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Abbiamo bisogno sia di un Piano A che di un Piano B per l’Eurozona

Eurozonadi Stefano Fassina

Dall’ultima volta che ci siamo incontrati, lo scorso 12 settembre, molte cose sono cambiate. Sfortunatamente non sempre in meglio. Siamo stati costretti ad annullare la riunione prevista il 13 e 14 novembre scorso a causa degli inumani attacchi terroristici avvenuti qui a Parigi in cui molti innocenti hanno perso la vita. Dopo il massacro di Charlie Hebdo, un’altra strage crudele e di più ampie dimensioni. Voglio esprimere le nostre più sentite condoglianze ai familiari delle vittime.

Abbiamo bisogno a questo punto di aggiornare la nostra analisi. L’economia conta ma, come abbiamo visto durante le elezioni in Grecia, molte sono le variabili alla base delle scelte delle persone. Oggi la paura è una di quelle predominanti.

Gli effetti della guerra in Medio Oriente hanno toccato e continuano a toccare le nostre vite. Non si tratta più solo di immagini diffuse attraverso televisioni e social network. La morte di persone innocenti non avviene solo ai margini dell’Europa ma sulle nostre strade. L’arrivo di rifugiati e richiedenti asilo, in aggiunta all’immigrazione di persone che scappano dalla povertà e dalla disperazione, è ormai una priorità nell’agenda politica di tutti i governi.

La risposta dei governi e delle istituzioni europee è imbarazzante. In alcuni casi ci riporta alla memoria fantasmi del peggiore passato europeo, non definitivamente sepolto come pensavamo. In queste settimane i governi UE stanno discutendo di una revisione e sospensione degli accordi di Schengen sulla libera circolazione dei cittadini UE e degli stranieri con visto degli Stati Membri. Se i Governi dovessero recedere da Schengen sarà un errore.

In questo contesto, sono rimasto impressionato dalla rapidità con cui si è raggiunto un accordo per concedere ulteriori margini fiscali, oltre i limiti previsti dal fiscal compact, per far fronte a spese militari e di difesa. Non però per la spesa sociale, mai. Nonostante sia chiaro che i terroristi vivano trincerati nelle città europee e crescano in periferie disagiate tra giovani emarginati.

E’ giusto aver concesso ulteriori margini fiscali per le spese di difesa. E’ sbagliato invece negarli per la spesa sociale.

La crisi migratoria si somma a quella economica. Sul piano economico non c’è nulla da aggiungere all’analisi che abbiamo già condiviso: in estrema sintesi l’Euro è insostenibile poiché basato sulla svalutazione del lavoro. Cinque mesi sono passati da quando ad inizio settembre scorso abbiamo lanciato il Manifesto per un Piano B. Quanto accaduto in questi 5 mesi conferma la nostra analisi. Solo qualche esempio: nonostante il QE della BCE, l’inflazione è ancora sotto al 2%; il sistema bancario è ancora in gravi condizioni e una effettiva Unione Bancaria ancora manca. Le condizioni del lavoro sono migliorate solo in misura marginale, a seguito della svalutazione della nostra valuta: una rotta molto difficoltosa con il rischio di una guerra valutaria, come la politica monetaria della Bank of China dimostra.

Sul piano politico ci sono sviluppi molto contraddittori sebbene per alcuni versi interessanti. Guardiamo alle elezioni nazionali. In Polonia abbiamo assistito al trionfo dell’estrema destra, ma le elezioni in Portogallo e Spagna hanno mostrato una chiara sconfitta dei partiti conservatori ed un ottimo risultato della sinistra. Mi voglio ancora una volta congratulare con i nostri compagni di Podemos e con i nostri compagni portoghesi. I partiti socialisti continuano a perdere consensi. Ma c’è una buona notizia che va considerata: alcuni settori della famiglia socialista cominciano a svegliarsi dopo tre decenni di sonno neoliberista. Dopo il nostro incontro a Parigi a settembre, Jeremy Corbin fu eletto Segretario del Partito Laburista britannico a seguito di una schiacciante vittoria nella terra della “Terza via” neoliberista. Più tardi in Portogallo e Spagna i partiti socialisti hanno invertito la consueta tradizione della “grand coalition” con i partiti conservatori e hanno optato per un’alleanza con la sinistra, basata su un’agenda alternativa alle posizioni condivise di Berlino, Francoforte e Bruxelles.

