L’offensiva del Kursk e il rischio di una guerra più ampia

Qual è lo scopo di questa campagna, se non quello di prolungare la guerra?

James W. Carden (*)

Mentre l’offensiva di Kursk si avvia verso la seconda settimana, le forze ucraine affermano di controllare quasi 30 villaggi russi, per un totale di 1.000 chilometri quadrati di territorio russo. In una riunione con i consiglieri di sicurezza nella sua residenza di Novo-Ogaryovo, lunedì, il presidente russo Vladimir Putin ha rivolto la sua ira agli sponsor dell’Ucraina, affermando: “L’Occidente ci sta combattendo con le mani degli ucraini”. L’offensiva di Kursk segna una significativa escalation nel conflitto che dura da due anni e mezzo.

Quali sono dunque le implicazioni più ampie dell’offensiva di Kursk?

Alcune osservazioni:

1 – L’offensiva del Kursk evidenzia, tra l’altro, il rischio intrinseco di quella che chiamerei “alleanza non alleata”. Washington non ha alcun trattato di alleanza con l’Ucraina, eppure l’amministrazione Biden continua a comportarsi come se l’Ucraina non fosse solo un alleato, ma come se la sopravvivenza dell’Ucraina nella forma che ha assunto per tre brevi decenni (1992-2022) fosse essenziale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. La concessione all’Ucraina di un’alleanza non alleata da parte di Washington ha portato Kiev ad agire in modi che sono dannosi per la sua stessa sopravvivenza, tra cui il rifiuto di Kiev di attuare le disposizioni concordate degli accordi di Minsk che, se attuate, avrebbero probabilmente dimostrato ai russi che non era necessario condurre una scelta di guerra.

2 – L’offensiva di Kursk dimostra inoltre, ancora una volta, che l’idea che “se i russi non vengono fermati in Ucraina andranno a conquistare l’Europa orientale” è palesemente assurda. La Russia non è riuscita a conquistare Kiev nel 2022 e da allora sta combattendo una costosa guerra di logoramento.

3 – La Russia rimane comunque la principale potenza nucleare tattica del mondo e, per questo motivo, l’incursione ucraina a Kursk mette a rischio di ritorsione la Russia e i suoi sostenitori militari e finanziari, compresi gli Stati Uniti e gli Stati membri della NATO.

4 – Nonostante il successo dell’incursione e la perdita di prestigio subita dalla Russia, è importante ricordare che, nel complesso, l’Ucraina sta perdendo la guerra. Secondo un nuovo rapporto del Financial Times, “la quantità di territorio catturato dalle truppe russe dall’inizio di maggio è quasi il doppio di quello che l’esercito ucraino ha riconquistato a caro prezzo in termini di vite e di materiale militare con l’offensiva estiva di un anno fa”.

5 – La decisione del presidente Volodomyr Zelensky di portare la guerra in Russia – pur essendo senza dubbio visceralmente soddisfacente per l’Ucraina e per i suoi molti sostenitori qui a Washington – dimostrerà anche a Mosca che non ha nessuno con cui negoziare a Kiev e che la decapitazione dei vertici militari e politici ucraini è un prerequisito necessario per raggiungere il loro obiettivo bellico finale, ovvero la neutralità dell’Ucraina. Kursk è sicuramente una spinta al morale per l’Ucraina e un imbarazzo per la Russia. Probabilmente prolungherà anche la guerra.

6 – L’incursione in Russia dimostra ancora una volta che il presidente Joe Biden e il suo consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan, lungi dall’essere troppo cauti – come hanno sostenuto alcuni neoconservatori di alto profilo – stanno invece facilitando il viaggio di Kiev lungo la scala dell’escalation. Un viaggio verso una destinazione sconosciuta.

7 – L’Ucraina non sarebbe stata in grado di portare a termine l’offensiva senza l’approvazione e il sostegno materiale di Washington. Per questo motivo, gli Stati Uniti e l’Europa sono visti come complici di questo attacco altamente simbolico a Kursk, che dopo tutto è il luogo della più grande battaglia di carri armati della storia. La battaglia del 1943 contro i nazisti costò ai russi circa 800.000 vittime. Non è difficile ipotizzare le conclusioni che Mosca sta traendo quando ancora una volta si trova ad affrontare i carri armati tedeschi sul proprio territorio.

In definitiva, l’amministrazione non è stata onesta su ciò che è effettivamente in gioco in Ucraina. Sarebbe il momento giusto per il Presidente o l’attuale Vicepresidente per spiegare, senza ricorrere a idee scontate come quella di difendere la “democrazia”, perché l’adesione dell’Ucraina alla NATO e la questione di chi governa una manciata di province dell’Ucraina orientale valga la pena di rischiare una guerra con la Russia. Se Joe Biden e Kamala Harris credono che lo sia, dovrebbero spiegare perché, magari durante la prima serata della Convention nazionale democratica della prossima settimana a Chicago.

*) James W. Carden è redattore di The American Conservative ed ex consigliere del Dipartimento di Stato americano.

FONTE: https://www.theamericanconservative.com/the-kursk-offensive-and-the-risk-of-a-wider-war/


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