conversazione da Montreal con Carlito Ghioni
Destra, Sinistra, Centro-sinistra, Sinistrissima … non credo siano categorie efficaci per leggere le recenti elezioni provinciali in Québec.
La lectio facilior affermerebbe che il centro sinistra indipendentista di Madame Pauline Marois ha finalmente battuto il centro sinistra federalista del partito liberale – spostatosi negli anni sempre piu’ a destra e guidato negli ultimi 15 anni dall’ ex conservatore progressista (…) Jean Charest…
Oppsss! ci sono piu’ ossimori qui che in un ottava dantesca.

Un’altra interpretazione ufficiale sottolinea la delusione della destra del partito CAQ,  una destra liberale fondata e guidata da François Leagualt,  l’imprenditore a capo della compagnia aerea Air Transat – ed importante e potentissimo ministro delle finanze nei governi del Parti Quebecois a cavallo del 2000.

Oppsss ancora… ma il Parti Québecois non era di sinistra???

Ancora i “péquistes” accusano il partito Québec Solidaire, un partito indipendentista “souvregniste”(sovranista sdr) come si definisce, con una forte connotazione ecologica, improntato da una forte influenza del pensiero femminista e piu’ marcatamente di sinistra in termini classici-  di aver contribuito ad una relativa sconfitta per il PQ.

– Ma il PQ non aveva vinto ??? – che ora con soli 55 deputati ed un governo minoritario dovrà cercare accordi con l’opposizione; (la maggioranza è a 63).

Numericamente è una valutazione corretta,  basta verificare il voto nella  circoscrizione di Laurier-Dorion in Montréal– dove la divisione del voto indipendentista (PQ 8504 + QS 7844) – determina la vittoria dei Liberali (10987 voti – fonte Radio-Canada dossier election  http://www.radio-canada.ca/elections-quebec-2012/resultats );  lo stesso accade anche nella città di Trois-Rivières ( Liberaux 11248  contro PQ10254  e QS 1609) ed in numerose altre circoscrizioni.

Ultima osservazione – la sfiducia nel premier liberale Charest era altissima, la consapevolezza che il Partito Liberale fosse divorato dalla corruzione estremamente diffusa,  ed allora allora allora : come é possibile che il PQ non abbia vinto la maggioranza a mani basse?  perché i liberali hanno tenuto (in termini percentuali hanno “solo” circa lo 0,8% in meno dei Péquisti)?

Colpa dei cattivoni di Québec Solidaire che hanno diviso il voto souvregniste?

Ma Québec Solidaire a sua volta pensava – sulla scorta della straripante vittoria della sinistra del NDP New Democrat party, alle elezioni federali dello scorso anno in Québec, – di ottenere ben piu’ seggi– parlavano di 5/7… ne hanno vinti 2.

E allora ??

Credo che questi connotati grigi, segnali contrastanti possano permetterci di riflettere sulla politica del e nel nostro tempo,  ed osservare quelli che sono i conflitti in atto,  e le relative aspettative.

Da cui, in principio possono decollare progetti e prospettive per il futuro.

Una prima domanda da porsi sarebbe – perché nonostante l’astio il disprezzo verso l’ex premier Jean Charest e la corruzione dei Liberali, i loro legami con il crimine organizzato, etc,   il PQ non ha sfondato  e soprattutto  DOVE  non sfonda?

Osserviamo alcuni elementi : il PQ ( cosi come QS) non sfondano,  anzi rimangano al palo in tutti i distretti abitati dalle comunità emigranti,  siano esse europee (italiani e portoghesi  o greci) africane (maghrebine, e paesi dell’africa francofona) e sudamericane (latinos come si definiscono in nord America).

Sono sconfitti ancora ieri pesantemente anche nelle riserve indiane,  in tutta la provincia, dove la locale polizia autoctona si rivolge ai Québecois in inglese nonostante siano stati obbligati a frequentare le scuole francesi.

Ecco… un punto determinante su cui riflettere.

