GRECIA: TORNA ALEXIS TSIPRAS?
Stefanos Kasselakis e Alexis Tsipras,
il nuovo ed il vecchio segretario di Syriza

di Sandro De Toni

Syriza è stata la gioia e la disperazione di tutta la sinistra radicale europea che per un momento ha sperato di seguire le sue orme e di scalzare rapidamente l’egemonia della socialdemocrazia nel continente. In Italia addirittura si costituì per le elezioni europee del 2014 una lista unitaria “L’altra Europa con Tsipras” a sostegno della candidatura di Alexis Tsipras per il gruppo della Sinistra unitaria europea a presidente della Commissione europea. Un entusiasmo alle stelle per i suoi sorprendenti risultati elettorali, per il forte ridimensionamento del partito socialista, il Pasok che venne di fatto sostituito come perno della sinistra del paese, per il rigetto delle politiche austeritarie dell’Unione europea e per il referendum che respinse vox populi il Memorandum di Bruxelles con le sue 800 misure che condannavano alla povertà i ceti popolari.

I governi precedenti a quello di Syriza avevano falsificato i bilanci trasmessi all’UE con l’obiettivo di garantire l’ingresso della Grecia nella zona euro. Gli istituti di credito europei, all’ombra della sua adesione alla moneta unica, avevano poi concesso al paese di indebitarsi addirittura sollecitandolo con insistenza a farlo, in particolare per l’organizzazione delle Olimpiadi del 2004. Il budget iniziale di 15 miliardi di euro per finanziarle, poi ampiamente sforato, fu l’inizio della fine per i conti di Atene, con un buco contabile da cui il paese non si risollevò più. Il piano della Troika (FMI, BCE, Commissione europea) trasformò una crisi di qualche decina di miliardi di euro in una tragedia; le restrizioni portarono a conseguenze pesanti sul piano dell’occupazione e della protezione sociale, con una forte crescita della povertà ma anche del debito che raggiunse il 190% del Pil. All’inizio del 2015 la crisi sociale si tradusse nel trionfo di Syriza che ottenne il 36,3% e la conquista da parte del suo segretario Tsipras della carica di primo ministro. 

Ma altrettanto forte fu la delusione qualche giorno dopo il referendum popolare che aveva respinto a grande maggioranza le misure proposte dalla Troika, quando il premier, sia pure obtorto collo, dovette accettarne il diktat: tagli al welfare, alle pensioni e privatizzazioni selvagge, per ottenere un avanzo primario (cioè al netto degli interessi da pagare) del 2% del Pil fino al 2060, al fine principale di rimborsare i 95 miliardi di crediti delle banche francesi e tedesche. Il ministro delle Finanze tedesco, il non rimpianto Wolfgang Schäuble, in quella occasione rivelò apertis verbis la sua concezione della democrazia europea: i governi non devono adeguarsi alla volontà degli elettori ma a quella dei mercati finanziari.

La diaspora di Syriza

“Syriza aveva fallito a causa dell’avversità delle istituzioni europee ma anche per la debolezza della sua direzione, colpevole di un certo dilettantismo strategico”, questa almeno è l’opinione di Gerassimos Moschonas, professore di politiche comparate all’università di Paris II, “il suo programma era piuttosto moderato, ma le autorità europee non erano pronte né all’accettarlo né a negoziarlo in maniera seria”.

Nel 2015 dopo le dimissioni di Tsipras da primo ministro a causa della scissione dell’ala sinistra anti-euro di Panagiotis Lafazanis, contraria alla firma del terzo memorandum, e della conseguente perdita  della maggioranza in parlamento, il paese tornò ad elezioni politiche; dalle urne Syriza uscì nuovamente con la maggioranza del 35,5% mentre Unità popolare (UP) fondata dagli scissionisti raccolse solo il 2,9%.

Nel 2019 quest’ultima, sia alle politiche che alle europee, si attestò intorno allo 0,5%. L’anno successivo Zoe Konstantopoulou, ex-presidente del parlamento, dopo avere partecipato all’esperienza fallimentare di UP, fondò la Rotta della libertà, partito basato su una contrarietà intransigente all’austerità, ai creditori della Grecia, alla Troika; una formazione anti-establishment che Konstantopoulou definì né di destra né di sinistra, una sorta di “sinistra nazionalista” euroscettica, ma che sostenne i rifugiati, la comunità LGBT, gli oppositori alla vaccinazione contro il Covid-19 e le vittime del sessismo e della violenza sessuale. Alle ultime politiche del giugno 2023 ha ottenuto il 3,2% ed alle europee 2024 ha ottenuto il 3,4%.

Nel marzo 2018 Yanis Varoufakis, ex-ministro delle Finanze del primo governo Tsipras, fece nascere il Fronte della disobbedienza realistica europea noto con la sigla MeRA25 che fa parte del Movimento per la democrazia in Europa (DiEM25). La sua sezione italiana partecipa al progetto di Pace terra dignità. Varoufakis ha raccontato la sua battaglia contro l’establishment europeo in un libro di successo, ”Adulti in una stanza”, da cui nel 2019 il regista  Costa- Gravas ha tratto un film.  

Nel 2019 MeRA25 corse alle elezioni del Parlamento europeo ottenendo il 3%, alle elezioni parlamentari greche dello stesso anno conseguendo 3,4%, mentre alle elezioni legislative del 2023 non è riuscito a superare la soglia di sbarramento del 3%; alle europee 2024 ha ottenuto 2,5%.

Fuori dalla famiglia di Syriza non si può non citare lo storico Partito comunista greco (KKE) fondato nel 1918, di ispirazione stalinista, antimperialista ed euroscettico che sostiene la necessità di uscire dalla Nato, dall’euro e dall’Unione europea. Mantiene un suo radicamento sociale ed elettorale avendo conseguito alle europee del 2019 il 5,3% e alle legislative del 2023 il 7,7%; il partito comunista ha raggiunto il 9,3% alle ultime elezioni europee.

Il Governo di Syriza in carica fino al 2019 riuscì comunque a portare a casa l’accordo di Prespa con la Macedonia mettendo fine all’annoso contenzioso sul nome della ex-repubblica della Jugoslavia, una riduzione della povertà più estrema e misure liberali sul piano culturale. Nel 2019 Syriza pur ottenendo il 31,5% venne sconfitta dalla destra di Nuova democrazia che la superò con il 40%. I seguenti cinque anni di opposizione non l’hanno favorita e nel giugno 2023 si ridotta al 17,8%. Tsipras si è dovuto dimettere da segretario, e le primarie del partito hanno indicato come suo successore con il 57% dei consensi Stefanos Kasselakis, un ex di Goldman Sachs.

Una nuova scissione e il possibile ritorno di Tsipras

Il nuovo segretario Kasselakis ha proposto un piano d’azione per ridurre le tasse, riformare drasticamente il sistema giudiziario, separare Stato e Chiesa e legalizzare i matrimoni fra persone dello stesso sesso; una serie di riforme volte a modernizzare il sistema statale e a garantire i diritti civili, che appare molto vicina alla tradizione liberale o tuttalpiù social-democratica.  Altri esponenti del partito lo vedono come estraneo rispetto alla società greca ed alla storia della sua sinistra, poiché, oltre ad aver studiato negli Stati Uniti fin dai 14 anni, è alla sua prima esperienza politica. Così nel novembre 2023 è nata Nuova sinistra (NS) con segretario Alexis Charitsis  in seguito ad una scissione di 11 parlamentari che accusarono Kasselakis di “populismo di destra” e di voler abbandonare l’ideologia di sinistra anticapitalista costitutiva di Syriza. Alla nuova formazione ha aderito l’ala giovanile del partito. Alle europee NS ha ottenuto il 2,4%.

Alle elezioni europee Nuova Democrazia, il partito della destra ellenica, ha conseguito il 28,3%, mentre Syriza il 14,9% ed il Pasok, il partito dei socialisti greci, il 12,8%. Il leader di Nuova sinistra ha proposto ai due partiti maggiori della sinistra di porre fine al loro approccio “egemonico” e, insieme ad altre forze progressiste, di concordare un programma alternativo per rovesciare il governo conservatore di Nuova democrazia.

Tsipras nelle sue ultime dichiarazioni ha criticato duramente i politici di sinistra per i loro continui battibecchi e ha rilevato come i partiti dell’opposizione non siano riusciti a raccogliere consensi elettorali nonostante la rabbia dell’opinione pubblica sia aumentata a causa della crescita dei prezzi dei beni di prima necessità,; ha sostenuto l’idea che sinistra e socialisti si debbano unire in un fronte progressista per fronteggiare il centro-destra, secondo un modello simile a quello spagnolo. Ma il leader del Pasok, Nikos Androulakis, non va d’accordo con Kasselakis di Syriza, mentre Charitsis è uscito da Syriza dopo l’elezione di quest’ultimo a segretario del partito. Alcuni politici hanno allora suggerito che Tsipras con il suo carisma potrebbe essere la persona più adatta a guidare tale alleanza. Sembra proprio che la sinistra greca non possa fare a meno di Alexis.


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