di Alaa al Aswani * (Il Cairo)
Non ho votato per il Presidente Morsi. Scrivendo su questo stesso spazio, prima delle presidenziali, avevo invitato gli egiziani a boicottare le elezioni per opporsi alla candidatura di Ahmed Shafiq, avvenuta prima che s’indagasse sulle 35 accuse di corruzione a lui rivolte… L’appello al boicottaggio delle elezioni, però, non ha funzionato e milioni di egiziani si sono visti costretti a votare per Morsi, non perché convinti delle idee dei Fratelli Musulmani, ma piuttosto per impedire il ritorno del regime di Mubarak per mano di Ahmed Shafiq.
I risultati sono stati resi noti e Morsi ha vinto la Presidenza, allora ho invitato a rispettare la volontà popolare, considerando scorretto attaccare il Presidente Morsi prima di concedergli un’opportunità. Ma ora, passati tre mesi da quando Morsi ha assunto la funzione di Presidente, è diventato possibile leggere i suoi orientamenti politici. Purtroppo, però, le misure e le decisioni prese dal Presidente Morsi lanciano segnali gravi e preoccupanti, riassumibili nei punti seguenti:
1) La brutale repressione praticata dal Ministero degli interni sugli egiziani è stata una delle cause più importanti della rivoluzione, la quale ha domandato fin dall’inizio l’abolizione della Sicurezza di Stato, l’epurazione del Ministero degli interni dai generali corrotti di Mubarak e il processo di quelli tra loro coinvolti in atti di tortura. Tuttavia, il Consiglio Militare si è disperatamente rifiutato di effettuare qualsiasi cambiamento nel Ministero degli interni durante la fase di transizione. Poi è arrivato il Presidente Morsi e ci ha sorpresi con il rifiuto di ripulire il Ministero, facendo invece ricorso agli stessi vecchi leader. Tra questi ha scelto Ahmed Gamal al Din come Ministro degli interni, cosa che ha avuto l’aria di un patto tra i Fratelli Musulmani e i vertici del Ministero degli interni per mantenere i generali nelle loro posizioni, con i loro privilegi e al sicuro da qualsiasi processo per i crimini commessi, in cambio del ritorno della sicurezza e della protezione degli interessi dei Fratelli Musulmani. La sicurezza è tornata in maniera limitata, ma con essa sono anche tornate le misure di repressione. Siamo tornati a vedere la dignità degli egiziani umiliata nelle stazioni di polizia. La settimana scorsa l’ingegner Mohammed Fahim stava guidando la sua auto a Mansoura, quando un ufficiale di polizia lo ha fermato e gli ha chiesto la patente. L’ingegner Mohammed ha scoperto di averla dimenticata a casa, perciò ha chiesto educatamente all’ufficiale di farsi accompagnare da uno dei suoi uomini alla sua abitazione, che si trovava là vicino, per potergliela portare, ma l’ufficiale gli ha detto: “Vallo a dire a tua madre.”
Quando Mohammed Fahim si è opposto a questa umiliazione, l’ufficiale lo ha coperto di botte e ha dato ordine ai suoi uomini di trascinarlo a terra in mezzo alla strada. Dopodiché lo hanno portato alla stazione di polizia, dove gli hanno organizzano un bel festino di torture che si è concluso con la fabbricazione di un’accusa contro di lui. Quindi lo hanno portano davanti alla Procura, che ne ha ordinato l’incarcerazione in attesa di indagini. Nell’ultimo periodo si sono ripetuti spesso incidenti simili, il che dimostra come il Presidente Morsi sia uguale al Presidente Mubarak. Non lo preoccupa molto il fatto che si torturino i cittadini e si violi la loro umanità. E per la verità, la dignità degli egiziani all’estero non è meglio [tutelata] di quella in patria. È risaputo che la giustizia saudita non applica i criteri della giustizia internazionale. Mentre le autorità saudite non possono far nulla di male agli stranieri, ci sono centinaia di detenuti egiziani nelle carceri saudite, senza aver subito un processo o dopo aver subito un processo ingiusto.
Tra di loro c’è la signora Nagla Wafa che viene frustata ogni settimana perché ha avuto un dissenso con uno dei principi. C’è poi l’avvocato Ahmed al Gizawi, processato con un’accusa prefabbricata, perché ha osato intentare una causa contro il re saudita per reclamare i diritti degli egiziani… Il Presidente Morsi ha effettuato la sua prima visita all’Arabia Saudita, durante la quale ha scambiato abbracci e foto ricordo con i responsabili del paese, ma non ha fatto nulla per salvare i suoi concittadini là detenuti. A ciò si aggiungano le migliaia di detenuti nelle prigioni militari egiziane, la maggior parte dei quali ha subito un’azione giudiziaria basata su false accuse durante le manifestazioni.