Senza scendere in disquisizioni su cosa sia sinistra o abbastanza sinistra “ la piattaforma del PQ ha trovato un appoggio in Europa,  da un personaggio politico che ha dichiarato (ref. Le Monde) di condividerne la piattaforma “  e stiamo parlando di Marine le Pen.

La quale ieri – sul sito del Front National si congratulava “avec fierté “ per la vittoria del PQ (ref http://www.frontnational.com/2012/09/victoire-du-quebec-libre/ )

Una contraddizione ?

Allora verifichiamo la piattaforma elettorale del PQ – e la sua storia

Indubbiamente il PQ nacque nella persona di René Levesque,  un socialista illuminato aperto schietto intelligente.

Ma – usando un paragone italiano – il fatto che D’Alema sia entrato giovane nel partito di Berliguer – ci vieta di definirlo un pericolo e retrivo personaggio chino sul vantaggio dei pochi,  e sui costi da addebitare ai tanti (per non usare la dicotomia destra vs sinistra) ?

Nei punti programmatici del PQ che “Marine” apprezza – c’è l’accusa agli emigranti di non parlare abbastanza bene e di non scegliere il francese.
Ma  già ci scontriamo con una realtà che non calza l’ideologia:  i dati dell’ufficio provinciale per la lingua francese dicono che i figli degli emigranti ed i nuovi venuti – hanno risultati migliori in francese rispetto ai pur-laine (pura lana) québecois…

Un altro punto programmatico piuttosto illuminante del PQ di Mme Marois– è il rifiuto della multi – religione,  il ri-affermare come il crocefisso sia simbolo della cultura québecoise e come debba essere presente in ogni luogo pubblico…

Giovanardi apprezzerebbe…

Facciamo allora un salto nel passato : 1970,  il Sig. “Rossi” emigra in Québec,  deve iscrivere il figlio di 5 anni a scuola. Sceglie la scuola francese,  per logistica, (è quella presente nel proprio quartiere) e perché ritiene che per un madrelingua italiano, l’apprendimento di un’altra lingua latina sia piu’ facile.

La scuola francese però lo rifiuta … perché preferisce mantenere la purezza al proprio interno (sono racconti testuali… non sono rimaneggiati nei verbi e nei sostantivi  – si legge purezza)

Passa qualche anno,  la legge 101 sull’uso del francese è introdotta – ed ora il sig. “Rossi’ deve mandare il figlio alla scuola francese…

Risultato: tassi di abbandono scolastico molto alti nelle comunità emigranti (perché il sig Pereira,  piuttosto che il sig. Vakis raccontano esattamente la medesima storia,  ma saranno tutti cattivi contro questi poveri Québecois…)

Domanda : esiste una relazione fra questo ed il voto pervicacemente anti PQ nei quartieri emigranti nonostante l’impresentabilità dei Liberali ?

Facciamo un salto in avanti : giorni nostri.

Molti italiani hanno ripreso  ad emigrare ; è una diversa tipologia, rispetto al passato,  generalmente altamente specializzati scolarizzati, i nuovi emigranti conoscono le lingue. È anche il mio tragitto.

Il titolo universitario vale ? Nel Canada inglese si,  basta fare un equipollenza e nel caso un corso di tre mesi.

In Québec ? NO…

Medici specializzazione conclusa in paesi arretrati come la Germania o l’Inghilterra o l’Italia o la Francia,  devono ricominciare dal primo anno… in un paese che ha bisogno di medici.

Focalizzo sempre meglio perché Marine apprezza…

Continuiamo : processo di emigrazione – la domanda nel suo intero processo costa 1.400 dollari nel Canada anglofono,  e il processo prende circa 10 mesi,  non conosco nessuno a cui il dossier sia stato rimandato o abbia avuto difficoltà (non è scientifico lo so,  comunque sta di fatto che sono diventato cittadino in 4 anni, senza alcun problema ne rallentamento).

In Québec? Costa 2.800 dollari, bisogna essere “accettati” attraverso una serie di tests preliminari con il governo del QC,  che una volta vidimata la candidatura “invita” (proprio questo verbo usano invitare)  il soggetto – il processo parte a quel punto -, e dura piu’ di 2 anni e mezzo e a molti è richiesto di ricominciare da capo perché manca il documento XY. ( qui sarebbe Asterix ad apprezzare)

Domanda : ma fra questa situazione e il voto pervicacemente liberale nei quartieri suddetti – esiste una relazione ?

Fra le norme del precedente governo liberale che il PQ e la premier Pauline Marois vuole cancellare è l’aumento delle tasse universitarie.

Osserviamo bene pero’ … un quebechese paga circa 1.500 dollari all’anno, avrebbe dovuto salire a 4.500 durante i prossimi 7 anni.

Ma un canadese residente in una province diversa dal Québec quanto paga? Ora?  6.000… Ed uno straniero con student visa?  14.000 … quattordici mila !

Ah ecco… un altro punto di confluenza con Marine

Non per nulla c’è anche un partito italiano gemellato con il PQ, credo che il lettore possa anticipare di quale si tratti, è particolarmente forte a Varese e Verona…

Un ulteriore e specifico discorso va (andrebbe) fatto sulle riserve indiane – fiere ed assolute avversarie dei Péquista.  Ma sarebbe un’altra storia e farebbe questo articolo veramente troppo lungo.

Rimane il fatto che così come Lasalle et St Léonard (due quartieri italiani di Montréal) votarono al 90% per la federazione contro l’indipendenza del Québec, percentuali maggiori anche al 95% si raccolsero nelle riserve indiane.

Possibile che tutti questi immigrati e nativi siano tutti, tutti pazzi e ostinatamente antiquébechisti a priori?

Ah certo – la versione che un Péquiste vi allungherà è che sono pagati da Ottawa … se la spiegazione vi solletica, penso che i commenti siano superflui.

Il mio assegno da Ottawa si deve essere perso per la via haimé.

Come si dice ognuno acquista sul mercato delle idee – l’opzione che gli permette di vivere meglio le proprie contraddizioni.

Quello che mi sembra interessante,  anche per degli italiani è altro:  come può il PQ essere considerato di sinistra? Che cosa vuol dire essere di sinistra?

È una categoria valida oggi?

Chiaramente penso di no : penso che il voto quebecchese parli di inclusi e garantiti ( i francesi o meglio i francofoni per diritto di nascita) e di esclusi e precari (le comunità emigranti, i nativi, i nuovi arrivati) e che su questa linea di interpretazione vada letto il voto.

Il fatto che il medesimo elettorato – solo un anno fa abbia eletto in massa la sinistra del NDP –  sinistra moderna e aliena da discorsi di nazionalismo,  bensì focalizzata su problemi concreti di diritti – il multiculturalismo e i diritti delle minoranze, le tutele sociali – mentre non riesce a punire il partito liberale – originariamente di sinistra, ma ora ancorato a posizione conservatrici e ampliamente corrotto al suo interno – lascia aperta questa interpretazione per un ulteriore approfondimento.

Veniamo ora ad un successivo punto di analisi – che il voto alla sinistra di Quebec Solidaire – abbia diviso la “sinistra” (cito – non condivido chiaramente…)  amputandone la piena vittoria.

QS è un partito urbano,  presente e radicato nella sola Montréal,  pressoché assente nelle cosiddette Régions. L’elettore tipo è giovane, scolarizzato, lavora nei servizi, generalmente a contratto.

Perché questa tipologia – nonostante il nazionalismo conclamato – si rifiuta di votare strategicamente per il PQ?  E questo nonostante nulla sia nella propria ottica peggio dei Libéraux di Charest?

Il paragone è piuttosto tirato come sempre quando si mettono a confronto due paesi lontani,  ma si potrebbe rispondere per motivazioni simili a quelle che spingono molti attivisti e elettori del SEL a diffidare e criticare il PD che nonostante l’evidenza della storia insiste con i Mastella e i Casini.

Il partito nazionalista PQ ha governato per lunghi anni, dal 1990 al 2003,  e cosa è accaduto in quegli anni?

