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Cambia l’Europa, cambia l’Italia

Kalimera_greciadi Roberto Musacchio
“Kalimera Grecia”! Con questo slogan di buon augurio saranno in tantissimi gli italiani che andranno ad Atene per partecipare e condividere quella giornata, il 25 gennaio, data delle elezioni, in cui l’idea che l’Europa possa cambiare può cominciare a diventare realtà.

Quando nacque la proposta e poi si realizzò la lista dell’Altra Europa con Tsipras c’era in chi l’aveva pensata l’intuizione che la dimensione europea fosse la nuova dimensione della politica. Una dimensione obbligata, perché l’Europa del compromesso sociale progressivo, dei 30 anni gloriosi, sta lasciando il passo ad una rivoluzione conservatrice che punta a fare proprio dell’Europa un laboratorio avanzato, dentro la globalizzazione liberista, di una nuova costruzione autoritaria che addirittura mette tra parentesi i principi democratici. E obbligata perché da quella costruzione non si può fuggire chiamandosene fuori ma solo lottando per resistere e rovesciarne il senso, riconnettendosi proprio alla vecchia Europa democratica ma reinventandone un futuro. Ma possibile perché dalle lotte di resistenza, in primis quella greca, stanno nascendo materiali nuovi, utili per provare a fare ciò che le vecchie sinistre e il vecchio movimento operaio non è riuscito a fare risultando perciò sconfitto: costruire nuove coalizioni sociali e politiche capaci di determinare loro un futuro alternativo per l’Europa.

Le condizioni di questa possibilità stanno innanzitutto nell’operare quella che Gramsci chiamava una connessione sentimentale che è poi l’elemento fondamentale della coscienza di classe e cioè il percepire che si sta dalla stessa parte, si partecipa alla stessa lotta. Su questo infatti il capitalismo finanziario ha vinto. Nel distruggere le connessioni sentimentali che  dovrebbero legare quelli che pure sono stati detti dal movimento essere il 99%! E che invece vengono posti uno contro l’altro e tutti insieme alla mercè. La connessione sentimentale è la precondizione per recuperare una propria capacità progettuale e ricostruire una soggettività. E per affrontare i nuovi terreni posti dalla rivoluzione conservatrice quali il manifestarsi di contraddizioni tra l’alto e il basso, interne alle vecchie coalizioni sociali, tra rappresentati e rappresentanza, di perdita di senso delle vecchie soggettività politiche.

Le lotte che pure da un ventennio attraversano il Continente, sulla scia dei movimenti alterglobalisti e con una dimensione propria, che si è fatta particolarmente intensa nell’era della austerità e del commissariamento della democrazia, stanno producendo materiali nuovi, per una nuova fondazione storica. Sono i tornanti della storia infatti che rendono possibili nuove fondazioni e nuove soggettività. La lotta per la liberazione dell’Europa e per costruire un’Altra Europa può, deve, essere uno di questi tornanti.

D’altronde Syriza, e Podemos, ma anche la nuova stagione della Sinistra Europea e quella dei movimenti, in parallelo con l’eclisse di molti partiti socialisti coinvolti nel governo unico della austerità, dimostrano che questo tornante forse lo abbiamo cominciato a percorrere. Un tornante tanto più indispensabile da percorrere se pensiamo a come insieme all’abisso della austerità l’Europa viva l’abisso di una possibile “guerra di civiltà” in cui qualcuno l’ha voluta arruolare da tempo sapendo che essa si sarebbe trasformata da una guerra oltre i confini in una guerra dentro la “fortezza Europa”. I fatti terribili e drammatici di Parigi ci dicono che ciò sta accadendo. Ma anche la grande marcia di Parigi ci dice che vi sono in questa Europa stessa, per quanto martoriata, forze grandi, valori universali e interculturali insieme, che possono farcela a cambiare il corso delle cose. E che non hanno bisogno, anzi, di quella testuggine di potenti che marciava in testa al corteo, ma staccata da essi, come staccate dal popolo sono le loro politiche. E che pure ha dovuto scendere in piazza col popolo per provare a ridarsi un senso.

Ma il senso lo si potrà ritrovare se le politiche di quei potenti, in realtà molto deboli e la cui forza sta in quella del capitalismo finanziario globale, saranno rovesciate.

Qui sta la possibilità che può aprirsi col voto di Atene. Cominciare ad avere la forza per rovesciare quelle politiche. Le politiche dell’austerità. Le politiche delle guerre. Le politiche contro i migranti. Le politiche del capitalismo finanziario. Syriza, Tsipras, hanno indicato una strada da percorrere e come percorrerla. La dimensione europea di Tsipras è cresciuta molto con la sua candidatura a presidente della Commissione, lo scorso anno. Il programma di Salonicco, approntato per le elezioni, è talmente serio e motivato che, dopo aver provato a demonizzarlo, tutti ne devono discutere. In Germania scrivono che la Merkel ha “preso il dieci” che è un modo di dire che le sue sparate per influire sul voto greco le si stanno rivoltando contro.

Naturalmente non si può essere ottimisti. Il potere che colonizza l’Europa ha chiaro cosa vuole fare: cambiare il senso della nostra società. Può anche discutere di qualche allentamento dei vincoli della austerità ma la stretta sui diritti sociali è ferrea. Per questo occorre essere all’altezza della lotta in corso. Tutti, anche noi in Italia. L’esperienza della lista dell’Altra Europa è stata coronata da un successo, moderato ma reale, perché ha compreso la dimensione dello scontro e indicato una via da percorrere. Quella di partecipare alla lotta per la liberazione dell’Europa. E di farlo costruendo coalizioni sociali e una nuova soggettività politica a dimensione europea e che sia in grado di costruire una nuova unità della sinistra e dei democratici, in una epoca in cui la sinistra è divisa e la democrazia calpestata. Per fare questo occorre che l’unità si incontri con la radicalità e tutte e due con una profonda capacità di cambiamento.

In questi giorni avremo due appuntamenti importanti. L’assemblea dell’Altra Europa e poi Human factor di SEL. Entrambi guarderanno ad Atene. E ad Atene guardano, e vanno, anche quelle parti del PD che non sono rassegnate al renzismo. E’ una buona cosa che almeno si guardi dalla stessa parte. Ma occorre anche provare ad andare dalla stessa parte. E soprattutto far sì che siano i popoli che ritrovino la loro connessione sentimentale. Per questo la brigata Kalimera è importante perché è un piccolo incontro di popoli. E per questo la proposta che viene dall’assemblea dell’Altra Europa, che pure ha le sue discussioni e i suoi problemi di percorso, mi sento di condividerla. La proposta, appunto, di provare ad andare dalla stessa parte, verso un soggetto unico, di natura europea, della sinistra e dei democratici.

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