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Siria: La sospettosa fretta di Obama

di Tito Pulsinelli (Caracas)
USA, FRANCIA e INGHILTERRA SCALPITANO PER DIVENTARE  L’AVIAZIONE DI AL-QAEDA – 
Fretta, troppa fretta, spinta fino all’estremo di fare a meno (o aggirare?) i risultati dell’indagine che stanno svolgendo gli esperti dell’ONU a Damasco, sull’uso delle armi chimiche. USA, Francia e Regno Unito sembra che vogliano -soprattutto- evitare che gli esperti dicano chi ha usato le armi chimiche.

Troppo simili a quelle “armi di distruzione di massa” che stanno ancora cercando in Iraq. Perché tanta fretta? Se sono sicuri che Damasco le ha utilizzate, perché mai Assad avrebbe sollecitato all’ONU l’invio di una missione per indagare? E perché, proprio quando gli esperti sbarcavano all’aeroporto di Damasco, il governo siriano avrebbe avuto la brillante idea di usare ancora le famose armi chimiche?  Netanyahu mostra sensibilità e prova dolore per la morte di poveri arabi uccisi dal gas (sic).

Carla del Ponte, la giudice che condannò Milosevich all’Aja, è convinta che a far uso del gas sarin siano stati gli antigovernativi anti-Assad (leggi Qui e Qui). 

USA, Regno Unito e Francia hanno sempre agito al margine dell’ONU per imporre un “cambio di regime”, senza riuscirvi con operazioni soft tipo “primavere arabe”. L’impossibilità di bombardare impunemente, a causa dei sistemi di difesa antiaerea (radar e missili) forniti dalla Russia, obbligò a un passo indietro. Rimase solo la strategia di addestrare, finanziare e armare milizie irregolari, bande armate o gruppi dichiaratamente terroristi. L’alleanza spericolata con gli estremisti dell’islam politico o i nostalgici del califfato, dopo due anni e mezzo non ha dato i risultati desiderati.

Assad è in sella, la popolazione fa quadrato contro i terroristi stranieri e la Siria è rimasta il bastione anti-sionista, conservando la sua multietnicità e multireligiosità.

La fretta di Obama non riesce ad occultare il tonfo in Egitto, che sancisce la fine prematura e ufficiale della “primavera araba”, e l’impossibilità del Grande Medio Oriente, sogno condiviso con Bush e neocons. Il patatrac egiziano, la fuoriuscita ingloriosa dall’Iraq e Afganistan, l’evanescenza del negoziato per arrangiare in qualche modo la questione palestinese, la fuga di Snowden con effetti esplosivi a scoppio ritardato, impone che si parli della Siria, in dosi forti, e che si cali qualche carta in questa partita d’azzardo.

Gli USA e i vassalli d’Europa, con Turchia, Sauditi e Qatar, vogliono inasprire e rendere più distruttiva la guerra irregolare da loro patrocinata da ormai due anni e mezzo. La nazione che ha lanciato due bombe atomiche su due città giapponesi non ha l’autorità morale di giudicare e sanzionare nessuno. Ancor meno senza una pezza d’appoggio fornita dall’ONU e liberamente interpretata. Non ha credibilità,  tanto che il ricorso alla forza bruta non è più un deterrente paralizzante. Non con la Siria, non con quei Paesi che contano su alleanze importanti.

Concretamente, la punizione non può ambire ad diventare invasione, né campagna prolungata o mareggiata di bombardamenti aereo-navali. C’è da rimuovere l’ostacolo russo,  che ha reso impossibile alla NATO disporre del cielo (free fly zone) e bombe a volontà (Libia).

Ieri, Obama parlava con più senno di “inviare segnali forti”. Non è che non voglia fare di peggio, è che non gli è possibile. L’Iran ha avvertito che l’attacco alla Siria renderà Israele un suo obiettivo militare.

Il progetto di innescare la miccia d’una guerra civile generalizzata tra sunniti e sciiti, che permetta di sganciarsi dal Medio oriente, è assai problematico. Israele non è in grado di fare il gendarme solitario. La semina sistematica del caos non garantisce affatto di poter schierare nel mare della Cina le forze in via di ritiro.

La Russia è tornata con forza nel Mediterraneo – di cui controllerà la parte orientale – con il ruolo di protettrice dei cristiani e delle minoranze religiose ed etniche, degli Stati laici sovrani, nemica dell’estremismo dei nuovi califfi. E’ diventata imprescindibile per la stabilità di quell’area.

Obama ha bisogno urgente di qualche risultato, sia pure spettacolare o mediatico, perché senza un’intesa con Putin, nel suo immediato futuro, avanzerà l’impeachment per aver condotto una guerra contro la Libia senza l’approvazione del Congresso.

Fonte: http://selvasorg.blogspot.it/2013/08/la-sospettosa-fretta-di-obama.html

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