È accaduto che il sistema sanitario quebecchese, (la salute è in carico alle diverse provinces,  con potere di authority e controllo federale)  originariamente preso a modello dalle altre provinces che disegnarono il proprio a sua  immagine e somiglianza, fu distrutto o quantomeno azzoppato dal PQ.

Assunzioni ed investimenti bloccati – un ipertrofia di pazienti su poche strutture perennemente sotto organico, un deterioramento i cui caratteri sono identici nel mondo a egemonia neo-liberale.

Il buon péquiste risponderebbe che fu Ottawa ha tagliare i trasferimenti.

Ma i dati (Statistics Canada) dicono il contrario : il Québec  ebbe meno tagli delle altre provinces, e le altre provinces svilupparono i servizi sanitari e le strutture tagliando sulla burocrazia ed altre voci.

Fu dunque una scelta precisa del governo PQ di Bouchard – in cui Legault (attuale padrone fondatore del partito di destra CAQ) era potentissimo ministro delle finanze.

Il fatto che Legault e Bouchard condividessero la politica friedmaniana di ritiro dello stato dai servizi, e che il primo abbia notevoli interessi in cliniche private ha una relazione con la scelta politica?

Se basta dire che i cattivi sono ad Ottawa… non ci sono ulteriori ragionatamenti  da fare. D’altra parte i loro gemelli leghisti ci ripetono da 20 anni che il marcio è a Roma…

Negli anni 1990-2000,  il vastissimo potenziale agricolo del Québec venne colonizzato da Monsanto – che introduce il Round-Up – il mais geneticamente modificato.

Il potentissimo sindacato degli agricoli UPA – ed il PQ sostennero la scelta di un monocoltura agricola, invasiva ed intensiva rivolta all’esportazione negli States.

Chi non concordava, era tagliato fuori dal credito agricolo – e doveva proseguire da solo.

Solo in questo ultimo anno e con il governo dei malefici liberali si è parlato di sgravi per il biologico.

È possibile che una nuova generazione attenta al consumo locale, ai valori dell’ecologia,  ad un rapporto con l’ambiente non distruttivo non veda nel PQ un interlocutore decente ? Direi proprio di si!

Il medesimo governo Péquista vendette (svendette… si potrebbe dire)  la fonte di acqua minerale ESKA, i cui investimenti erano stati totalmente sostenuti dal pubblico,  agli americani per pochi dollari.

Svendette la catena di distribuzione Provigo, naturale fine filiera per la produzione locale, a Loblaws,  con la conseguenza che i prodotti locali sparirono dai supermercati e l’assurdità che il Parmigiano Reggiano costi oggi meno che un formaggio di qualità Quebecchese come il Bergeron o l’Oka.

Una strana forma di tutela della nation.

Il medesimo governo firmò accordi con lo stato di New York per la fornitura di acqua e energia elettrica,  le cui clausole specificatamente stabiliscono che in caso di shortage (penuria) o di minor produzione,  prima andranno garantiti i servizi agli americani e poi – quello che dovesse restare – andrà sulla rete quebecchese.

Un identico contratto è firmato da Hydro Quebec (azienda pubblica) per la fornitura di energia elettrica sempre a New Jersey e New York.

Domanda : è possibile che giovani professionisti – scolarizzati, informati siano disgustati da questi atti? Che vi vedano un tradimento delle generazioni future al fine di procurarsi un immediato vantaggio?

Direi propri di si.

Sia detto per inciso che queste scelte discutibili,  appartengono similmente ai liberali, che stanno svendendo permessi di estrazioni mineraria ai soliti potenti – ignoti per modo di dire. Come si diceva sopra, per QS i liberali sono un male assoluto.

Un ulteriore elemento che taglia l’elettore lungo linee che difficilmente si possono definire come destra e sinistra – è la situazione della Caisse de Dêpot – per semplificare l’INPS italiana (il paragone è improprio,  perché il sistema funziona in modo diverso, l’istituto che gestisce le pensioni per comprenderci)

Una tassazione quasi doppia rispetto al resto del canada, è necessaria per sostenere il peso delle pensioni dei cosidetti baby-boomers; un problema piu’ circoscritto ma simile al conflitto generazionale italiano.

