
di Massimo Demontis (Berlino)
Secondo il Consiglio d’Europa la Germania non combatte abbastanza e anzi blocca la lotta contro la corruzione. In un rapporto di 17 pagine presentato mercoledì a Strasburgo dall’organizzazione GRECO (Gruppo di Stati contro la corruzione), il Consiglio d’Europa accusa la Germania di non fare abbastanza contro la corruzione di politici e dirigenti internazionali (diplomatici compresi) e soprattutto di avere una definizione di corruzione “straordinariamente limitata” per i parlamentari nazionali e regionali e per i consiglieri comunali.
L’organizzazione critica non solo gli standard anticorruzione tedeschi, ma anche la disciplina di finanziamento ai partiti.
Mentre i funzionari e i pubblici ufficiali possono essere condannati per corruzione e per l’accettazione di vantaggi e benefici, per gli oltre 200.000 eletti titolari di mandato pubblico non esiste una regolamentazione equiparabile. Uno status quo inaccettabile per il Consiglio d’Europa il quale denuncia che dal rapporto del 2009, da quando cioè erano state elencate 20 raccomandazioni, non è stato fatto quasi nulla per portare il livello di conformità della Germania agli standard anticorruzione stabiliti dallo stesso Consiglio d’Europa.
Creato nel 1999 dal Consiglio d’Europa, il GRECO, Gruppo di Stati contro la corruzione, una organizzazione alla quale aderiscono 49 Stati, si prefigge lo scopo di combattere la corruzione fornendo agli stati membri raccomandazioni per il controllo e per l’adeguamento degli standard anticorruzione stabiliti dal Consiglio d’Europa. Il GRECO è dunque privo di meccanismi impositori nei confronti degli stati membri.
La prima parte del rapporto critica la carente disponibilità della Germania a ratificare la Convenzione penale sulla corruzione che prevede dure sanzioni per la corruzione dei parlamentari. Sinora la commissione parlamentare che doveva esaminare le raccomandazioni del GRECO del 2009 ne ha semplicemente preso atto senza mettere in moto alcun provvedimento legislativo di adeguamento agli standard anticorruzione del Consiglio d’Europa. Nel rapporto del 2009 si legge che parlamentari e alti funzionari “sottostanno solo in forma limitata” alle leggi anticorruzione, cosa che “potrebbe indurre l’opinione pubblica a pensare che per una parte della società tedesca non vigono le stesse regole valide per il resto della popolazione”.
La ratifica della Convenzione penale sulla corruzione si è infranta sinora sugli scogli del parlamento e la Germania, cofondatrice del GRECO, non ne esce certo bene. Dei 49 stati membri, 43 hanno ratificato la Convenzione penale sulla corruzione. All’appello, oltre alla Germania, mancano l’Italia, l’Austria, San Marino e il Lussemburgo.
La seconda parte del rapporto è dedicata al finanziamento ai partiti e anche qui la Germania non brilla per trasparenza. Il Consiglio d’Europa esprime forti perplessità per il fatto che in Germania non sia stato ancora introdotto alcun sistema non tardivo “di pubblicazione di un rendiconto del finanziamento delle campagne elettorali” e che non venga garantita più trasparenza da parte dei partiti nel caso di “finanziamenti a parlamentari e candidati”. Altro tema delicato del rapporto sono i finanziamenti ricevuti da partiti e governi per l’organizzazione e la sponsorizzazione di feste. Anche in questo caso GRECO già nel 2009 avevo chiesto alla Germania maggiore trasparenza. Tuttavia il parlamento non ha ritenuto di dovere intervenire riducendo, come richiesto da GRECO, la soglia dei 50.000 euro per rendere pubbliche le sponsorizzazioni.
“È imbarazzante che alla Germania debba essere mostrato il cartellino giallo” ha detto Christian Humborg, direttore di Transparency International Germania in una dichiarazione riportata da Spiegel.online. “Sarà difficile realizzare le raccomandazioni entro il 30 giungo 2012” ha continuato Homburg.














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