da Internazionale – Il premio Nobel per la pace è pronto a scatenare l’ennesima guerra a stelle e striscie. Una tradizione per ogni Presidente che si rispetti, dai tempi della Seconda Guerra Mondiale in avanti, con la sola eccezione di Carter. Dalla Guerra di Corea, al Vietnam che impelagò tutti i presidenti fino a Nixon, per poi proseguire con Panama e Grenada (Reagan), Iraq (Bush I), Kosovo (Clinton), Iraq e Afghanistan (Bush II). Insomma, parliamo del paese che da oltre 60 anni rappresenta una costante minaccia alla pace mondiale.
Ovviamente, tutti i conflitti erano più che giustificati, ci mancherebbe. Per esempio la guerra in Vietnam iniziò dopo che le navi americane furono attaccate nel Golfo del Tonchino. In Kosovo l’Alleanza Atlantica intervenne dopo il ritrovamento di una fossa comune con 41 cadaveri. E come tutti sanno, l’intervento contro Saddam nel 2003 fu provocato dalla costruzione di armi di distruzione di massa da parte del dittatore iracheno. Peccato che, in realtà, si sia sempre trattato di motivi prefabbricati a Washington e dintorni per giustificare la guerra: navi affondate da fuoco amico, cadaveri raccolti, cambiati d’abito e risepolti insieme per mostrare le bestialità dei serbi (e solo le loro), fialette piene d’acqua mostrate con sprezzo del ridicolo all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Ed ora tocca alla Siria. Prima una campagna martellante sui bambini vittime di guerra, come se i bambini iracheni o afghani avessero avuto una vita migliore sotto le bombe a stelle e strisce. Ed adesso l’uso di armi chimiche. Peccato che non sappiamo chi le abbia usate. Seconda Carla del Ponte è sicuro che i ribelli abbiano armi chimiche. Mentre non c’è alcuna prova che il regime di Assad le abbia usate – i morti trovati pochi giorni orsono potrebbero essere vittime degli stessi ribelli o di bombardamenti che abbiano colpito depositi di armi chimiche.
Ci vorrebbe una inchiesta indipendente, come quella accettata dal governo siriano. Ma a Washington non ci pensano neanche. Nel 2003 l’inchiesta sulle armi di distruzione di massa ridicolizzò la propaganda americana. E quindi ora Obama mette le mani avanti: troppo tardi per un’inchiesta, meglio fidarsi dei dossier della CIA.
E poi, in fondo, le armi chimiche sono solo la goccia che fa traboccare il vaso, i massacri avvengono da ormai due anni e non sono più tollerabili. Naturalmente, il fatto che gli USA ed i loro alleati sauditi abbiano lautamente finanziato i ribelli con armi e aiuti, contribuendo in maniera decisiva a destabilizzare il paese e a prolungare la guerra, non è una variabile importante. Anzi.
L’importante ormai, è agire, ed al più presto. Per far vedere che gli USA esistono ancora. Non sanno cosa fanno – lasciano a Turchi e Sauditi il controllo politico della regione, appoggiano la Primavera Araba ma anche la repressione egiziana – ma almeno ci sono e sono ancora in grado di sganciare bombe. Quel che succederà dopo, con gli estremisti islamici al potere a Damasco, in fondo, non è affar nostro. Forse.














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