di Tito Pulsinelli (Caracas)
La “primavera” seminata con molta generosità mediatica ha fatto sbocciare un frutto velenoso a Bengasi. La retorica che ha infarcito le menti occidentali  – l’imperativo categorico è cacciare il tiranno Gheddafi! costi quel costi! – ora è inchiodata ad un aspra evidenza simbolica: la bandiera nera dell’integralismo svetta sulle ambasciate USA del Cairo e di Bengasi.

In Libia è stato trucidato anche l’ambasciatore USA e la sua scorta, la sede diplomatica data alle fiamme. Gheddafisti? No, Salafiti, cioè i beniamini degli inesistenti “comitati rivoluzionari” cari a tutto l’indotto neocolonialista. Non basta creare un deserto e chiamarlo “primavera araba”, per di più usando con insensatezza il forcipe della NATO. Il vuoto lasciato dai ciclici e ricorrenti “tiranni”, prima usati e poi aborriti da Washington, viene riempito dagli oscurantisti e le nazioni sottoposte a vivisezione. Prima bombardate  e poi spezzettate in frammenti etnici, segmentate in numerose contrade confessionali integraliste.

Non imparano dagli errori, insistono a fabbricare dal nulla i nemici del futuro prossimo, per poterli utilizzare (apparentemente) come carne da cannone contro i nemici designati dal Pentagono. L’altro ieri in veste antisovietica in Afganistan, poi in Iraq e ieri in Libia e in Egitto. Sarà così nella Siria del domani?

Guerreggiare contro le rare nazioni arabe laiche, multietniche e multireligiose è una logica immediatista, sempre più suicida. Ridurre la politica internazionale ad agire nell’ombra ai margini dell’ONU e allearsi sottobanco con bande armate foragiate dal regno dell’Arabia saudita e del Qatar, marca le proporzioni dell’involuzione e del declino accelerato del conglomerato della NATO.

Il petrolio, che l’occhio preferenziale di Gheddafi faceva fluire verso l’Italia, oggi va alla BP, alla Total e agli USA. A parte la striscia costiera petrolifera, oggi la Libia è in mano a una trentina di milizie “l’un contro l’altra” armate.

A che cosa è servito l’occultamento della prigionia dei giudici del Tribunale Penale dell’Aja ad opera delle milizie integraliste? L’Europa meridionale è ora fortemente esposta a rischi reali di destabilizzazione ed attacchi diretti, evirata com’è d’una propria ed autonoma politica con l’altra sponda mediterranea.

Ma l’ex signora Clinton e il cavaliere del Sacro Romano Impero – nonchè ministro degli esteri italiano – non se ne danno per intesi e continuano a giocare a mosca cieca. Rilanciano la scommessa in quella lotteria dell’azzardo che è diventata la Siria.

Incuranti di un’altra e ben più rapresentativa “comunità internazionale” riunitasi  a Teheran, dove i 2/3 dei Paesi menbri dell’ONU, condannano le ingerenze clandestine nell’antica terra siriana, e danno il mandato di intermediazione ad Egitto, Iran, Turchia ed Arabia saudita. La Siria viene declassata a problema regionale, e sottratta alle manovre oscure e reiterative occidentali.

C’è qualcosa che non va nella diplomazia atlantista: il Medio Oriente è qualcosa di più di Israele,  e isolare l’Iran è una missione impossibile fino a quando continueranno ad ignore le bombe nucleari presenti negli arsenali di Tel Aviv. Gli ayatollah replicano con agio: energia nucleare per tutti, bombe atomiche per nessuno. E trovano orecchie attente anche al Cairo e Ryad.


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One response to “Libia: Sull’ambasciata USA sventola la bandiera nera degli integralisti”

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