Dobbiamo essere attenti ai movimenti sul piano politico. L’Unione Europea è ad un crocevia: a destra prosegue la regressione xenofoba e nazionalista. Le forze di destra stanno cavalcando la paura e l’insicurezza dei cittadini, provati dalla crisi economica e sociale e che non vedono alcuna speranza di miglioramento delle proprie condizioni, nonostante la propaganda mainstream dei media.

Cosa dobbiamo fare a sinistra? Dobbiamo cercare una strada cooperativa, pro-labour, per affermare l’interesse nazionale di ciascun paese. Dobbiamo resistere alle pressioni per marginalizzare gli accordi di Schengen e incanalare la drammatica ricerca di sicurezza verso cambiamenti radicali nell’eurozona.

Un anno fa le Istituzioni Europee prepararono “Il Report dei cinque Presidenti”. Si tratta di una road map volta a consolidare l’attuale quadro insostenibile e non democratico. Ora quel Report è accantonato, bloccato da forze ancora più reazionarie. Noi non dobbiamo stare a guardare. Dobbiamo lanciare un “Report dei Popoli” per una Eurozona pro-labour, alternativo al “Report dei cinque Presidenti”.

Dobbiamo lanciare un’iniziativa dei cittadini europei che includa un Piano A, con una profonda correzione verso un’eurozona pro-labour e, in alternativa, un Piano B che preveda la ricostruzione del Sistema Monetario Europeo come proposto da Oscar Lafontaine, integrato con un possibile intervento sul controllo dei capitali come illustrato ieri dal Prof. Brancaccio.

Nel Piano A dovremmo includere, ad esempio, una revisione dello Statuto BCE che la renda a pieno titolo prestatore di ultima istanza e l’abbassamento al 3% del PIL del limite all’avanzo commerciale di ciascuno Stato Membro, introducendo sanzioni per gli sforamenti severe quanto quelle ora previste per la violazione dei limiti ai deficit nel Fiscal Compact. Nel Piano A dovremmo anche includere lo stop al TTIP. In questo contesto, dobbiamo raddoppiare gli sforzi per per bloccare il Trattato, nel Parlamento Europeo come nei parlamenti nazionali.

E al piano B della destra, che vuole il controllo della circolazione dei cittadini, contrapponiamo il Piano B della sinistra, con il controllo sulla circolazione dei capitali, e laddove necessario anche delle merci e dei servizi.

Infine dobbiamo rafforzare il nostro network e le nostre iniziative. Stiamo per concludere questa conferenza con una dichiarazione molto importante: la “Dichiarazione per una Conferenza permanente sul Piano B in Europa”. Ci stiamo impegnando in una road map ambiziosa: in Spagna a febbraio, in Germania in estate e all’inizio del prossimo anno a Roma, quando ricorrerà il sessantesimo anniversario della firma dei Trattati di Roma.

Molto lavoro ci attende ma insieme riusciremo a costruire le fondamenta della Sinistra del XXI secolo.

Auguro a tutti una fruttuosa discussione.

Grazie


 

We need both a plan A and a plan B for Europe

Since we met last time, on September 12 last year, many things changed. Unfortunately, changes were not always for the better. We cancelled our meeting last year on November 13-14 because inhuman terrorist attacks killed innocent people here. After the Charlie Hebdo massacre another cruel and even larger massacre. Our deep condolences to the families of the victims.

