Al processo di ridefinizione degli assetti globali si soprappongono i primi passi delle strategie di allontanamento commerciale da Washington. Si complica la partita dei canali infrastrutturali
di Andrea Vento
Dopo 18 anni di trattative e sotto l’accelerazione impressa dalle politiche doganali imposte da Trump, il 27 gennaio a New Dehli, Ursula von der Leyen e Antonio Costa, per parte europea, e Narendra Modi, per quella indiana, hanno annunciato il raggiungimento dell’intesa per l’Accordo di Libero Scambio fra Unione Europea e Unione Indiana, nuovo tassello della strategia di ridefinizione della geografia commerciale dei paesi colpiti dalla recente ondata di dazi statunitensi.
Le strategie globali in atto stanno evidenziando una tendenza alla diversificazione commerciale da Washington, come ha efficacemente dimostrato nel 2025 la Cina diminuendo del 20%1 il valore dell’interscambio con gli Stati Uniti a beneficio di altri partner, senza peraltro precludersi la possibilità di conseguire il record storico di surplus commerciale annuo, con quasi 1.200 miliardi di dollari.
La sottoscrizione ufficiale dell’Accordo, previa approvazione del Consiglio europeo, avverrà probabilmente entro la fine dell’anno, aprendo la strada alla successiva ratifica.
Entrambe le controparti mostrano soddisfazione per l’intesa raggiunta, evidenziando come una volta entrato in vigore l’Accordo, si creerebbe la più importante area di libero commercio su scala globale visto che India e Unione europea annoverano insieme 1,9 miliardi di persone, un Pil complessivo che costituisce il 25% del Prodotto Lordo Mondiale e un interscambio commerciale nel 2024 di beni e servizi di 180 miliardi di euro.
I termini tariffari e le prospettive commerciali dell’Accordo
Per quanto riguarda le relazioni commerciali, vero cuore dell’accordo, dal lato europeo le prospettive di crescita appaiono particolarmente interessanti. In primis perché l’India, attualmente quarta economia mondiale, sta attraversando una fase di elevata crescita economica e la sua classe media, i potenziali maggiori acquirenti di prodotti europei, risulta già corposa e in fase espansiva. In secondo luogo, perché le tariffe doganali in vigore per i membri Ue raggiungono attualmente livelli alquanto elevati, ostacolando l’export europeo verso New Dehli..
In particolare, nel settore automobilistico le tariffe doganali per l’Europa partono dal 70% per le auto fino a 40.000 euro, per arrivare al 110% su quelle di alta gamma.
Non sorprende pertanto che si sia dichiarata favorevole, anche alla luce della profonda crisi che interessa il comparto, l’associazione dei costruttori automobilistici tedeschi (Vda), in quanto la riduzione dei dazi nell’arco di 5-10 anni al 10%, con tappa intermedia al 30-35% su una quota massima annua di 250.000 automezzi a combustione, consentirà ai produttori europei e, soprattutto, ai colossi teutonici di ampliare la quota, oggi del solo 4%, di penetrazione sul mercato indiano. Ad oggi il terzo a livello mondiale sulla scorta delle 4,4 milioni di immatricolazioni, con previsione di crescita a 6 milioni annui nel 2030. Il settore dell’elettrico rimane invece escluso per 5 anni dall’accordo commerciale a seguito della scarsa competitività indiana2.
Per quanto riguarda le produzioni industriali europee, verranno in larga misura eliminate le tariffe doganali che attualmente arrivano al 44% su macchinari industriali e apparecchiature elettriche, al 22% su componenti chimici, acciaio e ferro e all’11% per i prodotti farmaceutici.
Capitolo a parte è quello dei prodotti agricoli, reputato sensibile da ambo le parti e in particolare per Bruxelles a seguito della forte opposizione dei contadini europei e di 5 paesi Ue all’Accordo di Partnership Ue-Mercosur che ha portato alla votazione favorevole del Parlamento europeo il 21 gennaio scorso per il rinvio alla Corte europea, per la verifica di conformità con i trattati europei. Un passaggio aggiuntivo che ne allungherà inevitabilmente l’eventuale iter di ratifica da parte del parlamento europeo e di quelli degli stati membri.
