Annunci
CRISIS, Diritti sociali diritti umani, Europa, Italia, Politica

Ragionando sulla lista Tsipras

di Roberto Musacchio *
Era la fine del 2012, a Berlino per un seminario internazionale, si parlava con dei dirigenti della Linke e da loro arriva la suggestione di candidare Alexis Tsipras, il giovane leader della Syriza greca, a Presidente della Commissione Europea. La proposizione mi apparve molto forte e bella e da allora mi adoperai, per quello che ho potuto, alla sua realizzazione. Cominciai a scriverne e in particolare, un paio di mesi dopo, feci un articolo per il Manifesto che fu ripreso in Grecia. Ne parlai in varie occasioni internazionali e in Italia in convegni e dibattiti promossi da Alba o dal Prc. Intanto dirigenti della Linke ne parlarono in momenti pubblici e furono molti, probabilmente, i luoghi in cui questa prospettiva fu discussa e si andò concretizzando. In Italia un gruppo di intellettuali prese la decisione di proporre con una lettera a Tsipras di essere candidato, nel nostro Paese, per una lista di cittadinanza, per venire incontro alle esigenze di una nuova forma della politica che qui è particolarmente acuta, e di lanciare un appello pubblico da sottoscrivere in tal senso, appello che ha ormai superato i 40 mila aderenti.

Tra i promotori Barbara Spinelli, l’editorialista, figlia di Altiero, che da sempre scrive di Europa e che è andata via via proponendo una lettura radicalmente critica dello stato cui è arrivata l’Europa reale e che ha cominciato a parlare delle lotte, e dei programmi, di Tsipras come di una speranza per cambiare questo stato di cose. E poi alcuni intellettuali particolarmente attenti sul tema della rifondazione della politica, alcuni dei quali vengono anche dalla delusione di cambiare si può.

Nel frattempo il Prc formalizza la sua proposta di candidatura di Alexis all’esecutivo del Partito della Sinistra Europea. Poi le cose si concretizzano. Al congresso di Madrid la Sinistra Europea lancia Tsipras il quale, intanto, risponde positivamente alla proposta della Spinelli e degli altri, che poi diventeranno i “garanti”, di dare il suo nome ad una lista che si formi nel nostro Paese secondo lo spirito da loro proposto e con un massimo di inclusione, facendo tutti un passo indietro per farne due in avanti.

Molti esponenti di importanti movimenti si sentono, questa volta, di poter raccogliere l’appello a far parte dell’impresa. E il congresso nazionale di Sel modifica quello che sembrava un percorso scritto per un partito che si era dato la bussola del socialismo europeo, l’appoggio al candidato Schultz, per fare di Tsipras la propria scelta.

Parto da queste poche righe di racconto perché possono avere un qualche interesse e, soprattutto, mi facilitano nelle riflessioni che voglio fare e che saranno in particolare sul versante italiano della candidatura Tsipras. Ho dato conto delle cose che ho vissuto o di cui sono a conoscenza più diretta ma la gestazione di questa vera e propria impresa politica è sicuramente molto ampia e ramificata.

Sarebbe anzi interessante provare a ricostruirla e a raccontarla perché ci aiuta a ragionare su quanto ancora sia possibile alla politica di fare oggi, in condizioni in cui essa viene sempre più ridotta a puro servizio di piani che sono decisi ed appartengono ad altre sfere, quelle del potere postmoderno.

Di certo possiamo da subito provare ad avanzare alcune riflessioni. La prima è che la genesi della candidatura, e della sfida, di Tsipras è europea. Avviene cioè non come pura proiezione della lotta greca, cosa che pure c’è ed è, ne parlerò dopo, per me componente decisiva anche per la sua efficacia; ma nasce in un sistema di relazioni di dimensione europea. Significativa in particolare la proposizione iniziale tedesca perché ci parla di un Paese dove la narrazione della Merkel, e dell’austerità, fa di Tsipras il nemico pubblico numero uno e del debito greco l’esempio della colpa. Votare in Germania contro le scelte europee della Merkel, del suo paternalismo autoritario, non è facile. Lo sanno bene quelli della Spd, che infatti sono passati dall’avallare le sue scelte al governarci nuovamente insieme. E lo sanno quelli della Linke che hanno fatto della resistenza a questo pensiero unico un banco di prova della loro capacità di tenuta, vinto sul campo. Il rilancio della candidatura europea di Alexis da parte della Linke è un innalzamento della sfida che fanno a cavallo tra Germania ed Europa.

