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La Germania introduce il salario minimo orario. Tardi e con alcune eccezioni

Mindestlohndi Massimo Demontis (Berlino)
Dal gennaio del 2015 sarà introdotto in Germania un salario orario minimo di 8,50 euro. Con alcune eccezioni importanti. Appare così lontano, nonostante i forti malumori tra i cristiano-democratici, quel 14 novembre 2011 in cui Angela Merkel dichiarava che nella CDU “nessuno vuole un salario orario minimo per tutti i comparti”.

Il Bundestag, il parlamento tedesco, ha approvato ieri a larga maggioranza, 535 i deputati a favore, 5 i contrari e 61 gli astenuti, il progetto di legge della Große Koalition. A favore, oltre a CDU e SPD, hanno votato anche i Grünen. Astenuto Die Linke.

L’approvazione della legge chiude uno scontro e un dibattito politico-economico tra partiti, sindacati, organizzazioni sociali, imprese e associazioni degli industriali sui pro e i contro del Mindestlohn durato circa 10 anni. Scontro che si è protratto sino all’approvazione della legge a causa delle eccezioni volute da CDU e CSU, osteggiate invece dai sindacati e tollerate dalla SPD.

Arriva molto tardi il salario orario minimo nel più forte paese industriale europeo, più volte campione mondiale di esportazioni. La Germania è il 22° paese in Europa a introdurlo. Dopo il Lussemburgo dove il Mindestlohn, il salario orario minimo è di 11,10 euro, dopo la Francia con 9,53 euro, l’Olanda 9,11 euro, il Belgio 9,10 euro, l’Irlanda 8,65 euro. Ma anche dopo la Slovenia, Malta, la Spagna, la Grecia, la Romania e la Bulgaria. Tutti paesi dove il Mindestlohn è decisamente più basso, ma che hanno dimostrato più coraggio rispetto alla Germania. Tra i grandi paesi industrializzati ormai mancano all’appello solo l’Italia, dove l’introduzione di un salario orario minimo appare cosa ancora molto lontana, l’Austria, la Svezia e la Finlandia.

Le eccezioni e le soluzioni transitorie.

In linea di massima la soglia oraria minima di quella che è stata letteralmente chiamata legge di “rafforzamento dell’autonomia tariffaria” è fissata a 8,50 euro per tutti quelli che guadagnano meno, ma per alcuni mestieri sono previste eccezioni e per alcuni settori soluzioni transitorie.

Per un periodo transitorio di due anni, sino al 31 dicembre 2016, sono consentiti salari inferiori in quei settori come l’industria della lavorazione delle carni, il comparto interinale e quello dei parrucchieri, in cui aziende e sindacati si sono accordati firmando un contratto collettivo di lavoro. Accordi in questo senso sono attualmente in discussione per il settore agricolo, per l’industria alberghiera e della ristorazione e per i tassisti.

Per chi consegna i giornali a casa una legge prevede regole specifiche. Dal 2015 sarà applicato un salario orario minimo di 6,38 euro e dal 2016 di 7,23 euro.

Totalmente esclusi dal salario orario minimo sono gli apprendisti, i giovani sotto i 18 anni, gli stagionali del settore agricolo e, con clausole specifiche, i praticanti.

Anche i disoccupati di lungo periodo, cioè quelli disoccupati da più di un anno, nei primi sei mesi di nuovo impiego potranno essere assunti con un salario inferiore agli 8,50 euro orari.

Chi trarrà vantaggio dal Mindestlohn?

Una ricerca del DIW, l’Istituto tedesco di ricerca economica, sostiene che se il salario orario minimo fosse introdotto senza eccezioni un dipendente su sei avrebbe diritto ad un aumento salariale per cui ne approfitterebbero i minijobber, gl’impiegati in lavori precari e malpagati, le donne, i minori di 18 anni, gli studenti, persone prive di formazione professionale, pensionati, disoccupati e i lavoratori della Germania dell’est.

Secondo fonti governative saranno 3,7 milioni le persone che in futuro guadagneranno di più grazie al salario orario minimo. Il DIW ritiene che saranno 4,5 milioni le persone che nel 2015 beneficeranno del Mindestlohn.

Le reazioni

Sorride il ministro del Lavoro Andrea Nahles dopo il voto in Parlamento. Presenti tra il pubblico, per rimarcare che la storica decisione odierna porta il marchio del lavoro e delle pressioni del sindacato, tutti i leader dei sindacati più importanti, Michael Vassiliadis per l’IGBCE (industria energetica, chimica e mineraria), Robert Feiger per l’IG BAU (edilizia, industria agro-alimentare, ambiente), Reiner Hoffmann nuovo presidente del DGB, Frank Bsirske per Ver.di (settore servizi) e Michael Sommer ex presidente del DGB.

