di Roberto Musacchio
Il copione ricalca quello che già avvenne per le prime “ misure salva Grecia “ con una Germania che appare riluttante  a ciò che si sta decidendo. In questo caso, di fronte allo sdoganamento fatto da Draghi all’acquisto di titoli da parte della Bce, è il rappresentante della Bundesbank che, si dice, ha espresso l’unico voto negativo. Ma già la Merkel manda a dire che la BCE è autonoma nel decidere e dunque non dà il segnale rosso.

In Germania si attende il pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legittimità del salva stati ma, nonostante la tradizionale prudenza, la Cancelliera ha continuato a definire quale è a suo avviso lo scenario che deve essere percorso.

E in questo scenario c’è l’integrazione fiscale e bancaria e la modifica del Trattato di Lisbona per adeguare l’ Europa alla nuova realtà che si è andata definendo nella crisi. Il via libera agli acquisti illimitati di titoli annunciato da Draghi può apparire un po’ forte per i tedeschi ma la realtà è probabilmente diversa.

D’altronde il trasferimento di denaro pubblico per intervenire nei salvataggi è stato in questi anni massiccio. Barroso ha parlato in Parlamento Europeo di 6.500 miliardi! La decisione di Draghi poi consta di due parti. E la seconda è quella che va sotto il titolo di “ condizionalità “ e cioè delle stringenti misure cui dovranno sottostare i Paesi che chiederanno di intervenire per limitare il proprio spread.

In sostanza dunque la pratica dei Memorandum diviene ordinaria e vale per tutti. A proposito di Memorandum in questi giorni il Corriere della Sera dava notizia di quella che sarebbe stata l’ultima lettera inviata dalla Troika al Governo Greco in cui tra le altre vi erano indicate le misure per applicare rigidamente ai lavoratori ellenici la Direttiva quadro sull’orario di lavoro che prevede 6 giorni lavorativi con un riposo giornaliero di 11 ore e dunque 13 ore lavorabili!

Ma anche aldilà della particolare protervia verso la Grecia, questi provvedimenti  in assenza, voluta, di una qualsiasi politica economica e di sviluppo a scala europea,  restano necessariamente nel solco delle politiche di austerità volte a determinare una costrizione sociale. Quel poco di ossigeno che si potrà avere con una possibile riduzione degli spread, e dunque degli interessi, sarà consumato dalle ulteriori misure di restrizioni poste dalla condizionalità che colpirà  reddito e welfare, in un quadro che per altro l’Ocse conferma negativo per l’economia.

Per giunta nulla va ad intervenire sulle dinamiche della speculazione finanziaria che sono assai più strutturali di quelle che sono attribuibili alla vulnerabilità  derivante dai debiti sovrani. La traslazione fuori dalle consuetudini di un sistema democratico poi si accelera. La condizionalità rende permanente e continuata l’azione della Troika, Consiglio, Commissione e Banca, nell’indicare e prescrivere le scelte finanziarie, economiche e sociali.

Non a caso è a questa stessa Troika che il Consiglio di giugno aveva affidato la facoltà di proposta in merito alla revisione del Trattato. E colpisce che il Presidente del PE, lo SPD tedesco Martin Schultz, in recenti interviste abbia dichiarato che non ci sono spazi per modifiche del Trattato affidate ad Assemblee Costituenti o allo stesso PE.

A conferma che la modifica, necessaria ad apporre il sigillo alle scelte già fatte, avverrà per via intergovernativa. Cioè, come avvenuto per il Fiscal Compact, neanche con il sistema comunitario ma con quello di un accordo tra governi, da ratificare.

Non è la sola convergenza sul campo tra tedeschi di sponde che dovrebbero essere opposte e che in realtà stanno votando tutto insieme, a partire dal Fiscal Compact. A dire che la Germania non sta lì a subire le scelte. Anche a proposito di Grecia dal fronte Spd è venuto il riferimento ad una sua permanenza nel sistema euro ma sotto forma di area a regime speciale. Formula che fu adottata ai tempi dell’unificazione dell’Est e che comportò sistemi salariali e normativi differenziati che permangono ancora.

