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IL PIDIOT-CARISMATICO E LE PIAZZE ROSSE

pidiotdi Vittorio Stano (Hannover)
Il corteo oceanico del 25 ottobre 2014 ha dimostrato che la CGIL continua ad essere il sindacato largamente rappresentativo nel Paese e che ha una capacitá di mobilitazione che Renzi si sogna. L`opposizione vera é in piazza, non in Parlamento. Fino a qualche anno fa una grande manifestazione come questa avrebbe frenato le intenzioni degli alti comandi.

Invece, in tempo reale il pidiot-savant Renzi faceva sapere alla piazza di non aver paura che si creasse „qualcosa“ a sinistra del „suo“ PD, anzi una radicalizzazione delle ali estreme del sistema politico sembrava auspicarla. Il suo piano, il partito della nazione, tende a svuotare di senso il bipolarismo su cui si é fondata la Seconda Repubblica, dilatando gli spazi del centro e sperando di rubare voti, in ipotetiche elezioni anticipate, al pregiudicato di Arcore.

A destra un´incarognita Lega sembra intercettare i transfughi del centrodestra berlusconiano e della composita galassia ex-fascista, agitando parole d´ordine lepeniste.

A sinistra manca il soggetto politico capace di farsi interprete della rabbia manifestata ordinatamente e pacatamente da lavoratori, migranti, famiglie, pensionati, studenti che hanno sfilato per le vie di Roma il 25.10.u.s.

Ancora una volta la base ha dimostrato di essere su posizioni piú avanzate di quelle dei politici che dovrebbero rappresentarla. Slogan, cartelli e striscioni erano contro il governo e non solo contro il Jobs Act. Il popolo lavoratore invoca lo sciopero generale. Renzi, Napolitano, Confindustria e BCE sono stati riconosciuti come nemici. La crisi sta portando una profonda radicalizzazione del quadro politico. È un cambiamento epocale.

Di fronte a questa radicalizzazzione, la migrazione di pezzi di SEL e M5S verso il PD serve solo agli interessati ad assicurarsi la rielezione, dato che il pidiot-carismatico dá per certa una legge elettorale da „asso piglia tutto“ al suo partito.

Le „star“ della sinistra PD Cuperlo, Fassina e Civati sono andati a farsi belli sui media, ma i manifestanti di Piazza San Giovanni, e non solo quelli, sanno che sono corresponsabili del disastro sociale in atto.

È dalle lotte dei lavoratori, quelle fatte e quelle che seguiranno, che dovrebbe nascere un soggetto politico coerentemente anticapitalista in grado di organizzare quei settori sociali che la crisi la stanno subendo, inserendoli in una prospettiva di conflitto continuo con il pidiot-carismatico e le classi dominanti.

Solo cosí si potrá evitare che „quei signori“ si facciano beffe delle mobilitazioni popolari.

Quindi , oltre allo sciopero generale, che va fatto, dovrebbero seguire altre iniziative per portare avanti un progetto alternativo a quello del governo. La piazza esortava il governo a reperire risorse combattendo energicamente evasione fiscale e corruzione, utilizzando per fini sociali i capitali sequestrati alla delinquenza organizzata e cancellando la riforma delle pensioni.

Serve un´opposizione efficace al governo.

Attualmente in Parlamento l´unica opposizione é quella del M5S. Su temi e obiettivi comuni bisogna cercare unitá con il M5S. Il LAVORO é uno di questi. Basta deleghe in bianco sul decreto lavoro. Opposizione in Parlamento e dimostranti nelle piazze e in altri luoghi, dimostrassero che il governo non rappresenta la maggioranza del Paese.

  1. IL PIDIOT-SAVANT E L´ART. 18

Hannover, 13.10.2014.

