di Roberto Musacchio
Chissà se nei prossimi giorni si tornerà a fare il count down della fine dell’Euro; intanto si celebrano i magnifici e progressivi risultati del vertice europeo. Quelli che, secondo D’Alema, per stare alle cose di casa nostra, certificano che Monti è parte del centrosinistra europeo. Detto da chi battezzò la Lega come costola della sinistra, può sembrare una ricaduta in vizi antichi. Ma forse questa volta sarà meglio prenderlo sul serio visto che il centrosinistra europeo sembra essere appunto proprio quello, e non altro, che festeggia l’accordo raggiunto.
Un accordo per altro festeggiato anche dai popolari europei. Al punto che Hollande si dice ormai pronto ad approvare il Fiscal Compact che risulterebbe rinegoziato per aggiunte. L’aggiunta sarebbe il piano di crescita, su cui si fa grancassa, anche se si ammette la sua pochezza finanziaria.
Appunto di aggiunta si tratta perché le norme di austerità rimangono tutte e se ne procede all’applicazione. Forti anche del consenso che il Fiscal Compact ottiene in Germania da un voto congiunto CDU, SPD e Verdi, nonostante l’opposizione della Linke e i problemi costituzionali.
Se ne è scritto poco, ma il Consiglio Europeo ha licenziato tutte le Raccomandazioni per gli stati membri, predisposte già da un mese dalla Commissione e derivanti dai poteri attribuiti dal semestre europeo e dal six pack alla governance tecnocratica che ormai gestisce l’Europa.
E le Raccomandazioni hanno come elementi trasversali le indicazioni verso la ulteriore liberalizzazione dei mercati del lavoro e la privatizzazione dei servizi. Sono queste le indicazioni per l’austerità ma buone anche per la cosiddetta crescita. Il meccanismo antispread poi più che combattere la speculazione finanziaria, contro cui non ci sono misure specifiche, servirà a rendere ancora più cogente l’imposizione del rigore oltre che a trasferire altri fondi diretti al sistema delle banche che ha già ingoiato 6500 miliardi di euro in pochi anni. E a far fare un passo avanti verso l’integrazione bancaria e fiscale che, dopo e con quella monetaria, sono l’architrave del governo tecnocratico in costruzione.
Sono queste le funzioni di cui questa costruzione ha bisogno perché la politica economica è concepita come pura derivante dell’agire dei poteri forti coadiuvati dalla strumentazione monetaria e liberistica.
Che poi il risultato sia l’acuirsi di tutte le contraddizioni sociali e l’esatto opposto dell’armonizzazione è precisamente ciò che viene dato per scontato in quello che ormai con tutta evidenza è un vero e proprio processo costituente che parte dalla destrutturazione del vecchio compromesso.
Infatti la cosiddetta crescita, appunto, è priva di politiche proprie, dotata di scarsissimi finanziamenti e delegata all’agire privato. Cosa altro sono i Project Bond se non l’aiuto anche qui a investimenti privati che nel quadro prima ricordato delle politiche di privatizzazione non è difficile immaginare dove andranno?
Se questo è, sia pure sinteticamente, il quadro dell’accordo è ben difficile capire cosa ci sia in esso tale da rendere soddisfatto il centrosinistra europeo. E quello italiano, visto che con la ratifica del Fiscal Compact graverà sull’Italia il peso di una cambiale annua di 40 miliardi.
Si dirà: ma si è salvato l’Euro. Ma veramente se il rischio dell’esplosione della moneta unica era così drammatico bastava prendere queste misure, per altro ampiamente già predisposte da un mese per salvarlo?
Per chi come crede che l’attenzione, oltre e più che alla moneta, vada data a ciò che sta accadendo al modello sociale europeo, cioè alla vita delle persone, diventa sempre più certezza che sì la crisi è reale ma chi la governa ha in mente ciò che d’altronde ci ha dichiarato: uscire dal modello sociale europeo.
Costruendo un qualcosa che non ha precedenti, una sorta di Stato Tecnocratico. Infatti di democrazia, di democrazia europea, al vertice non si è proprio parlato. Che so, magari di dare al Parlamento Europeo i poteri che sono propri di un Parlamento da quando la rivoluzione liberale parlò di no taxation without rappresentation. Liberale, appunto.
Neanche del centrosinistra europeo, e italiano, che nella complicità nell’edificazione di un edificio destinato a seppellire la loro stessa storia, rischiano di perdere ogni senso residuo.
Stare fuori da questo recinto, farsi parte di una Costituente Democratica dell’Europa che ha futuro in quanto dice no a questo presente è sempre più imprescindibile.














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