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Bergoglio, Francesco I°, peronista ecumenico. (Ancora sul Papa argentino)

papa-cristinadi Adriana Bernardotti (Buenos Aires)
Passato il brivido iniziale, e le prime reazioni di stupore e incertezza davanti all’elezione a Papa del gesuita definito da Nestor Kirchner “capo spirituale dell’opposizione politica”, il Governo argentino ha cambiato i toni, riaccomodato posizioni, e si appronta a vivere una stagione non esente da rischi. Ieri, in un gesto pieno di simboli, Papa Francisco ha ricevuto la presidente Cristina Kirchner, il primo mandatario di Stato che ha potuto vedere il Papa.

Le agenzie parlano di un incontro protrattosi per oltre due ore, con pranzo nel privato delle stanze romane e scambio di regali. Il souvenir portato da Cristina porta l’accento nazional-popolare: un poncho e un completo per bere il mate, realizzato da una cooperativa promossa dall’”Argentina Trabaja”, il fiore all’occhiello dei programmi sociali del Governo coordinato dalla Ministra-cognata Alicia Kirchner e spesso sotto la mira critica della Chiesa. Quello del Papa richiama traguardi e missioni del suo ministero: una maiolica con l’immagine di San Pedro e la copia del documento della V Conferenza Episcopale Latinoamericana del 2007, da lui presieduta, dove si tracciano le strade pastorali per la Chiesa nel continente.

Sin da quando è uscito al balcone di Piazza San Pietro, il Papa argentino si è rivelato un leader nella comunicazione con le masse e un maestro nel linguaggio dei gesti. Il pastore umile ha parlato faccia a faccia coi romani e seducendo loro si è conquistato il mondo intero.

Un vero peronista”, hanno cominciato a segnalare alcuni dirigenti anche dell’ala sinistra e movimentista del kirchnerismo, sfumando le prime affermazioni che ponevano tutto l’accento sulle accuse di connivenza di Bergoglio con la dittatura e sulle posizioni politiche nettamente critiche dell’ex Arcivescovo di Buenos Aires lungo il corso dei governi di Nestor e Cristina. Un peronista di destra, comunque, che avrebbe militato in Guardia di Hierro, l’organizzazione degli anni ’70 che si proponeva come custode gelosa della dottrina peronista dalle derive marxiste… Niente da obbiettare, in ogni caso, visto che altri uomini di questa provenienza fanno oggi parte del Governo.

Forse in questo passaggio autobiografico si trova alcuna spiegazione degli enigmi che inquietano il mondo attorno al nuovo Papa, come suggerisce un articolo del giornale vicino al governo Tiempo Argentino. Guardia de Hierro, il gruppo ispirato all’organizzazione fascista rumena omonima fondata dall’ultracattolico Cornelieu Codrenau, si configurava come una specie di loggia con disciplina marziale, una specie di centrale o incubatrice di quadri politici con regole d’obbedienza e rigore intellettuale che si conformava bene allo spirito di un gesuita. Secondo le testimonianze raccolte, il “padre Jorge” avrebbe aderito a questo gruppo nel 1972, essendo già un sacerdote ascendente nell’ordine gesuita. Postulando l’ortodossia nel partito peronista, l’organizzazione affermava l’equidistanza dal “Fronte Rosso” (i Montoneros) e dal “Fronte Nero (Comando de Organización y Concentración Nacional Universitaria– fascisti, estrema destra peronista).

Seguendo questa interpretazione, sarebbe in questo ambiente politico che si produce l’incontro di Bergoglio/Guardia di Hierro con l’ammiraglio della Giunta Militare Emilio E. Massera, che spiega molte ambiguità del suo comportamento in quegli anni oggi sotto i riflettori.

Nel 1974 Bergoglio collocava alla direzione dell’Università gesuita El Salvador (USAL) due suoi compagni di Guardia di Hierro. Negli anni della dittatura che comincia con il colpo del 1976, questo ateneo sarà il rifugio di molti docenti marxisti licenziati dalle università pubbliche, ma anche l’istituzione che avrebbe conferito all’Almirante Massera il dottorato honoris causa nel 1977. Questa conferimento accademico sarebbe niente di meno che un riconoscimento per la liberazione dal campo di sterminio ESMA dei due sacerdoti gesuiti Yorio e Jalics, mesi prima, sotto richiesta di Bergoglio e attraverso negoziazioni condotte da dirigenti di Guardia di Hierro. Nasceva anche lì un vincolo politico che avrebbe condotto alcuni militanti dell’ex Guardia di Hierro ad aderire al movimento politico populista di destra che a suo tempo cercò di organizzare l’ascesa di colui che voleva diventare il nuovo Peron.

