La crisi della socialdemocrazia spagnola non si arresta. È questo il dato più evidente della giornata di voto che si è svolta ieri in Spagna. Nelle elezioni tenutesi nei Paesi Baschi e in Galizia per il rinnovo dei Parlamenti locali, il Psoe ha perso migliaia di voti e una dozzina di seggi. Per i socialisti, che già alle elezioni generali dello scorso anno avevano ottenuto il peggior risultato della loro storia, si prospetta ora il rischio della marginalità política.

PNV in Euskadi, popolari in Galizia

Gran parte dei riflettori erano puntati sulle votazioni nei Paesi Baschi, le prime dopo l’abbandono della lotta armata da parte dell’ETA. In Euskadi a vincere è stato il moderato Partito Nazionalista Basco (PNV) il quale, pur vedendo calare sia il numero di voti che di scranni parlamentari, è risultato la forza più votata con il 35%. Negative sono state le prestazioni delle forze politiche nazionali: il Partito Socialista (PSOE), che governa nella regione dal 2009, ha subito un crollo elettorale senza precedenti pasando dal 30% al 19%. Anche il Partito Popolare (PP), che ha dato in questi anni il suo appoggio esterno all’esecutivo socialista, ha subito una sconfitta, perdendo 4 punti percentuali e attestandosi al 10%. La vera sorpresa del giorno è comunque rappresentata da Eh-Bildu, la coalizione della sinistra independentista che comprende gruppi un tempo simpatizzanti per l’ETA. Bildu ha ottenuto il 25% dei consensi e anuncia una rivoluzione nella lettura della questione basca. Il suo successo è la spia di un consenso verso la scelta dell’abbandono della lotta armata, ma indica anche che con essa non sono decadute le istanze dell’indipendentismo di sinistra.

In Galizia il Partito Popolare si è confermato come la forza política dominante, ottenendo il 45% dei voti e confermando la maggioranza assoluta nel Parlamento di Santiago de Compostela. Anche in questo caso colpisce il calo dei voti dei socialisti, che passano dal 31% al 20%. Così come in Euskadi, anche in Galizia la sorpresa è costituita da una coalizione di sinistra, l’Alternativa Galega d’Esquerda, costituita dai nazionalisti di Anova e Izquierda Unida, che si affermano come terza forza ottenendo il 13% dei voti. In calo l’altra coalizione nazionalista di sinistra, il Bloque Nacionalista Galego, che aveva sofferto la scissione di Anova e che si assesta sul 10% perdendo sei punti percentuali.

Scenario “greco” per il PSOE

Il Partito Popolare prova a cantare vittoria per via del successo del suo candidato galiziano Alberto Núñez Feijóo. In molti, infatti, vedono la sua affermazione come un appoggio alle politiche economiche di Rajoy. Tuttavia il PP deve fare i conti con una perdita di 130mila voti in Galizia e di 20mila in Euskadi, cifre adombrate solo dalla débacle dei socialisti. E la spiegazione della tenuta dei popolari sta proprio in questo fallimento del PSOE. Dal novembre scorso, a fronte di una disoccupazione al 25% e di una grande conflittualità sociale, i socialisti guidati da Alfredo Pérez Rubalcaba hanno adottato la politica dell’“opposizione responsabile” nei confronti di Mariano Rajoy. Lo scenario sembra simile a quello che ha condotto il Pasok in Grecia alla marginalità: i socialisti restano fedeli alle politiche della BCE e agli occhi dell’elettorato appaiono sempre più come una forza poco credibile per rappresentare un’alternativa. In questo contesto sono le sinistre radicali a crescere, tanto che da ieri, sia in Galizia che nei Paesi Baschi, superano assieme  le forze del Psoe. Si tratta di un processo lento, ma i dirigenti di Izquierda Unida non negano di voler ripetere a Madrid ciò che a Syriza è riuscito ad Atene: spodestare il socialisti come principale forza di sinistra.

Nel frattempo la direzione del PSOE non sembra preoccupata. Ok ai cambiamenti, annuncia Rubalcaba, ma senza estremismi. Le elezioni catalane che si terranno il prossimo dicembre daranno una nuova sentenza sulla giustezza di questa politica.

 

FONTE: http://www.ilcorsaro.info/altrove/elezioni-in-euskadi-e-galizia-lo-scenario-greco-del-psoe.html – ALTRAMENTE.ORG

 


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