di Paola Giaculli (Berlino)
La Germania ha in serbo per il vertice Ue di giovedì e venerdì a Bruxelles delle proposte “pesanti”, che se dovessero prevalere, aggraverebbero il carattere autoritario e tecnocratico della Ue e la crisi di democrazia, già espressi nel fiscal compact con le misure di austerità obbligatorie per tutti i paesi dell’Ue (esclusi Regno Unito e Cechia che non hanno aderito al Fiscal compact).
Già con il trattato fiscale e il cosiddetto semestre europeo si è imposto il controllo severo dei bilanci di ciascun paese, punibile con sanzioni pecuniarie, qualora il proprio bilancio non rispettasse le nuove regole (deficit strutturale massimo pari allo 0,5 % del PIL). La Commissione e il Consiglio europeo sono incaricati, secondo il trattato, di vigilare sui bilanci, e un paese o la Commissione possono far rilevare lo “sgarro” e far avviare una procedura sanzionatoria mediante comunicazione alla Corte di giustizia europea.
Di ritorno da un viaggio su invito della Banca centrale di Singapore, il ministro tedesco delle finanze Schäuble ha rivelato lunedì scorso il suo nuovo piano per la Ue, da riassumersi in due punti, ripresi giovedì dalla cancelliera Merkel nel suo discorso al Bundestag prima della sua trasferta a Bruxelles:
- Nomina di un super- commissario per l’economia (che secondo Schäuble “dovrebbe essere temuto come nel mondo quello alla concorrenza”), per la vigilanza sui bilanci di ciascun paese e con la facoltà di porre un veto su detti bilanci, discrezionalmente e senza consultarsi né con la Commissione stessa né con le altre istituzioni europee. Anche un bilancio già votato dal parlamento di un paese potrebbe essere respinto dal super-commissario qualora il bilancio non dovesse rispettare le regole di disciplina finanziaria. Non potrebbe fare correzioni alle singole voci di bilancio, ma sentenziare un giudizio nel suo complesso (cioè che non si combatte a sufficienza il deficit, e quindi bisogna tagliare di più, ecc.) e avviare una procedura per eventuale imposizione di sanzioni;
- Riforme interne al Parlamento europeo con l’introduzione di un meccanismo decisionale flessibile, ossia su decisioni che riguardano i paesi dell’area euro dovrebbero esprimersi soltanto i deputati dei paesi di quell’area. Oppure per questioni inerenti ai visti, a prendere le decisioni dovrebbero essere i paesi aderenti all’area Schengen. In compenso il Parlamento europeo dovrebbe acquisire in generale più diritti, in particolare riguardo al processo decisionale sulle questioni finanziarie.
Per far questo il ministro delle finanze tedesco non sembrerebbe disdegnare la convocazione di una convenzione per la stesura di trattati riformati. Secondo gli osservatori, la singolare corsa in avanti del ministro, di solito abbastanza prudente, sarebbe una reazione alla proposta degli eurobonds contenuta nel documento del presidente Ue Van Rompuy che verrà discusso a Bruxelles durante il vertice: agli eurobonds così odiati da parte tedesca, assolutamente contraria alla “condivisione dei debiti sovrani”, Schäuble risponderebbe con il controllo discrezionale da parte del supercommissario sui bilanci dei paesi dell’Ue; “qualcuno – afferma Merkel al Bundestag – con l’autorità” per farlo. “So che in altri paesi non sono d’accordo, ma ciò non impedisce che noi possiamo sostenerlo” afferma la cancelliera.
È interessante che anche Martin Schulz, presidente socialdemocratico del Parlamento europeo sostenga i propositi di riforma dell’istituzione che presiede: è lui a parlare di “voto flessibile”, e l’eventuale riforma sarebbe conseguenza del fatto che alcuni paesi dell’Ue non vogliano aderire all’euro. Parla di “sottocommissioni”, di cui sarebbero membri i deputati dei paesi dell’area euro e di quelli che hanno intenzione di aderirvi. Sul supercommissario Schulz esprime dubbi di legittimità democratica, anche se “si può pensare a un diritto di interferenza nei bilanci se i parlamenti nazionali e il Parlamento europeo si accordano su dei criteri fissi”, e si prefigge di voler verificare l’idea di un veto Ue sui debiti sovrani. Schulz ammette, comunque, che “ci vuole un controllo più rafforzato sulla disciplina di bilancio, c’è bisogno di vero controllo. Non può essere che ci diamo delle regole comuni e alla fine nessuno le rispetta”.
Riguardo agli obblighi da sottostare, la cancelliera nel suo intervento di giovedì, sostiene anche la richiesta di verifica, contenuta nella bozza del documento finale del Consiglio di Bruxelles di procedere a “accordi contrattuali individuali tra gli stati membri dell’Ue e dell’area euro e il livello europeo su riforme, alla cui realizzazione gli stati membri si impegnano”. Si sembra aprire la strada per l’obbligo di riforme per tutti, sotto forma di impegno individuale sottoscritto dagli stati membri: allora memorandum, ossia tagli sociali obbligatori, per tutti?













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