Stavolta Bruxelles, anche a fronte di una controparte con caratteristiche produttive in campo agricolo alquanto diverse rispetto ai paesi del Mercosur e della volontà indiana di continuare a proteggere il corposo segmento dei piccoli produttori, sembra aver cambiato registro. Innanzitutto verranno ridotti o del tutto eliminati i penalizzanti dazi, ad oggi mediamente del 36%, sull’export di prodotti agroalimentari verso New Dehli. Con particolare beneficio per i vini che dal 150% scenderanno immediatamente al 75% per poi ridursi in prospettiva al solo 20%, per l’olio di oliva che dal 45% verranno azzerati nell’arco di un quinquennio, e per i prodotti trasformati come pane, pasta e dolciumi per i quali si ridurranno fino alla metà. Provvedimenti che aumenteranno la competitività dei prodotti agricoli europei sul mercato indiano.
Mentre dal lato di New Dehli, continueranno ad essere “protetti”, in quanto esclusi dall’accordo, i settori agricoli sensibili come carne di manzo, di pollo, riso e zucchero.
Il quadro complessivo dell’accordo, prevede che la quota di tutte le tipologie di prodotti europei esportati senza dazi, nell’arco di 7 anni dall’entrata in vigore, arriverà al 96%, mentre per quelli indiani verso la Ue al 92%. Bruxelles stima in circa 4 miliardi di euro il risparmio in termini di tariffe doganali per aziende e consumatori europei3.
Breve analisi delle relazioni commerciali e degli investimenti diretti fra Ue e India
Secondo i dati del Consiglio europeo, a fronte di un interscambio commerciale totale fra le due aree geoeconomiche di 180 miliardi di euro, l’entità di quello di soli beni, grazie ad un trend crescente del 90% nell’ultimo decennio, è arrivato a sfiorare i 120 miliardi di euro nel 2024, con saldo a favore dell’India di 22,5 miliardi di euro, cifra lievemente superiore rispetto a quella dei due anni precedenti (tab. e grafico 1).
Relazioni che, ad oggi, risultano particolarmente importanti per New Dehli visto che ne rappresentano l’11,5% del commercio estero totale ergendo Bruxelles a principale suo partner commerciale. Mentre dal lato europeo, l’India nel 2024 costituiva soltanto il nono interlocutore con il 2,4% dei propri scambi di beni, alquanto distante dal 17,3% degli Usa, il 14,6% della Cina e il 10,1% del Regno Unito.
Dal punto di vista merceologico, secondo il Consiglio europeo, l’Ue importa principalmente da New Dehli macchinari ed elettrodomestici, prodotti chimici, metalli di base, prodotti minerari e tessili, ed esporta soprattutto macchinari ed elettrodomestici, mezzi di trasporto e prodotti chimici.
I primi tre paesi esportatori comunitari in India nell’ordine risultano Germania, Francia e Italia4.
Tabella 1: interscambio commerciale di soli beni Ue – India in miliardi di euro, anni 2022 – 20245
| Anno | 2022 | 2023 | 2024 | ||||||
| Interscambio | Import | Export | Totale | Import | Export | Totale | Import | Export | Totale |
| Miliardi di euro | 67,8 | 47,4 | 114,2 | 65,4 | 48,4 | 113,8 | 71,3 | 48,4 | 119,7 |
| Saldo | -20,3 | -17,0 | -22,5 | ||||||
Grafico 1: interscambio commerciale di beni Ue – India in miliardi di euro, anni 2022 – 2024

Gli scambi di servizi hanno registrato un sensibile incremento nell’ultimo decennio, pari al del 243%, raggiungendo nel 2024 un totale di 59,8 miliardi di euro. Contrariamente a quanto avviene per le relazioni col Mercosur (+15,8 miliardi) il saldo nei servizi è a sfavore dell’Ue di -7,9 miliardi, peraltro in progressiva crescita dal -1,3 miliardi del 2022 (tab. e grafico 2).
I servizi più scambiati nelle due direzioni risultano quelli relativi al comparto delle telecomunicazioni, computer e informazione e varie tipologie di servizi per le aziende e trasporti6.
Tabella 2: interscambio commerciale di servizi Ue – India in miliardi di euro, anni 2022 – 2024
| Anno | 2022 | 2023 | 2024 | ||||||
| Interscambio | Import | Export | Totale | Import | Export | Totale | Import | Export | Totale |
| Miliardi di euro | 23,1 | 21,8 | 44,9 | 30,7 | 27,7 | 58,4 | 33,8 | 26,0 | 59,8 |
| Saldo | – 1,3 | – 4,0 | -7,9 | ||||||
Grafico 2: interscambio commerciale di servizi Ue – India in miliardi di euro, anni 2022 – 2024

Molto più squilibrata, come è normale che sia vista la differenza di sviluppo economico fra le due parti7, risulta la situazione per quanto riguarda lo stock di investimenti diretti esteri (Ide), quelli a carattere produttivo. Per parte europea, infatti, nel 2023 avevano raggiunto i 140,1 miliardi di euro, in netta crescita rispetto agli 82,3 miliardi del 2019, mentre quelli indiani nell’area comunitaria risultavano solamente di 10,3 miliardi di euro, con un saldo a favore di Bruxelles di quasi 130 miliardi di euro (tab. e grafico 3).
