenitori di Clinton? Non è solo eticamente sbagliato, ma in realtà è molto miope politicamente. Mostrandosi inclusiva verso gli elettori di Sanders la Clinton emergerebbe come la candidata, proiettandosi verso la sfida. Allo stesso modo, se Sanders vincesse la nomination, il GOP si preparerebbe ad allontanare da luii sostenitori di Hillary. Considerato quanto sia importante l’unità in vista del mese di novembre, non è molto intelligente per i democratici piazzare più ostacoli tra i sostenitori dei due candidati. Eppure questo è esattamente ciò che l’attacco da parte di alcun sostenitori della Clinton rischia di fare. I grandi interessi finanziari delle forze di estrema destra faranno di tutto per fermare l’avanzata dei movimenti popolari. Possiamo contare su di loro per fare tutto questo genere di lavoro sporco e altro ancora. C’è davvero bisogno che i democratici diano loro una mano?

 

Fonte – Articolo originale in inglese: People’s World

traduzione di Oscar Monaco da: http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=21080

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