Putin: Chi è l’aggressore? (Video con sottotitoli in Italiano della conferenza stampa del 18 dicembre)

 

 

Un’analisi italiana sulla maxi conferenza stampa di Putin 2014

(da La Voce della Russia)

Migliaia di giornalisti e più di tre ore di domande. L’attesissima maxi conferenza di fine anno del presidente Putin ha visto al suo centro la questione della crisi del rublo e della tensione nei rapporti con i partner occidentali. “Si tratta veramente di una nuova guerra fredda?”. Questa una delle domande più frequenti poste al presidente.

Ci siamo rivolti per una riflessione sulla decima maxi conferenza del presidente Putin a Tiberio Graziani, presidente dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (l’IsAG) e direttore della rivisita “Geopolitica”.

– Un giornalista ha chiesto a Putin se secondo lui oggi sorgono nuovi muri e se è in atto una nuova guerra fredda. Il presidente ha risposto che “bisogna smettere di costruire muri, e creare invece un unico spazio di sicurezza e libertà economica”. Come potrebbe commentare queste parole?

 Non penso si stiano creando dei nuovi muri, più che altro mi sembra che l’Occidente stia mettendo in campo delle strumentazioni per creare dei nuovi confini. Se si creano questi nuovi confini, diventa un po’ problematico il rapporto tra Russia e Occidente ovviamente. La risposta data dal presidente Putin mi sembra abbastanza corretta, quando parla di una zona di sicurezza. Io mi spingerei più in là pensando alle dinamiche che possano condurre l’attuale scenario geopolitico alla pratica di una geopolitica della pace. Vedrei una zona ponte tra l’Europa orientale e la Russia, una sorta di corridoio in cui sia possibile chiaramente mantenere le proprie sovranità e iniziare un percorso dove convergano gli interessi sia della Russia che dei Paesi europei.

Se si creasse veramente una frattura, un confine vero e proprio tra la Russia e il resto d’Europa, questo sarebbe un confine geostrategico, un presidio militare da parte dell’attore egemone più forte al momento, che sembrano essere gli Stati Uniti.

 Putin alla domanda del giornalista della BBC sulla “nuova guerra fredda”ha risposto che “gli Stati Uniti continuano a schierare scudi antimissile in Romania, Polonia. Hanno basi militari ovunque in Europa. La Federazione russa invece ne ha solo 2 all’estero”. Perché in Europa la politica russa è vista come aggressiva e quella degli Stati Uniti no?

 In Europa la politica russa è vista come aggressiva perché si risente l’influenza degli Stati Uniti. Sul piano economico commerciale invece c’è un continuo scambio tra i Paesi europei e la Russia, non soltanto dal punto di vista energetico, ma anche dei prodotti e dei servizi. Per quel che concerne il fatto se Putin sia capace di risolvere la situazione di crisi attuale e se sia lui la persona che debba risolverla, sono un po’ perplesso.

In genere le crisi si risolvono attorno ad un tavolo negoziale. In questo caso è un po’ difficile vedere un tavolo negoziale in cui c’è uno dei due attori che prima di parlare organizza dei dispositivi militari, come ad esempio fanno gli Stati Uniti. È un po’ difficile arrivare ad una negoziazione e alla soluzione della crisi. Sarebbe opportuno che gli Stati Uniti rivedessero il loro atteggiamento nei confronti della Russia e non strumentalizzassero, come hanno fatto fino a poco tempo fa, i Paesi che confinano con la Russia. Tutto ciò a beneficio della Russia e soprattutto dei Paesi dell’Unione Europea.

 Il tema principale della conferenza era la crisi economica e la caduta del rublo. Come potrebbe valutare la posizione di Putin anche per quanto riguarda i due anni nei quali si cercherebbe di uscire dalla crisi attuale?

 Questa crisi è una crisi molto complessa, non c’è soltanto la questione del dossier ucraino, ma è in atto anche una crisi finanziaria globale, una crisi strutturale dei Paesi industrializzati. A me sembrano un po’ troppo pochi due anni per risolvere efficacemente la crisi. In due anni si possono fare però tante cose: accelerare l’industrializzazione del Paese, incentivare la creazione di una classe media che sia in grado al momento della ripresa di dare una maggiore stabilità e prospettiva al Paese.

C’è da dire che il tentativo di isolamento che è stato fatto dall’Occidente ha spinto la Russia e il Cremlino a intensificare il lavoro di tessitura, che Putin ha condotto nel passato nei confronti di Paesi come la Cina, l’India e i Paesi dell’Asia centrale. Recentemente abbiamo visto il successo del viaggio di Putin in India.

 

Fonte: http://italian.ruvr.ru/


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