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Ritornare alla sovranità della moneta?

Risposta (seria) a una leggenda metropolitana (non seria). [Giulietto Chiesa]

Signor Chiesa. Io le volevo chiedere, se mi dice chiaramente, se lei ha interesse a RITORNARE alla sovranità della moneta. E ridare al popolo il potere decisionale e la libertà. HO BISOGNO di saperlo. Probabilmente sono io che non capisco. Ma non vorrei ritrovarmi a dovere votare Salvini della Lega. Essendo questi signori palesemente collusi con la ‘ndrangheta sarei costretto a scegliere di eliminare il male peggiore. Detto questo, lei è un uomo di cultura. Ha la conoscenza reale dei fatti. E solo un UOMO con molto coraggio e molta fortuna può far qualcosa per il futuro dei nostri figli. Perché stiamo parlando di sopravvivenza. Le dico di piu. Io nazionalizzerei. E nella mia pazzia, sono disposto a mangiare erba. Se DEVO essere schiavo, lo sarò per dare una vita migliore alla gente, non ai soliti 10 multimiliardari nel mondo. Io la ringrazio. E spero vorrà chiarirmi la sua posizione togliendomi ogni dubbio su chi seguire e chi indicare per cercare di smuovere queste coscienze di pietra. Appesantite da 40 anni di disinformazione e di educazione controllata.

David Berkovitz

Caro David, con tutta la chiarezza necessaria le dico che non possiamo “ritornare” là dove non siamo mai stati. Il popolo italiano non ha mai avuto, veramente, alcun potere decisionale reale, nemmeno da quando è rinato come repubblica democratica. Siamo nati nella NATO, che era ed è uno strumento mediante il quale tutte le decisioni essenziali attinenti alla nostra sovranità sono state subordinate al “Grande Fratello”. Certo abbiamo avuto, strappata con i denti e l’intelligenza, una Costituzione democratica. Che ci ha permesso di difendere alcune prerogative democratiche e sovrane, ma che non ha invertito i rapporti di forza. E, quando il popolo ha cominciato a pesare, le classi dominanti, con l’ispirazione attiva del grande alleato, hanno cambiato il terreno di lotta, trasferendolo, con il terrorismo presunto “rosso”, dalla politica alla violenza armata. Dal rapimento e uccisione di Moro in avanti è stato attuato il programma della P2. Oggi ne vediamo le ultime propaggini esecutive. Cioè siamo stati sconfitti tutti, come popolo. Più che un ritorno alla sovranità popolare io parlerei oggi di un ritorno alla democrazia, che abbiamo perduto. Questa è la risposta seria.

Ma lei mette insieme due cose diverse. Una delle quali è la leggenda metropolitana del “ritorno alla sovranità monetaria”. Perché la chiamo leggenda? Perché trovo comico parlare di sovranità monetaria in un paese che non ha mai avuto una vera sovranità nazionale. Una sovranità monetaria senza sovranità nazionale è un’illusione. Certo, fino al 1981, avevamo una Banca Centrale pubblica, formalmente sovrana. La moneta prodotta, e prestata allo stato, era “italiana”. Ma noi eravamo totalmente dentro il sistema occidentale. Ed esso era – come lo è oggi – dominato dal dollaro. Dunque l’idea della sovranità monetaria non può essere disconnessa dal contesto politico in cui essa si deve esercitare. Poi le cose cambiarono, in peggio, e la Banca Centrale venne sostanzialmente privatizzata, diventando simultaneamente “indipendente” dal potere politico. E, nel nuovo contesto, la sua dipendenza dai mercati esterni divenne pressoché totale. Fu in quel periodo che il debito pubblico dell’Italia si moltiplicò per dieci, mentre noi pagavamo gli interessi al tasso imposto da WallStreet. L’euro arrivò dopo, e peggiorò ancora la situazione. Ma se si pensa che il “ritorno” alla sovranità monetaria si possa fare “semplicemente” uscendo dall’euro, temo che sia un’illusione, comunque impraticabile. La questione – come ho spiegato nel mio libro “Invece della catastrofe” – concerne i rapporti di forza. Sono loro, i banchieri universali, i più forti. Tanto forti da avere preso il potere in Europa. Chiedere di uscire dall’euro è o un puro flatus vocis, oppure è dargli la possibilità di farlo quando e se farà loro comodo, per poi dirci che lo hanno fatto perché lo chiedevamo noi.

Io, come lei, non voglio essere schiavo. E non voglio nemmeno mangiare erba. Appunto per questo non m’illudo di poter riconquistare il potere riconquistando la moneta. Il potere lo si riconquista cambiando i rapporti di forza politici e sociali, non cambiando la moneta. Loro lo sanno fare molto meglio di noi. L’unico posto dove possiamo essere più forti di loro è dove potremo difendere i nostri territori, intendendo per “territorio” prima di tutto la nostra mente. È lì che abbiamo perduto la vera sovranità, come lei giustamente scrive nell’ultima riga della sua lettera.

(17 febbraio 2014)

Fonte: http://megachip.globalist.it/

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Discussione

Un pensiero su “Ritornare alla sovranità della moneta?

  1. Certamente Lei ha ragione Sig. David. Io vivo in Venezuela, a Margarita da piú di vent’anni. Ora non lavoro piú perché sono pensionato dall’Italia. Ma vorrei esprimere una riflessione: quando venni qui, con tanti progetti, tutti falliti, dopo due anni mi sono messo a insegnare, infatti ho una laurea italiana frequentata a Padova. Bene a 56 anni ho insegnato in una universitá privata di Margarita, Italiano e Diritto della Comunitá europee. Poi per alterne vicende della vita mi hanno chiesto di entrare nel 2008 nella “Universidad experimental de la Fuera Armada” UNEFA. É la istituzione civico-militar di Venezuela, celebre in tutta America Latina. Lá ho insegnato fino al mese di luglio del 2013. Relazioni Internazionali, filosofia e italiano. Le dico questo perché in Italia non avrei potuto insegnare nemmeno da giovane in una universitá, ma qui mi hanno accolto a braccia aperte. Senza domandarmi se sono chavista o dell’opposizione, anche se personalmente sia pure in maniera critica sono con il processo. Ció che sta succedendo in questi giorni é un cliché giá visto e sconfitto dal popolo nel 2002 con il presidente Chávez. La storia dell’opposizione qui ripete sempre con gli stessi parametri golpisti. A differenza dell’Italia, dove la borghesía ha costituito imprese ed é stata nazionalista, qui é una borghesia parassitaria e di rendita. Quanto all’Italia é indispensabile che il popolo prenda in mano le redini del proprio destino, come qui, forse un popolo meno colto dell’italiano, ma con appassionata lotta contro i mali del paese: cultura, povertá, equitá sociale. Questa tensione ética non la sento tra gli italiani residenti in Italia e mi sento preoccupato perché parte della mia nostalgia é proprio il mio paese d’origine, che ho visitato nel 2007 e non l’ho affatto riconosciuto. Mi sono sentito in un altro pianeta o meglio in un paese sconosciuto senza prospettive e senza tensione etica e morale. Perdoni lo sfogo, ma avevo bisogno di esprimere, sia pure fatto in fretta e di getto le mie emozioni e le mie disillusioni dell’Italia.

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    Pubblicato da Ugo Biheller | 20/02/2014, 16:14

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