Perde pezzi il castello dell’autoproclamato imperatore Trump

di Marco Consolo – (Blog)

Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sui veri protagonisti dell’attacco criminale all’Iran, li ha appena chiariti Joe Kent con le sue dimissioni da direttore del Centro Nazionale Antiterrorismo (Nctc) degli Stati Uniti. Martedì 17 marzo, Kent ha pubblicato la lettera di dimissioni inviata a Donald Trump. “Non posso in buona coscienza appoggiare la guerra in corso in Iran. L’Iran non costituiva una minaccia immediata per la nazione ed è chiaro che abbiamo cominciato questa guerra sotto pressione di Israele e della sua potente lobby“. “All’inizio di questo mandato, esponenti israeliani di alto livello e figure di primo piano dei media americani hanno messo in atto una campagna di disinformazione che ha minato totalmente la sua piattaforma America First e alimentato sentimenti pro guerra per spingerci ad un conflitto con l’Iran”. “…Come veterano che ha partecipato a 11 missioni di combattimento e come marito che ha perso la sua amata moglie Shannon in una guerra fabbricata da Israele, non posso appoggiare l’invio della nuova generazione a combattere e a morire in una guerra che non ha benefici per il popolo americano e non giustifica il sacrificio di vite americanecontinua la lettera [i].

Una smentita clamorosa delle bugie belliciste dell’amministrazione Trump e del criminale di guerra Netanyahu.

La risposta stizzita della Casabianca è arrivata prima tramite la sua portavoce, Karoline Leavitt, secondo cui la lettera di dimissioni di Joe Kent, contiene “molte affermazioni false“. La portavoce ha ribadito che il presidente Donald Trump “aveva prove solide e inconfutabili sul fatto che l’Iran avrebbe attaccato per primo gli Stati Uniti”, sottolineando che “non avrebbe mai preso la decisione di schierare risorse militari contro un avversario straniero senza un valido motivo”. Una barzelletta da Babbo Natale e di cattivo gusto, che ricorda la famosa fialetta di Colin Powell con cui si è iniziata la guerra contro l’Iraq.

Poco dopo, interrogato dai giornalisti, cercando di attutire il colpo, lo stesso Trump si era detto contento per le dimissioni dato che “Kent era molto debole in quanto a Sicurezza”.

Quella di Kent è l’uscita più significativa, ad altissimo livello, dall’amministrazione Trump II a causa del conflitto in Iran. Il paradosso apparente è che avviene in contrasto con il proprio Trump, a partire dalle promesse “trumpiane” in campagna elettorale di non voler continuare le guerre in corso.

Chi è Joe Kent

Padre di due figli, Kent, è un veterano di guerra pluri-decorato, agente per operazioni speciali dell’esercito e della CIA con oltre 20 anni di servizio tra Iraq, Afghanistan e Siria. Come lui stesso ricorda nella lettera di dimissioni, ha perso la moglie, Shannon Mary Smith, che lavorava nell’intelligence della Marina Usa, uccisa in un attentato suicida nel nord della Siria nel 2019. Oltre al tema Iran, nella lettera di dimissioni, Kent scrive che sua moglie è morta in una guerra “fabbricata da Israele”.

Trump lo aveva convintamente nominato direttore del Nctc nel febbraio 2025 e il Senato l’ha confermato a luglio.  Oggi, il principale responsabile dell’antiterrorismo entra in rotta di collisione con Trump, smentendo clamorosamente le sue bugie.

Antiterrorismo senza testa

Il NCTC era stato creato dopo l’attacco alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001, proprio per coordinare le informazioni delle diverse agenzie di intelligence Usa sia dall’interno, che dall’esterno degli Stati Uniti, in particolare CIA ed FBI.

In tempi di guerra planetaria, di azioni e minacce terroriste e dei prossimi “mondiali di calcio” (di cui una parte significativa dovrebbe svolgersi negli USA), le dimissioni del direttore della struttura statunitense dedicata al coordinamento della “lotta al terrorismo” è un segnale che l’amministrazione Trump non può permettersi né di ignorare, né di sottovalutare.

Ad oggi, la struttura principale “anti-terrorismo” è ancora senza testa.

Crepe nell’Intelligence

Prima della nomina alla NCTC, Kent era stato consigliere senior di Tulsi Gabbard, direttrice della National Intelligence che, in contrasto con la CIA, si era opposta anche all’intervento in Venezuela, oltre a quello in Iran. Tulsi Gabbard ha costruito, anche lei da ex militare, la sua intera carriera politica, iniziata come deputata democratica, con una dura critica all’interventismo militare statunitense.

Il giorno dopo le dimissioni di Kent, Gabbard è stata convocata per un’audizione al Congresso statunitense per rispondere sull’Iran. Il punto più delicato dell’audizione è stato il dossier nucleare. Gabbard ha affermato che, dopo l’operazione “Midnight Hammer” del giugno 2025, “il programma di arricchimento nucleare iraniano è stato annientato” e, soprattutto, che “da allora non ci sono stati tentativi di ricostruire i loro impianti”. Una valutazione che contraddice apertamente il principale pretesto utilizzato da Trump per lanciare l’operazione criminale “Epic Fury” insieme a Israele.

