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Brindisi: attentato di distrazione di massa? O esperimento per collaudare la reazione popolare?

di Francesco Rombaldi
Come milioni di altri italiani ho passato la giornata di sabato 19 maggio a cercare di comprendere il senso dell’atroce attentato avvenuto a Brindisi. Nel brancolare nel buio di tutta la classe dirigente del paese, che propende, con persistenti dubbi per l’attentato mafioso, provo a dar conto di qualche riflessione che comincia a farsi strada: come tutte le ipotesi, anch’essa ovviamente è falsificabile, e spero che i fatti che seguiranno, lo consentano, anche se è utile ricordare che abbiamo atteso oltre 40 anni ad agognare altre falsificazioni delle innumerevoli serie di eventi che si sono susseguiti nell’arco di anni che vanno dagli anni ’60 agli anni ’90. Falsificazioni che però non sono mai venute, al punto che qualcuno, recentemente, ha apposto sotto i portici di Piazza della Loggia a Brescia, un cartello con su scritto: “QUI NON E’ SUCCESSO MAI NIENTE”.

A me pare che l’attentato alle ragazze della scuola “Francesca Morvillo e Giovanni Falcone” di Brindisi sia un perfetto esperimento realizzato per verificare la salute mentale e politica degli italiani. Si tratta di un attentato finalizzato alla distrazione di massa di un popolo alle prese con una crisi che è la più grave, profonda e duratura che abbia conosciuto dopo la seconda guerra mondiale.

Viene con esso attaccata la capacità di resipiscenza sociale che a seguito delle politiche di distruzione dello stato sociale e dei diritti acquisiti in decenni di lotte politiche, è riemerso con forza negli ultimi mesi. Una coscienza popolare progressivamente sempre più autonoma dalle chiavi di lettura offerte dai poteri in fase di smembramento e decomposizione a causa della totale incapacità di offrire risposte sensate agli effetti della crisi del neoliberismo.

L’attentato alle giovani adolescenti di famiglie proletarie del sud della Puglia, raccoglie in sé il peggio di quanto di barbarico e di criminale si possa immaginare. Giovani ragazze all’ingresso della loro scuola  che saltano in aria. Una moderna strage delle innocenti, non completamente perpetrata (e anche per questo inquietante e paurosa perché può ripetersi di fronte a qualsiasi altre scuola di qualsiasi altra città) che rimanda non solo alla memoria, ma all’archetipo stesso della peggiore e più impressionante delle violenze.

Il fatto che l’obiettivo siano state delle giovanissime donne rende ancora più abietto il crimine, perché ha a che fare con l’aggressione alla vita e alla sua riproduzione e nell’immaginario popolare non può esservi crimine peggiore.

Se l’obiettivo era quello di far rimanere inebetito un intero paese, la cosa è in parte riuscita. Certamente è riuscita a tutti i livelli di articolazione del sistema mediatico, che dalla mattina fino alla sera di sabato 19 maggio e per i giorni successivi ha, ininterrottamente, “coperto” e tentato un’interpretazione plausibile dell’evento.

E’ facile immaginare che esso riempierà la cronaca e la comunicazione dei mesi che abbiamo di fronte. Con molta più profonda pregnanza di quanto è avvenuta per un altro fatto che nei mesi scorsi ha occupato, per certi versi inspiegabilmente, interi palinsesti e cronache di giornali e media italiani e esteri: il naufragio della Costa Concordia.

Qui di ben altro si tratta: si tratta dell’ingiustificabile in sé. E in quanto tale, si tratta della madre di ogni operazione di depistaggio sociale e politico a danno di milioni di persone. Un attentato che raccoglie, proprio per il luogo, per il modo e il momento in cui è avvenuto, gli elementi più raffinati di depistaggio, già nel momento stesso in cui viene realizzato.

Fino a ieri era centrale nella cronaca nazionale, e sempre più insopportabile dal punto di vista psicosociale, la crisi greca e il suo avvicinarsi, e la sensazione diffusa che alla crisi epocale, con tutti i suoi drammi singoli e collettivi, fatta di licenziamenti, fallimenti e suicidi, non pare esservi via d’uscita a breve, anche se le cause sono sempre più chiare.

Da oggi, si assiste ad un passaggio importante: qualcuno prova a educare il pupo, con l’ammonimento che ciò che può accadere, potrebbe essere cento volte peggio. In questo momento storico sembra proprio che al peggio non vi sia limite; un esempio è la tempesta mediatica internazionale lanciata sul popolo greco che ha deciso di tornare ad una nuova verifica elettorale.

