forumsocialemondiale-tunisi 2013-2Il campus e i seminari – Roberto Musacchio
Il campus con l’avvio dei seminari si fa strapieno. E’ un mix di strutture universitarie e di tende montate ad hoc. Cosi’ come e’ una miscellanea il programma degli incontri che saranno tantissimi. Quando si entra, su una, purtroppo, lunghissima striscia di carta che finisce dentro una barca, sono scritti le migliaia e migliaia di nomi di quanti hanno trovato la morte cercando di attraversare il Mediterraneo.

Proprio a questo nostro mare, il Mediterraneo, che dovrebbe diventare il centro di una comunità di diritti e di nuova economia e’ dedicato un gruppo di attività cui abbiamo lavorato anche come Altramente, insieme alla Sinistra Euromed, ai federalisti europei e a molti altri. Oggi hanno cominciato a incontrarsi gia’ le associazioni che formano la rete dei cittadini mediterranei. E’ un focus in parte nuovo che si aggiunge agli altri. Moltissimi sono gli incontri di donne. Contemporaneamente si vedono le donne della Marcia e quelle impegnate nella discussione sulla giustizia. Affollatissimo il seminario del Gue sempre sul tema di genere legato alle realtà sociali e di lavoro. Il Gue ha una relazione storica con la Tunisia e ricordo i vari momenti in cui portammo a Bruxelles e Strasburgo la denuncia della durissima repressione del regime verso gli attivisti sociali e i blogger. Meno affollata una conferenza della fondazione Ebert, legata ai socialisti europei, ma che conferma una loro presenza nei forum. Si riuniscono gia’ anche i gruppi della giustizia climatica e contro il global worming. I seminari sono appassionati anche se spesso resi piu’ difficili dalle difficolta’ a far funzionare microfoni e traduzioni. Ma gli organizzatori tunisini hanno fatto miracoli e per il resto conta la voglia di capirsi. Tutto il campus e’ animato di materiali e testimonianze delle lotte e dei problemi cui il forum e’ dedicato. Di certo il Magreb e l’Africa non si limitano ad ospitare, ma sono protagonisti!

 

Carolina Zincone

E’ stato bello il concerto di ieri sera: Gilberto Gil per il Forum! Anche qui, molti tunisini, famigliole intere con quattro ragazzini ciascuna, papà affettuosi che se li sbaciucchiavano e noi che ci sorprendevamo un po’, quasi che i baci fossero cosa nostra. Mamme velate che pero’ ballavano, passando dal samba, al reggae, a “imagine”, che non poteva mancare. Il popolo del Forum ha voglia di divertirsi e di stare insieme. Gli europei sono tanti, ma l’evento non ci sembra eurocentrico. Stamattina, ad esempio, si parlava di migrazioni, dell’impatto delle politiche migratorie della UE sui diritti umani dei Paesi d’origine, ma le migrazioni di cui si parlava erano quelle dall’Africa sub-sahariana al Maghreb che, come l’Italia, non e’ più terra di transito. In Marocco, in Tunisia, ormai si viene per stare e la cosa, anche qui, non e’ semplice. In Marocco gli studenti universitari per molti non sono altro che clandestini, mentre in Tunisia il partito islamico per farsi accettare dal resto del mondo cerca di aderire pedissequamente alla normativa europea. I tunisini, si’, sono i veri protagonisti. Lo sono i due bimbetti che muniti di macchina fotografica-video ci hanno voluto intervistare mentre facevamo pausa pranzo sul prato: siamo dei giovani giornalisti tunisini, cos’è per voi la dignità, la dignità a cui e’ stato intitolato questo Forum? Carini e impegnati, non avranno avuto più di 8 anni.  E poi i prigionieri di Ben Ali, ora liberati ma che reclamano un indennizzo: hanno steso al suolo le loro uniformi da galera, sembra un’opera di pop art ma e’ una vera e propria protesta, con tanto di discussione a margine, perche’ non tutti sono d’accordo con loro: i soldi non ci sono. E poi Rafik, che manda la sua musica a palla, le canzoni della rivoluzione tunisina 2010-2011, in vendita a 3 dinari, autografo compreso: “Liberate la testa e cominciate a pensare, Liberate il cuore per saper amare. Rivoluzione= amore”.

