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C’è vita oltre la Troika ed è una bella vita: per un’Unione sud europea

unione-mediterraneo-mappadi Fabrizio Verde

L’Indro.- C’è vita oltre la Trojka ed è una bella vita. Parafrasando una celebre espressione dell’ex presidente argentinoNestor Kirchner, questo sembra voler lasciare intendere il deputato del Movimento 5 Stelle Alessandro Di Battista, che in una recente intervista rilasciata all’agenzia di stampa spagnola Efe, ha lanciato una proposta rivolta al sud Europa: Italia, Portogallo, Grecia e Spagna, i Paesi maggiormente colpiti dalla devastante crisi economica che si è abbattuta sulla gran parte del mondo occidentale, dovrebbero staccarsi dall’Unione Europea e creare un blocco organizzato sul modello dei Paesi latinoamericani riuniti nell’Alba (Alleanza Bolivariana per i Popoli di Nuestra America).

Alba è l’Alleanza Bolivariana per i Popoli di Nuestra America, è un progetto di cooperazione politica, sociale ed economica tra le Nazioni dell’America Latina e quelle caraibiche, reso concreto nel 2004 sulla scorta dell’iniziativa presa dal Venezuela e da Cuba. Significativamente il primo e l’ultimo Paese latinoamericano a conquistare l’indipendenza. Progetto che affonda le sue radici negli intenti chiave del ‘Libertador’ Simon Bolivar: il Congresso Anfictiónico di Panama e il Piano di liberazione delle Grandi Antille dei Caraibi. La prima proposta di creazione del blocco regionale, che attualmente copre oltre 2,5 milioni di Km quadrati con una popolazione di oltre 73 milioni di abitanti, fu avanzata dal Presidente venezuelano Hugo Chávez che raccolse l’invito del leader cubano Fidel Castro. Durante il III Vertice dei capi di Stato e di Governo dell’Associazione degli Stati dei Caraibi, Chávez dichiarò: «E’ tempo di ripensare e reinventare i debilitati e agonizzanti progetti d’integrazione subregionale e regionale (Alca su tutti ndr) la cui crisi è la più chiara manifestazione della mancanza di un progetto politico condiviso. Fortunatamente, in America Latina e nei Caraibi spira il vento giusto per lanciare l’Alba come un nuovo schema d’integrazione regionale che non si limita al mero scambio commerciale, ma guarda al nostro contesto storico e culturale comune, punta lo sguardo verso l’integrazione politica, sociale, culturale, scientifica, tecnologica e fisica». Per raggiungere i suoi obiettivi, il blocco dei Paesi riuniti nell’Alba basa la sua attività su alcuni princìpi basilari:

  • Gli scambi e gli investimenti non devono essere fini a se stessi, ma strumenti per raggiungere un grado di sviluppo giusto e sostenibile. Una vera integrazione latinoamericana non può essere figlia del mercato, né una semplice strategia per estendere i mercati esteri o stimolare il commercio. Per raggiungere questo obiettivo, è necessaria l’effettiva partecipazione dello Stato come regolatore e coordinatore delle attività economiche.
  • La complementarità economica e la cooperazione tra i paesi partecipanti e non la concorrenza tra i paesi e le produzioni, in modo tale che si promuova una specializzazione produttiva, efficiente e competitiva che sia compatibile con lo sviluppo economico equilibrato di ogni Paese, e con la strategia di lotta alla povertà e preservazione dell’identità culturale dei popoli.
  • Sviluppo integrato delle comunicazioni e dei trasporti tra i paesi dell’America Latina e dei Caraibi, che includa piani congiunti per i collegamenti stradali, ferroviari, per le linee marittime ed aeree, oltre alle telecomunicazioni.
  • Azioni volte a garantire la sostenibilità dello sviluppo mediante regole che tutelino l’ambiente, favoriscano l’uso razionale delle risorse e impediscano la proliferazione di modelli basati sullo spreco, alieni alla realtà dei nostri popoli.
  • Integrazione energetica tra i paesi della regione, al fine di garantire la fornitura stabile di prodotti energetici a beneficio delle società latinoamericane e dei Caraibi, come promuove la Repubblica Bolivariana del Venezuela, con la creazione di Petroamerica.
  • Incoraggiare gli investimenti di capitali latinoamericani in America Latina e nei Caraibi, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dei paesi della regione dagli investitori stranieri. A questo scopo verranno creati un Fondo Latinoamericano d’Investimenti e una Banca di Sviluppo del Sud.

