di Tonino D’Orazio
Eppur si muove. Ma bisognava arrivare proprio in fondo al baratro costruito ad arte dai banchieri-strozzini per iniziare a reagire? Che la soluzione al gigantesco furto internazionale fosse “più democrazia” non poteva sfuggire a nessuno, eccetto a chi ne aveva paura. Partiti compresi. La democrazia sta riprendendo il sopravvento in maniera drammatica in Grecia. Pensate se ai ricatti e ai diktat tedeschi, di Draghi e di Barroso “non avrete più soldi” il popolo greco rispondesse, come già a suo tempo Argentina, Brasile, Venezuela Ecuador, Islanda: “nemmeno voi”!
Solo la democrazia può capovolgere le sorti di questa Europa di mercanti e simoniaci e ribadire la sua particolarità di civiltà e di stato sociale avanzato. Avanzato se si riesce a recuperare il mal tolto che ormai le forze di destra hanno già reso strutturale. La democrazia del rifiuto della logica mercantile sta passando attraverso la radicalità delle posizioni politiche.
Non è anti-politica, ma politica vera, di liberazione dall’oppressione. Intanto sarebbe per l’Italia un azzardo continuare a dirci che “finiremo come la Grecia”. Bisogna leggere le proposte di Alexis Tsipras, leader di Syriza, movimento-partito organizzato in gran parte dagli indignados greci, per capire da dove ricomincia la democrazia, quella sequestrata dalle banche tramite il Trattato di Lisbona e di intere classi politiche assoldate.
La stessa radicalità delle forze economiche padronali si esprime in una ricostituzione delle destre fasciste e nazionaliste in Europa. Ancora una volta a salvaguardia dei capitali. La differenza con la sinistra greca è che questi partiti vogliono rimanere in una Europa più giusta e più democratica. Gli altri sembrano essere un colpo di coda di ritorno alla storia europea degli anni venti e trenta del secolo scorso, in seguito alla grande crisi finanziaria del 1929.
Guarda caso, si ripete proprio in un momento alto di violente crisi di questi ultimi tre anni. Crisi vera appena cominciata. Quella finì con l’insorgere delle dittature in gran parte del mondo e con la solita guerra salvifica. Questa sta già indicando le premesse, con sofisticati riarmi in atto, con l’abbassamento dei diritti, con le modifiche costituzionali per imbrigliare la democrazia, con i tentativi vari per impedire elezioni o referendum di espressione popolare, e in Italia, non ultimo, con la tecnica dei servizi deviati per far risorgere la paura delle Brigate Rosse o delle bande Anarchiche tramite i soliti e puntuali attentati, pronti ad ogni timore elettorale con il rischio di un po’ di radicalità in più.
E’ la nostra drammatica storia per impedire anche una semplice alternanza di governo nel nostro paese, altro che bipolarismo. Anche se entriamo nella nostra Terza Repubblica rimaniamo una democrazia incompiuta.
Più cauta la situazione in Francia con i socialisti in pole position e con la vittoria del mite Holland. Bisogna aspettare le elezioni legislative di giugno per capire la profondità di una protesta forte, calma e ragionata. Con un Front Commun, una Sinistra finalmente unita, quindi credibile, quindi votata.
Altro che gli apprendisti stregoni nostrani, imbevuti di sé stessi, della loro identità e in rotta di collisione da quindici anni dagli stessi che dovrebbero rappresentare. Come in Francia subito dopo Mitterand.
Anche a loro c’è voluto un ventennio, ma adesso hanno capito e i risultati si vedono. I Greci ancora non hanno capito che uniti avrebbero già vinto. Da noi la galassia dei partitini di sinistra crede di non essere responsabile dell’avanzata della destra padronale e del loro ventennio di soprusi.
La loro divisione ha permesso l’attacco sfacciato ai lavoratori e alla Costituzione (Chi potrebbe dire che è ancora fondata sul lavoro!) e l’apertura di spazi di protesta di enorme proporzione e credibilità.
I voti, anche se solo nelle amministrative, non si sono riversati su di loro. I pezzettini sparsi non fanno necessariamente una torta.
La schiarita sta diventando elemento europeo in parecchi stati. In Romania il centrosinistra vince le elezioni. Nel regno unito i laburisti insieme e sostenuti dal sindacato confederale Trade Union hanno vinto le amministrative in quasi tutti i mille comuni del paese, e con forti percentuali. La Germania stessa, dove la Merkel “tiene” (come lodano quasi tutti i giornali padronali europei), però crollano i loro alleati liberali. E nel nord Reno-Westfalia, la botta la prende dura e diretta. I lavoratori tedeschi, molti già sotto la loro soglia di povertà di 1.800 euro al mese, avevano già dato. Evidentemente non credono più alle chiacchiere e ai ritornelli sui piani per lo sviluppo.
Da noi qualcosa si sta svegliando, ma non sufficientemente, perché la gente abbandona con l’astensione ciò che gli rimane per modificare le cose: il voto. Crescono forze giovani e alternative, “pulite”, come i Piraten in Germania e i Grillini in Italia. Forze dirompenti, informali, collegati tramite nuovi strumenti di partecipazione e democrazia. Visi nuovi e concetti banalissimi e necessari di saggezza e buon senso. Il resto, a ben guardare, è tutto “vecchio”.
Cresce anche la violenza. La violenza non è mai giustificabile farla, ma subirla nemmeno, c’è ciò che si chiama legittima difesa. Forse il porgere l’altra guancia è veramente radicato nella nostra cultura. Ma qui non si tratta solo della guancia. Bisogna anche distinguerla dalla protesta virulenta.
Nel nostro governo serpeggia il timore di disgregazione sociale, di rischio di escalation della violenza. E’ il preludio ad un ulteriore rafforzamento dell’ordine costituito? Magari con l’uso dell’esercito in chiave di polizia ?
Effettivamente sono burocrati che non si rendono conto di quello che hanno fatto, stanno facendo e a cosa si stanno predisponendo. Sembrano quei picchiatori che ad ogni reazione si nascondono dietro la “salvezza dello stato” e delle “istituzioni” (così impietosamente calpestate), della “democrazia”, insomma dietro al fatto che portano gli occhiali e che qualcuno, in primis il garante Napolitano, dà loro il potere di fare quello che vogliono. Senza nemmeno essere “democraticamente” eletti, visto che non esistono le elezioni di terzo o quarto grado. Nella storia le rivolte popolari si chiamano moti e hanno sempre le stesse origini.
Perché un “esodato” dovrebbe rispettare lo Stato che prima gli firma un accordo-contratto (da portare secondo me davanti a qualsiasi tribunale) e poi lo lascia morire senza viveri né futuro, lui e la sua famiglia? Anzi, peggio, inserendolo in una fasulla e aleatoria graduatoria del massacro.
Penso che la rabbia attuale sia proprio dovuta alla beffa complessiva e dettagliata che il cittadino e le famiglie stanno subendo da parte di questa Brigata Governativa.












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