Polveriera americana

In Minnesota la situazione sta precipitando. Il regime rinforza la forza di occupazione per soffocare la resistenza. La sensazione è di un paese ostaggio di un governo ostile. La resistenza tenta di organizzarsi, ma il senso di aver imboccato un vicolo cieco ora è palpabile.

Luca Celada da Facebook – il manifesto 13/1/2026

Da Minneapolis/St. Paul arrivano immagini di una pericolosa escalation. Commando che sfondano porte di casa – osservatori pestati e trascinati via privi di sensi – una forza armata contro la popolazione. A passeggio per il mio quartiere multietnico di Los Angeles sembrano moltiplicarsi ogni giorno gli avvisi affissi ai pali della luce: “Qui è stato sequestrato un vicino”, c’è la data, a volte un nome. Sinistra segnaletica di una malevolenza che incombe

Per milioni di persone la costituzione è stata già abrogata, solo a Los Angeles gli immigrati “irregolari” sarebbero due milioni. La legalità è abbattuta a spallate. A Minneapolis, come a Caracas, va inscena una quotidiana normalizzazione della sopraffazione. Il sovrano lo ha detto al New York Times: “L’unico limite è la mia moralità.” Ai cittadini inadempienti potrà essere revocata la cittadinanza ha aggiunto, a mo’ di esempio.

A Minneapolis Trump ha mandato 2000 agenti federali, un esercito di occupazione (la polizia locale ne conta solo 700). Il Venezuela sarà governato in remoto ma nel Minnesota ci sono i boots on the ground. È una spedizione punitiva. Minneapolis, e Portland, dove gli agenti ICE hanno sparato ad altre due persone il giorno dopo Nicole, sono nel mirino da anni per il ruolo centrale avuto nelle proteste di Black Lives Matter. Trump non ha dimenticato, devono pagarla. Del Minnesota sarà fatto un esempio. Il regime non tollera resistenza o “mancanza di rispetto” – quella che secondo Trump ha mostrato Renee Good. I sequestrati finiscono in buchi neri che rammentano i black sites dell’era delle rendition, la guerra al terrorismo con ogni mezzo. Ad oggi i morti accertati nel gulag sono stati 32. Quelli ammazzati dalle squadracce invece sono almeno tre. Prima di Renee Good, c’era stato Silverio Villegas González, lavoratore precario di 36 anni ucciso a Chicago il 12 settembre in circostanze simili. Salito al Norte per lavorare è tornato in una bara al suo Michoacan di origine. La violenza è cifra di base delle forze dell’ordine negli Stati Uniti. Sono mille all’anno i “morti per polizia”, vittime di dipartimenti con tolleranza zero per la disubbidienza e immunità pressoché totale per gli agenti. È difficile trasmettere quanto sia pericolosa e potenzialmente esplosiva la situazione attuale di un governo che rivendica il “police abuse” come strumento di controllo, incita le milizie, inesperte e legalmente immuni. Trump ha parlato di “sguinzagliare” polizia e vigilantes. Tutto nella polveriera satura di armi che sono gli USA. Il 31 dicembre, Keith Porter, un uomo di Northridge, sobborgo di Los Angeles, è morto mentre sul tetto del suo condominio sparava in aria per celebrare il Capodanno. Un agente ICE fuori servizio lo ha freddato a colpi di pistola. Le circostanze sono poco chiare, e rimarranno tali. L’agente non verrà identificato, è coperto, ha detto il vicepresidente Vance, anche lui da “immunità totale”. L’ipertrofico apparato militare e repressivo risponde solo al presidente ed è finanziato da un bilancio militare pari a quello dell’Inghilterra: 75 miliardi di dollari ad ICE ed altri 70 per gulag e personale. Ora è chiaro che l’apparato è stato costruito anche per la repressione del dissenso. Nei talk domenicali un funzionario ha ribadito, “il comportamento non normativo” non sarà tollerato.

L’ America è sempre più divaricata spaccata e sempre più lungo la faglia fra governo federale e stati, fra stati rossi e stati blu – la dinamica delle guerre civili. Quest’anno che culminerà nelle elezioni parlamentari (sono davvero ancora possibili?) promette di essere forsennato, e determinante.

