di Adriana Bernardotti (Buenos Aires)
Di fronte all’escalation delle violenze che aggiunge nuove vittime di civili ora a ora nella Striscia di Gaza, il presidente Barack Obama ha riconosciuto in ripetute dichiarazioni “il diritto di Israele a difendersi”. In Gaza è al governo – non importa che ciò sia avvenuto mediante elezioni del tutto legittime – un’organizzazione considerata parte del terrorismo mondiale, il che giustifica anche la pratica degli “assassinati selettivi” o esecuzioni extra-giudiziarie usata ripetutamente da Israele – l’ultima volta con l’eccidio del capo di Hamas Ahmed Yabari e suo figlio, la scintilla che ha scatenato la nuova fase di scontri – e inserita nell’ arsenale degli Stati Uniti a partire dell’esecuzione di Osama Bin Laden.

Nello stesso senso si sono espressi altri paesi e poteri dell’Occidente, come il Canada, l’Australia, il Regno Unito, la Francia e la stessa Unione Europea che, simultaneamente e sempre assieme agli Stati Uniti, concentrano gli sforzi diplomatici sull’Egitto affinché questo prema su Hamas per fermare i missili dopodiché si impegnerebbero a convincere a Israele a terminare i bombardamenti.

Ieri, arrivando alla riunione dei ministri di Difesa dell’UE, il Segretario generale della NATO, il danese Anders Fogh Rasmussen, dichiarava ai giornalisti che Israele “ha diritto” a difendersi dagli attacchi contro il suo territorio, ma sollecitava “moderazione” nella sua risposta.

Di tono leggermente diverso è la dichiarazione emessa dal Mercosur questo sabato nel Vertice Iberoamericano di Cadiz.

Nel documento i “capi di Stato del Mercosur esprimono la loro ferma condanna alla violenza che si sviluppa tra Israele e Palestina”, lamentando profondamente la perdita di vite umane e manifestando la loro “preoccupazione per l’uso sproporzionato della forza”. Dopodiché richiamano il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad “assumere pienamente la sua responsabilità”, una formula che potrebbe essere interpretata come una richiesta ad adempiere alle risoluzioni dell’ONU che obbligano Israele a ritornare alle precedenti frontiere.

Nel paragrafo più eloquente, comunque, si reitera “l’appoggio alla richiesta dello Stato di Palestina per raggiungere lo status di Membro Osservatore della Organizzazione delle Nazioni Unite. Questo riconoscimento, appoggiando una proposta presentata dall’ altro gruppo di potere in Palestina, Fatah, – spiegano gli analisti – va oltre il piano simbolico: lo status di osservatore come nazione sovrana consentirebbe eventualmente ai palestinesi di integrarsi alla Corte Penale Internazionale e quindi sporgere denunce di crimini contro ufficiali e soldati israeliani.

L’iniziativa Mercosur ha avuto origine da una telefonata fatta dal presidente della Repubblica Araba dell’Egitto Mohamed Mursi alla sua collega argentina, Cristina Kirchner, sollecitandole “il suo intervento e tramite lei, quello dei capi della Regione e del mondo, per raggiungere la fine della violenza tra Israele e il gruppo palestinese Hamas che governa la Striscia di Gaza”, secondo quanto trasmesso nel comunicato stampa dalla Segreteria di Comunicazione Pubblica dell’Argentina.

Nello stesso documento si afferma che la Presidente “ha segnalato a Mursi che il mondo intero dovrebbe impegnarsi affinché smetta di prevalere la logica perversa secondo cui le arme sostituiscono la strada del dialogo(…) oltreché diventa ormai imprescindibile il riconoscimento dello Stato Palestino, vero nodo gordiano della questione mediorientale”.

La scelta dell’Argentina forse si spiega nel fatto che questo paese in qualche modo partecipa già della complessa scacchiera diplomatica dei conflitti mediorientali. Infatti, in questo periodo il governo Kichner intrattiene negoziati con l’Iran in merito alla presunta partecipazione di cittadini iraniani nell’attentato terroristico al centro d’assistenza della comunità ebraica AMIA di Buenos Aires, nel 1994, in cui si ebbero 85 morti e 300 feriti.

