Annunci
Confessioni Audit Eterodossie Satire, CRISIS, Diritti sociali diritti umani, Etica e religioni, Lavoro economia società, Migrazioni

Papa Bergoglio: “Mi dicono comunista, ma opzione per i poveri è nel Vangelo. I movimenti sociali proseguano la lotta”

papa francesco 10di Francesco A. Grana (da Il Fatto Quotidiano del 28/10/14)

E’ l’appello di Bergoglio nell’incontro mondiale dei movimenti popolari svoltosi in Vaticano e organizzato dal Pontificio Consiglio della giustizia e della pace

Appello di Papa Francesco ai movimenti popolari: “Proseguite con la vostra lotta”. Per tutti Bergoglio nell’incontro mondiale svoltosi in Vaticano e organizzato dal Pontificio consiglio della giustizia e della pace, ha chiesto “terra, tetto e un lavoro” dicendo che quando affronta questi temi viene bollato come un “comunista”, ma “l’amore per i poveri è al centro del vangelo, è la dottrina sociale della Chiesa”, anche se il discorso, lungo e appassionato, lo fa apparire come un vero e proprio “Papa politico”. E poi ancora, punta il dito contro la finanza: “E’ un crimine che milioni di persone soffrano la fame, mentre la speculazione finanziaria condiziona il prezzo degli alimenti, trattandoli come qualsiasi altra merce. Nessuna famiglia senza tetto. Nessun contadino senza la terra. Nessun lavoratore senza diritti. Nessuna persona senza la dignità del lavoro”. Ad ascoltare Francesco c’erano i membri di un centinaio di sigle provenienti dai cinque continenti che rappresentano reti nazionali e internazionali che operano nei Paesi ricchi e nel Terzo Mondo. Realtà che riuniscono lavoratori precari, esponenti dell’economia informale, migranti, indigeni, contadini senza terra e abitanti di zone periferiche.

Tra i movimenti italiani presenti all’udienza col Papa anche la Banca etica, il Centro sociale Leoncavallo di Milano e la rete “Genuino clandestino”, un network di centri sociali che coordina i No Tav e i movimenti No Expo. Ad ascoltare Francesco c’erano anche gli “indignados” spagnoli e moltissime organizzazioni impegnate nella difesa della sovranità alimentare dei popoli in tutto il mondo. “Il Papa – ha spiegato il cancelliere della Pontificia accademia delle scienze, monsignor Marcelo Sánchez Sorondo, che ha coordinato l’incontro – non teme la politicizzazione, anzi questa è necessaria perché i politici si rendano conto dei problemi e dunque ci vuole una certa pressione”. Tra i partecipanti all’evento anche Evo Morales, appena riconfermato presidente della Bolivia, in veste di leader storico dei “cocaleros” del suo Paese, il movimento di contadini che hanno rivendicato la coltivazione della foglia di coca come coltura nazionale e non come base del narcotraffico. “L’incontro privato e informale tra il Papa e Morales – ha spiegato ai giornalisti il portavoce vaticano padre Federico Lombardi – è un’espressione di affetto e vicinanza al popolo e alla Chiesa boliviana e un sostegno per il miglioramento dei rapporti fra le autorità e la Chiesa nel Paese”.

Un intervento appassionato quello di Papa Francesco, ricco di speranza e di denuncia al tempo stesso con il valore, per ampiezza e profondità, di una vera e propria piccola enciclica sociale. Già nella sua Buenos Aires il cardinale Bergoglio era sempre stato vicino alle comunità popolari come i “cartoneros” e i “campesinos” nelle villas miseria. Francesco ha, quindi, ripreso il filo di un impegno in fondo mai interrotto neppure a Roma dove più volte ha denunciato la “cultura dello scarto”, evidenziando come i poveri oggi sono messi ai margini della società e la solidarietà è soffocata “dagli effetti distruttivi dell’impero del dio denaro”. Per il Papa, infatti, non si vince “lo scandalo della povertà promuovendo strategie di contenimento che solamente convertono i poveri in esseri domestici e inoffensivi”. Chi riduce i poveri alla “passività”, secondo Francesco, oggi sarebbe chiamato da Gesù “ipocrita”.