 

Graziella Mascia

Il forum sociale ha cominciato ad articolare i suoi dibattiti. Ora tutti sanno che a Tunisi c’è un grande evento mondiale, non solo gli abitanti della città che sono stati direttamente coinvolti in questa invasione di popoli. La televisione tunisina ne parla infatti dal mattino alla sera e i quotidiani di oggi aprono tutti con foto ed editoriali sugli altermondialisti che dal lontano Porto Alegre sbarcano oggi a Tunisi.

Il confronto è obbligatorio. Innanzitutto per il forum in sé, per le modalità dello stare insieme. L’entusiasmo è lo stesso, il campus universitario è vivo e fantasioso come allora, e come allora i suoi viali sono percorsi continuamente da piccoli cortei tematici, di cui spesso capiamo ben poco perchè parlano, urlano o cantano in arabo. Le donne, invece, sono molto più protagoniste, sia dal punto di vista della quantità, sia per i ruoli di primo piano che qui a Tunisi rivestono: incredibile ma vero, le relatrici in moltissimi dibattiti sono assolutamente maggioritarie. La musica è dovunque, e a volte organizzata con orchestre di un certo livello, come quella palestinese. Ma i dibattiti ci dicono che Porto Alegre è lontana. Qui non ci sono i relatori internazionalmente conosciuti, come quelli de Le Monde Diplomatique, che in Brasile facevamo a gara per andare a sentire. Non c’è stata trattativa tra le delegazioni dei diversi paesi per gestire gli spazi più importanti. A Tunisi tutte le organizzazioni che hanno proposto work shop o seminari hanno trovato spazio in una delle decine e decine di sale del campus e i contenuti dei dibattiti privilegiano naturalmente le rivoluzioni arabe e l’Africa. Soprattutto, la discussione non è più sulla globalizzazione capitalista, sull’analisi della finanziarizzazione dell’economia e le conseguenze sulla vita dei cittadini e dei lavoratori. Tutto ciò è dato per scontato, le analisi sulle politiche neoliberiste sono note e condivise, perchè già se ne sono pagati i prezzi. Interessa molto, invece, capire meglio cosa avviene in paesi come l’Egitto, la Siria, la Libia, dove già il social forum della regione si candida ad ospitare il prossimo appuntamento mondiale. E a loro, ai tunisini, interessa misurarsi sulla ricostruzione di un paese, dal punto di vista sociale come istituzionale.

Così, puoi seguire il confronto tra le lotte dei minatori tunisini, che hanno in qualche modo dato il via alla rivoluzione nel 2008 con una lotta durissima e che ha coinvolto donne, giovani, famiglie intere, e i lavoratori del Sud Africa e del Quebec, che raccontano le contraddizioni con cui si sono dovuti misurare rispetto alla drammatica questione che dovunque si pone, cioè quella che a volte ti chiede di scegliere tra lavoro e ambiente.

Oppure puoi seguire un interessantissimo dibattito, quasi una lezione universitaria, tra giuristi della Tunisia, Marocco e Brasile, che anche qui ha uno spazio privilegiato, anche se Lula ha dovuto sacrificare la sua presenza a Tunisi, a favore di quella di una riunione del Mercosur.

Appassionante, in ogni caso, la discussione sulle costituzioni e la differenza fondamentale tra democrazia formale e sostanziale. Qui, giustamente, devono molto curare la parte formale, quella scritta, quella dei principi, ma sanno anche che è urgente la connessione con la vita reale dei cittadini, con una disoccupazione drammatica che colpisce in particolare i giovani. Al forum sociale ce ne sono moltissimi. Sono i volontari che lavorano per ospitarci e sperano che questo incontro li renda più forti culturalmente e socialmente. Ma non è facile per noi capire quanto sono, invece, i ragazzi disperati, che, a causa della povertà che si estende inesorabilmente, già hanno perso le speranza nella rivoluzione.


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