La proposta di Di Battista

Il progetto Alba risulta essere agli antipodi se confrontato all’attuale Unione Europea di cui l’Italia è parte integrante e membro fondatore. Tornando quindi alla proposta lanciata da Alessandro Di Battista, essa è certamente ambiziosa e di non facile attuazione.

Ad ogni modo, la stessa America Latina prima dell’Alba usciva da un duro e devastante periodo dal punto di vista economico, la “larga noche neoliberal” secondo la definizione del presidente ecuadoriano Rafael Correa, un ex economista formatosi in Belgio e negli Stati Uniti.

Pertanto il deputato italiano ha reso noto che si recherà, presumibilimente entro la fine dell’anno, in Ecuador e Bolivia per «raccogliere informazioni e vedere le conquiste che i Paesi dell’Alba hanno raggiunto» grazie alla loro alleanza. Un’alleanza formata «sotto un comune denominatore – ha spiegato Di Battista – che è la solidarietà. E’ la stessa idea che noi del Movimento 5 Stelle proponiamo a Grecia, Portogallo e Spagna per unirci». Aggiungendo che «se si parla di solidarietà tra paesi in difficoltà, per me le conquiste dei Paesi dell’Alba in materia socio-economica sono un esempio». In questo «l’Europa ha molto da imparare dall’America Latina», anche se «ovviamente l’America Latina e l’Europa hanno problematiche diverse, i loro Paesi sono diversi».

Intenzione che raccoglie il plauso della professoressa Alessandra Riccio dell’Università degli Studi di Napoli l’Orientale, esperta di questioni afferenti l’America Latina nonché condirettrice con Gianni Minà della rivista Latinoamerica, che a L’indro dichiara: «Sono assolutamente d’accordo sull’opportunità di conoscere quel che sta accadendo tra i Paesi dell’Alba e non solo per la loro alleanza basata sulla solidarietà, ma perché ciascuno di questi Paesi ha intrapreso un processo di trasformazione sociale molto interessante». L’obiettivo che ha infine indicato Alessandro Di Battista, è quello di iniziare una lotta «contro il potere concentrato in poche mani. In Europa, in quelle della Trojka, dove il potere centrale composto dalla Commissione Europea, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale, sta causando gravi danni a milioni di persone». Pertanto il deputato italiano ha auspicato «un’alleanza tra cittadini che, attraverso i movimenti e le forze politiche, condividano una visione comune per uscire dalla crisi», che può essere superata «abbandonando l’Euro e tornando alle monete nazionali, stabilendo inoltre relazioni commerciali di solidarietà tra i paesi che sono stati più colpiti dal potere centrale».

A questo punto la professoressa Riccio mette sul tavolo un problema oggettivo, che va a cozzare con la volontà espressa dal parlamentare italiano: «I Paesi dell’Alba hanno governi contrari al neoliberismo, mentre quelli di Spagna, Italia, Portogallo e Grecia – fino a questo momento – sono orientati alla strenua difesa del neoliberismo». Aggiungendo che «la rinascita dell’America Latina viene prima dell’Alba, si è trattato di un processo lento e faticoso che ha capito la necessità di unirsi in presenza di un nemico troppo potente: non solo il Fondo Monetario Internazionale, ma le classi potenti, le caste, il malaffare, la corruzione, la pesante presenza degli Stati Uniti».

Analizzando, in conclusione, le possibili ripercussioni verso questo ipotetico nuovo blocco di paesi, che senza ombra di dubbio farebbe saltare il banco nel Vecchio Continente con la rottura dell’unione politica e monetaria, la condirettrice di Latinoamerica ritorna al punto di partenza, ossia ai Paesi dell’Alba: «La reazione sarebbe la stessa che abbiamo visto verso i Paesi dell’Alba. Un’alleanza che va contro il manovratore e va contro l’ordine stabilito». A testimoniarlo vi sono il tentativo fallito di golpe contro Hugo Chávez e la Rivoluzione Bolivariana in Venezuela del 2002, la deposizione in Honduras avvenuta per mano dell’esercito del legittimo presidente Manual Zelaya, il tentato golpe ai danni di Rafael Correa, le campagne di destabilizzazione contro il presidente boliviano Evo Morales, così come quelle poste in essere con particolare violenza nel Venezuela orfano di Chávez.

 

Fonte: https://albainformazione.wordpress.com/2014/12/11/ce-vita-oltre-la-troika/

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Discussione

Un pensiero su “C’è vita oltre la Troika ed è una bella vita: per un’Unione sud europea

  1. Non so come si possa realizzare l’idea, se prima non si esce dalla prigione della Nato.

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    Pubblicato da Claudiovito Buttazzo | 12/12/2014, 14:55

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