I Maga contro la guerra

Kent non è stato un funzionario qualsiasi dell’amministrazione Trump. Al contrario, è stato uno degli uomini più in vista dell’ala trumpiana del partito Repubblicano (con poco peso nel Congresso). Sconfitto due volte alle elezioni per diventare parlamentare, Kent appartiene alla frangia “non interventista” del movimento Maga, in linea con le posizioni del giornalista Tucker Carlson sull’”America First”. Ha frequentato ambienti vicini al cosiddetto paleo-conservatorismo e al nazionalismo bianco, in particolare il gruppo dei Proud Boys, in prima fila nell’assalto al Campidoglio e nelle teorie complottiste.

Già nel 2022, quando era candidato al Congresso, Kent si era opposto pubblicamente ai finanziamenti statunitensi all’Ucraina, sostenendo che l’invasione russa era stata provocata dagli stessi Stati Uniti attraverso l’espansione della Nato verso est.

Kent aveva già avuto seri contrasti con altri esponenti dell’amministrazione come il direttore del Fbi, Kash Patel,  a partire dalla sua convinzione di un coinvolgimento straniero nell’assassinio di Charlie Kirk. Le sue dimissioni sono l’ennesimo segnale di malcontento della base Maga per la guerra, che seguono quelle di Marjorie Taylor Greene, la deputata nazionalista cristiana MAGA dal suo seggio parlamentare all’inizio dell’anno [ii]. Un dissenso già apparso in precedenza, con i bombardamenti contro il Venezuela e il sequestro del presidente Maduro e di sua moglie, la deputata Cilia Flores.

Secondo Pew Research, la metà dei repubblicani sotto i 50 anni ha ora un’opinione negativa di Israele, rispetto al 35% del 2022, e il 53% degli americani in generale, con un aumento di 11 punti percentuali. Oggi viene allo scoperto il crescente disagio della base elettorale di Trump per la guerra. I dubbi sulla giustificazione dell’uso della forza, prima in Venezuela e poi in Iran, si estendono sia nella base MAGA, che tra l’elettorato repubblicano in generale, come evidenziano i sondaggi [iii].

La defezione di Kent non è quindi un’azione isolata di un membro dell’amministrazione scontento delle politiche della Casa Bianca all’estero. Ma evidenzia il malcontento profondo e la critica sia all’interno dell’amministrazione, che della base di appoggio di Trump, per la sua decisione di coinvolgere gli Stati Uniti nell’ennesimo conflitto all’estero, che rischia di trasformarsi in una guerra infinita. Una decisione che viene vista come un tradimento sfacciato delle promesse fatte in campagna elettorale attraverso lo slogan “America First” con cui aveva promesso di disimpegnare gli Stati Uniti dalle guerre e dalle organizzazioni internazionali, per ridirigere quei fondi all’interno del Paese.

L’altro elemento di forte dissenso con l’amministrazione Trump della sua base elettorale ed in particolare della destra MAGA, è stato il trattamento del “Caso Epstein” e la censura di Stato riguardo al coinvolgimento dello stesso Trump negli scandali sessuali.

Sesso e spie

Come ricordava spesso il cattolico Giulio Andreotti… a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca…

Da sempre, i servizi segreti del pianeta hanno usato l’adescamento sessuale per ottenere informazioni riservate. La storia è piena di esempi ed aneddoti in merito, più o meno torbidi e perversi.

Come ha dichiarato l’ex-agente israeliano-canadese del Mossad, Ari Ben-Menashe, in una sua intervista del 2025: “Tutta l’operazione nell’isola di Epstein, è stata una missione di Intelligence israeliana il cui obiettivo era far cadere in trappola celebrità, figure mediatiche, dirigenti politici, etc. attraverso il ricatto sessuale, reclutandoli come agenti israeliani…. Il governo statunitense è intrappolato dagli israeliani e Jeffrey Epstein ne è stato uno degli strumenti” [iv].

Appare quindi evidente il ricatto israeliano a cui è sottoposto lo stesso Trump, amico di Epstein, nonché pedofilo e stupratore seriale. Guarda caso, sia nel primo che nel secondo mandato di Trump, è sempre aumentata la pressione sionista per un maggior coinvolgimento statunitense nelle guerre in Medio Oriente.

E mentre scrivo, l’FBI ha aperto un’indagine contro Joe Kent per spionaggio in un evidente tentativo di screditarlo agli occhi dell’opinione pubblica.  Ma è chiaro che il castello dell’autoproclamato imperatore del mondo perde pezzi.


[i] https://infoalternative.it/europa-mondo/mondo/la-guerra-contro-liran-lennesima-guerra-fabbricata-la-lettera-di-dimissioni-indirizzata-a-trump-da-joe-kent-capo-dellantiterrorismo-usa/

[ii] Amanda Tyler, Opinion: Marjorie Taylor Greene’s words on Christian nationalism are a wake-up call, in CNN, 27 luglio 2022. https://edition.cnn.com/2022/07/27/opinions/christian-nationalism-marjorie-taylor-greene-tyler

[iii] https://www.pewresearch.org/short-reads/2026/02/04/americans-are-divided-on-next-steps-for-us-in-venezuela/

[iv] https://x.com/GUnderground_TV/status/1951993269883126246

FONTE: https://marcoconsolo.altervista.org/perde-pezzi-il-castello-dellautoproclamato-imperatore-trump/


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