Foreign Affairs e Middle East Eye: l’escalation favorisce Teheran
In un’analisi pubblicata su Foreign Affairs, il politologo Robert A. Pape, autore di Bombing to Win, sostiene che la guerra contro l’Iran stia entrando in una fase in cui l’escalation rischia di favorire proprio Teheran, nonostante la schiacciante superiorità militare di Stati Uniti e Israele.

Secondo Pape, l’errore di fondo di Washington e Tel Aviv è stato credere che una campagna di decapitazione rapida, fondata sull’uccisione della Guida Suprema e di alti comandanti iraniani, potesse destabilizzare il regime e limitare il conflitto. In realtà, scrive l’autore, l’Iran ha risposto con una strategia di “escalation orizzontale”, cioè allargando geograficamente e politicamente la guerra invece di affrontare frontalmente la superiorità nemica.

Pape spiega che Teheran non ha bisogno di vincere una guerra convenzionale contro gli Stati Uniti o contro Israele. Le basta moltiplicare i fronti di rischio, colpendo non solo Israele ma anche paesi del Golfo che ospitano basi americane, minacciando il traffico energetico, mettendo sotto pressione mercati, assicurazioni, investitori e opinioni pubbliche regionali e occidentali. In questa logica, la vera forza dell’Iran sarebbe il tempo.

Più la guerra si prolunga, più aumenta il rischio di errori di coordinamento tra gli alleati degli Stati Uniti, di tensioni tra governi e opinioni pubbliche arabe, di fratture nella politica interna americana e di divergenze con gli europei, particolarmente esposti agli shock energetici. Pape richiama due precedenti storici molto significativi.

In Vietnam, gli Stati Uniti usarono una potenza aerea enorme ma furono politicamente logorati da una guerra che si allargava e si prolungava. In Serbia/Kosovo, la superiorità aerea della NATO non bastò a impedire settimane di pulizia etnica e rese necessaria una gestione politica e militare molto più lunga e complessa del previsto. In entrambi i casi, osserva Pape, il problema non fu l’efficacia tattica dei bombardamenti, ma la difficoltà di controllare le conseguenze politiche di una guerra che si espandeva.

Secondo l’autore, la rappresaglia iraniana non va letta come il gesto disordinato di un regime agonizzante, ma come una strategia politica precisa. Colpendo aeroporti, proprietà commerciali, mercati energetici e basi americane nella regione, Teheran mira a trasformare il conflitto da scontro militare in prova di resistenza politica.

Per Pape, Washington si trova ora davanti a un bivio. Può scegliere di intensificare ulteriormente la guerra, imboccando però la strada di un contenimento militare permanente e potenzialmente di una guerra ancora più ampia, oppure può dichiarare raggiunti alcuni obiettivi e ridurre il proprio impegno, accettando però il costo politico di una vittoria incompleta. In ogni caso, conclude l’analista, non esiste più una vera uscita senza costi.

La tesi centrale dell’articolo è netta: gli Stati Uniti hanno ottenuto un successo tattico iniziale, ma quel successo ha creato un problema strategico molto più grande. La vera partita ormai non si gioca sulla potenza di fuoco, bensì sulla capacità di resistere più a lungo sul piano politico, economico e regionale.

Fonte: https://www.foreignaffairs.com/iran/why-escalation-favors-iran⁠

La carenza di intercettori potrebbe costringere gli Stati del Golfo ad essere selettivi nei loro obiettivi: Servizio

Le richieste del Golfo per il rifornimento di intercettori sono state “ostacolate” dall’amministrazione Trump, impegnata a gestire una carenza globale, ha rivelato Middle East Eye.

Gli Stati del Golfo stanno rapidamente esaurendo le scorte di missili intercettori utilizzati per difendersi dagli attacchi iraniani. Secondo un’inchiesta pubblicata da Middle East Eye e rilanciata da CBS, diversi partner regionali degli Stati Uniti sarebbero ormai costretti a selezionare quali missili o droni tentare di intercettare, a causa della drastica riduzione delle munizioni disponibili. Il problema nasce dall’intensità senza precedenti degli attacchi missilistici e con droni lanciati dall’Iran contro obiettivi legati agli Stati Uniti e ai loro alleati nella regione.

Dall’inizio della guerra, gli Emirati Arabi Uniti dichiarano di aver abbattuto 241 missili balistici e 1.385 droni, mentre il Bahrein afferma di aver intercettato almeno 106 missili e 177 droni. Secondo funzionari statunitensi citati nel report, il ritmo delle intercettazioni ha superato di gran lunga la capacità produttiva occidentale. Un ex funzionario degli USA ha dichiarato che “in pochi giorni sono stati sparati intercettori equivalenti a diversi anni di produzione”.

I sistemi utilizzati includono soprattutto batterie Patriot e sistemi THAAD. Tuttavia la produzione americana è limitata: gli Stati Uniti fabbricano circa 600 intercettori Patriot PAC-3 all’anno, una quantità insufficiente per sostenere una guerra di questa intensità.

Sui social media stanno inoltre circolando immagini di detriti che suggerirebbero l’uso di intercettori PAC-2, un modello più vecchio e meno efficace contro i missili balistici. Fonti attuali ed ex funzionari statunitensi hanno confermato a Middle East Eye che questi sistemi più datati sarebbero effettivamente stati impiegati nella regione.

La pressione sulla difesa aerea statunitense ha ormai effetti globali. Washington ha iniziato a ridistribuire sistemi antimissile da altri teatri strategici, inclusa l’Asia orientale. Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung ha confermato che gli Stati Uniti intendono ritirare alcune batterie di difesa dal paese, nonostante le proteste di Seul.

Parallelamente emergono segnali di crescente vulnerabilità anche nella rete difensiva della NATO. Secondo altre rivelazioni, missili iraniani avrebbero sorvolato lo spazio aereo turco durante test diretti contro il radar NATO di Malatya, un nodo chiave del sistema di allerta precoce dell’Alleanza.

Nel complesso, la situazione evidenzia un problema strutturale: la guerra missilistica moderna consuma rapidamente sistemi difensivi estremamente costosi e prodotti in quantità limitate, mettendo sotto pressione anche le potenze militari più avanzate.

Fonte: https://www.middleeasteye.net/news/interceptor-shortage-could-force-gulf-states-selective-targets⁠


Scopri di più da cambiailmondo

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

VOCI DAL MONDO CHE CAMBIA

Seguiamo i cambiamenti da punti diversi del mondo. Ci accomuna il rifiuto di paradigmi ideologici e unilaterali. Un mondo multipolare implica pari dignità dei luoghi da cui lo si legge. Magari ci si avvicina alla realtà…
Sostienici !




Altre news

da EMIGRAZIONE NOTIZIE


da RADIO MIR



da L’ANTIDIPLOMATICO


1.391.213 visite

META

Scopri di più da cambiailmondo

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere