Un teoria che prova a spiegare i deliri di Trump
Una nuova teoria spiega il momento geopolitico caotico che stiamo vivendo, compreso quanto accaduto in Venezuela e ciò che Donald Trump ha detto su Groenlandia, Cuba, e Iran.

di Alexander D. Ricci (Blog)

Lo scorso 3 gennaio, il governo degli Stati Uniti ha rapito il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro. Lo ha fatto attraverso un’operazione militare – nome in codice “Absolute Resolve” (“Risolutezza Assoluta”, in italiano) – ordinata dal presidente Donald Trump, violando la sovranità di uno stato indipendente e, quindi, il diritto internazionale.

Come se non bastasse, dopo il colpo di stato in Venezuela, Trump ha:

Che senso ha tutto questo?

Per alcuni, Trump è intervenuto in Venezuela perché voleva accaparrarsi le risorse del paese. Poi, però, si è capito che, in questo momento, il petrolio venezuelano è molto difficile da raffinare e commercializzare.

Per altri, la mossa di Trump ha risposto all’esigenza USA di impossessarsi (nuovamente) del “proprio cortile di casa”, come da dottrina “Monroe”, delineando quindi la sfera di influenza del paese nord americano. Ma poi, Trump ha cominciato a parlare di intervento in Iran, che “cortile di casa” non è affatto.

Per altri ancora, quella di Trump sarebbe un’azione tattica per infastidire Cina e Russia che, con il Venezuela, avevano relazioni economiche consolidate. Ma poi, il presidente statunitense ha cominciato anche a minacciare la Groenlandia che fa parte della Danimarca e, quindi, della NATO.

In queste settimane è stato detto e scritto molto sul perché di quanto accaduto in Venezuela e sulle possibili conseguenze. Il problema, però, è che non c’è un’analisi, o teoria, che riesce a tenere insieme tutti i pezzi del puzzle.

Non c’è un’analisi o teoria che riesce a spiegare perché Trump dice e fa tutto quello che dice e fa, tantomeno il contesto geopolitico – sempre più caotico – in cui lo fa.

Tranne una (che ci prova, ndr): la teoria dell’ordine “neo-monarchico”

Il 20 novembre scorso, la rivista accademica International Organization (Cambridge Press), ha pubblicato un articolo dal titolo: “Further Back to the Future: Neo-Royalism, the Trump Administration, and the Emerging International System”, che si potrebbe tradurre con “Ritorno al futuro: il neo-monarchismo, l’amministrazione Trump e il sistema internazionale emergente”.

Nell’articolo, gli autori Stacie E. Goddard (Wellesley College) e Abraham Newman (Georgetown University) sostengono che non capiamo Trump perché analizziamo le sue mosse con modelli teorici inadeguati (qui un’intervista a Newman sulla testata Mother Jones).

Più nel dettaglio, Goddard e Newman sostengono che dovremmo tornare a guardare alle relazioni “internazionali” odierne tenendo a mente come funzionavano nel quindicesimo e sedicesimo secolo, quando esisteva un ordine che

si concentrava sulle cricche al potere, sulle reti di élite politiche, capitalistiche e militari devote ai singoli sovrani, che cercavano di creare gerarchie materiali e di status durature, basate sull’estrazione di tributi finanziari e culturali.

Insomma, tutto quello che Trump dice e fa può essere spiegato meglio se usiamo le lenti di un modello o ordine “neo-monarchico”.

Ma cos’è e come si arriva all’ordine neo-monarchico?

Nell’articolo accademico, il modello neo-monarchico viene posto in contrapposizione ad altri più in voga nello studio delle relazioni internazionali e che, considerando i periodi storici che li hanno ispirati, sono in realtà “successivi” all’ordine monarchico originale.