Per la ministra socialdemocratica il via libera alla legge che impone il Mindestlohn “è una pietra miliare nella politica sociale e del lavoro della Repubblica Federale Tedesca”. L’approvazione del salario orario minimo “dopo dieci anni di scontri e dibattiti è motivo di gioia” ha commentato Nahles. Nonostante le eccezioni imposte dagli alleati di governo, alle quali lei il suo partito, l’SPD, non sono riusciti a opporsi facendo gridare al tradimento i sindacati e Die Linke.

Il più duro di tutti è Frank Bsirske, leader del sindacato Ver.di, che parla di “vittoria storica, con un’amputazione brutale del salario orario minimo a causa delle numerose eccezioni” e di “milioni di persone consegnati all’arbitrio di salari da fame”.

Più pacato invece il giudizio del nuovo leader del DGB Reiner Hoffmann, la maggiore confederazione sindacale tedesca. Pur criticando le eccezioni e le pressioni delle lobby anche Hoffmann parla di vittoria storica per il sindacato sottolineando in una intervista al giornale online Augsburger Allgemeine che il Mindestlohn “non è un jobkiller” e che anzi farà bene all’economia.

Alle previsioni di Hoffmann fa eco l’Istituto di macroeconomia e ricerca congiunturale della Fondazione Hans-Böckler che prevede anche grazie anche al Mindestlohn una crescita del 2,3 per cento nel 2015.

Critici i Grünen, che pure hanno votato a favore della legge e Die Linke che invece si è astenuto.

Brigitte Pothmer esperta di mercato del lavoro dei verdi tedeschi, ha detto che la coalizione di governo con le eccezioni per alcuni settori si è “piegata agli interessi delle lobby”. Per Klaus Ernst, vice capogruppo al Bundestag di Die Linke, l’SPD ha disatteso tulle le promesse. “Siamo lontanissimi da un Mindestlohn valido per tutti. Soprattutto le donne sono danneggiate dal dumping salariale” ha spiegato Ernst.

Critico anche il commissario europeo agli affari sociali Lazlo Andor. In una dichiarazione rilasciata al quotidiano Die Welt Laszlo ha detto che “la Commissione europea chiede a tuti gli stati membri l’introduzione di un salario orario minimo che comprenda tutti i settori”.

Il futuro del salario orario minimo

Una commissione composta da tre rappresentanti dei sindacati e tre delle associazioni dei datori di lavoro, guidata da un presidente con diritto di voto, deciderà l’evoluzione futura del Mindestlohn. Il primo aumento è previsto dal primo gennaio 2017 e poi ogni due anni. Il sindacato Ver.di e Die Linke chiedono da subito un salario orario minimo di 10 euro.

Il problema dei controlli. Nuovi funzionari e una hotline

Karl Brenke ricercatore del DIW afferma che “l’applicazione pratica del salario orario minimo sarà difficile perché il problema dei controlli non è risolto” (Handelsblatt online).

Attualmente i controlli sono affidati a 6500 funzionari dell’Amministrazione dei dazi e delle dogane. I ministri Nahles e Schaeuble hanno tuttavia annunciato che nei prossimi due anni saranno assunti 1600 nuovi controllori. Inoltre, sull’esempio della Gran Bretagna, dovrebbe essere attivata una hotline dove lavoratori e concorrenti possono segnalare infrazioni.

Jobkiller?

La pensa così Michael Hüter direttore dell’IW, l’Istituto dell’economia tedesca di Colonia, un’organizzazione vicina agli industriali. Secondo Hüter il Mindestlohn, come qualsiasi aumento di prezzo al di sopra del prezzo di mercato, porta a una diminuzione della domanda, quindi meno lavoro. “Laddove i clienti non sono disposti a pagare prezzi più alti sparirà il posto di lavoro” ammonisce Hüter (Bild online).

Del tutto opposto il parere del sindacato. Reiner Hoffmann presidente del DGB dice che gli studi seri e le esperienze di altri stati europei e degli Stati Uniti confermano il valore del salario orario minimo, non come jobkiller ma come motore dell’economia. Il resto “è propaganda” . “In un contesto in cui da due decenni i datori di lavoro si tirano fuori dalla loro responsabilità politico-tariffaria, l’erosione di questa cultura ha contribuito al diffondersi dei lavori a basso e bassissimo salario. Ora il Mindestlohn farà sì che le persone possano più o meno vivere del loro lavoro” ha dichiarato Hoffmann.

Anche per il DIW, l’Istituto tedesco di ricerca economica, il salario orario minimo non dovrebbe essere accompagnato da una perdita di posti di lavoro.

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