Rivolgendosi ai “campesinos” Bergoglio ha espresso la sua preoccupazione per il loro sradicamento dalla terra a causa “di guerre e disastri naturali”. E ha aggiunto che è un crimine che milioni di persone soffrano la fame, mentre la “speculazione finanziaria condiziona il prezzo degli alimenti, trattandoli come qualsiasi altra merce”. Di qui, l’esortazione a continuare “la lotta per la dignità della famiglia rurale”. Quindi ha rivolto il pensiero a quanti sono costretti a vivere senza una casa e ha rilevato con amarezza che “nel mondo delle ingiustizie abbondano gli eufemismi per cui una persona che soffre la miseria si definisce semplicemente ‘senza fissa dimora’”. Sul tema dell’occupazione il Papa ha precisato che “non esiste una povertà materiale peggiore di quella che non permette di guadagnarsi il pane e priva della dignità del lavoro”. Il risultato è quello “di un’opzione sociale, di un sistema economico che pone i benefici prima dell’uomo”. Bergoglio ha sottolineato che il tasso di disoccupazione giovanile in alcuni Paesi supera perfino il 50 per cento. “Qui – ha affermato il Papa – ci sono ‘cartoneros’, venditori ambulanti, minatori, ‘campesinos’ a cui sono impediti i diritti del lavoro, a cui si nega la possibilità di sindacalizzarsi. Oggi desidero unire la mia voce alla vostra e accompagnarvi nella vostra lotta”. Ma Francesco ha ribadito anche che stiamo vivendo la “Terza guerra mondiale a pezzi”, denunciando che “ci sono sistemi economici che per sopravvivere devono fare la guerra”. Un sistema economico, incentrato sul denaro sfrutta la natura “per sostenere il ritmo frenetico di consumo” e di qui derivano effetti distruttivi come il cambiamento climatico e la deforestazione. Tematiche che saranno focalizzate nell’enciclica sull’ecologia che Bergoglio sta preparando e nella quale ci saranno anche le preoccupazioni dei movimenti popolari.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it/

 


 

 

Encuentro en el Vaticano: Papa convoca a movimientos sociales de todo el mundo a combatir las causas estructurales de la pobreza

Adital

El Papa Francisco se reunió en la mañana de este martes 28 de octubre en el Salón del Sínodo con los participantes del Encuentro Mundial de los Movimientos Populares (del 27 al 29 de octubre), organizado por el Pontificio Consejo Justicia y Paz en colaboración con la Pontificia Academia de las Ciencias Sociales y con los líderes de varios movimientos.

Alba Movimientos

El Papa, sobre el término solidaridad, dijo que es ”una palabra que no cae bien siempre –afirmó–, yo diría que algunas veces la transformamos en una mala palabra; pero es una palabra que va mucho más allá de algunos actos de generosidad esporádicos. Es pensar y actuar en términos de comunidad, de prioridad de vida de todos sobre la apropiación de los bienes por parte de algunos. También es luchar contra las causas estructurales de la pobreza, de la desigualdad, de la falta de trabajo, de tierra y de vivienda, la negación de los derechos sociales y laborales. Es enfrentar a los destructivos efectos del imperio del dinero: los desplazamientos forzados, las migraciones dolorosas, el tráfico de personas, la droga, la guerra, la violencia y todas esas realidades que muchos de ustedes sufren y que todos estamos llamados a transformar. La solidaridad, entendida en su sentido más amplio, es un modo de hacer historia y eso es lo que hacen los movimientos populares”.

También recordó que el Encuentro no responde a una ideología, ya que los movimientos no trabajan con ideas sino con realidades. ”No se puede abordar el escándalo de la pobreza promoviendo estrategias de contención que únicamente, tranquilicen y conviertan a los pobres en seres domesticados e inofensivos –continuó. Este encuentro nuestro responde a un anhelo muy concreto, algo que cualquier padre, cualquier madre quiere para sus hijos; un anhelo que debe estar al alcance de todos, pero que hoy vemos con tristeza cada vez más lejos de la mayoría: tierra, techo y trabajo. Es extraño, pero si hablo de esto para algunos significa que el Papa es comunista”.

”Hoy, al fenómeno de la explotación y de la opresión se suma una nueva dimensión, un matiz gráfico y duro de la injusticia social; los que no pueden ser integrados, los excluidos son restos que hay que desechar. Ésta es la cultura del descarte… Eso ocurre cuando en el centro de un sistema económico está el dios dinero y no el hombre, la persona humana. En el centro de todo sistema social o económico tiene que estar la persona, imagen de Dios, creada para que fuese el denominador del universo. Cuando la persona es desplazada y viene el dios dinero ocurre esa inversión de valores”.

Francisco mencionó el problema del desempleo y agregó que ”todo trabajador, esté o no esté en el sistema formal de trabajo asalariado, tiene derecho a una remuneración digna, a seguridad social y a una cobertura previsional. Hay catadores, recicladores, vendedores ambulantes, costureros, artesanos, pescadores, campesinos, albañiles, mineros, obreros de empresas recuperadas, todo tipo de cooperativistas y trabajadores de oficios populares que están excluidos de los derechos laborales, que tienen negada la posibilidad de sindicalizarse, que no tienen un ingreso adecuado y estable. Hoy, quiero unir mi voz a las suyas y acompañarlos en su lucha”.