E significativo è che un soggetto come il Partito della Sinistra Europea, pur avendo attraversato un periodo certo non facile per le sinistre alternatve in tutta Europa, riesca a farsi vettore attivo di una proposta che non a caso si incrocia con il suo rilancio anche elettorale come dicono tutti i sondaggi. Ed interessante è anche che la figura di Tsipras, e le lotte di cui è protagonista, reincontrano quanto in termini di movimento è in campo in Europa.

Se veniamo all’Italia, la genesi della lista che ha preso il nome di l’altra Europa con Tsipras, ha una natura più complessa, e complicata. C’entrano dentro infatti i fattori di crisi ancor più radicali della sinistra alternativa, e in generale della sinistra, in questo nostro Paese. E la discussione, non facile ed anzi tormentata, su quale ripartenza. Non c’è dubbio però, almeno per me, che comunque la dimensione europea della impresa, il suo carattere che mette al centro il conflitto per l’altra Europa ancor prima della rappresentanza, e in particolare di quella italiana, abbia permesso di misurarsi, o almeno di provare a farlo, con la situazione specifica italiana secondo un ordine di fattori almeno in parte nuovo e diverso.

Naturalmente la miscela italiana resta complessa, e in molti aspetti potenzialmente esplosiva. Al tema di sostenere una giusta lotta europea, si accompagnano quelli, che a volte rischiano anche di configgere, su come ricostruire una politica, e una rappresentanza di quella che chiamo sinistra alternativa italiana ma che già sulla sua auto definizione, anche nominale, discute a volte anche più che animosamente. E qualche conflitto ha già procurato alcune divisioni come quella intercorsa tra gli stessi garanti.

D’altronde le materie non sono facili. Pensiamo alla stessa questione europea che pure rappresenta il vero punto di forza della possibilità di successo della lista. E’ così perché la lotta di Tsipras, e di Syriza, è cosa molto concreta. Per altro capace di determinare una sorta di identificazione, una possibile “sintonia sentimentale” per citare una categoria gramsciana. Qualcosa che manca da tempo alla sinistra italiana che ha perso precisamente questo terreno ed è finita, anche per l’effetto del berlusconismo, ma non solo, col rinculare in una sorta di affascinazione populistica in cui i leaders delle varie stagioni hanno finito col plasmare i loro popoli secondo le convenienze dei tempi, e dunque in ottemperanza sostanzialmente ai dettami del potere unico, la sola cosa che consente in questa fase ai leaders di essere tali. In questo rinculare c’è stato proprio il peso del luogo in cui questa dimensione del potere unico si è maggiormente concretizzata e cioè la dimensione di quella che chiamiamo l’Europa reale. Ora, proprio per questo, è di enorme rilievo provare a ripartire dalla ricostruzione di una nuova connessione sentimentale precisamente da una rottura con l’Europa reale che abbia connotati progressivi e non quelli reazionari delle pulsioni xenofobe, in realtà assolutamente funzionali al riproporsi del potere come privo di alternativa.

Ma fare questa operazione non è facile. Non è facile provare a ricostruire una connessione politica, oltreché sentimentale, sulla dimensione europea. Per farlo occorre porsi sui terreni che fin qui, anche quando visti e financo provati, non hanno dato i frutti necessari e cioè quelli della ricostruzione, in una nuova dimensione, di quelli che sono stati storicamente gli elementi forti di quello che fu il compromesso avanzato dell’Europa e cioè le grandi coalizioni a partire da quella del lavoro, la democrazia come pratica conflittuale in cui si esercitano importanti corpi intermedi. Dalle marce del lavoro in Europa di fine ‘900, ai social forum, alle lotte sulla Bolkenstein e sul Trattato ci si è provati ma non ci si è riusciti.

Per giunta, il non andare avanti ha significato l’esatto contrario e cioè l’arretrare, a volte addirittura il tracollare, come anche in Italia. Che una cultura politica raffinata, e profondamente intrisa di connessione col suo popolo e di capacità di incidere nei processi storici, come quella della sinistra italiana, sia ridotta oggi al postmodernismo di Renzi da un lato e alla sconfitta verticale della sinistra di alternativa dall’altro, la dice lunga dello spessore dei problemi che si hanno di fronte.

Con questi problemi si trova a cimentarsi quella che si chiama la lista per l’altra Europa con Tsipras. C’è da dire subito che già il fatto che l’impresa sia stata messa in campo fa dire che siamo di fronte ad un primo successo. Proprio mentre scrivo giunge la positiva notizia delle 220mila firme raccolte, con un abbondante superamento delle 150mila necessarie per potersi presentare alle elezioni, con addirittura 3mila firme in ogni regione compresa la Val d’Aosta dove gli elettori iscritti sono 90 mila! Una legge che va vista insieme alla madre delle leggi che puntano ad escludere chiunque sia alternativo dal Parlamento e cioè l’Italicum e in continuità con un processo antidemocratico e di stravolgimento della cultura istituzionale e costituzionale in corso ormai da due decenni.