Tabella 3: stock di investimenti diretti esteri (Ide) fra Ue e India in miliardi di euro, anno 2023
| Miliardi di euro | |
| Stock investimenti Ue in India | 140,1 |
| Stock investimenti India nell’Ue | 10,3 |
| Saldo | 129,8 |
Grafico 3: investimenti diretti esteri (Ide) fra Ue e India in miliardi di euro, anno 2023

In India operano circa 6.000 aziende multinazionali dell’Unione Europea che forniscono, al netto dell’indotto, circa 3.000.000 di posti di lavoro diretti. Aziende di grandi dimensioni, operanti in settori strategici come Airbus (Consorzio europeo) nel comparto aeronautico/aerospaziale, Nokia (Finlandia) nelle telecomunicazioni, STMicroelectronics (Italia-Francia) nei semiconduttori, TotalEnergies (Francia) & Engie (Francia) nelle energie rinnovabili, Technip Energies (Francia) nelle infrastrutture per gas naturale (GNL), idrogeno verde e ammoniaca verde e, infine, per quanto riguarda l’automotive, e in particolare i veicoli elettrici, troviamo colossi come Volkswagen (Germania) e Renault-Nissan (Francia).
Dall’analisi della pianificazione degli investimenti diretti esteri in India da parte delle aziende europee per il biennio 2025-2026 emerge un incremento soprattutto nei comparti Hi-Tech, come i semiconduttori e i veicoli elettrici. Ciò anche a seguito degli allettanti “Programmi di incentivi legati alla produzione in India” (PLI – Production Linked Incentive8) varati del governo di New Delhi.
Infine, nel settore dei servizi gli aumenti degli investimenti riguardano in particolar modo quelli finanziari nel comparto bancario e assicurativo, nei quali l’incremento raggiunge il +74%.
I paesi comunitari che annoverano la più elevata entità di stock di Ide in India, secondo il Consiglio Europeo, risultano Paesi Bassi, Germania, Belgio e Francia.
Conclusioni
L’Accordo di Libero Scambio in questione costituisce l’apertura commerciale più vantaggiosa che l’India abbia mai concesso ad un partner commerciale, conferendo un significativo vantaggio competitivo alle imprese industriali e ai produttori agricoli europei che avranno così un accesso privilegiato al mercato interno di un paese di 1,45 miliardi di persone con una economia di 4.125 miliardi di dollari di Pil, quella in più rapida crescita fra le principali a livello mondiale stimata in circa +6,6% nel 20259.
La futura sottoscrizione ufficiale dell’Accordo in questione, con conseguente aumento degli scambi commerciali e degli investimenti diretti, conferirà anche nuovo impulso alla realizzazione del Corridoio Economico India – Medio Oriente – Europa (Imec), ambizioso progetto infrastrutturale marittimo e ferroviario annunciato a margine del G20 del 2023, la cui realizzazione è iniziata solo per quanto riguarda il ramo orientale con l’adeguamento dei porti indiani. Mentre i lavori per il ramo settentrionale del progetto risultano ancora fermi principalmente a causa delle guerre e delle tensioni in Medio Oriente e in particolare in Israele visto il ruolo strategico che vi andrebbe a rivestire il porto israeliano di Haifa (carta 1).
Carta 1: i tracciati dei due rami del Corridoio Economico India – Medio Oriente – Europa (Imec)

Il corridoio economico in questione negli intendimenti dei promotori, India, Ue, Usa, Arabia Saudita Emirati Arabi Uniti e Italia, dovrebbe costituire un’alternativa alle Nuove vie della seta cinesi (Bri) e al Corridoio di trasporto Nord-Sud, nell’ambito della contesa strategica sulla connettività intermodale che sta contrapponendo gli Stati Uniti alla Cina, soprattutto in America Latina10 ma non solo. Con questo progetto la contesa si amplia e si complica in quanto l’India, dopo aver aderito al Corridoio di Trasporto Nord-Sud che coinvolge anche due membri importanti dei Brics+ come Iran e Russia, rimanendo fedele alla tradizionale politica del non allineamento, si è fatta promotrice anche del progetto a trazione occidentale (carta 2).