Oltre agli ufficiali dell’8 aprile che, dopo essersi uniti alle proteste di piazza Tahrir, sono stati arrestati, hanno subito forti torture e sono tuttora detenuti. Durante le elezioni il Presidente Morsi aveva promesso di liberarli tutti non appena assunta la nuova carica, ma non ha mantenuto la promessa…
2) Quando il Presidente ha annunciato la formazione dei ministri, ci ha sorpreso con la scelta di numerosi esponenti del regime precedente, fatto che indica, in tutta semplicità, che non c’è grande differenza tra la politica di Mubarak e quella di Morsi… Il Presidente Mubarak stava dalla parte dei ricchi, preoccupandosi del loro benessere e dell’aumento dei loro profitti. Al contrario, non si curava affatto delle sofferenze dei poveri. Poi è arrivato il Presidente Morsi e purtroppo non abbiamo riscontrato nessuna differenza con Mubarak. Ecco che il Presidente Morsi avvicina a sé gli uomini d’affari del regime di Mubarak e li porta con sé, sul proprio aereo, nei suoi viaggi in paesi stranieri. Ed ecco poi che il Presidente Morsy vuol far fronte alla crisi economica, ma non pensa affatto a diminuire le spese del governo, o a fare a meno di consiglieri che richiedono milioni di sterline egiziane senza alcun diritto, né pensa a imporre tasse progressive ai ricchi, né a togliere i sussidi alle imprese che vendono i loro prodotti a prezzo globale, ma prendono i sussidi per gas ed elettricità.
Il Presidente Morsi non ha pensato a queste soluzioni, perché queste minacciano gli interessi dei ricchi. Il Presidente Morsi, come Mubarak, ha invece pensato a un prestito. Si è fatto avanti con la richiesta di un prestito enorme, pari a 4,8 miliardi di dollari, al Fondo Monetario Internazionale, senza informare l’opinione pubblica delle condizioni che ha accettato per ottenere quel prestito. E qui si deve menzionare che l’ex primo ministro Ganzouri avrebbe voluto chiedere un prestito al Fondo Monetario, ma all’epoca i Fratelli Musulmani si erano opposti con forza, dicendo che questo avrebbe indebitato ancora di più l’Egitto. Inoltre, avevano affermato che il prestito con interesse è proibito dalla sharia. Adesso, invece, osannano il prestito richiesto dal Presidente Morsi e hanno improvvisamente scoperto che questo è consentito dalla sharia, perché si tratta di una necessità e le necessità rendono lecito l’illecito. Così, pare proprio che le tasche dei Fratelli Musulmani siano piene di pareri giuridici diversificati, dai quali, all’occasione, tirano fuori ciò che si confà ai loro desideri e ai loro interessi.
3) Il regime di Mubarak aveva il controllo dell’informazione e dei giornali nazionali per pompare le menzogne quotidiane che servivano a darne un’immagine falsata, cioè quella di un leader ispirato e di un saggio governante. Poi è arrivato il Presidente Morsi e, invece di rendere indipendente la stampa nazionale ed eliminare il Ministero dell’informazione, ha nominato a capo di tale Ministero un esponente dei Fratelli Musulmani, mentre la Shura [Camera alta del Parlamento] ha nominato dei nuovi caporedattori per i giornali nazionali, i quali ben sanno di dovere le loro cariche ai Fratelli Musulmani. E giorno dopo giorno l’influenza dei Fratelli Musulmani sull’informazione si fa più chiara. La Tv ufficiale trasmette senza sosta immagini del Presidente Morsi come faceva con Mubarak. Anzi, i canali privati posseduti da uomini d’affari interessati a rinsaldare le relazioni con la Fratellanza hanno iniziato a disfarsi di tutti i giornalisti noti per la loro opposizione ai Fratelli Musulmani, assumendo invece quelli a loro vicini. Recentemente abbiamo assistito a un colloquio televisivo con il Presidente Morsi che è stato una copia esatta degli incontri che avvenivano con Mubarak: il Presidente sedeva con aria altera, del tutto soddisfatto di sé, e davanti a lui c’era il presentatore che quasi tremava dalla paura, perché sapeva che sarebbe bastata una parola per assicurarsi il futuro oppure per essere distrutto. Il presentatore poneva al Presidente domande vaghe, mentre il Presidente rispondeva con slogan vuoti, privi di significato. Poi, improvvisamente, il presentatore ha guardato incantato il viso del Presidente e ha detto:
“Sua eccellenza si stanca molto per l’Egitto… Quando si riposa, eccellenza?”
Il Presidente Morsi ha mantenuto l’apparato d’informazione di Mubarak e si è affrettato a sfruttarlo per il suo interesse.
4) La Costituente, nella sua attuale composizione, è dominata dai Fratelli Musulmani, perché essi possiedono la maggioranza dei seggi. Ciò significa che, per quanto a lungo possano durare le sedute e i dibattiti, alla fine è la Guida Suprema dei Fratelli Musulmani a decidere come formulare la Costituzione egiziana. Prima di essere eletto, il Presidente Morsi aveva promesso di rivedere la formazione della commissione costituente in modo che rappresentasse tutti i settori della società, ma come al solito non ha rispettato la promessa, lasciando la commissione com’era. E gli articoli che stanno uscendo da questa commissione contengono attacchi inaccettabili alle libertà pubbliche, ai diritti delle donne e alla libertà di stampa. Ci aspettiamo che da tale commissione uscirà una Costituzione che realizzerà soltanto gli interessi dei Fratelli Musulmani, poi sarà sottoposta a un veloce referendum popolare e la potente macchina dei predicatori delle moschee si metterà al lavoro, invitando le persone semplici ad approvare la Costituzione per assicurarsi l’entrata in Paradiso.
5) Il Presidente Morsi aveva promesso che le libertà pubbliche sarebbero fiorite durante la sua epoca, ma stiamo assistendo al contrario. Sono stati sequestrati giornali, è stato chiuso il canale televisivo Faraeen e, indipendentemente da ciò che ne pensiamo, non possiamo accettarne la chiusura per ordine amministrativo, perché ciò implica che qualsiasi canale Tv del quale il Presidente Morsi non sia soddisfatto possa essere chiuso.
Un cittadino egiziano di nome Bishoy al Beheiry passerà due anni in prigione accusato di aver umiliato il Presidente Morsy sulla sua pagina Facebook, per non parlare dei giornalisti famosi che ora sono sotto processo con la stessa accusa. L’accusa di umiliazione del Presidente non esiste in nessun regime democratico, ma a quanto pare il Presidente Morsi è incline a punire i suoi oppositori con il carcere, inoltre rifiuta di abolire la pena detentiva per i crimini relativi alla pubblicazione. Il leader dei Fratelli Musulmani Mahmoud Ghozlan ha infatti dichiarato che il carcere per i giornalisti non sarà abolito, perché non sono dei privilegiati. Questa dichiarazione tradisce l’ignoranza del signor Ghozlan su quel che accade nei paesi civili, dove gli scrittori e i giornalisti non sono imprigionati per le loro opinioni e i loro scritti, ma si prendono una semplice multa se sono condannati… L’era di Morsi non sarà migliore di quella di Mubarak dal punto di vista delle libertà, se non sarà addirittura peggiore.
6) Il Presidente Morsi è eletto dal popolo, ma al tempo stesso appartiene alla Fratellanza Musulmana, un’organizzazione segreta e oscura della quale nessuno conosce lo statuto, né le sue regole, né le sue fonti di finanziamento. Abbiamo chiesto spesso di legalizzare la posizione dei Fratelli Musulmani e di sottoporre al controllo dello Stato i loro finanziamenti, ma sembra che il Presidente Morsi preferisca che i Fratelli Musulmani restino una società segreta che lo sostiene da dietro le quinte. Anzi, il legame del Presidente Morsi con la società dei Fratelli Musulmani ha dato origine a comportamenti inaccettabili per qualsiasi democrazia. Il signor Khairat al Shater, leader della Fratellanza, si comporta infatti come se fosse il Presidente del consiglio dei ministri, rilascia dichiarazioni a proposito dei progetti di governo, s’incontra con i responsabili di altri paesi e con loro intrattiene negoziati e stipula accordi, ma non si sa a quale titolo faccia tutto questo. Non sappiamo chi governi l’Egitto: il Presidente Morsi o la Guida dei Fratelli Musulmani?
La situazione è preoccupante, ora. È come se nulla fosse cambiato in Egitto dopo la rivoluzione, eccetto la persona del Presidente. Mubarak se n’è andato ed è arrivato Morsi… Ed ecco che il Presidente Morsi si muove scortato da tremila soldati che lo proteggono, oltre a ufficiali e cecchini. Ed ecco poi che se ne va a pregare e proibisce agli uomini della sicurezza, che vogliono pregare anche loro, di entrare nella moschea per proteggerlo, quindi se ne va a Roma e alloggia nello stesso lussuoso hotel dove alloggiava Mubarak, che costa allo Stato migliaia di sterline egiziane per notte, pagate con i soldi dei poveri derubati… La rivoluzione ha ottenuto un grande risultato destituendo Mubarak e il suo governo, e poi gettandolo in prigione con i suoi seguaci.
La missione della rivoluzione, adesso, è impedire che i Fratelli Musulmani assumano il controllo dello Stato. Se le forze nazionali non si uniranno immediatamente per sottrarre lo stato egiziano alle mani dei Fratelli Musulmani, pagheremo un caro prezzo, sia noi sia i nostri figli. La gente che ha fatto questa grande rivoluzione, con il permesso di Dio, sarà senz’altro capace di proteggerla. La democrazia è la soluzione.
*) -Scrittore egiziano
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FONTE: Pagina Facebook: “Pagina ufficiale del governo ombra dei giovani della rivoluzione”
Traduzione di Elisa Ferrero
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