L´articolo 18 é da diversi anni la foglia di fico che copre l´ipocrisia di una classe politica imbelle, incapace di affrontare i nodi veri che stringono come un capestro l´economia italiana. L´art. 18 fa parte del corpo di diritti sanciti nello Statuto dei Lavoratori, conquistato con dure lotte negli anni bui del centrismo democristiano e del boom economico. Tutti i paesi civili hanno qualosa di simile e non chiamano „riforme“ ció che é macelleria sociale per i lavoratori. In Italia invece, destra e certa sinistra si accaniscono contro la carta dei diritti dei lavoratori. Questo dimostra la malafede dei governanti di turno che perseverano nel fare cassa a spese delle categorie piú deboli. Il fine ultimo dei cosiddetti „poteri forti“ italiani, cioé il capitalismo finanziario e quello che resta di quello industriale é: fare a pezzi lo Statuto dei Lavoratori e ritornare al clima intimidatorio degli anni ´50. Il compito é stato assegnato alla casta politica, composta da „servitori volontari“ il cui spirito di servizio scaturisce dalle laute prebende istituzionali e dalle piú che probabili tangenti intascate.

L´abbassamento del costo del lavoro che deriverebbe dalla cancellazione dell´art.18 non servirá a rilanciare la crescita dell´economia. Non é vero che in Italia con l´art.18 non si puó licenziare! Lo dimostrano i milioni di senza lavoro e le fabbriche chiuse (…dal 2007 -25% di produzione). Il parvenu-falso giovane al timone del paese é come un malato di autismo che ripete quello che ha imparato a memoria. Ossessivamente presente nei media italiani, si gonfia come un pavone nei meetings con banchieri e governanti di altri paesi per ripetere loro (anche nel suo sgangherato inglese!) che l´Italia fará i suoi „compiti a casa“: cancellerá l´art.18. Il politico arrivista ha il fiato sul collo di chi lo dirige, perció cerca di fare il bravo scolaretto per farsi cooptare nelle logge massoniche che contano. Da bravo boy-scout della massoneria italiana, sa che i massoni Verdini e Berlusconi non contano un cazzo a livello europeo-internazionale e cerca cinicamente il beneplacito di chi conta di piú in quel mondo, escusivamente per la sua carriera politica.

È avvilente prendere atto che nel dibattito pubblico italiano, con un politico di questo calibro, non si discute piú di lotta alla corruzione, alla delinquenza organizzata, all´evasione fiscale e di tassa patrimoniale per i ricchi. L´incameramento da parte dello Stato dei proventi ricavati da questi ambiti basterebbero per dare ossigeno all´economia e garantire un salario sociale a tutti i disoccupati. Questa classe politica di mezze calzette peró, sembra aver giá fatto una scelta: …dare per scontata l´incapacitá del nostro Paese di valorizzare al meglio i suoi fattori produttivi (le persone!) e di accettare la nuova divisione internazionale del lavoro che le centrali globali hanno scelto per noi: posizionamento medio-basso nel mercato globale per valorizzare territorialmente beni culturali e turismo,con accessorio made in Italy nei settori del design, moda, produzioni alimentari e poco altro (cit. R.Ricci, FIEI). Altrove si parla di costruzione di auto elettriche: 1 milione le assemblerá la VW in Germania fino al 2020, 600mila addirittura la Spagna, mentre la FIAT di Marchionne-Elkann le fará costruire in America con progetti realizzati in Italia. Gli italiani si capacitassero: la FIAT non é piú italiana. La targa FIAT é stata tolta dal Lingotto a Torino, la nuova sede é l´Olanda e la residenza fiscale é Londra. Peró Marchionne continua ad essere un punto di riferimento per Renzi. Il nostro eroe é il terminale di quei poteri forti nazionali e internazionali ( destra repubblicana neocon e quella israeliana, l´Arabia Saudita, Morgan Stanley, Mediobanca, DeBenedetti e Caltagirone) che vogliono distruggere la sinistra italiana. Il braccio destro del pidiot per l´economia é Davide Serra, uno squalo della finanza internazionale. Bersani lo definí <<il bandito delle Cayman>>. Questo miliardario che scommette sui ribassi di borsa (ovvero, sulla crisi) é anche grande raccoglitore di denaro per Renzi, attraverso cene organizzate da Algebris e dalla sua fondazione Metropolis.