El Pontífice también mencionó el tema de la paz y de la ecología. ”No puede haber tierra, no puede haber techo, no puede haber trabajo si no tenemos paz y si destruimos al planeta… la Creación no es una propiedad de la cual podemos disponer a nuestro antojo; mucho menos es una propiedad sólo de algunos, de pocos: la Creación es un don, es un presente, un don maravilloso que Dios nos dio para que cuidemos de él y lo utilicemos en beneficio de todos, siempre con respeto y gratitud”.

”Pero, ¿por qué en lugar de esto nos acostumbramos a ver cómo se destruye el trabajo digno, se desalojan tantas familias, se expulsan campesinos, se hace la guerra y se abusa de la naturaleza? Porque en este sistema se quitó al hombre, a la persona humana del centro, y lo sustituyeron por otra cosa. Porque se rinde un culto idólatra al dinero. Porque se globalizó la indiferencia. Se globalizaron la indiferencia, el para mí, no importa lo que ocurra con otros mientras yo defienda lo mío. Porque el mundo se olvidó de Dios, que es Padre; se volvió huérfano porque dejó a Dios de lado”.

El Encuentro

Alentados por el Papa Francisco para “construir una Iglesia pobre y para los pobres”, más de 100 laicos, líderes de grupos sociales, 30 obispos comprometidos con las realidades y los movimientos sociales de sus países, y cerca de 50 agentes pastorales, además de algunos miembros de la Curia romana, participan desde este lunes 27, en el Encuentro Mundial de Movimientos Populares.

ACI Prensa

Brasil está presente con algunos representantes, entre ellos el secretario general de la CNBB (Conferencia Nacional de Obispos de Brasil), Don Leonardo Steiner, y el dirigente del Movimiento de Trabajadores Rurales Sin Tierra (MST), João Pedro Stédile.

El evento es considerado por sus participantes como algo sin precedentes, pues ocurre en el Vaticano, con la participación de decenas de movimientos sociales y obispos. Es una continuación del debate ocurrido en el Vaticano ennoviembre de 2013, también con la participación de algunos representantes de movimientos sociales.

El arzobispo argentino Marcelo Sánchez Sorondo, canciller de la Pontificia Academia de las Ciencias Sociales, explicó que “el Papa Francisco comprendió que, debido a lo que él llamó ‘la globalización de la indiferencia’, hay muchas personas que no tienen lugar o reconocimiento en la sociedad, ni por parte del Estado, ni por parte de la sociedad civil, y que, si esa persona no fuere integrada, da origen a manifestaciones para reivindicar los derechos, porque si no se resuelven las injusticias ni las desigualdades, no se resuelven los problemas”.

“Hoy, tenemos que decir NO a una economía que excluye. Esa economía mata a todo lo que entra en el juego de la competitividad y de la ley del más fuerte, en la que los poderosos devoran a los más débiles. Como consecuencia de esta situación, grandes masas de la población se ven excluidas y marginadas: sin trabajo, sin horizontes, sin salida”, se lee en la carta firmada el año pasado después del evento.

De la misma manera, el Encuentro que ocurre ahora tiene por objetivo “elaborar una síntesis de la visión de los movimientos populares en torno de las causas de la creciente desigualdad social y del aumento de la exclusión en todo el mundo, principalmente la exclusión de la tierra, del techo y del trabajo”, y “proponer alternativas populares para enfrentar los problemas generados por el capitalismo financiero, la prepotencia militar y el inmenso poder de las transnacionales, como la guerra, el hambre, el desempleo, la exclusión, los desalojos y la miseria, con la perspectiva de construir una sociedad libre y justa”.

El evento va a abordar tres ejes de discusión, llamados simbólicamente “Pan”, “Tierra” y “Hogar”. El primero se refiere a las condiciones de vida de los trabajadores informales y jóvenes y las problemáticas del mundo del trabajo; el segundo discute el campesinado, la agricultura, la soberanía alimentaria y la cuestión ambiental; y el tercero las periferias urbanas, la vida precaria en la ciudad. Otros dos temas completan el debate: “Ambiente y cambios climáticos” y “movimientos por la paz”.

Con informaciones de la Agencia Vatican News y del MST.

