di Silvana Cappucio
Il suo rientro fa seguito ad una storica decisione da parte del Governo in carica, che conferma la prosecuzione del processo di democratizzazione, dopo l’elezione di Aung San Suu Kyi al parlamento birmano, avvenuta ad aprile 2012.

Solo lo scorso 30 agosto il Presidente Thein Sein aveva finalmente approvato la cancellazione di circa 2000 cittadini birmani e stranieri da una lista di oltre 6000 persone, definite dalla precedente giunta come “una minaccia alla pace ed alla stabilità”, in quanto nemiche dello Stato. Si trattava di giornalisti, sindacalisti, intellettuali, avvocati e attivisti della società civile.

Maung Maung ha riabbracciato la moglie, il figlio, il padre novantunenne, i compagni del sindacato, che lo hanno idealmente seguito durante tutto questo tempo e che contano adesso sulla sua guida per accompagnare il Paese sulla strada della democrazia e della pace.

La CGIL, che insieme alla Confederazione Internazionale dei Sindacati (ITUC – CSI) ha sostenuto il sindacato birmano nelle sue lotte, ha espresso soddisfazione ed auspicato la possibilità di un rafforzamento delle forze sindacali e progressiste nel Paese, per l’affermazione di uno Stato di diritto e il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro della popolazione. A breve la CSI aprirà anche un proprio ufficio, per mantenere forte la pressione internazionale sul rispetto dei diritti fondamentali del lavoro.


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