Come non è difficile pensare ad un’altra convergenza su una idea di presidenzialismo europeo a chiusura di un cerchio in cui il potere legislativo e decisionale è sommato negli ambiti governativi e non è nelle attribuzioni del Parlamento, che rimane in sostanza consultivo, giacchè la codecisionalità attribuita dal Trattato di Lisbona è sempre più svuotata dai nuovi poteri di governance assegnati alla Troika.

Magari con i socialisti a proporre come massima delle riforme possibili un proprio uomo in testa alle liste nazionali per le europee indicato come candidato ad una presidenza cui andrà con tutta probabilità qualcun’ altro.

In questo continuare ad operare a pezzi, di cui le indicazioni di Draghi sono un altro mattone, e che è l’esatto contrario di realizzare una costruzione organica e democratica, pure intravedere lo scenario che ho descritto non è difficile.

Per le forze che in Italia hanno posto al centro della propria azione di fase la questione spread isolandola di fatto dal contesto, la condizionalità prevista non rappresenterà un elemento dirimente nel proprio orientamento, anzi.

Tanto più che questa condizionalità va verso scelte ampiamente iscritte nelle loro corde e servirà a rafforzare l’abbraccio con la famosa agenda di Monti. Che ormai è destinata a durare non solo politicamente ma perché istituzionalizzata nella sua irreversibilità.

Per tutti coloro, lavoratori e cittadini, che questa condizionalità la subiscono e la subiranno invece sempre più emerge tutta intera la contraddizione in cui stiamo e che si chiama assenza di democrazia. Urge una vera rottura democratica che imponga ciò che è indispensabile e cioè una riscrittura  dell’assetto costituzionale di questo strano soggetto che si chiama Europa nel solo modo che dovrebbe essere concepibile nella nostra era e cioè attraverso un mandato popolare affidato ad una Assemblea o al Parlamento Europeo.


Scopri di più da cambiailmondo

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

7 risposte a “Memorandum per tutti”

  1. Avatar Guglielmo
    Guglielmo

    Caro Roberto, siamo di fronte alla nuova schivitù, le regole che Milton Friedman diede a Reagan e poi dopo tutti i colpi di stato in sudAmerica e ne est europeo. Costruire l’alternativa di sinistra è la risposta ai boiardi della finanza mondiale. buon lavoro. mgz

  2. Avatar cambiailmondo
    cambiailmondo

    Draghi strappa l’arma «anti-spread»: la Bce potrà acquistare in modo «illimitato» debito pubblico a breve termine. In cambio, i paesi interessati saranno vincolati a condizioni durissime. La mossa Draghi riduce all’isolamento l’«integralista» Weidmann, unico a votare contro la decisione. Borse in festa, Italia e Spagna respirano. Ma è peggio il «male» o la «cura»?

    http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/8430/

  3. Avatar cambiailmondo

    La via d’uscita di Capodarco – Controcernobbio nel forum di “SBILANCIAMOCI”
    MARIO PIANTA
    (dal Manifesto del 07.09.2012)

    Domani i ricchi e famosi d’Italia si trovano a Cernobbio, sul lago di Como, per fare affari e pensare alle elezioni.
    Le nuvole sull’Italia sono nere: ieri l’Ocse ha stimato al 2,4% la caduta del Pil nazionale nel 2012. Una piccola schiarita in Europa, con Mario Draghi che dichiara «faremo tutto il necessario per l’euro, che è irreversibile», annunciando il programma di acquisto illimitato da parte della Bce di titoli di stato fino a tre anni, a condizione che i paesi interessati firmino un accordo con il Fondo salva-stati europeo per drastiche politiche di austerità.
    Champagne per la finanza, e Borse tutte in salita.

