Uruguay: 50 anni fa il primo golpe del Plan Condor (Video e film)

Il primo golpe del Plan Condor degli anni ’70 in America Latina, successivo al golpe in Brasile, fu realizzato in Uruguay. Era il 27 giugno del 1973. Nel settembre dello stesso anno, il golpe in Cile con l’uccisione di Salvador Allende. Nel 1976 quello in Argentina. L’internazionale nera, con sostegni USA e di ambienti di estrema destra internazionali (tra cui quella italiana diretta da Licio Gelli) aveva pianificato la distruzione dei movimenti popolari latino-americani, contro le aspirazioni di giustizia sociale che attraversavano l’intero continente. In Uruguay tuttavia, la risposta popolare fu forte (a partire dallo sciopero generale del 7 luglio successivo) e pose le basi per il rafforzamento delle forze progressiste che emersero nel periodo post-dittatura.

Documentario sulla grande manifestazione popolare del luglio 1973 contro il golpe


ESTADO DE SITIO (STATO di ASSEDIO, noto in Italia con il titolo “L’AMERIKANO”) è un film thriller politico franco-italiano del 1972 diretto da Costa-Gavras. Basato sulla realtà dell’Uruguay, ma potrebbe essere qualsiasi paese del mondo. Fu girato a Santiago del Cile, l’anno prima del relativo golpe di Pinochet.

Con Yves Montand, Renato Salvatori, Enrique Heine, O.E. Hasse e Jacques Weber nei ruoli principali. Musiche di Mikis Theodorakis, eseguite da The Calchakis. Vincitore del Premio Louis Delluc 1972 (Costa-Gavras). Vincitore del Premio delle Nazioni Unite ai Premi BAFTA 1974. Nominato al Golden Globe per il miglior film straniero 1974.

Sinossi

Nell’Uruguay del 1970, un ufficiale della CIA di un’agenzia governativa statunitense che si occupa dell’addestramento di forze di polizia straniere, Philip Michael Santore (interpretato da Yves Montand), viene rapito da guerriglieri urbani uruguaiani. Dopo averlo interrogato, il suo rilascio viene condizionato dal governo in cambio della liberazione di 150 guerriglieri imprigionati. Questa situazione scatena una crisi politica dalle conseguenze tragiche.

Commenti

Il film esplora le conseguenze (spesso brutali) della lotta tra il governo uruguaiano sostenuto dagli Stati Uniti e il movimento guerrigliero di sinistra Movimiento de Liberación Nacional-Tupamaros, ed espone le azioni dell’intervento politico degli Stati Uniti in America Latina, che sostengono colpi di stato e dittature militari, e il loro ruolo centrale nella violazione dei diritti umani.

Il contesto reale e i riferimenti storici del film

Dal 1960 al 1967, Dan Mitrione, un agente americano di origine siciliana dell’FBI, incorporato nell’Office of Public Safety (OPS), fondato nel 1957 nell’ambito dell’Agency for International Development (AID), collegata alla Central Intelligence Agency (CIA), e specializzato in metodi di controinsurrezione, ha lavorato con la polizia brasiliana in un momento in cui gli oppositori politici venivano sistematicamente torturati, imprigionati e uccisi senza processo a seguito del colpo di Stato del 1964 in Brasile. Mitrione aveva anche contribuito alla formazione di agenti di polizia stranieri nel contesto della Guerra Fredda.

Mitrione tornò negli Stati Uniti nel 1967 per condividere le sue esperienze e conoscenze a Washington DC. Nel 1969 fu trasferito in Uruguay, sempre come funzionario dell’AID, per supervisionare il lavoro dell’Ufficio di Pubblica Sicurezza (OPS) in quel Paese. L’OPS aveva sostenuto la polizia locale dal 1965, fornendole armi e addestramento. La tortura sarebbe stata praticata in Uruguay già all’inizio degli anni Sessanta.

In quel periodo, il governo uruguaiano era guidato da Jorge Pacheco Areco, del Partito Colorado, di destra. Di fronte a una profonda crisi economica e sociale, egli formò un governo composto direttamente da figure di spicco del settore bancario, del latifondo, dell’industria e del commercio e attuò una politica di blocco dei salari e di repressione dei movimenti di opposizione. I partiti politici furono banditi e i giornali chiusi, e un regime di emergenza (le “Misure di sicurezza provvisorie”) fu mantenuto quasi permanentemente in condizioni chiaramente incostituzionali. Alle proteste e agli scioperi si aggiunsero le azioni di guerriglia di sinistra del Movimento di Liberazione Nazionale-Tupamaros. D’altra parte, il governo statunitense temeva una possibile vittoria alle prossime elezioni del 1971 del Frente Amplio, una coalizione di sinistra creata sul modello del governo di Unidad Popular in Cile, presieduto da Salvador Allende, dal 1970.

Mentre l’uso della tortura aumentava le tensioni in Uruguay, Mitrione fu rapito il 31 luglio 1970. Fu interrogato sul suo passato e sull’intervento illegale del governo statunitense negli affari latinoamericani. Inoltre, fu chiesto il rilascio di 150 prigionieri politici. Il governo uruguaiano, con l’appoggio degli Stati Uniti, rifiutò e Mitrione fu poi trovato morto in un’auto, giustiziato da un commando Tupamaro, con due colpi di pistola alla testa e senza segni di maltrattamento (in realtà, durante il sequestro, Mitrione era stato colpito alla spalla e poi curato nella Cárcel del Pueblo, da “personale carcerario”).

L’AMERIKANO: Versione in Italiano e in Spagnolo


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