Il Mercosur inoltre ha già anticipato il suo voto a favore del riconoscimento dello Stato palestinese nell’imminente presentazione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di una richiesta in questo senso da parte delle loro autorità, un obiettivo al quale si oppone energicamente Israele con l’appoggio degli Stati Uniti. A conferma di questa posizione, nel dicembre dello scorso anno è stato firmato un Accordo di Libero Commercio tra il Mercosur e l’Autorità Palestinese, similare a quello che questi ultimi hanno con la UE.

Questa domenica è stato il turno degli interventi di Dilma Roussef, la presidente del paese leader della Regione e sesta potenza economica del mondo. Secondo quanto ha informato il governo brasiliano, il presidente egiziano Muhamed Mursi ha telefonato a Roussef per esprimerle il suo apprezzamento per il documento del Mercosur e per le preoccupazioni dimostrate dal Brasile attorno al problema, valorizzando la potenziale influenza di questo paese nella ricerca di una soluzione nell’ambito delle Nazione Unite.

Successivamente Dilma si è messa in contatto con il Segretario Generale della ONU Ban Ki-moon per sottolineare la sua preoccupazione per “l’uso sproporzionato della forza” nel conflitto e per sollecitare un immediato intervento degli organismi internazionali per un cessate il fuoco.

Ancora in Madrid nella giornata di ieri, lunedì, in una conferenza stampa assieme al Primo Ministro spagnolo Mariano Rajoy, la presidente Roussef  ha espresso le sue inquietudini riguardo al veloce deterioramento della situazione mediorientale e al rischio che Israele inizi l’invasione terrestre di Gaza. In più, ha ulteriormente confermato la ferma posizione brasiliana a favore del riconoscimento dello Stato palestinese considerando questo passo un requisito indispensabile per l’avvio del processo di pace nella regione.

D’altro canto il primo ministro spagnolo ha deplorato la morte di civili e bambini in queste ore, sostenendo comunque la posizione ufficiale dell’Occidente nel ribadire che “Israele ha diritto alla difesa ma è necessaria moderazione nella risposta”.


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2 risposte a “Il Mercosur interviene sui bombardamenti su Gaza e si distingue dalle posizioni occidentali”

  1. Avatar cambiailmondo

    Firma e diffondi l’appello “Fermiamo la guerra a Gaza”
    che abbiamo scritto in queste ore mentre si intensificano i bombardamenti e le stragi di vite umane.

    Dobbiamo chiedere all’Italia e all’Europa di farla finita con i silenzi, l’inerzia e le complicità che ancora una volta accompagnano questa tragedia.

    Contiamo sulla vostra collaborazione per far crescere la mobilitazione.

    Costruiamo una grande rete di gruppi, associazioni e persone per far crescere la pressione sui responsabili della politica nazionale ed europea.
    ***
    Fermiamo la guerra a Gaza

    L’Italia e l’Europa hanno il dovere di fermare la guerra a Gaza. Lo possono e lo debbono fare agendo con intelligenza e determinazione nell’interesse superiore dei diritti umani, della sicurezza internazionale, della giustizia e della pace. L’Italia, che vanta ottime relazioni sia con Israele che con i palestinesi, può fare molto. Ma deve cambiare: smettere di essere di parte, assumere un ruolo attivo, propositivo e progettuale. Nel Mediterraneo, in Europa e all’Onu. L’Italia deve essere consapevole dei suoi limiti ma anche delle sue risorse, della sua prossimità e delle sue responsabilità. Cominciamo subito: mobilitiamoci per fermare le armi, chiediamo al Consiglio, alla Commissione e al Parlamento Europeo di agire immediatamente, riconosciamo alla Palestina lo status di osservatore all’Onu, smettiamo di vendere armi a Israele e in Medio Oriente e chiediamo all’Europa di fare altrettanto. L’inazione degli altri non può più giustificare la nostra.