    Musi lunghi invece tra gli industriali che guardano al crollo della produzione. I guai della Fiat (e il superbonus di Marchionne) li ha raccontati ieri l’articolo di Pitagora sul manifesto e sbilanciamoci.info. I guai di elettronica ed elettrodomestici – raccontati da Marco Alfieri sulla Stampa dei giorni scorsi – sono analoghi. Per Indesit, Electrolux, Whirlpool e piccoli del settore, la produzione è crollata del 40% rispetto a prima della crisi (per l’insieme dell’industria la caduta è del 25%); nel 2003 a lavorare erano 180 mila persone, ora scesi a 120 mila, con 50 mila addetti che sono in cassa integrazione e difficilmente torneranno al lavoro. Peggio ancora nel settore dell’informatica e comunicazione, dove si perdono 20 mila posti di lavoro – soprattutto tecnici e ingegneri – tra Alcatel, Nokia Siemens, Ibm e altre imprese, quasi tutte in Lombardia, quasi tutte filiali di multinazionali straniere in ritirata dall’Italia; è il colpo finale a quel poco che era rimasto dopo la scomparsa di Olivetti, Italtel e altre grandi imprese. Ancora peggio vanno i conti negli altri settori dell’industria.

    Le dimensioni della crisi spuntano ieri all’incontro Jobs4Europe, e la Commissione europea riconosce che in Europa «116 milioni di persone sono a rischio di povertà» e che «il 94% dei lavori creati nel 2011 sono part-time e il 42,5% dei giovani ha contratti a tempo determinato». In Italia invece occhi bendati sul lavoro in un confronto governo-parti sociali in cui non c’è nulla sul tavolo.

    Alle imprese non si chiedono gli investimenti che sono mancati per vent’anni, ai sindacati si chiede di accettare, dopo il taglio delle pensioni e la riforma Fornero, altre riduzioni dei salari e aumenti di flessibilità; l’obiettivo è raggiungere quella «svalutazione interna» che l’Europa chiede ai paesi della periferia: un «modello cinese» di riduzione dei costi per migliorare la competitività di imprese che hanno rinunciato a competere.

    Anche a Cernobbio l’industria parla sottovoce, mentre la finanza siede a capotavola; le banche, dopo il grande spavento della crisi, ora siedono sul tesoretto regalato dalla generosità della Banca centrale europea. A progettare affari sarà così soprattutto la finanza, ma di elezioni parleranno tutti. La questione è chi rappresenterà questa volta i ricchi alle urne. I 10 ministri del governo Monti che con Corrado Passera – secondo il Financial Times di ieri – sono pronti a candidarsi? Ancora Berlusconi? Uno dei tanti frammenti centristi? O la nuova accoppiata ultraliberista tra Italia futura (Luca Cordero di Montezemolo) e Fermare il declino (Oscar Giannino)?

    In ogni caso, la scommessa sarà accelerare sulla crisi. Neanche lo scudo anti-spread annunciato da Draghi riuscirà a dimezzare (come vorrebbe Banca d’Italia) gli spread sui titoli di stato; i conti pubblici continueranno a peggiorare; oggi abbiamo un rapporto deficit/Pil al 2,2%, dovrebbe scendere a zero nel 2013, impossibile con la recessione che fa cadere le entrate fiscali. Così Mario Monti potrebbe chiedere in autunno (insieme alla Spagna) gli aiuti dell’Europa e sottoscrivere il Memorandum di condizionalità richiesto da Germania e Bce. Tagli di spese e tasse, di salari e diritti, privatizzazioni di tutte le attività pubbliche diventerebbero la via obbligata imposta da Berlino e Bruxelles. La scelta alle elezioni del 2013 non ci sarebbe più: pensiero unico e politiche necessariamente uguali per tutti. Il risultato? Sarebbe una depressione senza uscita.