“Terza posizione allo stato puro, quello sembra il principio che Bergoglio ha scelto per se stesso. Terza posizione per la politica. E anche per i crimini contro l’umanità commessi dai militari durante l’ultima dittatura. Una terza posizione tra i diritti umani e la repressione. Come se la teoria dei due demoni fosse confluita in una sola tonaca”, sintetizza, l’autore dell’articolo (“Guardia de Hierro. La organizacion politica en la que milito Francisco”, di Ricardo Ragendorfer Tiempo Argentino, 17/03/2013).

Bergoglio è dunque un conservatore ma dotato da tutte le virtù peroniste per rapportarsi con gli umili, per muoversi nel territorio e affrontare in prima persona i problemi sociali, come dimostra il suo lavoro nelle villas miseria (favelas), con le vittime di tratta o i tossicodipendenti. Un peronista dottrinario della terza posizione, che ha anche altre virtù – molto esaltate dall’opposizione – che entrano inevitabilmente in collisione con lo stile kirchnerista di confronto politico serrato, nella logica amico/nemico di stampo settentista. Le virtù delle “tre P” come afferma il governatore della Provincia di Buenos Aires Daniel Scioli, il peronista alleato-nemico di Cristina che aspira alla successione presidenziale: “In momenti difficili sia a livello personale che istituzionale, ho ricevuto aspre critiche per continuare ad incontrarlo, ma lui mi trasmetteva la pazienza, la perseveranza e la prudenza, che è la formula delle tre P“.

L’opposizione ha festeggiato dal primo momento il Papa, convinta che la scelta dello Spirito Santo è un segnale divino che preannuncia la svolta politica che da sola non è in grado di imprimere in Argentina. Sempre giocando con messaggi e simbologie, la destra vede l’occasione di fare cerchio attorno alla figura di Bergoglio e il kirchnerismo capisce che questa volta il rischio è altissimo.

Il sindaco di Buenos Aires Mauricio Macri ha chiamato questa notte ad una veglia animata da concerti per attendere l’assunzione, con l’obelisco illuminato con i colori vaticani che ricordano anche il giallo del suo partito. Alle tre di mattino è arrivato a sorpresa il messaggio di Papa Francisco via telefonica alla Piazza di Mayo gremita: “Avete cura uno degli altri, dei bambini, della natura. Dialogate, non fatevi del male, non vi scannate e avvicinatevi a Dio”.

Nastri papalini avevano esibito nei giorni scorsi anche militari e torturatori nelle aule dei tribunali dove sono chiamati a rispondere per i loro crimini.

In effetti, proprio sulla decisione del Governo di riaprire i giudizi contro i militari derogando le leggi di “riconciliazione” nazionale approvate durante i governi di Raul Alfonsin e Carlos Menem (“Obediencia debida” y ”Punto Final”) è nato il conflitto Kirchner-Chiesa.

Nel maggio 2004, quando si compiva un anno della gestione di Nestor, la Conferenza Episcopale Argentina presieduta da Bergoglio emetteva il documento “Abbiamo bisogno di essere nazione”, dove si dichiarava che “il passato ci pesa” per incoraggiare la riconciliazione nazionale. Ciò significava – sottolineava allora il quotidiano conservatore La Nacion – una dura obiezione alla politica di revisione della violenza politica degli anni ’70 guidata dal Presidente. Inoltre, Bergoglio approfittava del Tedeum del 25 Mayo – il tradizionale appuntamento nella Cattedrale Metropolitana nel giorno dell’indipendenza al quale assiste il Presidente della Repubblica –  per fustigare indirettamente il Governo tramite un’omelia nella quale criticava l’intolleranza, chiedeva più dialogo politico e metteva in discussione “l’esibizionismo e gli annunci stridenti” (La Nacion, 27/5/2004).