Da un lato, c’è il modello dell’ordine di Westfalia – che deriva dalla Pace di Westfalia del 1648. Secondo questa lente interpretativa, gli attori principali della geopolitica sono gli stati. Questi ultimi hanno come scopo quello di mantenere la propria sovranità e lo fanno attraverso la mobilitazione di mezzi militari e burocratici. La fonte di legittimazione interna deriva dalla garanzia di sicurezza fisica a beneficio delle persone che vivono nei suddetti stati (à la Hobbes, per così dire).

L’altro modello è quello dell’ordine liberale internazionale (LIO). Che poi sarebbe quello attuale, messo in crisi dalle azioni e parole di Trump appunto. In quest’ultimo, gli stati non sono gli unici attori. Contano anche le istituzioni internazionali. Lo scopo del sistema è garantire la sovranità degli stati (come nel modello di Westfalia), ma anche accrescere il benessere e garantire la libertà degli individui. Come? Attraverso l’interdipendenza tra istituzioni e stati. La fonte di legittimità interna deriva dal primato delle regole. O, per dirla con un richiamo diretto all’attualità, del diritto internazionale.

Questi modelli però non riescono più a spiegare la realtà

Ed è per questo che Goddard e Newman propongono un salto indietro nel tempo, fino all’epoca pre-Pace di Westfalia, quando la geopolitica era una questione di monarchie e casate nobiliari.

Gli attori principali del modello o ordine neo-monarchico non sono gli stati, bensì le “cricche” (dall’inglese “cliques”), oltre ai monarchi ovviamente. Lo scopo dell’ordine è banalmente – e come lo era un tempo – affermare gerarchie materiali e di status in quanto tali. E lo strumento per arrivarci è l’estrazione di rendite e tributi. Mentre la legittimità del sistema risiede nella mera manifestazione dell’eccezionalità del sovrano.

Detto ciò, in scienza e filosofia, la bontà di un modello non dipende soltanto dalla sua coerenza formale, ma anche e soprattutto dalla capacità di descrivere, spiegare e interpretare il mondo reale. Se è vero che i modelli ispirati all’ordine di Westfalia e a quello liberale internazionale sembrano poco utili in questo momento, cosa si può dire di un’applicazione del modello derivante dall’ordine neo-monarchico?

Partiamo dagli attori del modello: le cricche

Come illustrano Goddard e Newman, Trump effettivamente

si affida a una cricca composta da membri della famiglia (principalmente i suoi figli), fedelissimi accaniti (Stephen Miller, Kristi Noem) ed élite iper-capitaliste (spesso tecnologiche come Peter Thiel e Marc Andreessen) per guidare non solo la politica estera degli Stati Uniti, ma anche l’ordine delle relazioni internazionali.

Inoltre, secondo gli accademici statunitensi non sarebbe un caso che la prima visita internazionale di Trump sia stata presso i sovrani dinastici del Medio Oriente che lo hanno trattato “come un re”.

A ben vedere anche l’atteggiamento nel contesto del conflitto in Ucraina è un esempio che potrebbe validare il modello neo-monarchico. Infatti, secondo Goddard e Newman,

Trump vede i negoziati sull’Ucraina come trattative tra “casate” rivali. [Del resto] Trump ha detto al presidente francese, Emmanuel Macron, che Putin “vuole fare un accordo per lui”.

E poi ci sono gli stessi capi di stato e di governo europei, che si muovono sempre di più secondo le nuove (o vecchie, a seconda delle preferenze) logiche monarchiche:

I leader europei si comportano sempre più come attori neo-monarchici. Si affidano ad appelli personalistici, come la riunione d’emergenza tenutasi a Washington nell’agosto 2025, per influenzare la politica estera degli Stati Uniti nei confronti dell’Ucraina.

Ma come si spiegano le affermazioni sulla Groenlandia con il modello dell’ordine neo-monarchico?

Come visto, lo scopo dell’ordine neo-monarchico è l’affermazione delle gerarchie materiali e di status in quanto tali. Ed è così che si può interpretare, per esempio, quanto detto da Trump riguardo al Canada e alla Groenlandia.

Citando ancora Goddard e Newman:

[Quando Trump] schernisce il primo ministro canadese definendolo “governatore” o afferma il proprio controllo sulla Groenlandia lo scopo è quello di mettere i governi canadese e danese in una posizione di sottomissione. Inoltre, [così facendo] Trump manda un segnale agli altri leader mondiali e indica che la loro posizione relativa nel sistema internazionale non si basa sullo status giuridico, ma sul loro rapporto con Trump e la sua cerchia al potere.

Come illustrano gli autori dell’articolo, questi comportamenti non sono coerenti con le logiche del modello derivante dall’ordine di Westfalia (tantomeno cone quelle che implicherebbe il modello legato all’ordine liberale internazionale).

E che senso ha il colpo di stato in Venezuela?

Ci arriviamo parlando degli strumenti che servono per consolidare il potere nel modello neo-monarchico, ovvero: l’estrazione di rendite e tributi dalle periferie nazionali e internazionali, a favore del centro del sistema.

Ma prima ancora di parlare di quanto accaduto a Caracas, un esempio calzante è quanto avvenuto a inizio 2025, quando Trump ha annunciato l’imposizione di tariffe a destra e a manca:

Da una prospettiva neo-monarchica, la guerra commerciale è una strategia di ricerca di rendite e rappresenta un regime basato su decisioni arbitrarie, volto a estrarre la massima ricchezza per le cricche. Come hanno spiegato i consiglieri del presidente, un obiettivo chiave della politica tariffaria era quello di avviare novanta negoziati in novanta giorni […] Ma l’arte dell’accordo non consiste nel creare un equilibrio cooperativo, bensì nel fare leva: le parti [coinvolte o colpite] devono offrire concessioni per evitare tariffe più elevate. Gli stati e le aziende globali sono messi in una posizione di dover offrire un tributo, in cambio di eccezioni alla politica tariffaria. L’azienda Nvidia, ad esempio, ha accettato di dare il 15% delle sue entrate al governo degli Stati Uniti in cambio di un maggiore accesso al mercato cinese. Tali accordi approfondiscono la dipendenza di segmenti chiave del capitale dalla cricca monarchica.

E così, anche il colpo di stato in Venezuela può essere “spiegato” con la mancata disponibilità di Maduro a offrire il proprio tributo (profitti da estrazione di petrolio) alla cricca dominante.

Non solo: l’accesso alle risorse interne al paese latinoamericano può essere visto come una moneta di scambio nel rapporto tra il presidente degli Stati Uniti e una – o più – cricche del suo regno, per così dire.

Infine, arriviamo al nodo della legittimità dell’ordine

Nel modello neo-monarchico, quest’ultima non si basa sulle garanzie di sicurezza (come nel modello di Westfalia), tantomeno sul consolidamento di benessere e libertà individuali (come nel modello liberale internazionale). Bensì, sull’affermazione dell’eccezionalità del sovrano.

Infatti, sebbene anche i re del passato dovessero, in qualche modo e misura, prendersi cura dei sudditi, era ben più importante rivendicare il “diritto” divino o dinastico. A tal proposito, Goddard e Newman scrivono che,

sebbene parte della legittimazione di Trump appaia nazionalista a prima vista, le sue formulazioni relative al diritto di governare si concentrano sui suoi punti di forza individuali, non nazionali. [Anzi, soprattutto] sulla sua capacità personale di governare, non sul suo diritto di governare come rappresentante del popolo. L’ordine neo-monarchico di Trump manca di consenso e si basa [nella sua ottica] più sull’eccezionalità. In alcune parti della coalizione MAGA, vediamo un linguaggio che fa esplicitamente riferimento al diritto divino. Tanto che nel suo discorso inaugurale, Trump ha dichiarato che il fallito attentato alla sua vita ha dimostrato che è stato “salvato da Dio per rendere di nuovo grande l’America”.

Eppure, Trump è solo un altro sintomo della transizione

Il modo di agire e parlare del presidente statunitense non rappresenta un unicum. Precedentemente, i comportamenti di altri leader – Berlusconi, Modi, Xi, Putin, Erdogan – avevano già un senso se analizzati tramite la lente del modello neo-monarchico:

Sebbene Putin sia spesso descritto come un nazionalista sovranista e un fervente sostenitore dei principi westfaliani di non intervento […] le sue azioni in Ucraina suggeriscono il contrario. Ma anche i suoi legami con gli oligarchi alla ricerca di rendite e il suo interesse a sfruttare la società russa suggeriscono una propensione neo-monarchica, così come la sua insistenza sul fatto che un leader forte sia al di sopra della legge. Dinamiche simili pervadono la politica in Ungheria, Turchia, India e negli Stati del Golfo.

Ma soprattutto,

i sostenitori del neo-monarchismo vanno oltre i governanti sovrani, con propugnatori particolarmente attivi nei settori tecnologico e finanziario globali. Da Rupert Murdoch a Peter Thiel a Erik Prince, le élite iper-potenti stanno giocando partite strategiche senza limiti di confini nazionali o sistemi westfaliani di ordine politico.

La domanda finale è se tutto questo sia inevitabile

Secondo Goddard e Newman,

la durata di qualsiasi ordine neo-monarchico dipende dall’accoppiamento del governo assoluto con le cricche che controllano il capitale, le informazioni e i mezzi per esercitare la forza.

In questo senso, una resistenza può articolarsi soltanto grazie a uno studio sistematico delle interazioni tra i “monarchi” di turno e chi li supporta. Lo stesso tipo di ricerca che è stata profusa nella comprensione della stabilità e dei limiti degli stati territoriali, dell’ordine westfaliano e liberale internazionale.

Tradotto nei termini del mondo contemporaneo: c’è bisogno di capire come nascono, crescono e si consolidano le forze del capitale che ruotano intorno a Trump: chi sono? Come si muovono? Come interagiscono con il presidente degli Stati Uniti? Come lo influenzano? E come possono fallire (se possono fallire)?

Infine, per chiudere su una nota meno drammatica e angosciante rispetto a quanto non scritto finora, vale la pena citare un’ultima volta gli autori dell’articolo:

I promotori [statunitensi] del neo-monarchismo devono affrontare sfide sia esterne che interne. Esternamente, non tutti i leader delle fazioni sono ugualmente attratti dall’ordine neo-monarchico. I leader cinesi, in particolare, si trovano di fronte a un dilemma. La Cina ha ottenuto ottimi risultati sotto l’ordine liberale internazionale, e non sorprende che Xi continui a presentarsi come difensore di un ordine basato sulle regole […] Inoltre, tutti i neo-monarchici devono affrontare minacce provenienti sia dal “palazzo” che dal “popolo”: all’interno dei governi, ci sono fazioni elitarie che traggono vantaggio dalla competizione tra grandi potenze in un ordine di tipo westfaliano, mentre gli stati emarginati e le popolazioni interne possono sfidare l’ordine. Questa resistenza può trasformarsi in rivoluzione [e] gli aristocratici tendono a non cavarsela bene in tempi rivoluzionari. [Infine], poiché il neo-monarchismo si basa su una serie di sovrani assoluti, la successione (e la mancanza di pianificazione della successione) all’interno delle cricche monarchiche può avere un impatto di vasta portata sul sistema. Se la storia può essere una guida, ciò non significa necessariamente che l’ordine neo-monarchico fallirà a causa delle crisi di successione, ma piuttosto che il sistema potrebbe subire periodici spasmi di violenza e conflitti derivanti dalle transizioni politiche interne.

FONTE: https://cosechealex.substack.com/p/7e36c9aa-9211-4ba9-9bf6-ecc980433ee2


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