Parte la campagna pro Europa lanciata dalla grande industria tedesca.
di Massimo Demontis (Berlino)
Mentre si moltiplicano gli ammonimenti e le richieste delle grandi aziende tedesche per fare tutto il possibile per salvare l’euro e l’idea stessa di Unione europea (anche con inediti passaggi pubblicitari televisivi), la cancelliera Merkel sembra volersi togliere di dosso l’immagine di novella iron lady. Le pesanti caricature e i duri titoli dei giornali, i risentimenti anti tedeschi e anti Merkel diffusi in alcuni paesi europei a causa della rigidità di Berlino nella pressante richiesta, da un lato, di riforme che snelliscano la pubblica amministrazione e il mercato del lavoro (riduzione di salari e stipendi, riduzione del costo del lavoro per unità di prodotto e aumento della produttività) e che riducano drasticamente il deficit di bilancio e, dall’altro lato, il netto no agli eurobond, all’acquisto di titoli di stato da parte della Bce e alla licenza bancaria per il fondo di stabilità Esm, devono aver lasciato il segno sino al punto da aver “ammorbidito” la Cancelliera almeno nei toni. I giornali tedeschi già parlano di una nuova, “nette” (gentile) Merkel.
Nei giorni scorsi Angela Merkel aveva mostrato empatia con i cittadini greci che soffrono a causa delle misure restrittive dichiarando che “sanguina il cuore vedere i tagli alle pensioni di dipendenti e funzionari”. Inoltre aveva dispensato rispetto “per le grandi vittime, i semplici cittadini greci, che tanto hanno sopportato e sofferto”. E venerdì scorso aveva accolto il premier greco Samaras in modo più cordiale rispetto al suo predecessore Papandreou, affermando che la “Germania è legata alla Grecia da amicizia” e che la Grecia deve rimanere nell’euro.
Concetti poi ribaditi in un’intervista al primo canale televisivo pubblico tedesco ARD.
Oggi (ieri per chi legge) è stata la volta del presidente del Consiglio Mario Monti in visita a Berlino. Anche con il premier italiano la Merkel è stata prodiga di elogi nei confronti dell’Italia. “L’Italia ha fatto grandi sforzi, ha detto la Cancelliera, l’agenda delle riforme del paese è impressionante e darà i suoi frutti, di questo sono personalmente convinta”.
Alla luce di questo cambiamento nei toni, c’è da chiedersi se la Merkel giano bifronte abbia deciso di disfarsi della corazza da guerriero medioevale per vestire i panni del premier gentile, conciliante ed empatico.
In realtà, nonostante gli elogi per gli sforzi dei governi greco e italiano e il rispetto mostrato per i cittadini che soffrono a causa della crisi e delle misure dei governi, la Merkel rimane ferma nella sostanza. E infatti sia Samaras sia Monti sono tornati a casa a mani vuote. Samaras non è riuscito ad ottenere la proroga di due o tre anni per il risanamento del bilancio (i conti devono essere in regola nel 2014), Monti non è riuscito ad ottenere il via libera di Berlino per dotare il Fondo Esm di licenza bancaria.
I nuovi toni della Merkel sono dettati da tre esigenze:
– ripulire la propria immagine. Pare che la Cancelliera sia rimasta molto impressionata dagli articoli che parlano di Quarto Reich, dai fotomontaggi che la ritraggono in uniforme nazista e dall’aumento del risentimento in Grecia, Spagna e Italia nei suoi confronti e in quelli dei tedeschi e della Germania. Tema questo menzionato da Monti in un’intervista al settimanale Spiegel.
– Fare da contraltare alle dichiarazioni in libertà sulla Grecia, talune anche volgari nella loro ingenerosità, all’interno del suo governo. Il segretario generale della CSU bavarese Alexander Dobrindt aveva dichiarato di “vedere la Grecia nel 2013 fuori dall’Eurozona” e il vice premier e presidente del partito liberale FDP Philipp Roesler, da sempre molto duro riguardo alle capacità della Grecia di risollevarsi, si diceva contrario a un prolungamento dei tempi concordati per il risanamento del bilancio greco e l’attuazione delle riforme richieste dalla Troika.
