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Diritti sociali diritti umani, Europa, Italia, Migrazioni

Prof. precari a Parigi, Francia condanna Farnesina. Che non applica la sentenza

di Lorenzo Galeazzi e Thomas Mackinson | da Il Fatto Quotidiano
Nel 2011 il Tribunale transalpino obbliga l’Italia a reintegrare gli insegnanti licenziati dall’Istituto italiano di Cultura e a risarcire i contributi di dieci anni di precariato illegittimo. Ma gli Affari esteri continuano a non dare esecuzione al pronunciamento nonostante le sollecitazioni dei colleghi del Quai d’Orsay 

I due professori, come il resto del corpo docente impiegato in rue de la Grenelle, lavora con contratti di prestazione d’opera rinnovati ogni sei mesi. Fino al 2001, quando l’Istituto italiano di Cultura di Parigi ricorre a un escamotage che si rivelerà fatale: affida i contratti degli insegnanti a un’associazione privata che figura così come intermediario in modo da non far figurare nessun rapporto diretto fra i lavoratori e l’ente.

Ma Oltralpe non si scherza con il diritto del lavoro e gli ispettori del Fisco francese ci mettono solo pochi mesi a scoprire il trucco: l’Associazione culturale Vitalia altro non è che una società paravento creata ad hoc per consentire all’Ambasciata d’Italia a Parigi (che ha il controllo diretto dell’Istituto di Cultura) di evadere gli oneri fiscali e previdenziali.

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La situazione si trascina fino al 2003, quando l’allora ministro degli Esteri Franco Frattini nomina, tramite il meccanismo dei “chiara fama”, direttore dell’Istituto parigino Giorgio Ferrara: regista, ma soprattutto fratello di Giuliano, l’Elefantino direttore del Foglio. Assunto l’incarico, il neo-direttore non vuole sentire ragioni e prende una decisione drastica: dall’oggi al domani interrompe i corsi lasciando a casa gli studenti, ma soprattutto gli insegnanti. La vicenda fa scalpore: perfino Le Monde e Liberation criticano la decisione sottolineano il suicidio di una scuola che aveva raggiunto la cifra record di 850 iscritti e un giro d’affari superiore al milione di euro. E, come a Bruxelles, gli allievi non sono ragazzi, ma intellettuali, facoltosi diplomatici e funzionari con la passione per il Bel Paese.

I docenti a quel punto reagiscono nei modi più diversi. Alcuni si rassegnano, altri colgono l’occasione per fondare una propria scuola di italiano con professori e studenti lasciati a casa da Ferrara. Ma non Cioffarelli e Tirone che invece vogliono andare fino in fondo. Così portano dieci anni di contratti al Tribunale francese del lavoro per rivendicare il riconoscimento di un vincolo di subordinazione derivante dall’impiego reiterato e continuato della loro professionalità.

Gli ex datori di lavoro, Ambasciata e Farnesina, sono con le spalle al muro e si costituiscono in giudizio cercando in tutti i modi di disinnescare l’attività della magistratura parigina. Cercano di far passare l’Istituto culturale come rappresentanza diplomatica e l’insegnamento dell’italiano comeattività sovrana di pubblica utilità: insindacabile da un tribunale straniero. Ma il giudice non la beve e il 7 novembre 2011 condanna l’Italia a reintegrare Mimmo e Sergio e a risarcirli dei contributi mai versati con cifre che variano dai 45 ai 50mila euro.

Storia finita quindi? Per niente, perché, e arriviamo ai giorni nostri, lo Stato italiano si è semprerifiutato di applicare il pronunciamento del giudice.

Loro malgrado, Cioffarelli e Tirone scoprono così di essere finiti al centro di un mezzo incidente diplomatico, col ministero degli Esteri francese che il 9 ottobre 2012 invia all’ambasciatore italiano,Domenico Magliano, una nota ufficiale con la richiesta di esecuzione delle sentenza emessa un anno prima.

Ma nulla si muove e oggi come allora quella liquidazione è una controversia internazionale ostaggio delle decisioni della Farnesina che su trincea dietro il silenzio e lo scaricabarile. Dice di non saperne nulla l’attuale direttrice dell’Istituto Marina Valensise, sorella del segretario generale degli Affari esteri nominata per via politica sotto la Tour Eieffel. Dovrebbe essere lei a reintegrare Mimmo e Sergio, ma, quando per caso a un vernissage se li trova davanti, fa scena muta. Poco sa anche il vice dell’ambasciatore Magliano, Domenico La Spina, che giura di essere in attesa di notizie da Roma e di avere fatto ripetuti solleciti caduti nel vuoto.

“Forse perché il nostro caso rischia di diventare un precedente per tutte le situazioni pendenti nel resto della rete culturale. Se lo Stato pagasse, i docenti potrebbero avere qualche speranza”, ipotizzano i due insegnanti. Girano con la sentenza in tasca come fosse il passaporto per una nuova vita. Nel frattempo vivono di lavoretti saltuari: Mimmo ha una pensione sociale e un contributo minimo per l’affitto, Sergio attraversa tutta Parigi per una lezione privata da 30 euroche diventano il buono spesa o il contributo alla bolletta della luce. Seduti a un café di Saint Germain des Prés fantasticano il giorno in cui saranno ripagati i torti. Ancora sognano, forti di una rivincita personale e professionale che è scritta per sentenza. E che solo l’indolenza del loro Paese sta riuscendo a trasformare in una nuova, amara, sconfitta.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/

 

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Discussione

Un pensiero su “Prof. precari a Parigi, Francia condanna Farnesina. Che non applica la sentenza

  1. Commento-lettera ai colleghi Cioffarelli e Tirone

    Cari colleghi, bravi, avete aperto una breccia “pericolosa’” nel muro opaco dell’omertà e dell’indifferenza ma non basta, siete solo due e non state ottenendo un risultato soddisfacente malgrado la “potenza” dell’intervento francese che, purtroppo, non basta a smuovere la “nobile” e elefantiaca istituzione italiana.
    Pero’ c’è da dire che anche in Francia si precarizza a tutto spiano in ambito lavorativo e questo si sa oltr’alpe, fra lupi in fondo non ci si mangia…La sola forza che avete è la diffusione dell’informazione in Italia e anche negli altri mondi paralleli (Mexico, Baires?) dove queste pratiche padronali efferate si attuano da sempre.
    Bisognerebbe creare un movimento degli insegnanti precari nelle strutture consolari e nelle ambasciate, mettersi in contatto con loro e dare scandalo, tanto scandalo che denunci le ipocrisie, i privilegi di “Lorsignori”, la loro incompetenza, la cattiva gestione di fondi dei cittadini italiani che pagano le tasse, quelli che lo fanno…, anche per le nostre rappresentanze all’estero.
    Poi ci sono i deputati i senatori, le associazioni degli italiani all’estero. Io sono molto critica verso questo mondo ma non si sa mai, vale la pena tentare…Non ci spero molto ma bisogna tentare. Scrivete una lettera “salata” ai nostri “rappresentanti” , bisognerebbe coinvolgerli tirandoli per la giacca con le tasche riempite di soldi, nostri, per il loro “lavoro” di assistenza, sostegno etc. etc. alle comunità all’estero e per promuovere le iniziative di diffusione della lingua e della cultura italiane…
    Continuare la protesta fra la gente, fra gli “studenti” anche quelli più semplici dei vostri facoltosi allievi, forse avrete più ascolto e anche un sostegno, indirizzarsi ai sindacati francesi, fare “bordelllo” durante i vernissages, le “conferenze” le manifestazioni pubbliche commemorative delle feste e glorie nazionali, con manifestazioni, cartelli, permanenze, etc.
    Per ora mi sembra tanto lavoro ancora da fare, non vi scoraggiate. Un augurio e bravi, avete fatto benissimo.

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    Pubblicato da Maria G. Vitali-Volant | 17/04/2014, 09:35

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