Middle East Monitor Facebook 9/1/2026
Israele sta affrontando un’ondata di emigrazione senza precedenti, con oltre 150.000 cittadini che hanno lasciato il Paese negli ultimi due anni, uno sviluppo che secondo gli analisti rappresenta una grande sfida strutturale al progetto sionista e alla redditività a lungo termine dello Stato.
L’entità, le cause e le implicazioni politiche di questo esodo sono state esaminate in dettaglio in un recente rapporto di +972 Magazine, che ha documentato una crescente perdita di fiducia nello stato israeliano tra coloro che hanno scelto di andarsene.
Attingendo ai dati ufficiali israeliani, il rapporto nota che l’emigrazione è aumentata in seguito al ritorno del governo di estrema destra di Benjamin Netanyahu e ha accelerato bruscamente dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e il successivo attacco genocida di Israele a Gaza.
Per la prima volta dalla sua istituzione, Israele ha registrato più emigranti a lungo termine che rimpatriati. I dati dell’Ufficio Centrale di Statistica Israeliana (CBS) mostrano che solo nel 2023, 82.800 israeliani hanno lasciato il paese per periodi prolungati, con un aumento del 44% rispetto all’anno precedente.
Le partenze sono salite subito dopo ottobre 2023 e sono proseguite per tutto il 2024, con quasi 50.000 israeliani che sono partiti nei primi otto mesi di quell’anno. Nel 2025, altri 70.000 cittadini sono partiti, mentre solo 19.000 sono tornati.
Da quando l’attuale governo si è insediato, si stima che più di 200.000 israeliani se ne siano andati. Come nota +972 Magazine, questa tendenza colpisce un pilastro fondamentale dell’ideologia sionista.
Dal 1948 Israele ha dato priorità all’espansione demografica ebraica come essenziale per la sua sopravvivenza, combinando gli sforzi per aumentare il tasso di natalità con politiche progettate per attrarre gli immigrati ebrei attraverso la legge del ritorno e gli ampi incentivi statali.
Allo stesso tempo, lo Stato ha storicamente stigmatizzato l’emigrazione ebraica, etichettando coloro che lasciano yordim – “quelli che scendono” – e negando ai cittadini all’estero il diritto di voto.













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