di Massimo Demontis (Berlino)
Dopo i successi di Berlino e del Saarland i Piraten si preparano a celebrare nuovi successi. La nuova formazione politica ha il vento in poppa e le premesse per un ingresso nei parlamenti del Nordreno-Westfalia (si vota il 13 maggio) e Schleswig-Holstein (6 maggio) ci sono tutte. Ma chi sono i Piraten, il giovane partito che sta rimescolando le carte del panorama politico tedesco facendo apparire i vecchi tradizionali partiti ancora più incostrati di quello che già non appaiono all’opinione pubblica? Dove traggono la loro forza e dove i loro voti?
Sino a poco tempo fa irrisi e giudicati un fenomeno limitato ad alcune città, in particolare alla capitale Berlino, dopo il voto nel piccolo Land della Saar destano preoccupazione e persino paura in quasi tutto lo spettro politico. In particolare i liberali dell’FDP, minacciati di estinzione da un crollo dei consensi, hanno reagito con stizza al succeso dei Piraten sulle rive della Saar. Il segretario generale dell’FDP, Patrick Döring, si è spinto a definire “tirannia delle masse” il sostrato ideologico, l’ideale politico dei Piraten.
Alle elezioni del Saarland, i pirati, hanno sottratto 4000 voti alla CDU, 3000 alla SPD, 3000 ai Grünen, 4000 all’FDP e ben 7000 a Die Linke. Ma sono anche riusciti a mobilitare una fascia di elettorato tradizionalmente restia al voto convincendo ad andare alle urne 8000 elettori.
Un sondaggio del secondo canale televiso pubblico tedesco ZDF dimostra che i Piraten hanno raccolto il 20 per cento dei loro voti tra i cittadini che per generalizzato malcontento, per mancanza di fiducia nei partiti tradizionali, nel loro modo di fare politica e nei loro rituali sempre uguali, lenti, lontani dal sentire del cittadino comune, avevano deciso di non andare più a votare perché non si sentivano più rappresentati.
A cinque anni di distanza dalla loro nascita, i Piraten, senza un chiaro programma politico, con i loro temi talora ancora indefiniti e non completamente tardotti in progetti e proposte di legge, riescono a convincere e raccogliere voti tra impiegati, operai, lavoratori autonomi, student e, ovviamente, tra gli internauti. La loro clientela politica non è quindi limitata, come qualcuno è portato a pensare in ragione della loro bandiera politca numero uno: la libertà in internet, ai soli nerds o internet freaks, ma è diffusa in tutte le fasce sociali esclusi in parte i funzionari di alto livello.
Interrogati e messi alle strette da giornalisti e partiti tradizionali con domande quali: che posizioni avete sull’Afghanistan? cosa ne pensate del fondo salva stati Esm e del fiscal compact? quali sono i vostri processi decisionali? non rischiate di bloccarvi a vicenda con discussion interminabili? non è un rischio il voler sempre coinvolgere “le masse”? i Piraten rispondono che non c’è nulla di male nel non avere un programma politico nazionale nero su bianco e che le loro opinioni politiche sono in via di formazione. E proprio qui sta la loro forza. Lo dicono i sondaggi e lo sostengono i politologi. Molti dirigenti, molti iscritti, simpatizzanti e militanti di base sono neofiti della politica e non nascondono affatto di non avere ancora le idee chiare su alcune tematiche di interesse nazionale, di non conoscere i meccanismi di lavoro delle commissioni e dei parlamenti regionali.
Ma è proprio questo a renderli simpatici e attraenti.
I Piraten nascono su base monotematica, come già era accaduto con i Grünen per l’ecologia e le fonti energetiche alternative e rinnovabili. Il loro cavallo di battaglia è internet e le libertà nel web, la libertà d’informazione nell’era digitale e la tutela della privacy e dei dati personali, ma anche i diritti civili.
Sono i pirati solo dei computerfreaks? come li ha definti qualcuno in maniera sprezzante. Sarebbe troppo semplicistico definirli soltanto freaks del web. I loro interessi spaziano da tematiche un tempo di domino quasi esclusivo dei liberali (i diritti civili) a tematiche tipicamente di sinistra.
I pirati hanno portato un vento di freschezza nella politica tedesca, muovendosi in un terreno ormai abbandonato o trascurato dai partiti tradizionali, valorizzando la partecipazione e la discussione sia in internet che in affollate e caotiche assemblee contro le rigide strutture burocratiche dei loro antagonisti politici. Un nuovo impulso di democrazia diretta, nuovi valori, soprattutto quelli dell’era digitale misti a modernità e franchezza e alla mancanza di arroganza tipica del politico che ti „guarda dall’alto verso il basso“ sono i giudizi più ricorrenti tra i simpatizzanti.
Poco importa, almeno per ora, il fatto che i Piraten non abbiano un programma per il paese e un profilo politico definito. Agli elettori interessa di più la partecipazione, la sensazione di essere ascoltati e presi sul serio, la tribuna che i pirati mettono a loro disposizione.
È questa la loro attratività, il vento in poppa che con buone probabilità li porterà tra un mese nei parlamenti regionali del Nordreno-Westfalia e dello Scheswig-Holstein e poi, l’anno prossimo, se sapranno gestire i loro successi nelle stanze del parlamento nazionale, al centro del potere decisionale.
Non è semplice azzardare una previsione sul futuro dei Piraten. Saranno i prossimi mesi e anni a dirci se saranno capaci di soddisfare le aspettative dell’elettorato e se sapranno davvero cambiare il modo di fare e intendere la politica e la partecipazione ai processi decisionali in Germania.














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