    Ma fermare la guerra non basta. E’ arrivato il momento di andare alla radice del problema, mettere fine all’occupazione militare e risolvere il conflitto tra questi due popoli. Non ci possiamo più permettere che continui così. E’ troppo destabilizzante. Il conflitto è sulla terra. A entrambi i popoli deve essere riconosciuto il diritto di vivere in pace su quella terra con gli stessi diritti, la stessa dignità e la stessa sicurezza. La formula è “due stati per due popoli”. E deve essere realizzata ora. Anche a costo di un’inedita e creativa “imposizione” internazionale. E’ l’ultima possibilità. Non ci conviene più aspettare.

    Perugia, 19 novembre 2012

    Prime adesioni: Tavola della pace, Acli, Cgil, Libera, Agesci, Arci, Articolo 21, Legambiente, Cipsi, Pax Christi, Focsiv, Lettera 22, Premio Ilaria Alpi, Unione degli Universitari, Unione degli Studenti, Rete della conoscenza, Link Coordinamento Universitario, Rete degli Studenti Medi, Associazione per la Pace, Beati Costruttori di Pace, Centro per la Pace Forlì-Cesena, Emmaus Italia, Lega per i diritti e la Liberazione dei Popoli, Cnca, Rivista Solidarietà internazionale, Terra del Fuoco, Movimento Federalista Europeo, Movimento Europeo…

    Seguici su twitter: #gazanowar

    Invia la tua adesione alla:
    Tavola della Pace
    via della viola 1 (06122) Perugia – Tel. 335.6590356 – 075/5736890 – fax 075/5739337
    email segreteria@perlapace.ithttp://www.perlapace.it
    o http://www.perlapace.it/index.php?id_section=345&id_campagna=17

  2. Avatar cambiailmondo

    UNO SPIRAGLIO DAL CAIRO, “TREGUA QUESTIONE DI ORE”
    Fonte: http://www.misna.org/altro/uno-spiraglio-dal-cairo-tregua-questione-di-ore-20-11-2012-813.html

    “Risultati positivi” e “fine dell’aggressione entro le prossime ore”: è a queste parole del presidente egiziano Mohammed Morsi che i palestinesi della Striscia di Gaza aggrappano le speranze di un prossimo cessate-il-fuoco mentre nel territorio si continuano a registrare vittime e feriti.

    “Gli sforzi per una tregua tra israeliani e palestinesi avranno risultati positivi entro le prossime ore” ha detto Morsi secondo quando riporta l’agenzia di stampa egiziana Mena. L’annuncio giunge mentre una delegazione dei ministri degli Esteri di diversi paesi arabi guidata dal segretario della Lega Araba Nabil Al Araby sta visitando la Striscia e l’ospedale al Shifa di Gaza city, quasi al collasso per l’alto numero di feriti ricoverati nelle ultime ore.

    Dell’inizio dell’offensiva “Colonna di Difesa” mercoledì scorso, 116 palestinesi sono morti e 950 feriti. Dall’altro lato della frontiera, in territorio israeliano, si contano tre vittime.

    Appena poche ore fa, un missile di lunga gittata ha raggiunto la periferia sud di Gerusalemme nella regione delle colonie di Gush Etzion, senza causare vittime. Il sistema antimissilistico israeliano ha lanciato l’allarme con le sirene per la seconda volta in quattro giorni, generando panico tra gli abitanti e paralizzando brevemente la circolazione. È la prima volta dall’inizio del conflitto in corso da oltre 60 anni che colpi di artiglieria arrivano a minacciare la città contesa.

    Intanto, nel nord della Striscia a Beit Lahiya, l’aviazione israeliana ha sganciato volantini di avvertimento alla popolazione chiedendo di “evacuare le case” e dirigersi vero “il centro della città”. I volantini, come gli sms – assicurano fonti sul posto – fanno parte della campagna di propaganda che accompagna l’offensiva dell’esercito israeliano sul territorio.

    Sul fronte diplomatico continua incessante l’attività anche da parte del Segretario Onu Ban Ki moon giunto oggi nella regione per una missione che lo porterà in Israele, Egitto e Territori palestinesi.

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