Una tassazione alta sul lavoro precario giovane,  per garantire i diritti acquisiti dei lavoratori dipendenti degli anni scorsi.

Ma queste generazioni andranno in pensione a 60 come i baby-boomers?  Sicuramente no.

Che trattamento avranno ? quali servizi ora gratuiti dovranno pagarsi (salute formazione, etc.)?

Il discrimine del voto legge ancora un conflitto fra garantiti e precari.  Chi vota QS non si vede rappresentato dal PQ,  piuttosto imbrogliato e vilipeso.

Da assoluto avversario del souvraignisme,  devo dire a ragione, a mia opinione.

La faglia corre fra chi parla ideologicamente di una patria francese,  e chi apprezza il multicultiuralismo canadese e ne vede una prospettiva di sviluppo.

Fra chi pensa che le risorse minerarie e naturali debbano creare posti di lavoro e ritorno di ricchezza per investimenti finanziari (PQ e PL e CAQ con minime differenze- leggi dibattito su PLAN NORD),  e chi come QS pensa che le royalties sulle risorse debbano sviluppare l’Area di accesso ai diritti, si chiamino formazione o sanità o tutele delle diversità.

Molti Nuovi Canadians avrebbero votato QS – se il discrimine della nazione Québec non fosse stato posto al primo posto, come votarono per l’ NDP lo scorso anno.

Molti avrebbero castigato il Partito Liberale – per il malgoverno e la corruzione, se non lo percepissero come l’unico che garantisca la federazione, che è la prospettiva – multilinguistica e pluriculturale – che hanno scelto.

In fondo il contrasto e i conflitti e i numeri di questa elezione, presentano una prospettiva che non è cosi dissimile dalla situazione italiana.

Qui a Montréal come in Italia, è necessario ripensare gli aggettivi destra e sinistra – osservare e riflettere sulle fratture di destini fra super-iper garantiti da una parte,  e precari senza progetto possibile dall’altra,  e proporre nella pratica delle soluzioni possibili concrete e soprattutto non ideologiche.

E francamente la bandiera dei Borboni  e della controrivoluzione di La Rochelle, che è la bandiera del PQ (ognuno sceglie i propri simboli…) – non risponde alla mia domanda di politica e progetto.

Nonostante non abbia chiaro con acutezza quali siano i connotati di quella sinistra a cui appartengo – sono piuttosto certo che non condivido nulla con Marine Le Pen.

E sono ben sicuro que le Front National nulla condivida con me.

Mi sembra un buon punto per iniziare.

Ai Péquistes… in pensione garantita –riporto una frase che mi è stata rivolta lunedì 3 settembre, il giorno prima delle elezioni.

Un péquista di sinistra (ovviamente…) mi dice “se non ti piace – se non ti va bene – te ne puoi andare”  – … e pace che abbia vissuto amato e costruito e lavorato qui per anni.

Che abbia la mia casa e i miei amici.

Ancora Marine – ed anche Umberto da noi (voi?) – apprezzerebbero di certo –

Ecco questo è un’altra cosa che non mi appartiene.

Da precario,  non garantito, ricerco una prospettiva includente – in cui si parli francese (lo parlo fluentemente) ma anche inglese – e magari spagnolo e cinese. E se mia figlia dovesse parlarne 4 di lingue – non vedo diminuita la mia identità, il contrario piuttosto.

L’educazione verso un anziano non mi ha fatto replicare – ma forse avrei dovuto dire che due referendum democratici si sono svolti,  per 2 – DUE volte la maggioranza ha scelto il Canada,  e quindi – prendi le tue cose e vai da un’altra parte e fonda una bella nazione con la bandiera della corona Borbounne…”

Un grande problema della nostra generazione è proprio la buona educazione… evidentemente.


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Una replica a “CANADA: LA QUESTIONE QUEBECOIS, IL NUOVO REBUS DEL NORD AMERICA…..”

  1. Avatar Guglielmo
    Guglielmo

    codivido l’analisi sui partiti quebecoise

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