di Leopoldo Tartaglia
Le ultime dettagliate previsioni economiche globali del Fondo Monetario Internazionale, diffuse martedì 16 aprile dal capo economista Olivier Blanchard, contengono nuove revisioni al ribasso delle previsioni di crescita per il 2013, rispetto a quelle di gennaio, quando il FMI aveva previsto una ripresa più consistente per l’anno in corso.
Adesso il FMI prevede una crescita globale del 3,3% nel 2013, appena sopra il tasso di crescita del 3,2% nel 2012, che è stato il più debole dopo la recessione globale del 2009.
La sostanziale revisione al ribasso (di almeno lo 0,3% rispetto alle previsioni di gennaio) riguarda particolarmente i paesi dell’area euro, ma anche l’Europa Centrale e dell’Est, l’America Latina e il Medio Oriente e Nord Africa (MENA). Significative revisioni al ribasso per il 2013 sono state fatte anche per il Canada e il Regno Unito.
Con una crescita del 1,9% il FMI prevede per gli Stati Uniti una performance significativamente migliore rispetto all’eurozona in recessione (- 0,3% nel 2013).
Anche per questo il FMI descrive l’economia mondiale “a tre velocità di ripresa”: più alta crescita nei paesi in via di sviluppo; bassa ma positiva crescita negli Stati Uniti; crescita negativa nell’eurozona. Questo scenario ha sostituito quello precedentemente proposto dal FMI: più lenta crescita nei paesi avanzati a fronte di una più veloce nelle economie dei mercati emergenti.
Comunque, Blanchard ha fatto notare che il tasso di crescita degli Stati Uniti sarà insufficiente a dare un significativo colpo all’ancora alto tasso di disoccupazione.
Sia Blanchard che il responsabile del settore fiscale del FMI, Carlo Cottarelli, hanno criticato l’attuale stretta di bilancio negli Usa (il “sequestro”), definito “chiaramente eccessivo alla luce di considerazioni cicliche”. Secondo gli economisti del Fondo, senza la stretta di bilancio la crescita negli Stati Uniti sarebbe probabilmente tra l’1,5% e il 2% più alta di quanto ora previsto per il 2013.
Blanchard e Cottarelli hanno anche criticato l’eccessiva rapidità della riduzione del deficit nel Regno Unito. “Di fronte ad una domanda privata molto debole sarebbe ora di considerare una modifica dei piani inziali di consolidamento fiscale che erano stati decisi dal governo britannico qualche anno fa”.
Eurozona. Nel dettaglio gli economisti del Fmi hanno rivisto al ribasso, rispetto a gennaio 2013, di 0,4 punti percentuali le previsioni sul Pil per quest’anno, sottolineando che tra i big europei solo la Spagna farà peggio dell’Italia, con un’economia che si contrarrà dell’1,6% per poi crescere dello 0,7% nel 2014.
Il tasso di disoccupazione spagnolo si attesterà al 27%, per poi calare lievemente nel 2014 al 26,5%. Negativo anche il Pil delle Francia, che scenderà dello 0,1% con una disoccupazione all’11,2%. Nel 2014, invece, l’economia francese crescerà dello 0,9% con una disoccupazione all’11,6%.
Tiene la Germania: il Pil crescerà quest’anno dello 0,6% e accelererà nel 2014 al +1,5%, con un tasso di disoccupazione rispettivamente al 5,7% e 5,6%.
Nella media dell’Eurozona, il Pil calerà dello 0,3% quest’anno prima di tornare a espandersi dell’1,1% il prossimo.
A frenare la ripresa dell’Eurozona è anche la debolezza dell’intero comparto bancario appesantito dalla scarsa reddittività e dalla bassa capitalizzazione che ha “riflessi negativi sull’offerta di credito” impendendo la trasmissione delle migliorate condizioni economiche a imprese e famiglie. In generale, “gli interessi sui prestiti restano troppo alti” e “c’è bisogno di ulteriori urgenti misure per rafforzare le banche”.
Le stime negative per l’area euro – avverte il capo economista, Olivier Blanchard – riflettono non solo la debolezza nei paesi periferici ma anche quella nei paesi “core” come Germania e Francia: “La crescita della Germania si sta rafforzando ma è ancora prevista essere sotto l’1% nel 2013. In Francia la crescita per quest’anno sarà negativa. Questo potrebbe far porre domande sulla capacità dei paesi ‘core’ di aiutare i paesi periferici, molti dei quali – soprattutto Italia e Spagna – sono attesi registrare sostanziali contrazioni nel 2013”.
