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Alfiero Grandi (Ars): volata finale per la raccolta delle 500 mila firme. Il sostegno della Cgil

stop austerita-bigVolata finale per la raccolta delle cinquecentomila firme per il referendum che prevede l’abrogazione della legge attuativa del Fiscal compact, varata nel 2012 sotto il governo Monti. La scadenza è il 30 settembre e le iniziative in corso sono molte. Ottimista il prof. Piga, portavoce del Comitato promotore costituito in particolare da economisti di diverse culture. Anche se non si nasconde le difficoltà sempre presenti nei referendum, specie se i media, come accade in questa occasione, creano una specie di silenzio stampa. Sottolinea il contributo determinante dato dalla Cgil, “un lavoro favoloso – dice – stiamo lavorando come matti e siamo molto convinti che ce la faremo”.

“Intanto un risultato molto importante è già stato raggiunto – sottolinea Alfiero Grandi, presidente della Associazione per il rinnovamento della sinistra che fra i primi ha aderito alla iniziativa – con i referendum è iniziato un percorso di massa contro l’austerità, una iniziativa concreta. La critica all’austerità fino ad ora non aveva trovato forme adeguate per esprimersi. Malgrado l’evidente incapacità delle politiche definite austere, anche se sul significato di questa parola,ci sarebbe molto da dire, a risolvere la crisi accrescendo invece le ingiustizie sociali sembrava non vi fossero reali alternative. I quattro referendum possono contrastare una diffusa rassegnazione, dando un forte contributo a reagire ai pericoli per l’occupazione ed a sostenere i più deboli”. “Senza alternative – prosegue – anche le politiche più avversate finiscono per essere subite”.

I quattro referendum hanno smosso anche le acque della politica. In particolare, rileva Grandi, “la sinistra politica e sociale non era riuscita a dare credibilità e forza ad una iniziativa capace di delineare un’alternativa politica ed economica ai Moloch distruttivi delle percentuali previste dal patto di stabilità”. Acque smosse e anche movimentate: una cinquantina di parlamentari del Pd hanno aderito al Comitato parlamentare di sostegno al referendum, si annuncia un emendamento sulle riforme per eliminare l’obbligo di pareggio di bilancio previsto oggi dall’articolo 81 della Costituzione. Al Comitato parlamentare aderiscono 95 senatori e deputati, i 30 di Sel, i 10 di Led (gli usciti da Sel con Gennaro Migliore)”.

Acque smosse anche in Europa. Non si può non tener conto del referendum, della raccolta di firme, della partecipazione, delle iniziative parlamentari. Alfiero Grandi afferma che “per ammorbidire l’austerità che tuttora domina nelle politiche europee non bastano i giochi di parole. Renzi ha invertito con destrezza le priorità da lui stesso annunziate puntando ora sulle riforme per ottenere flessibilità. Tra i compiti a casa di montiana memoria e le riforme renziane c’è sostanziale continuità. Avere messo l’obiettivo di imprimere una svolta alle politiche europee in subordine alle riforme è stato un errore. Puntare sulle aperture della Merkel è un comportamento per lo meno provinciale, che sottovaluta il peso delle forze che in Europa vogliono mantenere politiche di austerità, con l’obiettivo di uno spostamento permanente dei rapporti di forza a favore delle classi dominanti, per avere mano libera nella concorrenza internazionale”. Ancora: proprio le iniziative prese da Draghi “ci dicono che va ridiscusso apertamente il ruolo della Bce. Da tempo si chiede di allinearne ruolo e politiche alla Federal reserve, per la crescita, teoricamente presente nel patto di stabilità”.

I quattro referendum, in sostanza hanno nel mirino le esagerazioni della legge attuativa, consentono di preparare iniziative per obiettivi come la revisione dell’articolo 81 della Costituzione ripristinando la sovranità del governo e del Parlamento sulle scelte, e la revisione del Fiscal compact. “Se sette anni di recessione e disoccupazione vi sembran pochi”, dice Grandi riprendendo una famoso canto di protesta delle mondine e invitando all’ultimo sforzo per raccogliere le firme. “Il neoletto parlamento europeo e la nuova commissione – conclude – devono porsi l’obiettivo della revisione dei trattati. Il governo e il parlamento dovrebbero porre il problema già nel semestre di presidenza italiana. Anche il Pse ha finalmente chiesto di rivedere Fiscal compact e politiche di austerità. I quattro referendum possono aprire spazi per tutti in Europa, perfino per Renzi, se veramente vuole superare l’austerità”.

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