Certo c’è da dire che aver dovuto prendere in tempi molto stretti decisioni fondamentali, come il simbolo e i candidati, per poter presentare la lista non ha reso più facile proporre un percorso partecipato ed evitare errori. Percorso che comunque c’è stato ed è stato anche interessante, sia pure con elementi conflittuali. La premessa è quella che ho ricordato della scelta di Alexis Tsipras di appoggiare lo schema avanzato dalla Spinelli e dagli altri ed anzi di arrivare ad aggiungersi ai garanti, come settimo, e di contribuire a risolvere i casi delicati. C’è da dire tra l’altro che fondamentale è stata anche la presenza in tutta questa fase di un giornalista greco dai lunghi trascorsi italiani, Argiris Panagopoulos, che ha molto facilitato il lavoro.

I nodi che si sono dovuti affrontare e sciogliere sono noti. Vanno dall’impostazione programmatica della lista che risulta fortemente europeista, per l’altra Europa, contro l’austerità ma non per l’uscita dall’euro; cosa questa comunque in sintonia con il programma avanzato dallo stesso Alexis, che ha aiutato a dirimere le discussioni, che, naturalmente, sono destinate a continuare. I dieci punti hanno una forte priorità politica che sta precisamente nel rovesciamento del debito, nel suo considerarlo un debito indotto dalla pessima europeizzazione e dunque da europeizzare per cambiare proprio in radice il corso della costruzione dell’Europa.

Punto indubbiamente difficile da ottenere sul campo ma assolutamente incidente nel dibattito e capace di essere articolato in una dimensione realmente di massa. Per altro in una fase in cui si assiste ad un tentativo del sistema politico europeo dominante di inserire elementi dinamici, anche di critica della austerità, ma rimanendo all’interno dello stesso quadro o al massimo in una sua evoluzione favorevole agli stessi poteri forti che hanno gestito, e prodotto, l’attuale situazione. Se penso alle risoluzioni approvate dal Parlamento Europeo recentemente di contestazione, anche nominalmente dura, dell’operato della Troika, ma di mantenimento dello stesso quadro di riferimento riesco ad esemplificare bene ciò che sta accadendo.

Come del resto, in Italia, il renzismo, oggi vincente, ricorda molto da vicino l’operazione fatta a suo tempo da Blair per andare oltre la Tatcher ma in continuità con lei. Renzi è un nuovo epigono di quello che, se i tempi fossero altri e non quelli attuali del postmoderno, sarebbe un ossimero e cioè del socialismo liberale. La sua proposta programmatica è precisamente questo, aprire a qualche elemento di movimentazione economica mantenendo ed anzi acuendo il dato strutturale del prevalere del mercato, della impresa, del privato e della riduzione dei diritti del lavoro.

Ma dicevo che in tempi molto ristretti si è dovuto decidere oltrechè sul profilo programmatico di fondo, anche sulla collocazione futura con l’appello dei garanti che cita esplicitamente il Gue e, dopo la scelta di Sel, il richiamo a stare in Parlamento con Tsipras. E poi sul nome, con il dibattito rapido ma aspro sulla presenza della parola sinistra. Non perché la lista non sia di sinistra per composizione e contenuti, ma perché, si è detto, la mission fondamentale è la lotta per l’altra Europa e la ricostruzione della sinistra è cosa che ne può essere facilitata ma non premessa, anche perché la stessa parola sinistra ha conosciuto una svalorizzazione nella percezione popolare. Che non significa abbandonarla ma partire dalla sua rivalorizzazione. Ho sintetizzato i temi che sono stati propedeutici ad una scelta che è stata tutt’altro che indolore e che è comunque discutibile. C’è stato poi da decidere la composizione delle liste e questo ha visto un’altra scelta non facile tra un modello assembleare che non pareva il più opportuno per la dimensione dei collegi elettorali e la struttura delle assemblee stesse, quello della concertazione tra soggetti e quello, scelto, della possibilità per chiunque di avanzare candidature motivate lasciando la scelta ai garanti, previo un passaggio nel comitato operativo della lista che si andava costruendo.