Inoltre, se dalla „transizione“ che stiamo vivendo, il capitalismo anglo-americano si affermerá in Europa con il trattato transatlantico del commercio e degli investimenti (TTIP), saranno dolori per le economie europee. La liberalizzazione del commercio voluta dagli USA porterá al taglio di rami sani dell´economia e/o al cambio di partner commerciali in loro favore. È allarmante quello che sta avvenendo nel settore agroalimentare in seguito alle sanzioni economiche alla Russia, volute da Obama e sostenute contro i propri interessi dall´UE. Con la commercializzazione del gas liquido (shale gas) americano, la situazione economica peggiorerá. Si rischia di essere inondati di prodotti alimentari transgenici e gas scadente americani e di essere „costretti“ a vendere i „gioielli di famiglia“(…quello che resta, in veritá: Finmeccanica, Eni…) per un tozzo di pane. Nessuno ne parla pubblicamente perché sono accordi segreti tra capitalisti che saltano completamente i parlamenti. Infatti il nostro é in tutt´altre faccende affacendato: discussione per l´abolizione dell´art.18! Quei marpioni delta casta sanno che é meglio, per loro, non informare il cittadino. Probabilmente giá intascano tangenti per favorire la lobby economica di riferimento e contemporaneamente depistano il dibattito pubblico facendo spaccare l´opinione pubblica meno informata su un tema come l´art.18. A mio parere il parlamento deve provare a fare il parlamento. Se i parlamentari devono votare solo fiducie su fiducie al governo, é meglio chiuderlo. Serve rilanciare il sistema industriale, partendo dagli investimenti pubblici e non dall´art.18. Il contratto a „tutele crescenti“ é il nuovo coniglietto tirato fuori dal cilindro. È un nuovo contratto che si aggiunge ai 45 precari esistenti. Nella migliore delle ipotesi potrebbe essere un contratto non piú a tempo indeterminato con salario/stipendio ridotto. Renzi, un presidente del consiglio non eletto dal popolo, con questa „grandiosa-epocale riforma“ , assume con decisione la piattaforma di Confindustria. C`é un attacco al diritto di sciopero, c´é il demansionamento (mobbing), c´é il controllo a distanza dei lavoratori, c´é l´abolizione del reintegro anche nei licenziamenti collettivi con procedure sbagliate, c´é l´obiettivo di far saltare il contratto nazionale. Questo non é accettabile. Non ha idea di dove porterá il Paese. È come se, apparentemente, navigasse a vista ma con un piano in tasca che soddisfa solo gli interessi di chi la crisi non l´ha subita/non la subisce e che addirittura ci ha guadagnato/ci sta guadagnando. Ci sono tutti gli estremi per uno sciopero generale che butti alle ortiche Renzi, il suo governo e questo parlamento di „servi devoti“ nominati dai segretari di partito.

