que se vayan todosdi Rodolfo Ricci
Siamo dunque al capolinea: il sistema del Patto di “punto fijo” è crollato fragorosamente e come se il crollo non fosse avvenuto, si inventano puntelli improbabili. Napolitano è l’ultimo puntello. E’ quasi incredibile che un uomo della sua età e della sua esperienza si presti a tanto.

Vuol dire che non ha proprio capito quali e quanti danni sia siano prodotti (anche con il suo emerito contributo) in particolare negli ultimi due anni della sua statuaria ansia di massimo rappresentante della repubblica. Oppure è un agente in incognito fin dalla seconda metà degli anni ’40. Oppure l’età avanzata, come accade per tutti, ha cancellato ogni residua lucidità.

Che vuol fare Napolitano ? E’ chiaro che l’interpretazione più semplice è quella che tenti in un eroico finale atto di sacrificio di salvare le istituzioni repubblicane (leggi dei partiti della seconda/prima repubblica della casta).

Napolitano vuole dare un contributo a superare lo stallo. (E lui ne è uno degli attori). Ma lo stallo c’è perché il vecchio è morto e il nuovo stenta a nascere. (E tuttavia resta il fatto che il vecchio è morto, questo è certo).

L’equivoco è il seguente: lo stallo non è una condizione fisica; è solo un punto in una parabola (o in un’iperbole). Prima, e dopo dello stallo, ci sono i fatti. Il percorso della parabola (o dell’iperbole) non è fissabile. Sarebbe per l’appunto, consolidare lo stallo, cosa, cineticamente impossibile. In effetti siamo già -attenzione -, oltre lo stallo.

Nella storia umana, tuttavia, queste ambizioni vi sono e vi sono state: si traducono da diversi decenni a questa parte, con il termine di golpe. Colpo, blocco, arretramento, reazione, ecc. ecc.

Ma per funzionare queste operazioni hanno bisogno di costrizione, autoritarismo, compressione, ecc. insieme a percentuali di condivisione fisiologica da parte di alcuni settori del corpo sociale; funzionano cioè solo finché i dispositivi messi in campo abbiamo qualche gradimento popolare.

Poi comunque ( magari dopo anni ) si superano le soglie di sopportazione e i golpe evaporano.

Ciò di solito accade in situazioni critiche in cui sta per accadere qualcosa di significativo e in questa logica, i golpe hanno un senso (in termini meccanicistici).

Ma se tutto è già accaduto (e in Italia tutto è già successo con le elezioni di febbraio e con la rottura di quel sembiante di bipolarismo che in altre parti hanno giustamente chiamato patto di punto fisso, cioè patto di alternanza senza che nulla effettivamente cambi), i golpe non hanno alcun senso; ci si trova infatti già inoltrati ben oltre il mezzo del cammino,  con le bandiere al vento e senza nessuno (o con una sparuta e minima minoranza) che, suo malgrado, possa pensare di ricavare qualche vantaggio dal colpetto.

Il tentativo di puntellare un edificio che è già crollato, equivale al sogno onirico o arcadico dei tempi dell’età dell’oro.  Un gruppo di onirici con alla testa Re Giorgio, si appresta a comunicare alle plebi che “habemus papam”; lo stesso di prima, io stesso, il medesimo.

Sarà una fine indecorosa, comunque vada. Ben diversa la saggezza ecumenica e ecclesiastica, in grado di far dimettere un papa e di inventarne uno nuovo. Anche in questo si può misurare il livello, la qualità della classe dirigente.

Ma la gravità del gesto (sia della richiesta a re Giorgio che della sua positiva risposta) è che ora, ogni possibilità di rimettere le questioni su binari logico razionali, seppur conflittuali, si è volatilizzata. Adesso resta solo il grido “que se vayan todos”. Da oggi il sistema è definitivamente saltato. E rimarranno solo brandelli di mappe a ricordare che qui vi fu un impero, hic fuerunt leones.


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4 risposte a “Que se vayan todos (ovvero) hic fuerunt leones”

  1. Avatar massimo angrisano
    massimo angrisano

    Il golpista Napolitano continua imperterrito ad aggredire i restanti frammenti di un paese in rovina. Ci auguravamo di esserci finalmente liberati del peggior presidente della repubblica italiana. Peggiore anche del picconatore Kossiga, Ma il veleno era nella coda. Oggi crolla in maniera definitiva il sistema dei partiti novecentesco. Ci aspetta un governo simile a quello Monti con tutte le copertura del capitale finanziario e la ignava complicità del partito di centro (il pd). Non ci resta che ritessere dal basso i fili di un cambiamento che scacci, a partire dall’agire delle persone comuni, i resistenti epigoni del vecchio. Sarà una lotta durissima, ma occorre essere consapevoli della sua necessità. Ripartire e costruire reti è l’unica prospettiva possibile. L’esperienza zapatista, le vicende politiche dell’america latina, dal Venezuela, al Messico all’Uruguay dovranno essere il nostro riferimento.

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