    Ma l’Italia non è fatta soltanto dal 10% dei più ricchi, arricchiti anche nei vent’anni del declino italiano. Le ragioni del 90% si potranno sentire da domani nelle voci delle centinaia di persone, associazioni, esperti e movimenti che da dieci anni Sbilanciamoci! raduna alla «contro-Cernobbio», quest’anno a Capodarco. Anche qui si deve pensare alle elezioni. Non ai candidati, ma ai contenuti.

    Siamo appena in tempo per costruire un programma che fermi la depressione italiana, crei nuovo lavoro, rilanci l’intervento pubblico, difenda il welfare e inizi una grande redistribuzione, tassando la ricchezza finanziaria e immobiliare invece del lavoro. Siamo appena in tempo per cambiare rotta.

    http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/8429/

  4. Avatar Informazione Consapevole

    Ciao,ottimo sito,ricco di contenuti interessanti.Aggiunto ai link del mio blog.Saluti :).

  5. Avatar titus
    titus

    E’ inutile ricamare sullo strofinaccio di Francoforte: non sarà mai cotone nè lino (per le classi subordinate d’Europa)! Mentre gli USA pencolano sull’abisso di 17500 miliardi di debiti, la pallina della roulette continua a girare: ora l’importante è che la Francia e la Germania recuperino buona parte dei capitali con cui le loro banche sono esposte nel meridione d’Europa, poi tutto potrà tranquillamente saltare in aria… Per ora, BCE assorbe e si fa carico del “debito”, così le banche francesi e tedesche minimizzano il loro scoperto…e poi -inizio del 2013?-
    non sarà più un delitto ammettere che l’euro è un relitto e che l’UE è una obsoleta escrescenza del passato..
    Lo sriveranno anche sui quitidiani, in modo quasi chiaro…

    Ma….il 90 e passa %, che farà? Aspetterà qualche sciopero sondacale? O punterà tutto sull’approntamento di un contenitore elettorale “politicamente corretto” e potabile?

    E’ un delitto continuare a far propria la “narrativa” dei banchieri neoliberisti ed anche la terminologia iniziatica da loro usata. Perchè continuare a rimanere sul loro terreno? Credo che sia tempo perso ricamare lo strofinaccio: CHE FARE?

  6. Avatar Giovanni
    Giovanni

    L’Europa è un ircocervo, nato al contrario (prima moneta unica, e zero partecipazione politica e sociale). La “distonia” più evidente è la – doverosa, necessaria, beninteso – austerità, dissociata dall’assunzione di responsabilità e progetti comuni, assenza di condivisione a livello politico, e- ancora più assurdo – assenza di progetti comuni e visione del futuro. Che cos’è l’Europa? chi l’ha capito?Secondo Il corriere di oggi, citando un professionista della Politica[ Napolitano]: “L’Italia non ha un futuro se volta le spalle all’Europa, ma non sarà europea se non coglierà questa occasione per eliminare molti dei VIZI che l’hanno progressivamente allontanata dai principali standard europei.”
    Non c`e` problema, in un modo o nell`altro gli italiani verranno sempre… fregati. Grazie per lo spazio, giovanni

  7. Avatar valeria manini
    valeria manini

    Chi sa la Storia sa che la Germania si è unita prima economicamente, poi politicamente, dopo Sedan, mentre l’Italia prima si è unita politicamente , poi economicamente. L’Europa può essere un mix. Bravo Draghi!

Scrivi una risposta a Giovanni Cancella risposta

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

VOCI DAL MONDO CHE CAMBIA

Seguiamo i cambiamenti da punti diversi del mondo. Ci accomuna il rifiuto di paradigmi ideologici e unilaterali. Un mondo multipolare implica pari dignità dei luoghi da cui lo si legge. Magari ci si avvicina alla realtà…
Sostienici !




Altre news

da EMIGRAZIONE NOTIZIE


da RADIO MIR



da L’ANTIDIPLOMATICO


    1.382.408 visite

    META

    Scopri di più da cambiailmondo

    Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

    Continua a leggere