Nell’arco di questo mese altre cose probabilmente accadranno, a suggerire che la testa va tenuta bassa e che ogni velleità di protagonismo, ogni rivendicazione di diritti e di autonomia sociale e politica, perfino di sovranità è fuori dalla portata popolare o comunque molto pericolosa. State buoni, se potete…

Che anzi bisogna unirsi di nuovo a raccolta per la difesa dello Stato (identificato automaticamente con l’attuale Governo) e con le sue scelte, anche se l’appellativo “democratico”, in altre stagioni particolarmente in voga e sempre accoppiato al nominativo, viene ora stranamente eliso; forse si tenta di cogliere l’occasione per il varo di una nuova costituzione materiale – in buona parte opposta a quella formale -, che possa imporsi nell’immaginario popolare. Questa ipotesi può compendiare, in vista di una progressione annunciata di azioni terroristiche, la discesa nelle strade dell’ esercito.

Ciò che resta della configurazione democratica, dal declinante mondo della politica e dei partiti all’apparato mediatico, sarebbe adesso nuovamente chiamato all’unità e alla salvezza nazionale, dopo che lo stesso mondo politico e mediatico ha accettato o subito o sostenuto la espropriazione più ampia di sovranità democratica che si sia mai registrata dalla fine della guerra, a partire dalle lettere di Agosto 2011 pervenute dalla BCE, fino alla modifica approvata a maggioranza bulgara che ha introdotto il pareggio di bilancio in Costituzione e all’imminente (ATTENZIONE, ATTENZIONE !!) voto sul Fiscal Compact che ingabbierà il paese, ove approvato, nella più ferrea delle prigioni per almeno i prossimi 20 anni.

Infatti il 20 Maggio, non si è minimamente parlato dell’evidente fallimento della riunione del G-8 a Camp David, aperta da Monti, il cui esito dà ulteriore validità all’ammonimento di Paul Krugman sul New York Times, secondo cui stiamo evidentemente ruzzolando dentro la catastrofe.

E’ qui che l’attentato di Brindisi può trovare una ragione: il fallimento conclamato degli economisti, chiama in causa un’altra tipologia di tecnici, gli psicologi sociali, ai quali sono demandate le strategie di contenimento degli effetti del fallimento dei primi (gli economisti, appunto). Questi specialisti operano ai diversi livelli della stratificazione di poteri, interni ed esterni, ma la loro funzione principe si espleta a livello dei territori nazionali, dove le loro competenze e conoscenze degli archetipi nazionali e popolari acquisiscono particolare valenza.

La progettazione di eventi di distrazione di massa, e la sperimentazione dei loro effetti sul corpo sociale, assumono nel contesto che stiamo vivendo, funzione strategica. E il contesto epocale che ci tocca vivere, è molto particolare; tra questa tipologia di eventi rientrano quelli di Terrore, magari per ammansire la imponente protesta, per richiamare che al peggio non c’è mai fine e che tutto, anche la protesta e la manifestazione più legittima potrebbe essere sussunta sotto la categoria della violenza.

A confermare che le cose si stanno mettendo male, arriva da Montreal la notizia che il Parlamento del Quebec, la provincia francese del liberale (e occidentale) Canada, ha approvato una legge che praticamente vieta le manifestazioni pubbliche. Una svolta giuridica impressionante, nelle vicinanze di uno dei centri di comando globale.

Che gli esecutori dell’attentato di Brindisi siano o meno, mafiosi della Sacra Corona Unita, della Mafia siciliana nel ventennale dell’esecuzione di Giovanni Falcone, o di altri soggetti, conta relativamente; fin dallo sbarco in Sicilia abbiamo d’altra parte imparato che tra Lucky Luciano e i poteri forti di allora, vi era una profonda condivisione di business community, proseguita con Portella delle Ginestre, e arrivata fino agli anni ’80 inoltrati.

Nella sequela di acquisizioni che si registrano da anni di aziende fallite o in fallimento su tutto il territorio nazionale, nella proliferazione dei poteri criminali dentro le borse mondiali, la cosa si è ulteriormente evoluta, il salto di qualità è acquisito da un bel pezzo.

In questi giorni si cerca di accreditare una ipotetica frizione tra poteri localistico-nazionali penetrati da economia criminale e poteri transnazionali che ne sarebbero immuni. Ciò è discutibile.

Dalle macerie di questa crisi non è da escludersi l’emergere di nuovi blocchi di potere criminali in grado di regnare su intere aree nazionali o semicontinentali i quali si presenteranno in rigoroso doppiopetto. Magari sottoscrivendo i nuovi accordi miranti alla competitività da riconquistare. I loro miliardi di Dollari o di Euro annualmente riciclati non sono così secondari, anzi, hanno più valore dei junk bonds o dei derivati che appestano l’orbe.