 

Fonte: http://site.adital.com.br/site/noticia.php?lang=ES&cod=83061

 


 

 

IL DISCORSO INTEGRALE DI PAPA FRANCESCO

 

Papa Francesco ha incontrato i partecipanti all’incontro mondiale dei movimenti popolari promosso dal Pontificio Consiglio della giustizia e della pace e dalla Pontificia Accademia delle scienze sociali. All’udienza, svoltasi martedì mattina, 28 ottobre, nell’Aula vecchia del Sinodo in Vaticano, erano presenti, tra gli altri, il vescovo Sánchez Sorondo, alcuni presuli e circa 150 persone provenienti da 80 Paesi in rappresentanza dei cinque continenti. All’inizio, il cardinale Turkson, presidente di Iustitia et pax, ha rivolto un breve saluto al Pontefice, sottolineando che l’incontro ha lo scopo «di consolidare la rete delle organizzazioni popolari, di favorire la conoscenza reciproca e di promuovere la collaborazione tra esse e le Chiese locali» per la promozione e la tutela «della dignità e dei diritti della persona umana». Pubblichiamo il discorso del Pontefice in una nostra traduzione dallo spagnolo.

Buongiorno di nuovo,

sono contento di stare tra voi, inoltre vi faccio una confidenza: è la prima volta che scendo qui, non c’ero mai venuto. Come vi dicevo, provo grande gioia e vi do un caloroso benvenuto.

Grazie per aver accettato questo invito per dibattere i tanti gravi problemi sociali che affliggono il mondo di oggi, voi che vivete sulla vostra pelle la disuguaglianza e l’esclusione. Grazie al Cardinale Turkson per la sua accoglienza, grazie, Eminenza, per il suo lavoro e le sue parole.

Questo incontro dei Movimenti Popolari è un segno, un grande segno: siete venuti a porre alla presenza di Dio, della Chiesa, dei popoli, una realtà molte volte passata sotto silenzio. I poveri non solo subiscono l’ingiustizia ma lottano anche contro di essa!

 

Non si accontentano di promesse illusorie, scuse o alibi. Non stanno neppure aspettando a braccia conserte l’aiuto di Ong, piani assistenziali o soluzioni che non arrivano mai, o che, se arrivano, lo fanno in modo tale da andare nella direzione o di anestetizzare o di addomesticare, questo è piuttosto pericoloso. Voi sentite che i poveri non aspettano più e vogliono essere protagonisti; si organizzano, studiano, lavorano, esigono e soprattutto praticano quella solidarietà tanto speciale che esiste fra quanti soffrono, tra i poveri, e che la nostra civiltà sembra aver dimenticato, o quantomeno ha molta voglia di dimenticare.

Solidarietà è una parola che non sempre piace; direi che alcune volte l’abbiamo trasformata in una cattiva parola, non si può dire; ma una parola è molto più di alcuni atti di generosità sporadici. È pensare e agire in termini di comunità, di priorità della vita di tutti sull’appropriazione dei beni da parte di alcuni. È anche lottare contro le cause strutturali della povertà, la disuguaglianza, la mancanza di lavoro, la terra e la casa, la negazione dei diritti sociali e lavorativi. È far fronte agli effetti distruttori dell’Impero del denaro: i dislocamenti forzati, le emigrazioni dolorose, la tratta di persone, la droga, la guerra, la violenza e tutte quelle realtà che molti di voi subiscono e che tutti siamo chiamati a trasformare. La solidarietà, intesa nel suo senso più profondo, è un modo di fare la storia ed è questo che fanno i movimenti popolari.

Questo nostro incontro non risponde a un’ideologia. Voi non lavorate con idee, lavorate con realtà come quelle che ho menzionato e molte altre che mi avete raccontato. Avete i piedi nel fango e le mani nella carne. Odorate di quartiere, di popolo, di lotta! Vogliamo che si ascolti la vostra voce che, in generale, si ascolta poco. Forse perché disturba, forse perché il vostro grido infastidisce, forse perché si ha paura del cambiamento che voi esigete, ma senza la vostra presenza, senza andare realmente nelle periferie, le buone proposte e i progetti che spesso ascoltiamo nelle conferenze internazionali restano nel regno dell’idea, è un mio progetto.

Non si può affrontare lo scandalo della povertà promuovendo strategie di contenimento che unicamente tranquillizzano e trasformano i poveri in esseri addomesticati e inoffensivi. Che triste vedere che, dietro a presunte opere altruistiche, si riduce l’altro alla passività, lo si nega o, peggio ancora, si nascondono affari e ambizioni personali: Gesù le definirebbe ipocrite. Che bello invece quando vediamo in movimento popoli e soprattutto i loro membri più poveri e i giovani. Allora sì, si sente il vento di promessa che ravviva la speranza di un mondo migliore. Che questo vento si trasformi in uragano di speranza. Questo è il mio desiderio.

Questo nostro incontro risponde a un anelito molto concreto, qualcosa che qualsiasi padre, qualsiasi madre, vuole per i propri figli; un anelito che dovrebbe essere alla portata di tutti, ma che oggi vediamo con tristezza sempre più lontano dalla maggioranza della gente: terra, casa e lavoro. È strano, ma se parlo di questo per alcuni il Papa è comunista. Non si comprende che l’amore per i poveri è al centro del Vangelo. Terra, casa e lavoro, quello per cui voi lottate, sono diritti sacri. Esigere ciò non è affatto strano, è la dottrina sociale della Chiesa. Mi soffermo un po’ su ognuno di essi perché li avete scelti come parola d’ordine per questo incontro.

