Per il capo della diplomazia russa, l’egemonia occidentale tenta di soffocare sul nascere ogni alternativa all’ordine unipolare
di Redazione AntiDiplomatico, 31/3/2026
Questa fase geopolitica potrebbe segnare una fine e un nuovo inizio. A parlare, con la consueta franchezza che non ammette mezzi termini, è il Ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, intervenuto alla riunione del Russian International Affairs Council. Il quadro che dipinge è quello di un mondo in piena, radicale, trasformazione. Ma non una trasformazione graduale, bensì una “demolizione completa” dell’ordine mondiale precedente. “Siamo nel mezzo di una ristrutturazione dell’ordine globale”, ha spiegato Lavrov, “che speriamo porti all’istituzione di un mondo multipolare sostenibile e giusto. Ma per ora, questa trasformazione assomiglia più a una demolizione, in ogni senso della parola”.
E in questa fase di transizione violenta, ha avvertito il ministro, la posta in gioco è altissima. “La lotta per le posizioni di leadership nel nuovo mondo è estremamente intensa, è una questione di vita o di morte. Lo vediamo quasi ogni giorno”. Il riferimento è a uno scenario internazionale in cui i vecchi limiti, quelli che per decenni hanno garantito una relativa stabilità, si stanno sgretolando uno dopo l’altro. “I fattori di contenimento”, ha detto Lavrov, “diventano sempre più scarsi”.
E in questo vuoto di potere e di regole, ha osservato il capo della diplomazia russa, alcuni Stati hanno perso la bussola, rivendicando diritti territoriali senza nemmeno preoccuparsi di fornire una parvenza di fondamento giuridico. Quanto ai rapporti con l’Occidente, il messaggio di Mosca è gelido ma non vengono chiusi del tutto. La porta resta aperta, ma a precise condizioni. “Siamo pronti al dialogo”, ha assicurato Lavrov, “ma di certo non correremo dietro a nessuno”.
La linea è chiara: difesa intransigente degli interessi nazionali, disponibilità a intese solo su basi di reciproca convenienza e parità. “La porta è aperta – ha scandito – per coloro che sono disposti a mettere da parte i propri capricci e presentare una visione chiara di ciò che ci propongono”. Sarà poi la Russia a decidere, autonomamente, come rispondere a qualsiasi idea avanzata dalle élite occidentali. In questo nuovo assetto, ha aggiunto Lavrov, i Paesi BRICS e l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai stanno diventando bersaglio di un’opposizione aggressiva da parte di chi è abituato a vivere alle spalle degli altri. “In sostanza”, ha detto il Ministro, “non solo Russia e Cina, ma anche gli altri Stati membri dei BRICS e della SCO, così come tutti i centri di potere e sviluppo più o meno indipendenti, stanno diventando obiettivi di un’opposizione aggressiva da parte di coloro che sono abituati a vedersi come egemoni”.
Sul fronte del Medio Oriente, Lavrov è stato netto. La Russia chiede la fine immediata dell’aggressione statunitense e israeliana contro l’Iran. L’uso della forza militare contro civili e infrastrutture civili, ha ribadito, è inaccettabile, “ovunque ciò avvenga, sia in Iran che negli Stati membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo”. E ha offerto la disponibilità di Mosca a fare da mediatore, o a fornire altre forme di assistenza, per riportare la situazione su un binario politico-diplomatico. Il ministro ha poi puntato il dito contro il comportamento di Washington e Tel Aviv nella regione, accusandoli di tentare in tutti i modi di impedire una normalizzazione dei rapporti tra Teheran e i Paesi arabi del Golfo. “Quello che osserviamo in questa regione”, ha affermato Lavrov, “è che gli Stati Uniti e Israele cercano di impedire la normalizzazione tra l’Iran e i suoi vicini, e persino di mettere i membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo contro l’Iran”. Un comportamento, quello statunitense, che il ministro ha definito “disonesto”: quello di usare i negoziati come copertura per un’aggressione.















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