  1. IL FUTURO DEL CAPITALISMO

<<Per vincere la disoccupazione non c´é altra soluzione che lavorare di meno e occupare il tempo libero che ne deriva incrementando le spese per la cultura…o altrimenti sará un dramma>> , lo diceva il famoso economista John M. Keynes negli anni ´30 , davanti alla Societá delle Nazioni, nel suo celebre discorso su quale economia lasciare ai nipoti. Il capitalismo ha un futuro solo con tasso di disoccupazione al 2% , parola di Domenico DeMasi, sociologo, docente alla Sapienza di Roma. Abbiamo passato secoli a faticare tantissimo per produrre poco. Poi sono arrivate le macchine, quelle meccaniche e poi quelle elettroniche. E stanno sostituendo il lavoro umano. Quella che é in corso é una tempesta. Non tutti se ne rendono conto. Una progressione che la globalizzazione ha accelerato e che sta cancellando il lavoro fisico ed esecutivo, l´operaio, sia il lavoro intellettuale esecutivo, l´impiegato di concetto. Insieme coprono 2/3 dell´occupazione. Questi lavori verranno tutti sostituiti dalle macchine. Dopo la crisi l´imprenditore che avrá piú risorse a disposizione comprerá delle macchine piú efficienti e di sicuro non assumerá piú persone. Perché dovrebbe farlo? È un bene che l´uomo si sia liberato dal peso di un lavoro noioso, ripetitivo e alienante. Il problema centrale é un altro: cosa si fa del tempo libero che rimane a nostra disposizione? Occorre incrementare le risorse per la cultura, perché solo occupandosi di cinema, arte, letteratura, l´uomo puó trovare un senso per riempire il vuoto lasciato dal lavoro. Se non si fa questo saranno danni. Ma per continuare a mantenere l´economia occorre consumare e per consumare occorre avere soldi da spendere. Come fare per superare questo scoglio? Dare un salario a tutti é facile a dirsi. Nei paesi piú sviluppati é possibile. Alcuni l´hanno giá introdotto (Francia, 9,50 € all´ora; Germania, 8,50€ all´ora, dal 2015). E per gli altri paesi, con quali risorse pagare il salario sociale? Potrebbe essere piú facile ridurre drasticamente l´orario di lavoro. Non si puó continuare a pensare al lavoro come se non ci fossero le macchine che ci hanno sostituito.

  1. LAVORARE MENO PER VIVERE MEGLIO, secondo Larry Page, fondatore di Google e guru di Silicon Valley

Larry Page, il fondatore di Google ha affermato: <<Le cose che contano davvero sono poche: una casa, la sicurezza, opportunitá per i figli. Per averle basta l´1% delle risorse che impieghiamo>>. Prendiamocela con calma. Dannarsi l´anima a lavorare é inutile. Peggio: é superfluo. Parola del nocchiere di Google Larry Page, che dalla fornace tecnologica di Silicon Valley fa l´elogio della vita „slow“. Da qual pulpito vien la predica, si potrebbe dire. L´uomo ha passato la giovinezza sedici ore al giorno alla scrivania, 6-7 giorni su 7, accumulando una fortuna da 32 miliardi di dollari, e ora viene a dire che era…frenesia senza senso. Le prioritá nella vita sono poche e per averle basta l´1% delle risorse che impieghiamo. Il resto é superfluo. Forse, a fargli rivedere le prioritá dell´esistenza ha contribuito quel disturbo nervoso alle corde vocali che un anno fa ha fatto temere per la sua salute. Page non ne fa un discorso individuale. Il suo é l´invito a staccare, ogni tanto, la spina non é isolato. Si deve lavorare meno per vivere meglio. Detto da un americano che dal lavoro duro e del dare tutto, ne aveva fatto una bandiera, é una sorta di rivoluzione copernicana. Ma non finisce qui. Se si lavora meno, qualcun altro troverá da lavorare. Dove lavora uno, puó lavorare un secondo. Part time. Io mi chiedo: cosa si é fumato Larry Page per affermare questo?