Terra. All’inizio della creazione, Dio creò l’uomo custode della sua opera, affidandogli l’incarico di coltivarla e di proteggerla. Vedo che qui ci sono decine di contadini e di contadine e voglio felicitarmi con loro perché custodiscono la terra, la coltivano e lo fanno in comunità. Mi preoccupa lo sradicamento di tanti fratelli contadini che soffrono per questo motivo e non per guerre o disastri naturali. L’accaparramento di terre, la deforestazione, l’appropriazione dell’acqua, i pesticidi inadeguati, sono alcuni dei mali che strappano l’uomo dalla sua terra natale. Questa dolorosa separazione non è solo fisica ma anche esistenziale e spirituale, perché esiste una relazione con la terra che sta mettendo la comunità rurale e il suo peculiare stile di vita in palese decadenza e addirittura a rischio di estinzione.

L’altra dimensione del processo già globale è la fame. Quando la speculazione finanziaria condiziona il prezzo degli alimenti trattandoli come una merce qualsiasi, milioni di persone soffrono e muoiono di fame. Dall’altra parte si scartano tonnellate di alimenti. Ciò costituisce un vero scandalo. La fame è criminale, l’alimentazione è un diritto inalienabile. So che alcuni di voi chiedono una riforma agraria per risolvere alcuni di questi problemi e, lasciatemi dire che in certi paesi, e qui cito il compendio della Dottrina sociale della Chiesa, “la riforma agraria diventa pertanto, oltre che una necessità politica, un obbligo morale” (CDSC, 300).

Non lo dico solo io, ma sta scritto nel compendio della Dottrina sociale della Chiesa. Per favore, continuate a lottare per la dignità della famiglia rurale, per l’acqua, per la vita e affinché tutti possano beneficiare dei frutti della terra.

Secondo, Casa. L’ho già detto e lo ripeto: una casa per ogni famiglia. Non bisogna mai dimenticare che Gesù nacque in una stalla perché negli alloggi non c’era posto, che la sua famiglia dovette abbandonare la propria casa e fuggire in Egitto, perseguitata da Erode. Oggi ci sono tante famiglie senza casa, o perché non l’hanno mai avuta o perché l’hanno persa per diversi motivi. Famiglia e casa vanno di pari passo! Ma un tetto, perché sia una casa, deve anche avere una dimensione comunitaria: il quartiere ed è proprio nel quartiere che s’inizia a costruire questa grande famiglia dell’umanità, a partire da ciò che è più immediato, dalla convivenza col vicinato. Oggi viviamo in immense città che si mostrano moderne, orgogliose e addirittura vanitose. Città che offrono innumerevoli piaceri e benessere per una minoranza felice ma si nega una casa a migliaia di nostri vicini e fratelli, persino bambini, e li si chiama, elegantemente, “persone senza fissa dimora”. È curioso come nel mondo delle ingiustizie abbondino gli eufemismi. Non si dicono le parole con precisione, e la realtà si cerca nell’eufemismo. Una persona, una persona segregata, una persona accantonata, una persona che sta soffrendo per la miseria, per la fame, è una persona senza fissa dimora; espressione elegante, no? Voi cercate sempre; potrei sbagliarmi in qualche caso, ma in generale dietro un eufemismo c’è un delitto.

Viviamo in città che costruiscono torri, centri commerciali, fanno affari immobiliari ma abbandonano una parte di sé ai margini, nelle periferie. Quanto fa male sentire che gli insediamenti poveri sono emarginati o, peggio ancora, che li si vuole sradicare! Sono crudeli le immagini degli sgomberi forzati, delle gru che demoliscono baracche, immagini tanto simili a quelle della guerra. E questo si vede oggi.

Sapete che nei quartieri popolari dove molti di voi vivono sussistono valori ormai dimenticati nei centri arricchiti. Questi insediamenti sono benedetti da una ricca cultura popolare, lì lo spazio pubblico non è un mero luogo di transito ma un’estensione della propria casa, un luogo dove generare vincoli con il vicinato. Quanto sono belle le città che superano la sfiducia malsana e che integrano i diversi e fanno di questa integrazione un nuovo fattore di sviluppo! Quanto sono belle le città che, anche nel loro disegno architettonico, sono piene di spazi che uniscono, relazionano, favoriscono il riconoscimento dell’altro! Perciò né sradicamento né emarginazione: bisogna seguire la linea dell’integrazione urbana! Questa parola deve sostituire completamente la parola sradicamento, ora, ma anche quei progetti che intendono riverniciare i quartieri poveri, abbellire le periferie e “truccare” le ferite sociali invece di curarle promuovendo un’integrazione autentica e rispettosa. È una sorta di architettura di facciata, no? E va in questa direzione. Continuiamo a lavorare affinché tutte le famiglie abbiano una casa e affinché tutti i quartieri abbiano un’infrastruttura adeguata (fognature, luce, gas, asfalto, e continuo: scuole, ospedali, pronto soccorso, circoli sportivi e tutte le cose che creano vincoli e uniscono, accesso alla salute — l’ho già detto — all’educazione e alla sicurezza della proprietà.