Non sono da escludersi alleanze, trattative e nuove divisioni di potere sullo scacchiere internazionale. D’altra parte, c’è un buon comune denominatore: cos’è se non truffaldino e criminale un sistema che compendia una massa di derivati pari a oltre 10 volte l’intero PIL mondiale ?

In questa prospettiva, poteri e sub-poteri nazionali e internazionali hanno bisogno di trattare, di spartirsi quote e aree di influenza. Di collaborare. Come le gangs che controllano i quartieri delle grandi e medie aree metropolitane.

La ricerca di nuovi equilibri, compendia qualsiasi delitto e qualsiasi crimine; se, come pare, si tratta di una guerra di riassestamento generale dentro la quale, come in ogni guerra, sono interi popoli a costituire i campi di battaglia e la massa di manovra allo stesso tempo. Per queste puntuazioni ciò che è importante è che nessuno si azzardi a costituire il terzo incomodo.

Nella gravità della situazione che stiamo vivendo, vi è tuttavia da avere consapevolezza che i giochi non sono affatto chiusi. Bisogna alzare la guardia, certamente, ma non nella direzione della vulgata politico-tecnocratica, quanto piuttosto facendo attenzione a tutti i movimenti interni ed adiacenti ai poteri e all’articolazione delle sovrastrutture politiche e burocratiche. Non si deve neanche dare per scontata ed acquisita la loro solidità e coerenza. I rapidi mutamenti fanno emergere anche al loro interno visioni ed interpretazioni differenti e conflittuali.

D’altra parte, in diversi sono alla ricerca di una soluzione ragionata. Da essi sarebbe auspicabile avere un immediato riscontro.

Discussione

2 pensieri su “Brindisi: attentato di distrazione di massa? O esperimento per collaudare la reazione popolare?

  1. Grazie Francesco per l`articolo. All`interno il Belpaese e` controllato dalla solita Triade : (1) Stato, (29 Vaticano e (3) Strutture Sovranazionali; dove (1) lo Stato e` la facciata “ufficiale”. Questa Triade e` molto abile a controllare “i cervelli” dei Cittadini Italiani. E, coloro i quali non vogliono assoggettarsi devono andar via dall`Italia. La maggior parte dei giornali (per gli italiani in Italia e nel mondo) non sono solo inutili, ma addirittura dannosi per i Cittadini Italiani. Percio`, essendo ormai “inibite” le qualita` umani e sociali degli italiani, essi non hanno piu` niente da dire al resto del mondo. Quello che e` successo l`altro giorno a Rai 2 e` emblematico. Il giornalista Paolo Barnard dopo aver spiegato magistralmente la situazione socio-economica dell`Italia attuale ha tratto la conclusione che Mario Monti e` di conseguenza un “criminale” [come lo e` a tutti gli effetti, per quello che rappresenta e per quello che sta faccendo]. Ebbene, dopo questa “frase” il dibattito e` stato indirizzato sul termine “criminale”, e per niente affatto sull`analisi (onesta, esatta ed impeccabile)del giornalista. E che significa tutto cio`? Gli italiano non hanno piu` “il senso” della logica e del ragionamento, e tutto il loro quotidiano deve consistere nel “sottomettersi” alle istituzioni agendo nella banalita` e nel consumismo [schiavi moderni]. Di conseguenza, nei “momenti di crisi” socio – economica, certamente lo Stato (coordinatore della Triade) organizza delle barbariche stragi per controllare il popolo italiano. A tutti gli effetti [ne esistono le prove] Lo Stato Italiano e uno Stato “assassino”. … Ma questo ben si conosce, e purtroppo …. e ` un film vecchio piu` di 50 anni !! … La tristezza e` che in Italia e` impossibile creare addirittura“gli anticorpi” per tutto cio` perche` non esiste La Democrazia. Gli Italiani sono “senza speranza”: che Dio aiuti il Belpaese. Buon lavoro, giovanni

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    Pubblicato da giovanni | 27/05/2012, 01:00
  2. Sono perfettamente d’accordo con l’analisi. Aggiungerei anche la strategia mediatica delle “foto” e delle “riprese”, non ancora “definibili”, oltre l’esitare della Cancellieri e del coprire in nome dell’indagine. Chiaro a questo punto che non si troverà nulla. Tutti gli stessi elementi da servizi deviati. Oltre alle Brigate Rosse sono riapparsi i Nar. Ma guarda! Estremisti di sinistra e estremisti di destra. E i soliti anarchici con l’ambigua formulazione FAI (Federazione Anarchica Italiana) dove la “I” è diventata “Informale”. Possibile che non impareremo mai nulla?

    "Mi piace"

    Pubblicato da Tonino | 27/05/2012, 09:05

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