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USA-G20: Ostacoli crescenti sul fronte siriano e su quello del dollaro

di Tito Pulsinelli (Caracas)
Gli Stati Uniti non hanno la legittimità, tanto meno la copertura del diritto internazionale, né il consenso necessario per sanzionare o punire un Paese sovrano, ignorando l’ONU. La scorciatoia di stringere i tempi, e l’artificiale accelerazione per evitare la delibera dell’ONU, da esibizione arrogante di forza sta palesandosi come un sotterfugio di corto respiro. In Siria non sono possibili soluzioni militari. Sono alle spalle i tempi in cui gli USA potevano imporre i propri diktat e procedere come un rullo compressore contro chiunque gli resiste. Stanno cambiando i rapporti globali di forza. Finora, “prima dell’attacco, il gorilla primate  a stelle e strisce si batte il petto e lancia urla laceranti, in modo che il nemico possa… scappare (1). Adesso, invece, non scappa e lo sfida, sommando alleanze poderose, impensabili in altri tempi.

Le coalizioni dei giustizieri occidentali sono sempre più rachitiche e la loro superiorità tecnologica bellica perde colpi. I radar e vettori anti-missilistici forniti dalla Russia, hanno reso impraticabili per più di due anni i cieli della Siria al\l’aviazione della NATO e Israele. Putin ha minacciato che -qualora fosse necessario- è pronto a fornire all’alleato siriano e a Teheran anche il sistema S-400. Vale a dire il gioiello difensivo finora inviolato e inviolabile.

Non c’è soluzione militare, senza mettere in conto lo scenario d’una guerra generalizzata che coinvolgerebbe anche la Giordania, Israele, Turchia, Libano e Iran, o l’uso di bombe atomiche israeliane. Il maldestro Kerry ha divulgato che “alcune nazioni arabe” si faranno carico delle spese militari, pertanto non peggioreranno il troppo declinato livello di vita della plebe occidentale. Però Arabia saudita e Qatar sono ora più esposte che mai ad essere bersagliate dai missili ed aviazione dell’Iran, e destabilizzate dal furore dei movimenti popolari sciiti.

Sul “fronte del dollaro”, invece, il vertice del G20 è stato preceduto da un summit dei premier del BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) in cui hanno deliberato la creazione di una Banca dello Sviluppo, con un capitale iniziale di 50 miliardi di dollari. Abbinato ad una Fondazione delle Riserve di Divise provvisto di 100 miliardi di dollari (18 miliardi forniti dall’india, Brasile e Russia; 5 miliardi dal Sudafrica e 41 miliardi dalla Cina). Questa decisione scaturisce dalla necessità di disporre di alternative al FMI e Banco Mondiale, dominati dagli USA e dal dollaro.

Obama rifiuta l’incontro con il presidente della Federazione Russa, ma il Papa Francesco, in una lettera a Putin, (qui) asserisce che “Il contesto attuale, altamente interdipendente, esige una cornice finanziaria mondiale, con proprie regole giuste e chiare, per conseguire un mondo più equo… il G20 per l’anno in corso ha assunto l’impegno di consolidare la riforma delle organizzazioni finanziarie internazionali e di arrivare ad un consenso sugli standard finanziari adatti alle circostanze odierne”. Il Vaticano si schiera contro l’assolutismo del dollaro e l’obsoleto retaggio di Bretton Woods, e riconosce la realtà del multipolarismo.

Il blocco sudamericano Unasur ha messo nell’agenda del prossimo vertice presidenziale di regolare il reciproco interscambio interno con le rispettive monete nazionali, prescindendo dal dollaro.

L’insieme degli elementi di questo quadro configurano una serie di difficoltà crescenti in vari settori, che confermano la perdita dell’egemonia assoluta degli USA sul terreno geopolitico, militare e monetario. L‘egemonia relativa impone soluzioni negoziate e mettere da parte radicalismo e le impraticabili vie di fatto prive di legittimità, foriere di discredito. In Egitto, dopo cotanta “primavera”, si intravede il ritorno del neonasserismo e del nazionalismo, con l’appoggio confermato a Damasco e la chiusura del Canale alla flotta militare anglosax.

 Il Brasile, da parte sua, ha annunciato la sospensione della visita della presidente Rousseff a Washington, dopo che la CIA è stata sorpresa con le mani nella marmellata. Hanno le prove dello spionaggio ai danni di tutti gli alti dignitari durante la recente visita del presidente del Messico a Brasilia. Spiati brasiliani e messicani, presidenti compresi.

(1) Analista russo Nikolaj Starikov

Fonte: http://selvasorg.blogspot.it/

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