Le carte del risico geopolitico infrastrutturale si stanno sempre più rimescolando sotto la spinta del rimodellamento delle relazioni su base multilaterale, ma anche delle aspirazioni di India e Russia di non subire l’egemonia cinese che ha acquisito in questo campo con il progetto delle Nuove della Seta lanciato dal presidente Xi Jimping nel 2013 e che interessa di fatto tutti i continenti.
Carta 2: i tracciati dell’Imec, del Corridoio Nord- Sud e alcuni paesi aderenti alla Bri.

Prima la frattura geoeconomica del 2022 provocata dalle sanzioni alla Russia e dal Piano REPowerEU, e successivamente la politica muscolare di Trump sui dazi, lanciata col Liberation day del 2 aprile scorso, stanno imprimendo un’accelerazione alla ridefinizione delle relazioni commerciali globali i cui effetti non sembrano essere sempre quelli sperati per Washington.
Se dagli eventi del 2022 avevano tratto indubbi vantaggi gli Stati Uniti grazie l’apertura di spazi commerciali importanti a seguito del disaccoppiamento economico fra Russia e Unione europea, la strategia dei dazi unilaterali si sta, invece, rivelando un boomerang per Washington, in quanto, da un lato, non sta inducendo la Fed a procedere ad ulteriori abbassamenti dei tassi (ad al 3,75%), a causa di un’inflazione a dicembre ancora al 2,7%, e, dall’altro, sta determinando un allontanamento dei partner del cosiddetto “Occidente globale”.
Questi ultimi, a partire da Canada per finire a Giappone e Corea del Sud, passando per l’Europa, stanno tutti implementando politiche commerciali tese a ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti e a sviluppare relazioni con altri paesi, soprattutto emergenti, tramite il conseguimento di accordi di libero scambio. Ed è proprio in questa ottica che vanno interpretati i negoziati che Bruxelles sta effettuando per raggiungere accordi commerciali con Thailandia, Malesia, Filippine e Emirati Arabi Uniti, al pari dell’Accordo fra Canada e Cina siglato il 26 gennaio scorso e del viaggio del premier britannico Keir Starmer in Cina, a fine gennaio, con sottoscrizione di nuovi accordi11.
Stiamo attraversando una fase di rapido cambiamento degli equilibri globali caratterizzata non solo da un avanzamento della multipolarità ma anche di una tendenza all’allontanamento commerciale da Washington sia dei tradizionali alleati dell’Occidente globale, compresi addirittura gli stati dell’anglosfera, sia di potenze emergenti di vari scacchieri regionali.
Andrea Vento
9 febbraio 2026
Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati
NOTE:
1 https://www.milanofinanza.it/news/cina-da-record-surplus-di-1-200-miliardi-nel-2025-ma-crolla-l-export-verso-gli-usa
2 https://24plus.ilsole24ore.com/art/ue-india-cosa-prevede-l-accordo-dazi-auto-all-industria-difesa-AItEVw3
3 https://italy.representation.ec.europa.eu/notizie-ed-eventi/notizie/lue-e-lindia-concludono-un-accordo-di-libero-scambio-storico-2026-01-27_it
4 https://www.infomercatiesteri.it/scheda_sintesi.php?id_paesi
5 https://policy.trade.ec.europa.eu/eu-trade-relationships-country-and-region/countries-and-regions/india_en
6 http://www.consilium.europa.eu/en/infographics/eu-india-trade-facts-and-figures/
7 Il Pil pro capite dell‘India è stimato dal Fmi per il 2025 in 2.818 $ mentre quello medio dell’Ue di 35.100 $
https://it.tradingeconomics.com/european-union/gdp-per-capita
8 Il programma Production Linked Incentive, o PLI, del governo indiano offre alle aziende incentivi sulle vendite incrementali di prodotti fabbricati in India. Mira a stimolare il settore manufatturiero e ridurre le importazioni. L’obiettivo di questi programmi Make in India incentiva i produttori stranieri ad avviare la produzione in India e quelli nazionali ad espandere la loro produzione e le esportazioni. https://en.wikipedia.org/wiki/Production_Linked_Incentive_schemes_in_India
9 https://www.worldometers.info/it/pil/india-pil/
10 Vedi “I Corridoi bioceanici: i nuovi progetti infrastrutturali del Sudamerica” di Andrea Vento
11 https://www.startmag.it/economia/starmer-in-cina-accordi-su-whisky-visti-investimenti-e-astrazeneca-per-scongelare-le-relazioni-dopo-otto-anni-di-gelo/












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