di Tonino D’Orazio

Ho riso non poco all’annuncio del Premio Nobel per l’Economia che è stato assegnato, tra gli altri, a Ben Bernanke, l’ex presidente della FED dal 2006 al 2014. È stato lui che ha officiato come boss della FED, la Banca Centrale americana durante la crisi dei mutui subprime.
È anche un po’ lui che ha creato questa crisi alzando i tassi di interesse per far scoppiare volontariamente la nota bolla immobiliare americana trascinandoci tutti nella famosa crisi dalla quale non ci siamo mai rimessi. Fu lui a non salvare la banca Lehman Brothers provocando l’esplosione dei mercati finanziari.
Ha esportato la crisi finanziaria americana e poi quella economica in tutto il mondo affinché la pagassero gli altri al posto loro, sempre secondo il noto adagio: America first!
Alla fine, questa star che ha abbassato i tassi a zero, usò il “quantitative easing” un’espressione che sembra tecnica, ma che designa qualcosa di vecchio come il mondo… stampare biglietti!
Ha creato miliardi e miliardi, rifilati ai suoi compari in modo che potessero riacquistare a basso prezzo beni massacrati dalla crisi pochi mesi prima.
Quindi è normale che questo genio di 68 anni venga premiato per il suo lavoro e la sua ricerca su “Banche e crisi finanziarie”.
C’è da dire che Ben Bernanke era già noto per essere “LO” specialista della crisi del 29 e della depressione degli anni 30. Per lui, per combattere una grande depressione che è una grande deflazione, era necessario creare molto denaro per evitare precisamente la deflazione e mantenere un minimo di inflazione. Questo ragazzo ha appena ricevuto il Nobel perché ha creato soldi dal nulla per trilioni di dollari per arricchire i suoi compari nell’alta finanza.
I Nobel non valgono più la trippa!
Giusto per informazione, il Premio Nobel per l’Economia non esiste, l’economia non è una scienza. D’altra parte, è solo il premio della Banca di Svezia in onore di Alfred Nobel, che i media chiamano falsamente il Premio Nobel cercando di nob-ilitarlo. Il Premio Riksbank in Scienze Economiche è un premio che riflette, come il Premio Nobel per la Pace, interessi e visioni politiche ben definite. In un certo senso, sono principalmente strumenti di comunicazione che hanno l’effetto di dare peso e legittimità a queste visioni e interessi.
Mi sono sempre chiesto come si possa essere così ingenui da ritenere che tali premi siano necessariamente indicativi di “altissimi livelli di scientificità o di umanità” del lavoro o delle persone così premiate… senza negare che questo possa essere, a volte, anche il caso.















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