di Andrea Ermano (Zurigo)
Una delle ragioni di tensione reale all’interno del Pci-Pds-Ds-Pd sta nel fatto che alcuni esponenti della destra di quel partito sono favorevoli a strategie sostanzialmente guerrafondaie. Ovviamente loro non ne parlano così. Usano metafore, parole alate, perifrasi alte e nobili protese ad “affrontare punti delicati e problemi complessi”. Ma è forte la tentazione (“necessità”) d’intensificare la presenza militare dell’Occidente in uno scenario globale (e regionale) quanto mai stravolto.

Anzitutto negli USA. Barack Obama, pur tra i limiti della sua presidenza, ha il merito di voler tenere fermo a un’impostazione “politica” del ruolo americano nel mondo. Ovviamente, la dottrina Obama comporta (e comporterà) una sensibile “decrescita” dell’influenza imperiale, coloniale e postcoloniale.

Ma l’alternativa quale sarebbe? Romney?! Obama l’ha evidenziato con grande chiarezza, il punto dolente del suo antagonista repubblicano: “Se il senatore Romney sta suggerendo che dovremmo iniziare un’altra guerra, farebbe meglio a dirlo”.

Non ci s’illuda, non si tratta solo di una castagnetta retorica, la questione bellica ha fondamenti strutturali pesanti nell’assetto economico e geostrategico, oltre che nelle fortissime appetizioni degli apparati tecnologici, industriali e di potere dipendenti dalle ripartizioni di bilancio per spese militari.

In questo senso, l’alternativa alla “politica” di Obama (e cioè, per quel che ci concerne, alla politica tout court) risiede in una dottrina di ritorno al militarismo, sulla falsariga della presidenza Bush. Ed è assai probabile che – se si avventurasse di nuovo su questa strada – l’Occidente perderebbe ogni residua “egemonia culturale” (oggi detta soft power) andandosi a parcheggiare nella sindrome di una supremazia militare prigioniera di se stessa dentro il fortino assediato (oggi detto hard power). Sicché il militarismo guerrafondaio – “ancora una volta per la prima volta” – rischia di trasformarsi in una profezia che si autorealizza.


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Tra le ideologhe italiane di questa linea hard power, la senatrice Magda Negri si è distinta in una vibrante perorazione contro i movimenti impegnati nella salvaguardia dei beni comuni, della pace, della Costituzione ecc.

Il pacifismo dei “movimenti” si sostanzierebbe secondo la senatrice, autorevole membro della Commissione Difesa, in una lettura “molto semplificata della realtà, molto antimercatista, molto antistatalista, molto assolutista”. Fate caso alla progressione “antimercatista-antistatalista-assolutista”, perché è la caratteristica “assolutista” che agli occhi della Negri salda questi “movimenti” anche al sindacato.

Ebbene, tutti questi “movimenti” sindacali, pacifisti, “assolutisti” – noti un tempo sotto il nome di “società civile” – disturbano la messa a punto di una “revisione dello strumento militare e, più complessivamente, la revisione dell’assetto strategico dell’Esercito Italiano”, è la tesi di fondo della sen. Negri.

I “movimenti” stanno lì a ripetere le loro “cose antiche”. Si mettono di traverso su tutto: “Anche al di là degli F35, non digitalizzate l’Esercito!” – sostengono nella fedele ricostruzione della parlamentare democratica.

“Non fate, per carità, i sommergibili! Non fate nulla! E specialmente poi, con quei dodici miliardi in vent’anni, e sedici in altri venti: fate posti di lavoro e fate scuole, ospedali”, e qui la senatrice non sa reprimere un breve moto d’ilarità.

“Perché quello che voi vorreste fare è la prospettiva della Libia, la prospettiva di una presenza militare più strutturata e incisiva, con una proiezione Nato più delicata, più intensa: È ciò che noi non vogliamo! È quello che nella Costituzione non c’è”. Fin qui i movimenti pacifisti secondo Magda Negri.

La loro posizione è “radicalmente sbagliata”, precisa la senatrice, “per le ricadute di quel che si sta facendo a livello internazionale e sull’industria nazionale, sui posti di lavoro e sulle capacità del Paese, sulla capacità europea e sul rapporto con la Nato, sul mondo che cambia e sul fatto che c’è una nuova quasi confrontation tra Est e Ovest e così via”.

Perciò, ed è la tesi conclusiva della parlamentare del Pci-Pds-Ds-Pd, occorre una battaglia frontale dei sostenitori della “Agenda Monti” contro i “pacifisti”, che sono un’antica marea montante, “che si rilegittima sempre, con argomenti etici, con analisi”.

Voi vi domanderete: ma che male c’è a rilegittimarsi con analisi e argomenti, tanto più se etici? Riascolto diligentemente l’audio del convegno L’Agenda Monti al centro della nuova legislatura su Radio Radicale senza trovare risposte ragionevoli.

Ma ormai il punto è neanche più questo. Il punto sta nel fatto che l’antica marea montante “va frontalmente contro Monti”. Sarà vero? La senatrice s’interroga su quale sia la posizione del PD. “Dopo approfonditissimi dibattiti parlamentari, alcuni molto belli, e anche mediamente interessanti, sulla questione di chi decide cosa e di come si acquista e di chi ha la titolarità dell’acquisto [delle armi, ndr], il PD dice: Sospendiamo. Sospendiamo questo, sospendiamo quello, sospendiamo i rapporti con la Lockheed. Troviamo ancora un po’ di soldi per gli Eurofighters, ma sospendiamo il nuovo livello dell’integrazione europea in atto”.

Insomma, la destra del centro-sinistra osteggia il PD di Pier Luigi Bersani perché troppo “pacifista”. Ma ecco allora una chiave di lettura dello stato di cose presenti. Perché il popolo italiano  (incluso il popolo di sinistra) è molto, molto imbufalito, ma alla fin fine non credo che vorrà “rottamare” i granai di cui parlò Sandro Pertini nel suo discorso d’insediamento:

“L’Italia, a mio avviso, deve essere portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai, sorgente di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra. Questa è la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire!”.

Fonte: www.avvenirelavoratori.eu


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