Terzo, Lavoro. Non esiste peggiore povertà materiale — mi preme sottolinearlo — di quella che non permette di guadagnarsi il pane e priva della dignità del lavoro. La disoccupazione giovanile, l’informalità e la mancanza di diritti lavorativi non sono inevitabili, sono il risultato di una previa opzione sociale, di un sistema economico che mette i benefici al di sopra dell’uomo, se il beneficio è economico, al di sopra dell’umanità o al di sopra dell’uomo, sono effetti di una cultura dello scarto che considera l’essere umano di per sé come un bene di consumo, che si può usare e poi buttare.

Oggi al fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione si somma una nuova dimensione, una sfumatura grafica e dura dell’ingiustizia sociale; quelli che non si possono integrare, gli esclusi sono scarti, “eccedenze”. Questa è la cultura dello scarto, e su questo punto vorrei aggiungere qualcosa che non ho qui scritto, ma che mi è venuta in mente ora. Questo succede quando al centro di un sistema economico c’è il dio denaro e non l’uomo, la persona umana. Sì, al centro di ogni sistema sociale o economico deve esserci la persona, immagine di Dio, creata perché fosse il denominatore dell’universo. Quando la persona viene spostata e arriva il dio denaro si produce questo sconvolgimento di valori.

E per illustrarlo ricordo qui un insegnamento dell’anno 1200 circa. Un rabbino ebreo spiegava ai suoi fedeli la storia della torre di Babele e allora raccontava come, per costruire quella torre di Babele, bisognava fare un grande sforzo, bisognava fabbricare i mattoni, e per fabbricare i mattoni bisognava fare il fango e portare la paglia, e mescolare il fango con la paglia, poi tagliarlo in quadrati, poi farlo seccare, poi cuocerlo, e quando i mattoni erano cotti e freddi, portarli su per costruire la torre.

Se cadeva un mattone — era costato tanto con tutto quel lavoro —, era quasi una tragedia nazionale. Colui che l’aveva lasciato cadere veniva punito o cacciato, o non so che cosa gli facevano, ma se cadeva un operaio non succedeva nulla. Questo accade quando la persona è al servizio del dio denaro; e lo raccontava un rabbino ebreo nell’anno 1200, spiegando queste cose orribili.

Per quanto riguarda lo scarto dobbiamo anche essere un po’ attenti a quanto accade nella nostra società. Sto ripetendo cose che ho detto e che stanno nella Evangelii gaudium. Oggi si scartano i bambini perché il tasso di natalità in molti paesi della terra è diminuito o si scartano i bambini per mancanza di cibo o perché vengono uccisi prima di nascere; scarto di bambini.

Si scartano gli anziani perché non servono, non producono; né bambini né anziani producono, allora con sistemi più o meno sofisticati li si abbandona lentamente, e ora, poiché in questa crisi occorre recuperare un certo equilibrio, stiamo assistendo a un terzo scarto molto doloroso: lo scarto dei giovani. Milioni di giovani — non dico la cifra perché non la conosco esattamente e quella che ho letto mi sembra un po’ esagerata — milioni di giovani sono scartati dal lavoro, disoccupati.

Nei paesi europei, e queste sì sono statistiche molto chiare, qui in Italia, i giovani disoccupati sono un po’ più del quaranta per cento; sapete cosa significa quaranta per cento di giovani, un’intera generazione, annullare un’intera generazione per mantenere l’equilibrio. In un altro paese europeo sta superando il cinquanta per cento, e in quello stesso paese del cinquanta per cento, nel sud è il sessanta per cento. Sono cifre chiare, ossia dello scarto. Scarto di bambini, scarto di anziani, che non producono, e dobbiamo sacrificare una generazione di giovani, scarto di giovani, per poter mantenere e riequilibrare un sistema nel quale al centro c’è il dio denaro e non la persona umana.