Sabato mattina sono stato ad una riunione di addestramento delle ronde di autodifesa. Nella sede UTLA (sindacato degli insegnanti di Los Angeles) c’era folla, la più grande da quando sono iniziati i training organizzati dalla community self-defense coalition. Molte persone non riescono ad entrare, gli viene chiesto per favore di tornare per la prossima seduta in programma fra una settimana. Qui si insegna a fare quello che stava facendo Renee Nicole Good. Osservare, monitorare i rastrellamenti di ICE, le ronde volontarie di cittadini tentano di contrastare la polizia segreta “sguinzagliata” nelle loro città. Sono passati tre giorni appena dall’assassinio di Renee, ma la gente non sembra intimidita. Semmai il contrario. Fra i presenti, molte etnie, colori e generi, tanti giovani ma non solo, c’è il bisogno di fare qualcosa, qualunque cosa per contrastare il regime che si è impadronito del paese. “Loro hanno le armi, noi abbiamo people power, dice Javier (nome di fantasia) , “abbiamo i numeri”. Operazioni simili sono attive a LA, Chicago New York, Charlotte, Minneapolis, Portland…ovunque.

Javier spiega al gruppo le tattiche per pattugliare i quartieri, mai soli, meglio se in gruppi di tre. Se c’è un avvistamento segnalare al gruppo su Signal, chiedere rinforzi. Ogni ronda è composta da un guidatore, un addetto al video e uno al megafono. “Informiamo eventuali vittime di non parlare, chiediamo un nome e contatto se possibile, prima che vengano caricati sulle auto.” Poi ci sono i fischietti: tre fischi staccati per avvertire di agenti nelle vicinanze – un fischio lungo sostenuto se il raid è già in corso.

L’idea è intralciare le operazioni, creare massa critica di testimoni senza interferire direttamente, fornire il pretesto a reazioni violente. A dire la verità ormai non sembra ci sia bisogno di scuse gli agenti aggrediscono comunque. “Non possiamo garantire la sicurezza”, spiega Javier, “il nostro modello è l’autodifesa delle Pantere Nere, ma senza le armi. Con l’addestramento cerchiamo di minimizzare i rischi, ma chi vuole andare via vada ora”. Nessuno lascia l’assemblea.

Allo stesso tempo le immagini delle aggressioni degli sgherri a contestatori, osservatori e giornalisti si fanno ogni giorno più raccapriccianti. Mi domando se le direttive non siano lievemente fuori tempo. È chiaro, dagli avvenimenti degli ultimi giorni che le direttive per le squadracce sono cambiate, pattugliano i sobborghi ordinati del Minnesota come Falluja. Le operazioni sono pensate per incutere paura ed il protocollo prevede ormai l’intimidazione aperta dei dissidenti.

Domenica a St. Paul, un convoglio di ICE ha circondato due osservatori ultrasettantenni che monitoravano la propria parrocchia. “Ci hanno minacciato”, raccontano scossi. “parlavano come criminali”, per l’arruolamento nelle milizie non si guarda tanto per il sottile. L’inclinazione alla violenza sembra virare sempre più in gusto per la brutalità. I frutti dello sguinzagliamento. Vi state adattando? Chiedo a Ron Gochez uno dei fondatori di Union del Barrio, gruppo di autodifesa nato durante i raid di giugno su Los Angeles.

Assolutamente no. Sappiamo che se anche seguissimo le “direttive” troverebbero il modo di criminalizzarci. Non abbiamo illusioni, ma la gente sta prendendo coscienza della gravità del momento. In Italia lo avete conosciuto il fascismo, e qui stiamo vedendo la traiettoria che porta inesorabilmente in quella direzione. E sappiano anche che c’è un solo modo per combatterlo.”

Parliamo ad una commemorazione di Renee Nicole Good a Boyle Heights, nel cuore di East LA, epicentro di cultura e militanza chicana, dove negli anni 60 sono nati i Brown Berets, alleati ispanici delle Pantere Nere.

“Loro non si fermano e nemmeno noi. Il fascismo non puoi batterlo coi voti, o con le preghiere. L’unico modo è organizzarsi e lottare. Non abbiamo scelta.”


Scopri di più da cambiailmondo

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

VOCI DAL MONDO CHE CAMBIA

Seguiamo i cambiamenti da punti diversi del mondo. Ci accomuna il rifiuto di paradigmi ideologici e unilaterali. Un mondo multipolare implica pari dignità dei luoghi da cui lo si legge. Magari ci si avvicina alla realtà…
Sostienici !




Altre news

da EMIGRAZIONE NOTIZIE


da RADIO MIR



da L’ANTIDIPLOMATICO


1.384.419 visite

META

Scopri di più da cambiailmondo

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere