di Leopoldo Tartaglia
Con l’intervento del primo ministro norvegese, Jens Stolterberg, presidente di turno, si è aperto questa mattina a Parigi il Consiglio Ministeriale dell’OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico che raggruppa 34 paesi delle cosiddette economie avanzate. Già da ieri è in corso l’annuale Forum dell’OCSE, che la presidenza norvegese ha voluto dedicato a “Occupazione, Equità, Fiducia”.
Dopo il discorso di apertura, il Segretario Generale dell’OCSE, il messicano Angel Gurria, e il vice segretario e capo economista, Pier Carlo Padoan, hanno presentato le previsioni economiche elaborate dall’organizzazione (Economic Outlook 2013).
Nella sintesi di Gurria, la ripresa rimane debole e instabile. Qualche buon segnale arriva da Usa e Giappone, ma permane quella che il SG dell’OCSE ha definito “fragilità dell’Europa”, con la disoccupazione che continua a crescere nell’eurozona. Secondo Gurria, anche con la ripresa, peraltro prevista assai debole, sarà difficile l’ingresso dei giovani al lavoro.
E’ toccata a Padoan (vedi in allegato testi inglesi della presentazione) un’illustrazione più analitica, seppur rapida, delle previsioni economiche, delle analisi e delle raccomandazioni dell’OCSE.
In sintesi, la crescita rimane bassa e con velocità divergenti tra i diversi paesi. L’Eurozona rimane ancora in recessione nel 2013 ed è prevista una debole ripresa (+0,6%) nel 2014. I paesi che vanno meglio sono quelli che avevano fatto riforme strutturali prima della crisi o sono stati solo marginalmente colpiti dalla crisi. C’è un rallentamento della crescita delle economie emergenti.
La disoccupazione è in crescita nell’eurozona, seppur con notevoli differenze tra i diversi paesi, mentre è in lenta decrescita negli Usa, che registrano una crescita dei posti di lavoro.
In Europa, includendo anche la Gran Bretagna e non solo l’area Euro, la domanda interna è tuttora ad un livello più basso rispetto all’inizio della crisi e in alcuni paesi, tra cui l’Italia, continua a diminuire.
Secondo Padoan, c’è una responsabilità anche delle politiche di consolidamento fiscale, ma la ragione principale è la caduta del credito, che a sua volta dipende dal modo e dai tempi delle prime risposte alla crisi finanziaria.
I prezzi delle case e la bolla immobiliare costituiscono, secondo l’OCSE, gran parte del problema. In molti paesi, non è stato sufficientemente ridotto il debito sui mutui immobiliari.
Debito pubblico e larga massa di liquidità dovuta a politiche monetarie non ortodosse continuano a creare turbolenze e distorsioni nei mercati finanziari, anche in una situazione di tassi di interesse eccezionalmente bassi.
Gli squilibri globali sono diminuiti a causa della recessione, ma stanno crescendo di nuovo. L’Eurozona diventa un’area di surplus commerciale, grazie all’export della Germania e al consolidamento dei paesi del sud Europa, che ne ha in parte migliorato competitività ed esportazioni.
I maggiori rischi evidenziati da Padoan per il prossimo periodo sono: la permanente fragilità dell’eurozona; l’instabilità dei mercati finanziari; le modalità di uscita da politiche monetarie aggressive e non convenzionali (il quantitative easing della Federal Reserve e ora del Giappone); le difficoltà delle politiche di bilancio in Usa e in Giappone; le conseguenze di lungo termine della recessione.
L’OCSE raccomanda politiche coordinate tra i diversi paesi che affrontino le riforme dei mercati finanziari e i necessari cambiamenti istituzionali interni e internazionali.
L’OCSE continua a sostenere la necessità delle riforme strutturali e del consolidamento fiscale. Le politiche di austerità seguite in Europa (pur non esplicitamente citate) avrebbero portato a grandi progressi nel consolidamento del debito e nella riduzione del deficit.
L’Italia ha fatto quasi tutto il necessario, mentre sarebbero ora Usa, Giappone e Gran Bretagna a doverlo fare, combinando riforme strutturali e tagli di bilancio.
Allo stesso tempo, però, Padoan invita i governi ad utilizzare gli stabilizzatori sociali automatici e tutti gli spazi possibili per politiche di sostegno alla crescita.
Nonostante preveda una potenziale riduzione della performance economica dei paesi OCSE, come lascito permanente della crisi, Padoan conclude con una nota di relativo ottimismo: “C’è luce in fondo al tunnel se i politici sanno andare oltre la curva”.
Una pronta replica alle analisi e alle ricette dell’OCSE è venuta dal Segretario Generale della Confederazione Internazionale dei Sindacati (ITUC-CSI) Sharan Burrow, intervenuta nella tavola rotonda seguente alla presentazione dell’Economic Outlook 2013.
Secondo Burrow, l’austerità non funziona, come dimostrano gli stessi dati presentati, con un peggioramento delle previsioni per l’ Europa mentre il Giappone, grazie all’Abenomics, e gli Usa crescono e creano nuovi posti di lavoro.
Le “riforme strutturali” si sono concretizzate unicamente nell’attacco alla contrattazione collettiva, ai salari e alla protezione sociale con la conseguenza della crescita, come dimostrato da altri studi presentati dall’OCSE durante il Forum, delle diseguaglianze e dell’accumulo di redditi e ricchezze sull’1% più ricco della popolazione.
Le stesse previsioni dimostrano la necessità del ritorno della domanda e dei consumi interni, attraverso investimenti e lavoro.
Questi obiettivi sono, del resto, al centro del documento che ITUC e TUAC, il Comitato Consultivo Sindacale presso l’OCSE, hanno presentato ai ministri e che è stato illustrato ieri, nel corso di una conferenza stampa, cui hanno partecipato diversi dei sindacati membri, come l’AFLCIO statunitense, la CLC canadese, la confederazione giapponese Rengo, CGIL, CISL e UIL.














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