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Macri contro il Venezuela: tensioni nel Mercosur

macriNon c’è ombra di dubbio che il neoeletto presidente dell’Argentina, Mauricio Macri, futuro partner strategico della destra americana e nazionale nel cono Sud, vuole condizionare i rapporti dei paesi dell’area dell’Unasur, iniziando dal Venezuela. Le dichiarazioni rilasciate in questi giorni fanno presagire che il neopresidente eletto desidera infliggere una punizione esemplare al governo venezuelano per una presunta violazione dei diritti umani (caso Leopoldo López). In termini geopolitici, questo modo di fare evidenzia l’espressa volontà di voler condizionare i rapporti d’integrazione dei paesi dell’area latinoamericana, caldeggiando la loro frammentazione, come effetto di un piano già prestabilito.

Siffatte iniziative personali che, in realtà, sono teleguidate dai centri del potere mondiale, vogliono schiudere la strada alle ambizioni di dominio delle potenze egemoniche per gestire gli affari e gli interessi strategici della regione. Il che vuol dire far collassare il lungo percorso d’integrazione e di ampliamento di uno spazio geografico con qualità geostrategiche e neoeconomiche fondamentali (minerali, idrocarburi, gas, biodiversità, ecc.), d’importanza capitale.

Vincenzo Paglione

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di Agustín Lewit e Silvina M. Romano

Fonte:  http://www.celag.org

 

Nella sua prima conferenza stampa come neo presidente eletto dell’Argentina, Mauricio Macri (PRO, Propuesta Republicana), così come aveva dichiarato ripetutamente durante la sua campagna elettorale, ha assicurato che nel prossimo summit del Mercosur – 21 dicembre ad Asunción, Paraguay – solleciterà l’applicazione della clausola democratica contro il Venezuela, adducendo limiti di libertà di espressione in questo paese e una supposta persecuzione nei confronti dei leader dell’opposizione. Per quanto concerne quest’ultimo aspetto, il presidente neoeletto argentino si è riferito precisamente al caso di Leopoldo López, leader di “Voluntad Popular”, condannato dalla giustizia venezuelana a quasi quattordici anni di prigione per essere considerato uno dei mentori degli incidenti che nel 2014 troncarono la vita a quarantatré persone. Un dettaglio da non trascurare è stato quello della presenza di Lilian Tintori, moglie di López, la scorsa domenica nel bunker del PRO.

La clausola democratica del Mercosur è inserita nelle normative del blocco del sud dalla firma del Protocollo di Ushuaia, il 24 luglio 1998 [1]. La premessa di questo protocollo è stata la Dichiarazione Presidenziale di Las Leñas del 27 giugno 1992, la quale sostiene che “il pieno vigore delle istituzioni democratiche costituisce condizione indispensabile per l’esistenza e lo sviluppo del Mercosur” (intro. Protocollo di Ushuaia). Questa disposizione stabilisce che, di fronte a un’eventuale rottura dell’ordine democratico in qualsiasi dei paesi membri, si prenderanno delle misure, accordate per consenso, che “possono partire dalla sospensione del diritto di partecipare nei diversi organi dei rispettivi processi d’integrazione, fino alla sospensione dei diritti e degli obblighi che emergono da quei processi” (art.5). Anche se nel Protocollo di Montevideo – più conosciuto come Ushuaia II -, sottoscritto il 20 dicembre 2011 nella capitale uruguaiana, sparisce l’allusione esplicita alla necessità di ratificare le suddette sanzioni, detto protocollo non è in vigore.

Fino ad ora l’unico caso in cui si è applicata la suddetta clausola è stato quello del Paraguay, quando si avviò il colpo parlamentare che si finì con la destituzione del presidente Fernando Lugo, il 24 giugno 2012. Nonostante che il settore politico che aveva provocato la caduta dell’allora presidente addusse di averlo fatto per mezzi “costituzionali”, il 29 giugno 2012 i membri del Mercosur, – Argentina, Brasile, Uruguay (il Venezuela non era stato incorporato del tutto) – decisero di “sospendere alla Repubblica del Paraguay dal diritto di partecipare negli organi del Mercosur e dalle delibere, secondo i termini dell’articolo 5° del Protocollo di Ushuaia” [2], il che faceva intendere che Lugo era stato destituito senza un regolare processo. Ciò aveva costituito un’alterazione della dinamica democratica in quel paese.

Nonostante le insistenze del leader conservatore argentino, la verità è che l’aver invocato la clausola democratica contro il Venezuela sembra ridursi – almeno per il momento – più a una dichiarazione personale d’intenti che a un fatto concretizzabile. In primo luogo perché, al di là delle valutazioni sul governo bolivariano, nessuno può mettere in dubbio il suo profondo carattere democratico: dal 1998 ad oggi, il chavismo ha vinto cinque elezioni presidenziali consecutive, molte di loro con percentuali schiaccianti, dove si sono aggiunte numerose elezioni legislative e consultazioni popolari. In nessun comizio si è proibita la partecipazione o la limitazione delle campagne. In secondo luogo sembra molto difficile che Mauricio Macri riesca ad allineare al resto dei presidenti del Mercosur con il suo attacco contro il Venezuela e raggiungere il consenso unanime degli stessi – requisito indispensabile per l’attivazione della clausola -. Probabilmente riceverà l’appoggio di Horacio Cartes che fino ad ora si trovava “controllato” dalla maggioranza progressista e, senza dubbi, d’ora in poi troverà in Macri un socio ideologico. Ma comunque è poco probabile che – nonostante le ambiguità verso il governo venezuelano – l’Uruguay assecondi la richiesta e men che meno il Brasile. L’iniziativa di Macri ha avuto ripercussioni nel resto dei paesi del blocco. Florisvaldo Fier, alto rappresentante generale del Mercsour, ha dichiarato: “Penso che Macri si debba informare un po’ meglio, perché la clausola democratica si applica quando si è davanti a un colpo di Stato”. Rafael Correa, presidente ecuadoriano, da parte sua ha affermato che “non è il caso” applicare quella clausola contro il Venezuela, poiché “piaccia o no, in quel paese vige una democrazia” e un progetto politico che “è stanco di vincere le elezioni”. Danilo Astori, ministro dell’Economia dell’Uruguay, ha dichiarato al riguardo: “Le clausole democratiche come quella del Mercosur si applicano al momento di una rottura istituzionale ed io, al di là delle discrepanze che esistono nei confronti del Venezuela, sono del parere che non sia avvenuta nessuna rottura istituzionale”. Il cancelliere dello stesso paese con toni simili ha affermato: “Ancora sussistono le condizioni per non applicare quella clausola (…) si è ancora distanti da un’alterazione dell’ordine democratico in Venezuela”. Solo il cancelliere paraguaiano ha manifestato una certa affinità con la proposta di Macri quando ha dichiarato che “prendeva nota” dell’iniziativa.

La cosa certa è che, anche se questo puntuale attacco contro il Venezuela non proceda per via legale, l’ascesa del conservatorismo argentino inizia a evidenziare forti ripercussioni in ambito regionale.  Le previste tensioni politiche che metteranno a confronto al governo argentino con le forze progressiste che sono al potere, minacciano di paralizzare a un Mercosur che, anche se ha manifestato qualche marcia indietro, in questi ultimi anni ha rivelato notevoli progressi.

Note:

[1] http://www.infoleg.gov.ar/infolegInternet/anexos/55000-59999/59923/norma.htm

[2] http://www.pressenza.com/es/2012/07/suspension-de-paraguay-en-el-mercosur-en-aplicacion-del-protocolo-de-ushuaia-sobre-compromiso-democratico/

 

[Traduzione dal castigliano per ALBAinformazione di Vincenzo Paglione]

FONTE: http://albainformazione.com/2015/11/30/macri-contro-il-venezuela-tensioni-nel-mercosur/

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