– Ascoltare, ed è quello che più conta e più pesa, i timori dell’industria tedesca.
Non passa un solo giorno senza un appello a favore dell’euro e dell’Unione politica europea, e a scendere in campo sono i big dell’industria tedesca. Preoccupata che i risentimenti antitedeschi possano avere ricadute negative per le attività produttive e l’export, l’industria tedesca – forte di un export di quasi il 50 per cento nell’area europea – è terrorizzata dall’eventuale disintegrazione dell’euro e dal ritorno del marco, che potrebbe apprezzarsi del 20 per cento con costi pesanti sia in termini di produzione e export, sia in termini di posti di lavoro che andrebbero persi.
E in questo quadro a tinte fosche in questi giorni è partita una campagna dal titolo “Ich will Europa”, io voglio l’Europa, lanciata dall’Alleanza delle fondazioni tedesche. Di cui fanno parte la Fondazione culturale Allianz, la Fondazione Bertelsmann, la Fondazione BMW Herbert Quandt, la Fondazione di utilità pubblica Hertie, la Fondazione Robert Bosch, la Fondazione Schering, la Fondazione Schwarzkopf “Junges Europa” (Giovane Europa), la Fondazione Genshagen e Mercator e la Fondazione Zukunft Berlin (Berlino Futura).
Non è un caso se la campagna viene lanciata proprio nel momento in cui nell’opinione pubblica tedesca la sfiducia nell’Europa e nell’euro ha raggiunto il livello più alto. Sfiducia alimentata da alcuni politici dei partiti di governo e da campagne di stampa che evitano accuratamente di evidenziare gli effetti positivi dell’euro per l’economia tedesca, descrivendo – con un brutto acronimo – i paesi PIGS (Portogallo, Italia, Grecia, Spagna) e i loro cittadini come un pozzo senza fondo che altro non vuole se non i soldi dei contribuenti tedeschi.
La campagna si avvale dell’alto patronato del Presidente della Repubblica Federale Joachim Gauck e conta numerosi sostenitori dei settori della politica, economia, spettacolo, scienza e ricerca, cultura, sport e mass media, tra i quali l’ex cancelliere Helmut Schmidt, l’ex presidente federale Roman Herzog, il climatologo Hans Joachim Schellnhuber, l’icona della musica techno il dj Paul van Dyk, il direttore generale della EADS Thomas Enders e quello della Telekom René Obermann.
È l’ex cancelliere Schmidt a esprimere con le sue parole il senso della campagna pro Europa: “L’integrazione europea è un innato interesse tedesco, è un interesse di tutti i popoli europei. Per questo dobbiamo lottare per l’Europa”. Per i sostenitori della campagna “Ich will Europa”, l’Unione europea non può essere ridotta alla crisi attuale cancellando con un tratto di penna tutte le conquiste nei settori dell’economia, dell’unione monetaria, della difesa dell’ambiente, della tutela dei consumatori e il lungo periodo di pace. Conquiste valutate oggi dall’opinione pubblica come ovvie, ma che in realtà non lo sono. “Solo se i cittadini ricominceranno a confrontarsi con i benefici che l’Europa porta loro quotidianamente rimarrà vivo il progetto europeo” mette in guardia Dieter Berg, presidente della Fondazione Robert Bosch.
La campagna ha avuto anche l’adesione di Angela Merkel, sempre amatissima nei sondaggi. Ma nel 2013 si vota anche in Germania e la Cancelliera le elezioni vuole vincerle. Riuscirà a vincerle ingentilendo i toni con i paesi mediterranei rischiando forse di indispettire l’opinione pubblica tedesca?
La Merkel dovrà scegliere. Sarà costretta a scegliere, senza perdere la faccia, accantonando le sue rigidità, i suoi niet e quelli dei suoi alleati di governo e dei critici del suo partito (CDU) venendo incontro a qualche richiesta dei paesi in difficoltà, per salvare l’euro e la sua economia. Glielo imporrà l’industria tedesca.
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Guarda i video della campagna “Ich will Europa”














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