Ci si è affidati alla fine al modus operandi proposto sin dall’inizio e cioè a quello di un ruolo centrale dei garanti, convalidati anche dalle decine di migliaia di firme dell’appello, come soggetto capace di determinare quel processo di nuova unità, in cui conta sia il nuova che l’unità, che altre volte, da ultimo con la vicenda di cambiare si può, era stato rovinosamente fallito. E’ evidente che questo schema è sicuramente discutibile ma sta di fatto che ha consentito un risultato importante. Anche le liste, 73 nomi scelti fra i circa 200 proposti, appaiono belle e ricche con molte e molti esponenti di tantissime lotte che pure in questo Paese continuano ad esserci. E’ servito a che ciò fosse possibile darsi una regola un po’ draconiana, e anche questa discutibile, come quella che ha stabilito che non fosse candidabile chi negli ultimi 10 anni avesse avuto ruoli politici di primo piano e presenze istituzionali e di governo fino al livello regionale. C’è dietro questa regola l’esigenza di favorire un ricambio e una assunzione di responsabilità collettiva per lo stato in cui siamo.

Come dicevo non è che siano mancati problemi o quelli che possiamo chiamare anche errori. Non tutte le opzioni politiche e culturali si sono sentite rappresentate nel processo e nelle stesse liste. Alcune discussioni sono state molto accese e alcune fratture si sono create. Sta di fatto che il processo però è partito con un’ampia partecipazione e con riscontri positivi anche nei sondaggi. Mano mano si è andata anche definendo una strutturazione con un comitato operativo centrale e moltissimi comitati locali. Nel comitato operativo alle originarie presenze di quanti erano espressione del rapporto con i garanti e dei firmatari si sono integrati i contributi che arrivano da movimenti e partiti che hanno aderito al progetto e alle sue forme. E le stesse liste hanno visto una integrazione, se non perfetta, adeguata, con figure che, con o senza tessere di partito, assolutamente prevalenti le seconde, hanno una loro consistenza individuale e relazionale. Nei territori in molti casi si è partiti da riunioni autoconvocate dai firmatari dell’appello e anche lì si è andati integrando con le altre realtà collettive e mettendosi all’opera subito per la campagna delle firme. Non si possono certo sottacere gli attriti che in tante, ma non in troppe, parti del territorio si registrano tra i partiti e la società civile o tra i partiti tra loro, per stare a definizioni semplificate. Comunque il punto imprescindibile è che le firme ci devono essere!

Vivendo l’esperienza da dentro il comitato operativo tocchi subito con mano i problemi che l’impresa ti propone. La discussione identitaria, cioè sulla natura del progetto, sul suo rapporto con la vicenda europea e con quella italiana, la relazione con le prospettive future, passano dalla dimensione del dibattito tra di noi a quella di doversi misurare con una campagna elettorale che per noi è cominciata subito. Sul campo la questione degli spazi di sovranità della lista, rispetto agli stessi soggetti che l’appoggiano, è assai più concreta che teorica. E devi far fronte a temi che vanno oltre i 10 punti di Tsipras. Vai cioè dall’irrompere della crisi ucraina a quello di Renzi. E allora ti cimenti, ritrovi nessi e relazioni che apparivano perduti, utilizzi prestigio e competenze, sai che non puoi non prendere parola e lo fai.

Basterà? Sarà sufficiente a convincere, ma anche a respingere gli attacchi di chi ha ormai come schema di comportamento il fatto che va impedita l’esistenza di qualsiasi cosa si voglia mantenere alternativa? Riusciremo a fare qualche passo in avanti sulla costruzione di quella dimensione europea che ci ha mossi? E si ridarà anche una prospettiva alla sinistra italiana? Non so rispondere, e ho quasi paura a farlo tante le sconfitte che mi pesano e di cui avverto anche la responsabilità diretta. So però che dobbiamo provarci e che mi convince più di ogni altra cosa l’idea di darci come priorità la dimensione europea e la connessione sentimentale, e politica, di cui ho parlato. Non stiamo a fare una rappresentanza al Parlamento né un partito, stiamo a dare il nostro contributo contro questa maledetta austerità che uccide i nostri popoli. Poi se anche grazie a questo si tornerà in Parlamento europeo o rinascerà una sinistra in Italia, tanto meglio.

 

*Associazione Altramente,

già capogruppo Prc al Parlamento europeo

Annunci

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Annunci

Sostieni CAMBIAILMONDO

Dai un contributo (anche piccolo !) a CAMBIAILMONDO

Per donare vai su www.filef.info e clicca sull'icona "DONATE" nella colonna a destra in alto. La pagina Paypal è: filefit@gmail.com

Restituire la sovranità agli elettori: firma la petizione

Inserisci la tua e-mail e clicca sul pulsante Cambiailmondo per ricevere le news

Segui assieme ad altri 1.342 follower

LINK consigliati

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Blog Stats

  • 739,228 hits

ARCHIVIO

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: