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I polli di Renzi

renzidi Roberto Musacchio
Renzi ha vinto. Questo dato di fatto è indubitabile, aldilà del numero degli elettori. Ha vinto riuscendo, insieme, sia  ad esprimere una reale egemonia, come si sarebbe detto un tempo, sia “spiazzando” i suoi competitor, e cioè mettendo insieme quelle che, sempre usando espressioni del nostro mondo antico,  si chiamano mossa del cavallo e capacità corsara.

L’uso della terminologia non è casuale per questo articolo. La mia idea infatti è che quella cassetta degli attrezzi, quella della vecchia storia comunista, sia passata di mano e non a caso. Sconfitti infatti sono gli ultimi eredi di quella che fu una gloriosa tradizione. Non c’è dubbio che nella vittoria di Renzi, per i suoi numeri quantitativi e qualitativi, la certificazione di questa sconfitta è fortissima. Ciò che rimane della classe dirigente che fu comunista è ridotta ad estrema minoranza. Una parte di essa, in forme per altro cospicue, transita nelle fila del vittorioso; che riesce a sommarla al riemergere dal minoritarismo e dal reducismo di quella che era la componente democristiana. Renzi vince ovunque, nelle terre eredi del comunismo e in quelle bianche.

Naturalmente la sua non è una mera sommatoria, anzi. Il suo consenso è cementato e gonfiato dallo spirito di rottamazione e dal cambio generazionale, dal bisogno di vittoria, dalla capacità di riplasmare i materiali messi a disposizione dalle culture in crisi e della crisi. Cavalca l’anticasta, rilancia il maggioritario e il bipolarismo senza se e senza ma, carica a testa bassa le larghe intese, anche se bisognerà vederlo alla prova dei fatti.  Punta tutto su una modernizzazione che appare datata, molto neoblairiana, ma che si ripropone con una sua flessibilità come quando attacca le forme più manifestamente stupide dei dogmi europei. Conquista ampiamente quello che è stato chiamato il popolo del centrosinistra, con una espressione che è stata usata in una forma quanto mai generica e politicamente approssimata.

Questa forza di fondo lo rende capace di egemonia e insieme di grande capacità di movimento. Non c’è dubbio che in questo abbia sbaragliato chi gli si è posto contro. E lo ha fatto anche attraverso scelte che hanno spiazzato. Prima di tutte quella di decidere di correre per la segreteria del Partito. Frutto di una contingenza, la strada di Palazzo Chigi per ora sbarrata, trasformata in una sfida vincente. Se fin qui era valso lo schema per cui agli ex Pci andava il partito mentre gli altri erano candidabili a premier, schema che ha trovato la massima espressione nel prodismo, Renzi rompe il tabù e dà l’assalto direttamente alla casamatta e la espugna. L’effetto schockante di questo avvenimento credo sarà enorme, ancor più di quello che già oggi appare, perché viola la sacralità del santuario, del luogo ancora inteso come depositario dell’effettivo primato della politica. Quello che appare in tutta evidenza è che un’erede della Dc se ne appropria e sconfigge gli eredi del Pci non sul posizionamento, il ruolo di governo, ma sul piano della politica e di occupazione dello spazio preposto ad essa. Io non credo che questa lettura sia esaustiva della realtà e cioè che Renzi sia semplicemente un neodemocristiano, anzi. Eppure questo aspetto, e cioè quello di una vittoria sul campo della politica, di un figlio, sia pure alla lontanissima, della cultura democristiana, colpisce e rimanda ad altre epoche in cui si è manifestata questa egemonia DC nell’interpretare la modernizzazione, a partire da De Gasperi.

Ma quando dico che Renzi non è semplicemente un neodc, lo dico guardando anche ad altre mosse che ha messo in campo sullo scacchiere, come quella di aprire all’ingresso del PD, il suo PD, nel Partito socialista europeo. Renzi mostra in questo di aver ben colto lo spazio che ha di fronte, che è diverso da quello che si sarebbe potuto trovare in altri Paesi europei, ma che comunque usufruisce dei materiali che il contesto in costruzione della nuova Europa offre. Altrove il popolarismo ha condizionato i socialisti nello spirito delle larghe intese costituenti: penso ad esempio alla egemonia attuale della Merkel in Germania. Qui da noi Renzi si appropria direttamente del PD e, se ne può esser certi, ne farà testa di ponte, e di ariete, per una nuova trasformazione del socialismo europeo verso i lidi democratici e filoamericani. Trova spazio fertile nella crisi, identitaria e politica, grave del socialismo europeo, che qualcuno semplicisticamente aveva circoscritto agli epigoni della terza via, che per altro furono politicamente vincenti a loro modo, e che in realtà si è resa più drammatica con la  costruzione dell’Europa neoliberista. Anzi probabilmente Renzi sarà meno fedele, e ottuso, esecutore della governance e proverà a muovere magari in direzione di una correzione anglofila, e filoamericana, dell’attuale egemonismo tedesco.

i polli di renzi

Renzi dunque vince. E perdono gli altri e in particolare gli eredi di una certa cultura politica che, come dicevo, Renzi ha saputo riattrezzare per sé, mentre loro la hanno in realtà ridotta a una sorta di bignami che ne ha ucciso gli elementi vivi. Qui c’è la lunga parabola della storia del PCI che si dovrebbe finalmente ripensare. Come sia sopravvissuta l’idea che una cassetta degli attrezzi, dall’egemonia alla doppiezza, potesse sopravvivere rompendo in radice con la sua ragion d’essere e cioè il cambio radicale della società, si sarebbe detto un tempo, la Rivoluzione. Ora, io sono convinto tra l’altro che non tutti gli attrezzi di quella cassetta fossero di pari valore d’uso, per non dire morale. La doppiezza ad esempio non mi ha mai convinto. Ma non c’è dubbio che porla al servizio di una politica che andava nella direzione opposta, e cioè verso l’edificazione dell’Europa liberista, con la rottura del vecchio compromesso sociale, è stata una operazione suicida. E’ valsa ad esempio nei Paesi dell’Est per le vecchie nomenclature riciclate. Ma qui porta agli esiti attuali. In questi anni gli eredi della vecchia cassetta degli attrezzi l’hanno usata per maneggiare pensieri opposti a quelli che l’avevano forgiata. Dal maggioritario, alla centralità governi sta, passando per meritocrazia, privatizzazioni, liberalizzazioni e arrivando all’austerità. Sempre continuando a pensarsi però “eredi di..”

La cosa ancora più grave è che hanno pensato che quell’essere “eredi di” avrebbe mantenuto loro la connessione sentimentale, o il governo, del “loro” popolo. Che in realtà nel frattempo diventava qualcosa del tutto diverso, impastandosi con le culture della crisi. Qualcosa che Gramsci avrebbe saputo analizzare e interpretare con quello che chiamava spirito di scissione, per indicare il bisogno di confrontarsi seriamente, e non populisticamente, con le culture di massa. Ma che anche un fine analitico della italianità come Manzoni avrebbe saputo leggere meglio. Meglio cioè di quello che hanno fatto i competitor di Renzi, i suoi polli per giocare con una metafora manzoniana. Quelli che lo hanno contrastato da dentro il PD e quelli che, in particolare negli ultimi anni, hanno provato a condizionare il PD abbracciandolo in nome della vecchia cassetta degli attrezzi. Entrambi, da dentro e da fuori, naturalmente con elementi diversi, hanno assunto sempre più quel quadro di riferimento culturale, dal maggioritario alla centralità del governo, che li ha messi fuori gioco a fronte della superiorità strategica e tattica di Renzi.

Naturalmente anche coloro che hanno provato a stare fuori dalla gabbia dei polli non si sono salvati dall’essere spennati quasi fino all’ultima piuma. Sconfitto il tentativo di resistenza che fu proprio degli anni seguiti allo scioglimento del Pci e che hanno avviato l’attuale fase non si è riusciti a replicare in forme e modi adeguati alla bisogna.

Oggi, però, la esigenza si ripropone, in tutta evidenza. Pensare di restare nella gabbia di Renzi pensando di avere nella cassetta degli attrezzi una qualche chiave per uscirne mi pare insensato. Per uscire da quella gabbia però occorre con tutta evidenza una nuova cassetta degli attrezzi che nasce da una critica radicale della consunzione della vecchia ma anche del dotarsi di qualche nuovo arnese. Come ad esempio quelli che vengono da quei movimenti, ma anche da quelle culture politiche, che hanno provato ad attrezzarsi in questa nuova fase. Comunque se anche i polli di Renzi, lo dico con affetto, provassero a parlarsi invece che continuare a litigare, non sarebbe male.

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Discussione

12 pensieri su “I polli di Renzi

  1. Sarà Renzi, oltre che buon attore e inventore di idee necessarie per cambiare, anche un politico ?

    O sarà uno degli innumerevoli politici italiani, buoni a far discoirsi e teatro ?

    Ulrico Reali

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    Pubblicato da Ulrico Reali | 09/12/2013, 15:21
  2. Il linguaggio della critica specie se é avversaria, trova sempre una ragione per ingoiare il rospo. A mio avviso, Renzi ha un carisma nella presenza e nel lingaggio arrichito dal senso di fratellanza che é sempre mancato in Italia, sia a destra come a sinistra, per non menzionare il centro o meglio il fondo schiena che ha sporcato il Paese con danni molto gravi che si ripercuotono nel tempo. Naturalmente alludo alla Democrazia Cristiana, impastata con la Chiesa e all’alleanza con il Partito Ombra, entrambi Partiti del Diavolo i quali ridotti in poltiglia, riescono ancora a fare danni.
    Naturalmente il carisma non basta perchè i pericoli esercitati dalla muffa umana diffusa nei Partiti, sono pronti a reazioni contrastanti per demolire i programmi del nuovo leader.
    La soluzione sarebbe di eliminare immediatamente l’erba malvagia che occupa poltrone immeritate con rimunerazioni immeritate, prima che essi possano reagire al cambiamento da lungo tempo auspicato dalla cittadinanza.
    Anthony Ceresa.

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    Pubblicato da Anthony Ceresa Milano Italia | 09/12/2013, 16:46
    • Domanda : A che servono i politici in Italia ?

      Nel parlamento sono entrati, nel dopoguerra, migliaia di politici. Chi ce li ha mandati ? I partiti, quelli che, da più di due anni, non appaiono credibili agli elettori.

      Quali attività nei partiti ? Una moltitudine di gente dei partiti si impegna a fondo, prima delle elezioni, nella cooptazione, con comparaggio, di nuovi adepti, scelti con il criterio di fedeltà e accettazione del “sistema”, con tutte le sue menzogne e finzioni, in pratica si tratta spesso della Commedia dell’Arte Politica.

      I giovani aspiranti agli ottimi stipendi non sanno, in gran parte, cosa sia la gestione d’eccellenza, l’esperienza professionale (quella tipo Monti e suoi ministri). Ma hanno una laurea in tasca (non tutti) ed il vocabolario delle chiacchiere nella borsa. Qualcuno è condannato, ma è proposto dai partiti anyway.

      Dai risultati recenti – necessità di passare la mano ai tecnici – si vede quanti guai han fatto al Paese, i politici. Guai che avremmo evitati, se avessimo eletto gente presentata da Gruppi di Rinascita Civile, con garanzia di esperienza eccellente. Ma il popolo è capace di organizzarsi ? Vedere quante iniziative civili, fermatesi per strada…

      Eletti dai partiti, praticamente, gente non controllata da nessuno. Chi li elegge dovrebbe controllarli, gli elettori ? Ma come, visto che i politici fanno sceneggiate, raccontano false verità, cosi ben dette che sembrano vere ? Principi viziati, approfittano delle loro posizioni per fare inciuci, talora trattare in stanze chiuse affari che non si sa. Ma quanto occorre risolvere problemi che aspettano la soluzione da un lustro…., allora chiamiamo i “tecnici”, cosi evitiamo il fallimento !

      Quelli fra i politici che incontrano a Bruxelles altri rappresentanti europei, si accorgono che gli altri sono meno pagati e più capaci (salvo eccezioni). Talora gli Europei guardano con sospetto i nostri politici, li giudicano per quel che sono (che, con il tempo, si vede).

      E Monti ci ha chiesto di segnalare gli SPRECHI ! Eccone uno, mastodontico, signor Presidente : gli SPRECHI stanno per divenire il primo prodotto italiano… ! ! Ecco cosa succede ad un popolo che non fu mai EDUCATO dalla P.I. !

      La verità sui politici italiani, la han detta illustri personaggi :

      http://www.corrierecaraibi.com/RUBRICA_SPECIALE_URealist_101011_Vecchia-storia-sempre-attuale.htm
       
       
      E’ questa, signori la realtà italiana :

      L’Espatriato
      ulrich33@orange.fr

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      Pubblicato da Ulrico Reali | 10/12/2013, 15:00
      • Mi pare che lei parta dal pressuposto che civismo in in eterno presente, che i partiti e le organizzazioni di massa di un tempo fossero la stessa cosa dei partiti attuali, che deputati e senatori che allora arrivavano dalla Resistenza, dalla guerra, dalle lotte per la terra e per il lavoro fossero tutto sommato la stessa cosa di quelli odierni, che la selezione della classe dirigente agli albori della repubblica avvenisse per cooptazione e non fosse anche espressione dei territori.
        Su presupposti così fallaci non può che uscire un’analisi monca.

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        Pubblicato da Simone Rossi | 13/12/2013, 11:11
      • Rispondo alla frase “pressuposto che civismo in in eterno presente, che i partiti e le organizzazioni di massa di un tempo fossero la stessa cosa dei partiti attuali, che deputati e senatori che allora arrivavano dalla Resistenza,”.

        Non parto affatto da detto presupposto. E’ malinteso, io concordo col fatto che i politici del dopoguerra erano persone capaci e pochissimi rubavano (lo stato ital. si è raramente difeso dagli imbrogli dei politici, forse perché infiltrato..).

        Ma, vivendo in un Paese avanzato d’Europa e lavorando in tutta Europa, ho osservato quanto segue :

        FLESSIBILITA E EVOLUZIONI DEL BEL PAESE
        (GLI ULTIMI ANNI DEL XX SECOLO)

        Nei secoli, tante invasioni. Gli Italiani furono costretti a cambiare spesso padrone, condizioni di vita, garanzie e diritti. Successe quindi che si adattarono, presero alcuni caratteri, rimasti poi nel DNA. Adattarsi al nuovo padrone, non contrastarlo, evitare conflitti. Gli Italiani di oggi, davanti agli altri Europei, mostrano poca simpatia per la fermezza e la chiarezza.

        E per questo che oggi in Europa si riconosce agli Italiani una grande flessibilità. D’altronde,
        se non avessimo avuto nel passato lontano spirito di adattamento e flessibiltà, avremmo dovuto avere, per esistere, forza, disciplina ed eserciti paragonabili a quelli degli invasori. Non credo ne abbiamo avuti.

        La flessibilità é certo un vantaggio rispetto agli altri europei, in un mercato competitivo, che evolve rapidamente. Purtroppo la nostra grande flessibilità, unita ad una talvolta limitata coerenza, debole spina dorsale, ha avuto anche conseguenze negative. Negli ultimi quaranta anni ci siamo velocemente adattati a nuovi usi e costumi. Le evoluzioni le ho risentite pressappoco cosi.

        1. ANNI 60-70. Ancora diffusi i comportamenti abbastanza corretti nella società. La corruzione già esiste, ma non si é ancora diffusa ovunque. Essa é nascosta, ma cerca di espandersi nelle stanze del potere. La facciata del potere é la gestione del Paese e la lotta contro il comunismo. Dietro la facciata, l’affaripolitismo (=commistione di affarismo privato e politica) si diffonde e contribuisce a sostenere partiti politici e relative correnti.

        2. ANNI 80-90. La diffusione a macchia d’olio della corruzione e dell’omertà nelle gestioni del potere nazionale, locale e degli enti di stato continua. Alla fine del secolo non ci sono organi istituzionali indenni dall’inquinamento in espansione. Persino la giustizia é colpita. Qualcuno comincia a dubitare che essa sia super-partes.

        3. La larga e rapida diffusione, dappertutto, della corruzione, fa cambiare i comportamenti. La gestione frequentemente scorretta del potere per fini di parte é ormai ben conosciuta dal grande pubblico. I comportamenti scorretti o delittuosi non vengono più nascosti. Si confessa pubblicamente che le tangenti servono al partito o alle sue correnti. Ma l’affaripolitismo per arricchimenti personali é ancora nascosto.

        4. Vengono alla luce, sempre più numerosi, i casi di uso del potere per scopi delittuosi. Contemporaneamente, forse a causa della incapacità (o non volontà) della giustizia di perseguire i colpevoli, si diffonde il senso dell’impunità di chi sta al potere. In certi ambienti, essere cooptati dal potere politico comporta l’accettazione dell’affaripolitismo privato. Contemporaneamente diminuisce il numero di cittadini che protestano e si scandalizzano nello scoprire gli usi scorretti del potere.

        5. Appare chiaro che la % di gestori della cosa pubblica o degli enti statali che svolgono realmente il proprio ruolo diminuisce. Si diffonde l’idea che la carica pubblica o l’elezione non comporta necessariamente impegno né grandi obblighi inerenti al proprio ruolo.

        6. La dietrologia, le manovre, i colpi bassi fra clans diversi, divengono comportamenti diffusi. Per i funzionari pubblici di alto calibro gestire l’ente o il servizio di cui si é (nominalmente) responsabile diviene sempre meno importante. Conservare la propria fetta di potere, restare a galla, é la preoccupazione prevalente.

        7. Colla istituzione della Comunità Europea, le merci cominciano a passare le frontiere e nei Paesi della U.E. inizia la competizione. Produttori di beni e servizi devono fare fronte ad una competizione più accanita e difficile. In tale quadro economico divenuto complesso, i sistemi di produzione e vendita più efficienti emergono. Fra i Paesi della U.E., l’Italia si distingue per alcuni fattori particolari del suo quadro sociale, che hanno un impatto sulla competitività.

        Eccoli:
        – l’assenza di volontà e capacità organizzative, la diffusione dell’improvvisazione (causa ed effetto della confusione in aumento) in un mercato sempre più complesso creano difficoltà agli imprenditori.
        – la difficoltà di realizzare i programmi pubblici previsti fa cambiare il quadro economico e quello pubblico. Si vive sempre di più alla giornata, i programmi divengono solo indicativi. Le promesse non si possono mantenere. Gli obbiettivi dichiarati si dimenticano.
        – sparisce il valore “responsabilità del proprio operato”. Si diffonde a macchia d’olio il vecchio (ma una volta nascosto) uso di selezionare la classe dirigente per allacci personali. Il merito e l’esperienza, formalmente in auge, divengono in pratica valori dimenticati. L’unica cosa che conta ormai: conoscere un VIP potente.

        Conclusione. E ora di dire la verità. Se restiamo come siamo, se non realizziamo che bisogna cambiare, riconosciamo che siamo un Paese in via di sottosviluppo !
        L’ Espatriato
        Antonio Greco
        LA DECADENZA DEL BEL PAESE
        DA TANGENTOPOLI AL……. SOTTOSVILUPPO ?

        Comincio’ cosi, dopo la guerra.

        La cintura era troppo stretta, bisognava soprattutto mangiare. E occorreva cominciare ad appagare i primi desideri. Il fascio, con le sue strutture, non dettava più legge. Tutti i cittadini si rimboccarono le maniche, e la ricostruzione ando’ avanti. Il Paese poté mangiare, commerciare, produrre e inventare nuovi bisogni. Anche guardando i boys americani. L’industria del mattone trascinò i consumi.

        Intanto sulle pedane delle piazze, nuovi oratori insegnavano la democrazia. Fra loro molti meridionali, usi a gestire famiglie e affari con paternalismo, compari aiutando. La gran parte di quelli che erano arrivati alla fine della guerra e del fascismo, erano entusiasti, avevano voglia di costruire, erano in buona fede. Ma alcuni, infilatisi nei palazzi del potere parlando democrazia, iniziarono a tessere le fila degli affari fra amici, servendosi del sottobosco culturale in agguato. Per scopi privati o di clans, iniziarono a condizionare i partiti, ognuno dei quali alzava una bandiera diversa, ma sempre democratica. Iniziarono i traffici di influenze, i negoziati di corridoio, usarono un esercito di galoppini di collegamento fra i vari palazzi del potere, mercanteggiarono in angoli bui di stanze segrete voti e prebende. Furono creati associazioni, sindacati, industrie del parastato. File di aspiranti gerarchi del fascio sparirono. Come era già successo altre volte, chi ebbe più fiuto, per meglio scalare le nuove strutture, gonfiò il numero di chi asseriva essere stato dall’altra parte.
        Enormi file di “resistenti” si crearono, i quali avrebbero un giorno avuto diritto ad un occhio di riguardo, o come minimo ad una raccomandazione. Era tale il numero, che qualcuno chiese: “ma allora, chi era fascista ?”

        Presero il potere in alcuni ministeri certi politici, con nuovi comportamenti, capaci di condizionare, trafficare , intermediare poteri e percentuali, nell’interesse proprio e del proprio clan.. Chiamiamolo affari-politismo, commistione di affarismo privato, o di clans, e poteri politici. Sciascia scrisse che la mentalità mafiosa si estese dalla Sicilia verso il Nord con una velocità di 100 km/anno. I settentrionali in gran parte non si occuparono di quanto avveniva nei palazzi del potere politico. Curarono i loro commerci e potenziarono nuove attività, svilupparono l’industria privata. Inventarono un nuovo tessuto produttivo, con comportamenti circa mittle-europei.

        Intanto si ristrutturarono nuovi poteri pubblici, nazionali e locali, che rilevarono le briglie che erano state dei gerarchi del fascio. Lo stato intervenne nell`economia. Nei nuovi palazzi del potere prevalevano gli uomini di legge, i quali spesso avevano una limitata conoscenza delle realtà sociali, ma una ottima conoscenza delle strutture dello stato. I nuovi politici, nel fare piccole e grandi carriere, diffondevano le loro abitudini, usavano parole democratiche nelle assemblee e stilavano spesso accordi di mutua assistenza. Sulla base di scelte politiche, ma non solo, si formarono in alcuni partiti correnti e clans. Gruppi solidali presero il potere in alcuni partiti che gestivano il Paese. Una volta installati in posizioni di comando, i gruppi di potere intavolarono negoziati con gli imprenditori che producevano ricchezza e beni di produzione. Gli appalti pubblici furono gestiti con metodi sempre più “mediterranei”. Le percentuali di ritorno divennero talvolta criteri di scelta nelle assegnazioni dei contratti importanti. Gli impresarii, in genere gente del Nord, si indignarono, ma poi, da Italiani svegli e adattabili, capirono la musica che si andava diffondendo e impararono a suonarla. All’inizio le grosse tangenti erano l’eccezione, ma in circa un decennio divennero la regola. Tangentopoli sembra nata nei palazzi romani, ma si estese facilmente anche alle più sperdute province.

        La incapacità dei piemontesi, dalla fine ‘800, ad educare l’Italia appena formatasi, ad avere comportamenti europei o savoiardi, si rivelo’ alla fine del `900 un boomerang per il Paese. Il quale fu quindi facilmente permeabile, soprattutto durante la ricostruzione, alla corruzione diffusa, da Roma, da alcuni VIPs installatisi nei palazzi romani.

        Il livello dell`Italia sociale, a fine secolo, e troppo degradato. Lontano da quello europeo, esso si avvicina a quello sudamericano. Il sottosviluppo é dietro la porta. O é gia arrivato ? Forse ci conviene aprire gli occhi !

        Un membro della commissione europ. ha detto che l’Italia è ingestibile come Bulgaria. Concordo !!

        Ulrich Realist
        ulrich33@orange.fr

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        Pubblicato da Ulrico Reali | 14/12/2013, 18:46
  3. Questa vittoria è patetica, come patetico e dolcissimo è l’intestardirsi di uomini e donne di sinistra nel credere ancora, credere ciecamente, voler riproporre il passato, fare un lavoro di memoria votando “in memoriam” in fondo è un canto funebre, perché il nuovo eletto segretario ha solo annunciato, evocato fantasmi e progettato un futuro migliore, cosi’ come si prometteva il paradiso a chi comprava le reliquie in epoche antiche.Canto di estenuazione, di sfibramento, di disgusto, ma canto o peana che il segretario intona come un allegro boccaccesco personaggio ridente. Un neo li’ e l’altro là, come le dame del secolo dei Lumi e dei libertini, libertineggia suggerendo e inventando soluzioni per un paese che non c’è, che non è quello reale dove migliaia di giovani, di lavoratori (cosa, chi sono, dice il segretario dietro il ventaglio) di piccoli e medi imprenditori (cosa fabbricano, nastri, merletti, rubans???) si suicidano, partono, abbandonano tutto e tutti. Un canto di morte ma lui niente, è sempre contento, e non ci riesce a fare il serio neanche quando parla della Sardegna distrutta, delle fabbriche vuote, delle case che diveneranno patrimonio delle banche, etc…E contento, il segretario, cocco bello di mamma sua, chè ha solo stravinto e il suo entourage già si fa avanti e che la festa cominci. A noi la zuppa!!! Chi sono? Li conosciamo tutti, niente è nuovo ma tutto è stato ridorato come la carrozza di Cenerentola, che poi diventerà la zucca di sempre. Il suo discorso di insediamento non è come quello di Blair ma è un prodotto di marketing casalingo e neanche di un grande esperto di vendite. Tutto quello che ho avuto il piacere di leggere nell’articolo cosi’ ben scritto e argomentato di cui sopra, non è stato scritto per lui ma per il suo avatar, o per il sogno di una cosa, e la cosa è il SEGRETARIO, personaggio pirandelliano oggetto della ricerca degli attori nel teatro quasi vuoto della politica italiana. Stiamo cercando tutti il nostro autore, il responsabile, colui che ci farà recitare la parte fino in fondo e il nuovo piccolo segretario dalla faccia di pupo e di Pupo, a volte Arlecchino e sempre Zanni si muove, balbetta, offende, attacca, “smargiassa”, incanta e seduce ma prima o poi si accenderanno i riflettori e tutti vedranno il re nudo seduto nella sua Ferrari uscendo di soppiatto dalla porta d’ una Firenze gremita, affollata, scrigno rinascimentale di un Rinascimento che non vedrà mai più il giorno. Ora affronterà il drago, i problemi, la realtà in cui vivono i suoi elettori (non lui cosi’ coccolato e osannato dai “nuovi” dirigenti di un partito che non c’è), cercherà di, mentirà, lavorerà per, minimizzerà, inciucerà, filerà di soppiatto, inventerà storie, venderà prodotti fasulli, veri, contraffatti, ovvero farà la politica di sempre in un Paese che ha inventato la Commedia dell’arte e l’arte della commedia.

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    Pubblicato da Maria G. Vitali-Volant | 09/12/2013, 19:22
  4. I miei grandi complimenti, per questo sketch cosi vero ! !

    Ulrico Reali

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    Pubblicato da Ulrico Reali | 10/12/2013, 15:03
    • Non so, ma lei ha trovato comico il mio commento? Eppure ho parlato di canto funebre, come altri in questi giorni, ho cercato di disegnare le ombre e i chiaroscuri di un affresco alla Buffalmacco e al cimitero celebre, gli innocenti siamo noi tutti. Forse non ci sono riuscita. Forse sono troppo ferita per lo spettacolo. Più passano i giorni dall’insediamento del sig. Renzi e più i membri della nuova segreteria si levano le maschere con: idiozie, banalità, slogans, sospetti di collusione con mafia, insulti ai giornalisti ma soprattutto, navigano tutti , compreso il capo che sforna à haut débit metafore tipo “l’Italia è come la Bella addormentata…l’Italia ce la puo’ fare chè è forte!!!! etc. -in una stupidità pregnante i loro interventi. Guardi che ieri era meglio una giovane donna di Forza Italia, per senso e coerenza, che un membro della nuova segreteria del PD.Giovane dandy in cravatta (fuori i forconati con look da strada erano molto più coerenti con la Storia) da Bruno Vespa che affidava alla storia tesi di una povertà intelllettuale da paura (sa io mi ricordo certi vecchi interventi, del vecchio Lombardo Radice, di Foa, di Guttuso, etc… ma erano i tempi di berta, ora ci sono i giovani, un vero rinnovamento, i giovani dirigenti che non sanno che cos’è la dirigenza chè sono diretti perché ignoranti e quindi da, impreparati e paurosi come sono, si rendono e sono manipolabili ….) Qui di nuovo non c’è nulla, solo repliche di bassa levatura. Il PD si sta suicidando, questo è gravissimo. La recente classe dirigente copia, male, Berlusconi e i suoi accoliti. Renzi scopiazza con impegno -che dovrebbe dedicare ad altro – ma l’originale lo supera. Non bisogna pero’ pensare che gli italiani siano tutti stupidi. Io credo che il PD si troverà spiazzato dalla realtà e dalla storia, quella vera, e che si compia la sua volontà, noi andremo avanti verso una nuova democrazia, modello Toqueville? Forse.Leggere anche per confortarci, Il vero Segretario Fiorentino, quello della Mandragola e di tutto il resto, leggere e meditare

      Mi piace

      Pubblicato da Maria G. Vitali-Volant | 11/12/2013, 13:22

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