Da quel momento i Kirchner hanno rotto il protocollo e non hanno mai più assistito ad un Tedeum del Cardinale Primate; nemmeno hanno gradito gli incontri di Dialogo Sociale promossi dalla Pastorale Sociale presieduta da Mons. J. Casaretto, un altro spazio scomodo perché utilizzato per criticare i risultati delle politiche sociali del Governo denunciando le statistiche ufficiali e sostenendo invece l’esistenza di alti indici di povertà in Argentina. Da ricordare anche il conflitto attorno al vicario castrense Mons. Antonio Baseotto nel 2005, espulso dal Governo per le sue dichiarazioni gravissime contro il Ministro di Salute (dovute alla posizione di quest’ultimo a favore della depenalizzazione dell’aborto e di una politica di promozione degli anticoncezionali) e sostenuto invece dalla Conferenza Episcopale.

Il Cardinale Bergoglio, da parte sua, sempre ponderando la necessità di dialogo e conciliazione, ostentò più volte la sua concordanza con l’opposizione, come nel conflitto con i produttori rurali per l’incremento delle tasse sulle esportazioni (2008), allacciando vincoli stretti con molti politici e sindacalisti. Al contempo si oppose attivamente alle misure più innovatrici del Governo: dalla nomina di giudici progressisti nella Corte Suprema, alla legge sul matrimonio ugualitario per coppie dello stesso sesso (approvata nel 2010), o all’applicazione dell’ivg nei casi eccezionali consentiti dalla legge, assumendo un ruolo di promotore dei cortei e di manifestazioni contro le riforme.

Con un popolo molto sensibile alle figure potenti e carismatiche i rischi sono palesi. E’ da aspettarsi una crescita della pratica religiosa e assieme a questa, che la predica della Chiesa contro alcuni progressi conseguiti o da conseguire trovi maggior eco di quello finora raggiunto. Sarebbe ad esempio il caso della promulgazione della legge sull’aborto che giace in attesa in Parlamento, anche se su questo punto sono coincidenti le opinioni dell’ex cardinale argentino e l’attuale Presidente.

Esiste il timore che l’influenza vaticana imprima una svolta politica verso destra nella Regione, memori tutti dell’esperienza di Papa Wojtyla per l’Europa dell’Est, ma anche, senza grossi cambiamenti di segno politico, di una decelerazione nelle riforme progressiste.

Forse, come a Perón, cercheranno di tirargli la tonaca da tutte le parti…

Per cominciare Cristina è uscita serena, quasi raggiante dall’incontro, conquistata anche lei dal suo carisma. Lui le ha parlato della “Patria Grande” dell’America Latina, complimentandosi con la capacità di coordinamento regionale delle attuali dirigenze del subcontinente. Lei le ha chiesto la sua intercessione nell’annoso problema della decolonizzazione delle Malvinas, sul quale lui si era espresso in modo contundente come capo della Chiesa argentina.

Ci sono quindi anche speranze. Non di poco conto risulta il fatto che l’elezione di Jorge Bergoglio implica la perdita d’influenza in Vaticano della cricca gestita da Esteban Caselli, l’ex ambasciatore di Carlos Menem ed ex senatore italiano per il PdL, che durante più di 15 anni ha filtrato i rapporti dell’Argentina con la Santa Sede grazie ai suoi vincoli molto stretti di amicizia e interessi con il cardinale Leonardo Sandri e con lo stesso cardinale Angelo Sodano.

In queste ore sono emerse voci che la prima beatificazione di Papa Francisco sarebbe per Carlos Murias, francescano scomparso nelle carceri della dittatura militare argentina, per il quale il cardinale Bergoglio aveva chiesto la canonizzazione al Vaticano nel 2011. Il verificarsi di questa proposta sarebbe molto più di un gesto, per un Vaticano che non ha voluto mai ricevere le Madri di Plaza di Mayo negli anni che giungevano disperate a cercare il sostegno e l’intercessione del Papa di fronte alle Giunte militari che sequestravano e torturavano i loro figli, per una Chiesa argentina che nella stragrande maggioranza non si è comportata meglio di Jorge Bergoglio.

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