We need to update our analysis. The economy matters. But, as we have seen in the election in Greece, people’s choices are based on many issues. Now, fear is the one dominating them.
The effects of the war in the meddle east met and are meeting our life. Now, they are not only images on the media and social network. The death of innocent people happens not only on the European shores, but on our street. Immigration of war refugees and asylum seekers, in addition to immigration of people escaping poverty and desperation, became a priority on the policy agenda of all government.
The answer of the European government is embarrassing. In some cases, it brings up to our minds the ghosts of the worst European past, not closed once for all, as we thought. In these weeks, the Eu governments are discussing on revising and removing the Shenghen Agreement for free circulation of Eu citizens and alien with an Eu member visa. If governments backtrack on Schengen is a consequential mistake.
In this context, I was impressed by how quickly was reached the agreement for conceding fiscal space above the limits of the fiscal compact for military and defence expenditure. For social security no, never. For military security immediately. Despite, it is clear that the terrorists are entrenched in Eu cities and grow in challenging neighbours among disenfranchised young man and women. It was right to take fiscal space for police and military spending. It is wrong to resist for social security.
The migration crisis piles on the economic crisis. On the economic ground, there is nothing to add to the analysis we share: in a nutshell, the euro is unsustainable because is based on labour devaluation. Five months passed from the beginning of September last year, when we launched the Plan B Manifesto. The facts during the last five months confirmed our assessment. Just a couple of examples: despite the QE from the Ecb, inflation is still well below two percent; the banking sector is still in dangerous conditions and an effective banking union is still missing. Labour conditions improved only marginally as a consequence of our currency devaluation: a very difficult route, at risk of currency wars as monetary policy of the Bank of China indicates.
On politics, there are very contradictory but interesting developments. Let’s look at national elections. In Poland there was the triumph of the extreme right. But elections in Portugal and Spain delivered a clear defeat of the conservatives and strong performance of left. I congratulate again with our comrades of Podemos and our comrades of Portugal. The socialist parties keep declining. But here is the good news that we should consider: some sections of the socialist family are awakening after three decades of neo-liberal sleep. When we met in September in Paris, Jeremy Corbin was nominated leader of the U.K. Labour Party, after a crushing victory in the country of the neo-liberal “Third way”. Later in Portugal and Spain, the socialist parties inverted the familiar route toward the “grand coalition” with then conservative parties and decided for an alliance with the left, based on an alternative agenda to the Berlin, Frankfurt and Brusses Consensus.
We should be aware of the movements on the political ground.
Eu is at a crossroad: on the right, the xenophobic nationalist regression is going on; on the left, a pro-labour progression could be open. The right wing forces are surfing fear and insecurity of people suffering social and economic stress lacking any hope of a credible improvement of their conditions, despite the mainstream media propaganda.
What we do on the left? We have to produce a cooperative, pro-labour progressive way for affirming the national interest of each country. We should resist pressure against the Schengen marginalisation and channel the dramatic search for security towards radical changes to the eurozone agenda.
A year ago, European institutions prepared “The five Presidents’ Report”. It’s a road map to consolidate the current unsustainable and undemocratic framework. Now, that Report is on the fringe, stopped by even more conservative forces. We should not sit on our hands. We should launch a campaign for The People Report for a pro-labour Eurozone to face The five President Report.
We should launch an European citizens’ initiative including the Plan A, i.e. the main corrections for a pro-labour eurozone and, as alternative route, a pro-labour Plan B envisaging the reconstruction of a European Monetary System, as proposed by Oskar Lafontaine, integrated with possible intervention on capital controls as illustrated yesterday by prof Brancaccio.
In the Plan A, we should include, for example, the revision of the Ecb Statute for a fully-fledged lender of last resort and the lowering of the ceiling on each country trade surplus to 3% of Gdp and introduce sanctions on violations as severe as the sanctions of the Fiscal Compact on fiscal deficits. In the Pan A, we should also include the stop to the Ttip. In this context, we want to double our efforts to stop the Ttip, in the European Parliament and in the national parliaments.
In our Plan B, control on capital circulation. On the right side, the control on circulation of people. On the left, control on circulation of capital, goods and services.
Finally, we need to strengthen our network and our discussion and initiatives. We are going to conclude this conference with a very important statement: a “Statement for a Standing Plan B Conference in Europe”. We are committing ourself on an ambitious road map: Spain in February, later in the year, in summer, in Germany and, at the beginning of 2017, in Rome, in the year when the 60th anniversary of the Rome Treaty is celebrated.
We have a lot of work to do. Together we can build the foundation for the left of the XXI century. I wish you a fruitful discussion. Thanks.

 

FONTE: http://www.stefanofassina.it/lavoroeliberta/news/we-need-both-a-plan-a-and-a-plan-b-for-europe/

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