I disoccupati in America vivono di sussidi sociali. E anche molti di quelli che lavorano ne usufruiscono. Ad esempio, i lavoratori delta McDonald´s riescono a tirare avanti grazie ai sussidi di povertá. Altro che part time. Un liceale guadagna l´11% in meno, rispetto a quanto prendeva suo fratello, subito dopo essersi diplomato 15 anni fa. Un laureato il 5% in meno. Il mercato del lavoro é un luogo spietato in cui avanzano solo quelli che accettano i lavori piú umili o hanno competenze esclusive. Gli altri, le classi medie di una volta, sono destinati a sprofondare. Tuttavia, lavorare meno per vivere meglio, suona piú accattivante del <<lavorare meno, lavorare tutti>> che 30 anni fa si dibatteva sindacalmente. Chi ci ha provato davvero, la Francia, verso la fine degli anni ´90 (Lionel Jospin) sta ritornando sui suoi passi. Forse Page vive su un altro pianeta. Fuori della Silicon Valley , con i suoi alti fatturati e alti stipendi, c´é il deserto, piú o meno. In Europa non é diverso. Il fatturato e gli stipendi dell´alta borghesia, sono siderali rispetto al resto. Insomma. Questa é una conferma del fossato, anche psicologico, che divide sempre piú l´1% dei ricchi, diventati, negli ultimi 30 anni sempre piú ricchi, del resto delta societá. Ma Page si muove su una lunghezza d´onda diversa. In sintonia con predecessori illustri. Era il 1930, nel pieno di una crisi economica simile all´attuale, quando John Maynard Keynes si chiedeva cosa avrebbe fatto l´Umanitá dell´abbondanza economica che l´aspettava entro cent´anni. Nel suo libro „Le possibilitá economiche dei nostri nipoti“, Keynes partiva dai progressi tecnologici dei decenni precedenti (elettricitá, automobili, meccanizzazione agricola) per disegnare un futuro in cui il denaro non sarebbe piú stato la forza traente della societá e la scarsitá sarebbe stata sostituita dall´abbondanza. Tanto da preoccuparsi di come impiegare il tempo libero di chi non volesse solo divertirsi.

<<Dovremo adoperarci a spalmare il pane in strati sottili di burro, in modo che quel pó di lavoro che c´é ancora da fare possa essere distribuito fra il maggior numero di persone possibile. Orari di 3 ore al giorno o 15 ore alla settimana possono risolvere il problema per un bel pó>>.

Un mucchio di cose che la gente faceva sono state, nell´ultimo secolo, rimpiazzate dalle macchine e continueranno ad esserlo.

Siamo sul crinale di un´altra rivoluzione tecnologica: quella dell´automazione.

Larry Page é nella posizione giusta per capirla meglio e intravederne gli sviluppi. In questo senso <<lavorare meno>>, in un paese che ha idolatrato il lavoro, é un segnale importante. Larry Page é il primo industriale, dopo economisti e accademici, a provare a disegnare il futuro che ci aspetta, con la inesorabile avanzata di computer e robot nei posti di lavoro.

Prima sono saltati i posti operai nelle fabbriche, poi quelli delle classi medie – dalla dattilografa al contabile – negli uffici.

Ora i lavori pregiati, dal designer all´avvocato, al trader di borsa. All´informatico. Ma anche l´infermiera e lo spazzino. Seguiranno tassisti e camionisti, che giá si pongono il problema dell´imminente scomparsa.

La conclusione del miliardario Page é che <<si puó vivere meglio>>. Il miliardario non entra nei particolari. Cosa significherebbe, in termini di salario, lavorare meno? A Silicon Valley la busta paga non é il principale problema, sembra. Ma gli economisti che seguono l´automazione in marcia ci sono arrivati. Computer e robot aumenteranno la produttivitá del sistema, che diventerá piú ricco. I benefici, peró, andranno nelle tasche dei capitalisti, cioé di chi possiede computer e robot. Ma questo crea un corto circuito, un vicolo cieco economico. Chi comprerá beni e srvizi prodotti in massa da computer e robot se la gente, estromessa dal lavoro da computer e robot, non ha piú redditi? I capitalisti rischiano di restare senza mercato. Paul Krugman, premio Nobel per l´economia, suggerisce di dare a tutti un reddito minimo garantito, a prescindere. Oppure, sulla scorta di Keynes- Branson (patron delta Virgin)-Page, si puó pensare ad una settimana corta. Anzi, cortissima. Ma assai ben pagata!

Per chi, come il sindacalista Pierre Carniti, ha dedicato una vita intera alla battaglia „lavorare tutti, lavorare meno“ é una dolce vendetta. Per Larry Page é un pó diverso: <<lavorare meno per vivere meglio>>. Anzi, alla grande.

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