Nonostante questa cultura dello scarto, questa cultura delle eccedenze, molti di voi, lavoratori esclusi, eccedenze per questo sistema, avete inventato il vostro lavoro con tutto ciò che sembrava non poter essere più utilizzato ma voi con la vostra abilità artigianale, che vi ha dato Dio, con la vostra ricerca, con la vostra solidarietà, con il vostro lavoro comunitario, con la vostra economia popolare, ci siete riusciti e ci state riuscendo… E, lasciatemelo dire, questo, oltre che lavoro, è poesia! Grazie.

Già ora, ogni lavoratore, faccia parte o meno del sistema formale del lavoro stipendiato, ha diritto a una remunerazione degna, alla sicurezza sociale e a una copertura pensionistica. Qui ci sono cartoneros, riciclatori, venditori ambulanti, sarti, artigiani, pescatori, contadini, muratori, minatori, operai di imprese recuperate, membri di cooperative di ogni tipo e persone che svolgono mestieri più comuni, che sono esclusi dai diritti dei lavoratori, ai quali viene negata la possibilità di avere un sindacato, che non hanno un’entrata adeguata e stabile. Oggi voglio unire la mia voce alla loro e accompagnarli nella lotta.

In questo incontro avete parlato anche di Pace ed Ecologia. È logico: non ci può essere terra, non ci può essere casa, non ci può essere lavoro se non abbiamo pace e se distruggiamo il pianeta. Sono temi così importanti che i popoli e le loro organizzazioni di base non possono non affrontare. Non possono restare solo nelle mani dei dirigenti politici. Tutti i popoli della terra, tutti gli uomini e le donne di buona volontà, tutti dobbiamo alzare la voce in difesa di questi due preziosi doni: la pace e la natura. La sorella madre terra, come la chiamava san Francesco d’Assisi.

Poco fa ho detto, e lo ripeto, che stiamo vivendo la terza guerra mondiale, ma a pezzi. Ci sono sistemi economici che per sopravvivere devono fare la guerra. Allora si fabbricano e si vendono armi e così i bilanci delle economie che sacrificano l’uomo ai piedi dell’idolo del denaro ovviamente vengono sanati. E non si pensa ai bambini affamati nei campi profughi, non si pensa ai dislocamenti forzati, non si pensa alle case distrutte, non si pensa neppure a tante vite spezzate. Quanta sofferenza, quanta distruzione, quanto dolore! Oggi, care sorelle e cari fratelli, si leva in ogni parte della terra, in ogni popolo, in ogni cuore e nei movimenti popolari, il grido della pace: Mai più la guerra!

Un sistema economico incentrato sul dio denaro ha anche bisogno di saccheggiare la natura, saccheggiare la natura per sostenere il ritmo frenetico di consumo che gli è proprio. Il cambiamento climatico, la perdita della biodiversità, la deforestazione stanno già mostrando i loro effetti devastanti nelle grandi catastrofi a cui assistiamo, e a soffrire di più siete voi, gli umili, voi che vivete vicino alle coste in abitazioni precarie o che siete tanto vulnerabili economicamente da perdere tutto di fronte a un disastro naturale. Fratelli e sorelle: il creato non è una proprietà di cui possiamo disporre a nostro piacere; e ancor meno è una proprietà solo di alcuni, di pochi. Il creato è un dono, è un regalo, un dono meraviglioso che Dio ci ha dato perché ce ne prendiamo cura e lo utilizziamo a beneficio di tutti, sempre con rispetto e gratitudine. Forse sapete che sto preparando un’enciclica sull’Ecologia: siate certi che le vostre preoccupazioni saranno presenti in essa. Ringrazio, approfitto per ringraziare per la lettera che mi hanno fatto pervenire i membri della Vía Campesina, la Federazione dei Cartoneros e tanti altri fratelli a riguardo.

Parliamo di terra, di lavoro, di casa. Parliamo di lavorare per la pace e di prendersi cura della natura. Ma perché allora ci abituiamo a vedere come si distrugge il lavoro dignitoso, si sfrattano tante famiglie, si cacciano i contadini, si fa la guerra e si abusa della natura? Perché in questo sistema l’uomo, la persona umana è stata tolta dal centro ed è stata sostituita da un’altra cosa. Perché si rende un culto idolatrico al denaro. Perché si è globalizzata l’indifferenza! Si è globalizzata l’indifferenza: cosa importa a me di quello che succede agli altri finché difendo ciò che è mio? Perché il mondo si è dimenticato di Dio, che è Padre; è diventato orfano perché ha accantonato Dio.