Nonostante questo quadro, il FMI rimane riluttante nel criticare l’attuale percorso di austerità applicato nell’eurozona, anche se i dati dimostrano che la recessione non è più limitata solamente ai cosiddetti paesi “periferici”.
Il Fondo, infatti, prevede che due paesi centrali per l’eurozona, come la Francia e l’Olanda, saranno in recessione nel 2013, aggiungendosi ai “paesi periferici” come Spagna, Italia, Grecia, Portogallo, Slovenia e Cipro.
Oltre a ripetere la raccomandazione generale che “i paesi che hanno spazio di farlo devono consentire l’operatività degli stabilizzatori automatici e alcuni paesi con maggior spazio di bilancio dovrebbero anche andare oltre”, il Fondo non affronta le politiche dell’eurozona, dove la media della disocccupazione raggiunge il 12% quest’anno, e non indica la necessità di fare di più per rafforzare la domanda aggregata.
Al contrario, il FMI ha manifestato apprezzamento verso i paesi europei che hanno seguito le raccomandazioni del Fondo per rapidi aggiustamenti fiscali, anche se questi hanno spinto i rispettivi paesi verso la recessione lo scorso anno.
Ad esempio il vice di Blanchard, Jorg Decressin, ha apprezzato quanto fatto dall’Italia “per un grande aggiustamento fiscale nel 2012”, che spiega “perchè la crescita sia stata relativamente indebolita oggi”, essendo l’economia italiana caduta, in realtà, del 2,4% nel 2012.
Lo stesso Decressin ha anche ammonito la Spagna che, nonostante “abbia fatto buoni progressi nell’aggiustamento fiscale”, avrà bisogno di adottare ulteriori misure di austerità anche quest’anno. Con il previsto risultato di avere, nel 2014, il sesto anno consecutivo di crescita negativa o vicina a zero. Secondo il Fondo “la crescita sarà ancora più bassa, ma non ci sono opzioni diverse da quelle di introdurre nuove misure di austerita’”.
Italia. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, l’economia italiana continuerà a contrarsi anche nel 2013.
Dopo il -2,4% del 2012, il Pil calerà quest’anno dell’1,5%, per poi tornare a crescere nel 2014 quando registrerà un +0,5%.
Il FMI mette l’accento sul tasso di disoccupazione che salirà al 12% nel 2013 (10,6% nel 2012) e al 12,4% nel 2014.
Il rapporto prevede però che, nonostante le difficoltà, la ripresa potrebbe arrivare nella seconda metà di quest’anno.
Il dato quarto trimestre su quarto trimestre stima infatti un’espansione dello 0,4% nel 2013 e dell’1% nel 2014. Troppo poco per stimolare l’occupazione.
Il testo completo del Wordl Economic Outlook (204 pagine, inglese) è reperibile all’indirizzo web:
http://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2013/01/pdf/text.pdf
La Confederazione Internazionale dei Sindacati (CSI- ITUC), dal canto suo, ha presentato il “Frontlines Report” aprile 2013, dedicato proprio agli attacchi del Fondo Monetario Internazionale alla contrattazione collettiva e alle regole del mercato del lavoro.
Il rapporto analizza le “raccomandazioni” del Fondo – così come quelle degli altri due partner della “Troika”, la Commissione Europea e la Banca Centrale Europea – e ne critica la natura “ideologica” priva di riscontri effettivi, come dimostrano l’avvitarsi della crisi globale da più di cinque anni a questa parte, la crescita continua della disoccupazione nei paesi avanzati, l’ampliarsi delle diseguaglianze nella ricchezza e nei redditi, in favore, in particolare del 10% più ricco della popolazione.
Da un’analisi degli stessi dati del FMI, emerge che in ben 119 paesi su 181 ci saranno strette di bilancio nel 2013, con la prospettiva che il numero dei paesi che adotteranno politiche fiscali restrittive si ampli ulteriormente entro il 2016.
Il rapporto dell’ITUC dimostra, del resto, che i paesi dove i sindacati sono più forti e la contrattazione collettiva ha potuto esplicarsi anche durante la crisi hanno avuto performace economiche migliori, una minore disoccupazione e una distribuzione dei redditi più egualitaria, favorevole ad una maggiore coesione sociale e difesa dei sistemi democratici.
Secondo l’ITUC, il miglioramento delle condizioni di lavoro e salariali, a partire dai paesi che hanno consistenti avanzi di bilancio e nelle partite correnti, avrebbe effetti positivi non solo sulla giustizia sociale, ma anche sullo stimolo alla domanda globale, che, al contrario, continua a ridursi o a crescere a tassi sempre più bassi.
Il “Frontlines Report – aprile 2013” è reperibile (in inglese) all’indirizzo web:














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