Alcuni di voi hanno detto: questo sistema non si sopporta più. Dobbiamo cambiarlo, dobbiamo rimettere la dignità umana al centro e su quel pilastro vanno costruite le strutture sociali alternative di cui abbiamo bisogno. Va fatto con coraggio, ma anche con intelligenza. Con tenacia, ma senza fanatismo. Con passione, ma senza violenza. E tutti insieme, affrontando i conflitti senza rimanervi intrappolati, cercando sempre di risolvere le tensioni per raggiungere un livello superiore di unità, di pace e di giustizia. Noi cristiani abbiamo qualcosa di molto bello, una linea di azione, un programma, potremmo dire, rivoluzionario. Vi raccomando vivamente di leggerlo, di leggere le beatitudini che sono contenute nel capitolo 5 di san Matteo e 6 di san Luca (cfr. Matteo, 5, 3 e Luca, 6, 20), e di leggere il passo di Matteo 25. L’ho detto ai giovani a Rio de Janeiro, in queste due cose hanno il programma di azione.

So che tra di voi ci sono persone di diverse religioni, mestieri, idee, culture, paesi e continenti. Oggi state praticando qui la cultura dell’incontro, così diversa dalla xenofobia, dalla discriminazione e dall’intolleranza che tanto spesso vediamo. Tra gli esclusi si produce questo incontro di culture dove l’insieme non annulla la particolarità, l’insieme non annulla la particolarità. Perciò a me piace l’immagine del poliedro, una figura geometrica con molte facce diverse. Il poliedro riflette la confluenza di tutte le parzialità che in esso conservano l’originalità. Nulla si dissolve, nulla si distrugge, nulla si domina, tutto si integra, tutto si integra. Oggi state anche cercando la sintesi tra il locale e il globale. So che lavorate ogni giorno in cose vicine, concrete, nel vostro territorio, nel vostro quartiere, nel vostro posto di lavoro: vi invito anche a continuare a cercare questa prospettiva più ampia; che i vostri sogni volino alto e abbraccino il tutto!

Perciò mi sembra importante la proposta, di cui alcuni di voi mi hanno parlato, che questi movimenti, queste esperienze di solidarietà che crescono dal basso, dal sottosuolo del pianeta, confluiscano, siano più coordinati, s’incontrino, come avete fatto voi in questi giorni. Attenzione, non è mai un bene racchiudere il movimento in strutture rigide, perciò ho detto incontrarsi, e lo è ancor meno cercare di assorbirlo, di dirigerlo o di dominarlo; i movimenti liberi hanno una propria dinamica, ma sì, dobbiamo cercare di camminare insieme. Siamo in questa sala, che è l’aula del Sinodo vecchio, ora ce n’è una nuova, e sinodo vuol dire proprio “camminare insieme”: che questo sia un simbolo del processo che avete iniziato e che state portando avanti!

I movimenti popolari esprimono la necessità urgente di rivitalizzare le nostre democrazie, tante volte dirottate da innumerevoli fattori. È impossibile immaginare un futuro per la società senza la partecipazione come protagoniste delle grandi maggioranze e questo protagonismo trascende i procedimenti logici della democrazia formale. La prospettiva di un mondo di pace e di giustizia durature ci chiede di superare l’assistenzialismo paternalista, esige da noi che creiamo nuove forme di partecipazione che includano i movimenti popolari e animino le strutture di governo locali, nazionali e internazionali con quel torrente di energia morale che nasce dal coinvolgimento degli esclusi nella costruzione del destino comune. E ciò con animo costruttivo, senza risentimento, con amore.

Vi accompagno di cuore in questo cammino. Diciamo insieme dal cuore: nessuna famiglia senza casa, nessun contadino senza terra, nessun lavoratore senza diritti, nessuna persona senza la dignità che dà il lavoro.

Cari fratelli e sorelle: continuate con la vostra lotta, fate bene a tutti noi. È come una benedizione di umanità. Vi lascio come ricordo, come regalo e con la mia benedizione, alcuni rosari che hanno fabbricato artigiani, cartoneros e lavoratori dell’economia popolare dell’America Latina.

E accompagnandovi prego per voi, prego con voi e desidero chiedere a Dio Padre di accompagnarvi e di benedirvi, di colmarvi del suo amore e di accompagnarvi nel cammino, dandovi abbondantemente quella forza che ci mantiene in piedi: questa forza è la speranza, la speranza che non delude. Grazie.

 

 

– FONTE: http://www.osservatoreromano.va/it/news/terra-casa-e-lavoro-diritti-tutti#sthash.5wnyeQTT.dpuf

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Annunci

Sostieni CAMBIAILMONDO

Dai un contributo (anche piccolo !) a CAMBIAILMONDO

Per donare vai su www.filef.info e clicca sull'icona "DONATE" nella colonna a destra in alto. La pagina Paypal è: filefit@gmail.com

Restituire la sovranità agli elettori: firma la petizione

Inserisci la tua e-mail e clicca sul pulsante Cambiailmondo per ricevere le news

Segui assieme ad altri 1.396 follower

LINK consigliati

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Blog Stats

  • 751,982 hits

ARCHIVIO

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: